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a cura di Francesca Diodati

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Chilometri, Unità Astronomiche, anni Luce, Parsec…esistono tanti modi per esprimere le distanze in astronomia. Ma comprendere appieno la reale entità delle distanze richiede uno sforzo mentale che va ben oltre la comprensione delle diverse unità di misura.

Distanze astronomiche

L’aggettivo “astronomico” è spesso usato per indicare valori eccezionalmente alti, in campi che non hanno nulla a che fare con la scienza, come: “ho speso una cifra astronomica” o “gli ascolti hanno toccato valori astronomici”. In effetti gli astronomi hanno a che fare con valori estremi di temperatura, pressione, massa, e, ovviamente, lunghezza. Esistono diverse unità di misura per esprimere le distanze da capogiro che separano i corpi celesti, ma i semplici numeri bastano a farci comprendere davvero le entità che descrivono?

Le distanze diciamo così “brevi” si esprimono tranquillamente in chilometri, il che conferisce alle misure una certa normalità: ad esempio, la Terra dista dalla Luna circa 380.000 km. Suona ancora abbastanza familiare, anche se, pensandoci bene, si tratta già di una distanza ragguardevole, circa 55 volte il percorso tra Roma e New York.

Per raggiungere il Sole, dobbiamo percorrere quasi 150 milioni di km. Parliamo di milioni di chilometri! Per semplificare le cose, gli astronomi hanno pensato di creare la Unità Astronomica (UA), che equivale appunto alla distanza Terra-Sole. La nostra stella deve essere davvero assai rovente e luminosa per trasmetterci tanto calore e tanta luce da così lontano. Ma il Sole è poi veramente “lontano”?

Distanze dei pianeti

Le UA funzionano molto bene fino ai limiti del sistema solare. Ad esempio, Plutone orbita in media a 39 UA dal Sole, dal quale la nostra stella appare tenue come la Luna piena sulla Terra. Ma proseguiamo il nostro tour spaziale verso la stella più vicina al sistema solare, Proxima Centauri. Prepariamoci per un lungo viaggio… ci aspetta un volo di circa 40.681.440.000.000 Km (quarantamilaseicentoottantuno miliardi quattrocentoquaranta milioni di chilometri), ovvero 271.210 UA. E dire che si tratta della stella più vicina!

Per praticità, per distanze interstellari gli astronomi hanno introdotto una ulteriore unità di lunghezza, l’anno luce. L’anno luce, che nonostante il suo nome ingannevole è una unità di lunghezza e non di tempo, si definisce come il percorso che compie la luce in un anno. Viaggiando a 300.000 km al secondo (attenzione, al secondo, non all’ora!), in un anno un fotone percorre quasi diecimila miliardi di chilometri, o circa 63.241 UA. Risulta quindi semplice esprimere la distanza da Proxima Centauri come 4,3 anni luce. Un numero così piccolo però pare quasi riduttivo, poiché in qualche modo maschera l’immensità della reale distanza. Dire che la stella è a 4,3 anni luce da noi, infatti, significa che la sua luce ha impiegato ben oltre 4 anni per arrivare sulla Terra.

Galassia M31

galassia di Andromeda: M31

Ma l’Universo è vasto e il nostro viaggio continua. Lasciamo le prime stelle, quelle “vicine”, e avventuriamoci al di fuori della nostra galassia, la Via Lattea. Per raggiungere Andromeda, la galassia più vicina nell’emisfero nord visibile anche ad occhio nudo, un astronauta molto longevo dovrà percorrere circa 2 milioni di anni luce. Per visitare galassie ancora più lontane, poi, gli anni luce diventano centinaia di milioni, o miliardi. In alternativa all’anno luce, per descrivere le enormi distanze interstellari e intergalattiche gli astronomi utilizzano anche il parsec (PC) e i suoi multipli, il Kiloparsec (KPC = mille PC) e il Megaparsec (Mpc = un milione di PC). Il parsec si definisce come la distanza alla quale una Unità Astronomica sottende un angolo di 1 secondo d’arco, ed equivale a 3,26 anni luce.

Il Megaparsec è certamente l’unità di lunghezza più appropriata per la cosmologia, poiché consente di esprimere le vertiginose distanze cosmiche con numeri relativamente piccoli, evitando ingombranti sfilze di zeri. Questo facilita i calcoli e rende senza dubbio più semplice l’approccio all’astronomia; ma se ci si sofferma un momento su questi numeri, se si tenta di comprenderne il vero significato, si rischia di perdersi nella vastità che esprimono, una realtà che la mente umana non può interiorizzare appieno, probabilmente nemmeno la mente dei grandi scienziati che la studiano e la conoscono intimamente.

Noi terrestri, che consideriamo l’aeroplano un mezzo rapidissimo (1000 km/h), come possiamo percepire veramente la vastità dello spazio profondo? Se pensiamo che con un aereo impiegheremmo 16 giorni a raggiungere la Luna, o più di 17 anni per arrivare al Sole, non rischiamo di smarrirci nei meandri della nostra mente? La sonda Voyager 2, che sta sfrecciando nello spazio a una velocità 50 volte maggiore degli aeroplani, impiegherà 40.000 anni solo per raggiungere Proxima Centauri. Questa affermazione è chiara, ma ne comprendiamo il vero significato senza provare una sensazione quasi surreale?

