Introduzione alle Galassie Feed RSS dell'articolo Aggiungi questo articolo ai tuoi preferiti

a cura di Gabriella Bernardi

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Osservate con curiosità da filosofi ed astronomi del passato, le galassie sono state classificate nel secolo scorso per comprenderne la loro natura ed evoluzione.

Galassia M31

galassia di Andromeda: M31

Prendete del gas interstellare e svariate stelle a piacere. Aggiungete al composto precedente delle polveri e materia oscura quanto basta. Non dimenticate di legare il tutto con la gravità… e voilà. Ecco gli ingredienti per la ricetta di una galassia!

Naturalmente tutto questo non si può ricreare in un qualche laboratorio terrestre, ma ogni notte possiamo comodamente osservare la Via Lattea, che altro non è che una porzione della galassia a cui apparteniamo. Gli astronomi hanno stabilito che le galassie sono immensi aggregati di stelle, in numeri dell’ordine di centinaia di miliardi, inglobanti gas e polvere interstellare, distribuiti nell’Universo.

Esistono varie tipologie di galassie che differiscono per dimensioni, per luminosità, per massa, per forme, per contenuto stellare o per forti emissioni di energia visibili in altre bande dello spettro elettromagnetico come l’X, e come se non bastasse possono anche raggrupparsi formando i così detti cluster o ammassi di galassie. La loro natura ed il loro processo di formazione e di evoluzione continua tutt’ora ad essere oggetto di studio; un’indagine iniziata già parecchi secoli fa.

NGC 1300

NGC 1300

Illustri astronomi del passato si sono cimentati con questi oggetti: per citarne solo alcuni Galileo, in una notte del 1610, puntando il suo cannocchiale verso la fascia luminosa della Via Lattea, scoprì che era composta da svariate stelle; il filosofo tedesco Kant ipotizzò, già nel 1755, che le galassie dovessero essere degli insiemi composti da svariati soli ruotanti come in un vortice e trattenuti dalla forza di gravità, mentre l’astronomo francese Messier, tra il 1758 ed il 1782, compilò un catalogo di “nebulosità immobili” perché queste non lo confondessero più mentre era impegnato nella sua attività più importante, ovvero la caccia di comete. Il catalogo che oggi porta il suo nome contiene poco più di un centinaio di voci elencate con la sigla M ed un numero progressivo, ma bisogna giungere alla metà dell’ottocento, con telescopi più grandi, per poter risolvere tali nebulosità in galassie dalla forma ellittica o a spirale.

Più recentemente l’astronomo americano Edwin Hubble, negli anni 20-30 del secolo appena passato, si dedicò allo studio degli spettri delle galassie cercando di capire se, classificandole in base alla forma, si potesse anche avere indizi sulla loro evoluzione; per questo motivo compilò un diagramma che classificava le galassie basandosi su immagini fotografiche. Questa rappresentazione grafica, ormai divenuta famosa, mostra una suddivisione delle galassie ordinate nella celebre sequenza detta a diapason in cui le galassie sono divise principalmente in tre grandi categorie: le spirali S, le ellittiche E e le irregolari.

Sequenza di Hubble

La sequenza a “diapason” di Edwin Hubble

Oggi possiamo affermare con certezza che questa sequenza, contrariamente a quanto potrebbe sembrare a prima vista, è basata su criteri puramente descrittivi e non rappresenta affatto un avvicendamento evolutivo, infatti, attualmente la storia delle galassie è studiata soprattutto tramite altri strumenti basati su modelli fisici simulati al calcolatore ed osservazioni che si spingono sempre più lontano nello spazio e quindi nel tempo.

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1 Commento a “Introduzione alle Galassie”

grandi astronomi d’italia: lunga vita all’astronomia.

nessacercapolveredistelle scrive il 5 Ottobre 2007 alle 21:59

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