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a cura di Francesca Diodati

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Il cielo infinito…una distesa sterminata di stelle. Così appare ai nostri occhi, e ai nostri cuori. Ma gli scienziati non sono certi che sia davvero infinito.

Terra piatta

Lo spazio è così profondo visto dalla Terra. Anche con i più potenti telescopi appare come una distesa sconfinata di stelle e galassie. Ma è davvero infinito? Che forma ha l’Universo? Le osservazioni possono ingannarci. Ad esempio, tutti ormai sappiamo di vivere sulla superficie di una sfera, mentre la nostra esperienza quotidiana ci farebbe pensare che la Terra sia piatta; questo perché la superficie del nostro pianeta è talmente estesa che non siamo in grado di percepirne la curvatura.

Analogamente, anche l’Universo potrebbe essere curvo. In effetti, Einstein dimostrò che la massa curva lo spazio circostante, dando origine all’attrazione gravitazionale.

Se acettiamo il Modello Standard, la geometria dell’Universo può essere di tre tipi:

  • Universo piatto: lo spazio non ha curvatura, e in esso vigono le leggi della geometria euclidea. Ad esempio, se sparassimo due raggi di luce con traiettoria esattamente parallela, essi continuerebbero a viaggiare all’infinito, rimanendo equidistanti.
  • Universo aperto: lo spazio è infinito, ma ha curvatura negativa. I nostri raggi di luce inizialmente paralleli viaggerebbero per sempre, allontanandosi gradualmente l’uno dall’altro. la geometria tridimensionale dello spazio in questo caso corrisponde, su base bidimensionale, a quella della superficie di una sella.
  • Universo chiuso: a differenza dei due scenari precedenti, pur non possedendo né un centro né un confine come negli altri due casi, il cosmo non è infinito. In termini bidimensionali, la sua geometria equivale alla superficie di una sfera e la sua curvatura è positiva. I raggi di luce paralleli, durante il viaggio diventerebbero convergenti, e infine tornerebbero al punto in cui erano partiti.

La difficoltà nella comprensione di questi tre scenari sta nel fatto che implicano l’introduzione di una dimensione aggiuntiva a noi ignota. Quando si parla della curvatura dello spazio, infatti, ci si riferisce a una direzione che non corrisponde alle tre che noi ben conosciamo (larghezza, lunghezza e profondità), ma a una quarta direzione che sfugge alla percezione spaziale dei nostri sensi.

La nostra condizione di incredulità e smarrimento posti davanti a un tale mistero è analoga a quella che vivrebbe una figura geometrica disegnata su un foglio, se tentassimo di farle comprendere che sopra di lei esiste qualcosa (sarebbe già difficile farle capire il significato di “sopra”. A tale proposito, è imperdibile il romanzo Flatlandia, di Edwin Abbott, una affascinante e accattivante autobiografia di un quadrato alla scoperta della terza dimensione con una sfera come guida.

Non potendo determinare la geometria dell’Universo tramite osservazione diretta, gli astronomi la definiscono indirettamente stimando la quantità di materia che lo compone, che determina la sua geometria e, infine, il suo destino.

Il destino dell’Universo

Sopra: i possibili scenari sul destino dell’Universo in base all’attuale Modello Standard

I cosmologi hanno identificato un valore specifico per la massa universale, detto massa critica, che porterebbe a un perfetto bilanciamento tra l’attrazione gravitazionale esercitata dalla materia e l’espansione dell’universo originatasi dal Big Bang. Se la massa reale del cosmo fosse equivalente alla massa critica, avremmo un Universo piatto, in cui l’espansione rallenterebbe gradualmente fino a cessare.

Se la massa reale fosse inferiore alla massa critica, invece, la gravità della materia non sarebbe sufficiente a bloccare l’espansione, che continuerebbe per sempre; si avrebbe quindi un Universo aperto. Il destino di un Universo piatto e di un Universo aperto è simile: con l’esaurirsi del carburante delle stelle, il cosmo diventerebbe un luogo desolato, sempre più buio e sempre più freddo, fino a raggiungere lo zero assoluto.

Diverso invece è il destino di un Universo chiuso, che si avrebbe se la massa della materia che lo compone fosse maggiore della massa critica. In questo caso, in un remoto futuro la forza gravitazionale avrebbe la meglio sull’espansione. Le galassie inizierebbero ad avvicinarsi le une alle altre, finché l’Universo imploderebbe su se stesso in un processo opposto a quello del Big Bang, chiamato Big Crunch (grande stritolamento).

Sebbene le osservazioni più recenti facciano supporre che la massa reale dell’Universo sia molto vicina a quella critica, il problema della geometria e del destino del cosmo rimane aperto. Una delle difficoltà che caratterizza questa ricerca è rappresentata dalla scoperta che la maggior parte della materia di cui è fatto l’Universo non è visibile.