Eppure, nonostante l’immensità inafferrabile degli spazi che ci circondano, da millenni noi piccoli terrestri abbiamo sviluppato la capacità di esplorarli, partendo dai pianeti più vicini e spingendoci, gradualmente, sempre un pochino più in là.

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14 Commenti a “La consapevolezza delle distanze”

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Bellissimo articolo! le distanze nell’universo sono certamente ragguardevoli e all’occhio “scientifico” appare che non ci possa essere comunicazione tra le periferie del nostro universo: sarà veramente così?
Del resto anche due persone che si trovano nella stessa stanza possono sentirsi “anni luce” una dall’altra. Come anche dentro di noi parliamo di “universo interiore”.
Superiamo queste distanze!

Christian scrive il 26 Novembre 2007 alle 12:28

Ciao a tutti,
anni fa (almeno una decina)ero in vacanza in sardegna e in televisione sentii una notizia sulle nubi di magellano, non ricordo di cosa trattasse…ma nella mia mente è rimasto ben impresso un numero: 200′000 anni luce :shock:(la distanza della piccola nube di Magellano se non sbaglio).
Beh…per rendermi conto di quanto fosse mi ricordo che mi misi a fare il calcolo in kilometri…
Il risultato? 1′892′160′000′000′000′000 (quasi 2 miliardi di miliardi di kilometri):???:…non riesco a descrivere cosa provai: il vuoto forse mi sentivo come un microbo.
Rimasi a guardare il cielo fino all’alba quella notte e da allora mi sono interessato un po di più alla volta celeste, imparando qualche costellazione e leggendo info su pianeti ecc…abitando a milano però ho ben poche occasioni per le osservazioni, e la passione è calata un pochino.
Grazie a questo ottimo sito però, la voglia di osservare sta rinascendo e grazie ad alcune serate fantastiche in questo periodo col binocolo

Saluti a tutti.
Giorgio.

Piccolo pensiero:
Queste distanze sono davvero…”astronomiche” :mrgreen: , chissà se un giorno, come nelle fantasie del mitico Isaac Asimov riusciremo a viaggiare, scoprire e colonizzare quell’immenso :smile:

Giorgio scrive il 26 Novembre 2007 alle 12:38

Grazie per questo e per tutti gli altri articoli.
Ma a proposito di distanze e di velocità: qual’é la più alta velocità mai raggiunta da una sonda costruita dall’uomo e lanciata nello spazio? Avevo letto che una sonda di cui non ricordo il nome viaggiava a 250.000 km/h. Risponde al vero?
Alex

Dovrebbe trattarsi della sonda Helios 2, lanciata negli anni 70.

Complimenti per l’articolo, in modo semplice da l’idea della nostra limitatezza nel tempo e nello spazio.

Stefano scrive il 27 Novembre 2007 alle 21:48

Domanda:
…”dal quale la nostra stella appare tenue come la Luna piena sulla Terra”…
che cosa significa? mi sembra strano che il sole da plutone appaia come la luna, piuttosto come una normale stella, o sbaglio? o si intende la luminosità (magnitudine) della luna?
ciao a tutti

Fausto scrive il 29 Novembre 2007 alle 08:39

Evidentemente si parla di luminosità :wink:
D’altronde il disco del Sole appare come quello della Luna piena se osservato dalla Terra, la cui distanza dalla nostra stella è 1 UA. Da plutone, che dista in media 39 UA, il diametro apparente del sole sarà circa 39 volte più piccolo.

Vorrei rivolgere i miei complimenti a Francesca Diodati, troppo brava! Insegni astronomia in qualche università? No, perchè mi ci iscrivo!
GRAZIE!

Maurizio scrive il 7 Dicembre 2007 alle 16:01

Carissimi,
vi ringrazio tutti per i fantastici commenti all’articolo. Non me li sarei mai aspettati!
Caro Maurizio, magari!! In realtà scrivere questi articoli mi permette di imparare molto, perché devo essere sicura di non dire castronerie! Sei molto gentile.
Fausto, sì inttendevo la luminosità, forse la frase non è chiarissima. Comunque non è impressionante pensare che da un altro pianeta il maestoso Sole possa apparire così tenue??

Grazie ancora a tutti e buona serata

Francesca

Francesca scrive il 7 Dicembre 2007 alle 18:42

Mi associo ai complimenti a Francesca…Una volta ho visto una foto scattata da una sonda, di cui non ricordo il nome, in viaggio verso Marte, da circa metà distanza, scattata praticamente “all’indietro” riprendendo la Terra e la Luna, piccolissime e vicine in rapporto allo spazio circostante e proprio questo dava da “pensare” quanto piccoli siamo….. a proposito da Marte il Sole come apparirà? Come una grossa stella o è ancora il Sole che conosciamo?

Moreno scrive il 7 Dicembre 2007 alle 19:45

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