Comprendere la natura di questa materia oscura e determinarne la quantità sarà essenziale per svelarci se lo spazio è davvero infinito, e quale sarà il nostro ultimo destino.

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16 Commenti a “La Forma dell’Universo”

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So che non si tratta di scegliere, ma lo scenario che preferisco è il terzo: l’universo chiuso. Infatti credo che la vita sia ciclica e nasca dal caos. Cioè se tutto è destinato a riunirsi è anche destinato a separarsi nuovamente, quindi il big crunch porterebbe nuovamente al Big Bang.
Mi domando (e non sono il primo a chiederselo): e se ci fossero tanti universi? Questo dovrebbe sottointendere che l’universo è finito (chiuso).
Qualcuno ha anche fantasticato sui buchi neri, provando ad immaginarli come strappi temporali che proietterebbero ciò che inglobano verso dimensioni (universi) parallele.
Mi fermo per non andare fuori tema come mio solito…
Buon cielo a tutti!
P.S.
Vai Francesca!
Ancora un grande articolo!!!
:cool:

Maurizio scrive il 10 Dicembre 2007 alle 16:58

La dimensione raggiunta dall’Universo fino a questo momento è, se non dico una castroneria, pari a 13,7 miliardi di anni luce, (quasi quasi si potrebbe misurarlo in km, un numero assurdo..) ovvero il tempo intercorso dal Big Bang e continua ad espandersi…ma su cosa si espande?? Cioè, fatico a comprendere il meccanismo di come il vuoto spaziale si espanda…insomma è stato il Big Bang a “creare” lo spazio, o il Big Bang è esploso in uno spazio già preesistente? :oops:

Moreno scrive il 10 Dicembre 2007 alle 18:49

Grazie, Maurizio!! A proposito: anch’io come te preferirei il terzo scenario, che lascia pensare a un continuo ciclo di Big Bang e Big Crunch. Negli altri due casi, ci pensi che desolazione?….

Moreno, in effetti è un concetto molto difficile per noi da immaginare. Secondo i cosmologi, il Big Bang ha creato lo spazio stesso, infatti prima non c’era nulla. Quindi, l’espansione non significa che le galassie si allontanano le une dalle altre espandendosi dentro qualcosa, ma è il tessuto dello spazio stesso che si espande. L’esempio che molti fanno è quelllo di una pasta con sopra dell’uvetta che lievita. Gonfiandosi, l’uvetta si espande, ma trasportata dalla pasta.
Che casino! Ma…che bello.

Ciao a tutti

Francesca

Francesca scrive il 10 Dicembre 2007 alle 19:38

Ciao!

Complimenti per l’articolo,piacevole e interessante;soprattutto non conoscevo la possibilità di tre tipologie di universi e non so per quale ragione la distinzione tra universo aperto e chiuso mi porta agli insiemi aperti e chiusi,che ho studiato in analisi matematica..Mah,non so se c’entri qualcosa!^^
Anch’io penso sia quantomai curiosa e incredibile l’ipotesi del big crunch e quanto sia affascinante la teoria della finitezza dell’universo e che la superficie di esso corrisponda ad una sfera!E pensare che quando si finisce con gli occhi nell’abisso del cosmo pare di essere inghiottiti da un qualcosa senza confini.

Sinceramente,sono estasiato da quanto ho letto!Grazie!!Continua così :grin:
Ciaoo=)
Enrico

Secondo i cosmologi il Big-Bang ha creato lo spazio…….ma mi chiedo: dove è avvenuto il Big-Bang, se prima di esso lo spazio non esisteva? …….Ah l’astronomia è veramente meravigliosa!

Francesco scrive il 19 Dicembre 2007 alle 18:37

Ho letto da qualche che a causa del Big Bang gli amassi di galassie pare si allontanino velocemente gli uni dagli altri con una velocità che sembra essere in costante aumento.
Se non ho capito male la teoria della relatività dice che quando si viaggia ad una velocità prossima a quella della luce succede che il tempo si dilata e la materia si comprime.
Domanda :?: : “Se le galassie continueranno ad allontanarsi ad una velocità via via crescente, quando raggiungeranno la velocità della luce, la materia sarà così compressa da poter nuovamente esplodere in un nuovo Big Bang indipendentemente dalla quantità di materia presente nell’universo?” :?:

Antonio scrive il 19 Dicembre 2007 alle 21:43

quoto maurizio…
anche io personalmente fatico a pensare come abbia potuto il Big Bang nascere dal nulla, e se l’universo si espande, si allarga come quando si gonfia un palloncino, è davvero difficile pensare che si espanda su…niente… è anche vero che il Big Bang è avvenuto in condizioni che nn sono spiegabili fisicamente, tanto che ancora oggi gli astronomi nn sono al corrente di quanto è avvenuto nell’era di Planck. Con il Big Bang inoltre si è creato lo spazio il tempo e le 4 forze fondamentali, ma da dove?? e se il Big Bang verrà nuovamente “riproposto”, vorrà dire che scompariranno di nuovo le forze fondamentali, spazio e tempo, e questi si ricomporranno nuovamente? se così fosse molto probabilmente prima del nostro ci sono stati altri Big Bang, perchè se il tempo sparisce e riappare, non possiamo determinare la cronologia esatta di cosa è avvenuto prima, perchè prima non è avvenuto niente, a causa della scomparsa del tempo. se non sono stato troppo controrto vorrei avere pareri di voi tutti. grazie ciao

Ciao Ale, in effetti la teoria del Big Bang dice che è stato quest’ultimo a creare spazio e tempo (almeno per come riusciamo a concepirlo noi), e a dare il via all’universo. Ma prima? Il Big Bang non è esploso nello spazio, ma lo ha creato.
In astrofisica, il termine Big Bang è usato: per indicare un ipotetico punto, chiamato singolarità gravitazionale, nel quale iniziò l’espansione dell’Universo osservata oggi. Chissà che non possa esserci qualche tipo di correlazione con la singolarità dei buchi neri(?)… Dobbiamo considerare che la teoria del Big Bang descrive come sta evolvendo il nostro Universo, non come ha avuto inizio. Non sappiamo nulla su che cosa “facesse” il nostro Universo prima che iniziasse ad espandersi.
Insomma, ho scritto dieci righe di nozioni che probabilmente conosci meglio di me per poi risponderti: Bo?!
Il Big Crunch spiegherebbe cosa c’era prima dell’universo, ovvero un altro universo, che potrebbe aver raggiunto la singolarità gravitazionale (dopo essersi espanso fino al momento in cui la massa della materia ha superato la massa critica) per poi esplodere ed eccoci qui. Naturalmente nella singolarità gravitazionale non è valida nessuna legge fisica da noi conosciuta (spazio e tempo compresi), quindi si sarebbero create tutte in seguito all’esplosione… Insomma continuo a sostenere la ciclicità della vita.
Questa volta non sono affatto sicuro di aver spiegato il mio punto di vista in maniera comprensibile… scusa!

Maurizio scrive il 11 Gennaio 2008 alle 16:35

E’ SPAVENTOSO pensare a tutto questo..ogni teoria sfugge alla nostra razionalità e comprensione..possiamo al massimo effettuare calcoli infiniti,ma più di quello non possiamo purtroppo..
L’idea del Big Bang,un’esplosione che ad una temperatura ed una velocità accecanti da che era avvenuta in mezzo al “nulla” spazio temporale(!?)ha creato centinaia migliaia di anni luce di energia e materia..espandendosi..ma in QUALE CONTENITORE?..e adesso..l’universo è infinito,ma si espande?all’interno di cosa si espande?cosa è il “luogo”dentro cui si espande prima che diventi universo?
Oh gioia..che frustrazione,che fascino..

Ciao a tutti!
Che bella conclusione, Lore: “Oh gioia..che frustrazione,che fascino..”!
Davvero è così! Tutte queste teorie, tutti questi fatti di cui non riusciamo a comprendere l’essenza (e non solo perché non siamo scienziati…almeno io non lo sono) ci causano sconforto, frustrazione, confusione; le nostre teste girano come delle trottole nel tentativo di afferrare l’inafferrabile. Ma questo non è triste. E’ meraviglioso! La gioia di realizzare che non esiste solo quello che percepiamo, la vita terrena con i suoi limiti e la sua inesorabile fine. Là fuori c’è tutto un Universo, appunto, che un po’ possiamo scoprire grazie alla scienza, un po’ grazie all’immaginazione, l’astrazione, la poesia, e un po’ forse rimarrà un mistero.

Credo che il lato più affascinante della teoria del Big Bang sia che l’Universo non si espande dentro qualcosa. Lo spazio si sta formando mentre parliamo. E fuori di esso cosa c’è? Nulla. E il nulla cos’è? Il vuoto no, perché il vuoto è già qualcosa. Si può sperimentare e riprodurre. Non voglio passare per eretica, ma a volte ho questa sensazione che l’Universo è Dio, in un certo senso. Dio è Tutto.

I cicli di Big Bang e Big Crunch spiegherebbero tante cose, ma non qual è stato l’inizio. Un inizio deve pur esserci stato!

Ecco perché l’astronomia mi avvicina alla religione, o comunque alimenta le mie speranze che la vita abbia un senso, e che vi sia una meta a cui tendere, un’altra dimensione che non vediamo. Perché escluderla? Ci sono tante realtà che non vediamo, in cui però crediamo fermamente.

Mah….Sono contenta che da questo articolo siano nati spunti così stimolanti, anche idee che prescindono la scienza per spaziare nella religione, la filosofia, e in generale nella sensibilità umana.

Ciao!

Fra

Francesca scrive il 16 Gennaio 2008 alle 17:59

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