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E via, verso l’esplorazione del passato!
Scritto da Francesca Diodati il 7 Marzo 2008 @ 09:05 in Cosmologia | 12 Commenti
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“Spazio, ultima frontiera”, iniziava così la splendida prima serie di Star Trek che tutti conosciamo. Ma analogamente allo spazio, il nostro desiderio di avventura vorrebbe anche esplorare quella dimensione misteriosa che è il tempo. Non per niente la fantascienza è piena di macchine del tempo che permettono a coraggiosi esploratori straordinarie avventure nel futuro e nel passato. Ma se visitare il futuro rimane almeno per ora un sogno fantascientifico, vivere nel passato è un’impresa fattibile, che in qualche modo noi sperimentiamo, senza pensarci, ogni volta che guardiamo le stelle.
Fin dagli antichi greci, regnava tra scienziati e filosofi la convinzione che la luce avesse una velocità infinita. Galileo Galilei fu tra i primi a supporre che la luce non si propagasse istantaneamente, e a tentare di misurarne la velocità. Il suo tentativo però non riuscì, e fu probabilmente il suo unico vero fallimento scientifico. Riuscì infatti solo a concludere che la luce era molto…rapida.

La prima vera misurazione della velocità della luce si deve all’astronomo danese Roemer, che osservando le eclissi dei satelliti medicei (di cui già allora si conosceva con precisione il moto orbitale) notò che si presentavano con un leggero ritardo quando la distanza dalla Terra era maggiore. Lo scienziato interpretò questo come conseguenza del fatto che la luce doveva percorrere una distanza maggiore per raggiungere il nostro [1] pianeta, e conoscendo la distanza Terra-Giove stimò un valore di quasi 230.000 Km/s per la velocità della luce nel vuoto. Da allora, diversi tipi di esperimenti, anche in laboratorio, hanno stabilito con precisione tale misurazione. Essa percorre circa 300.000 chilometri al secondo. Una rapidità per noi difficile da immaginare, che è però comunque sempre un valore finito.
Per percorrere brevi distanze, è come se la luce si muovesse con rapidità istantanea. Ma l’universo è vasto e c’è da fare tanta strada per attraversarlo, perfino per la luce. Il Sole, che rispetto alle lontane galassie è a un passo da noi, non ci appare com’è nel preciso momento in cui lo vediamo, ma com’era otto minuti fa. Se il Sole si spegnesse improvvisamente per magia, per otto minuti noi non lo sapremmo, proprio a causa degli otto minuti-luce che ci separano.
Visitare il passato com’era 8 minuti fa non sembra un vero e proprio viaggio temporale. Ma prendiamo un [2] telescopio e guardiamo più in là. I minuti diventano anni (gli anni luce) e gli anni diventano milioni, o miliardi con l’HST o il Chandra X-ray Observatory. Man mano che ripercorriamo la sua evoluzione a ritroso, l’universo cambia: diventa sempre più piccolo e sempre più denso, diminuisce il numero di strutture di grandi dimensioni, le giovani galassie assumono strane forme e sono prevalentemente blu, il colore delle giovani stelle massicce e caldissime che le compongono.
Penso che praticamente tutti a questo punto ci chiediamo: ma allora sarà possibile vedere il [3] Big Bang? La risposta degli scienziati purtroppo sembra essere negativa, ma per una ragione puramente “tecnica”. Quando l’Universo aveva meno di 100000 anni, infatti, era così denso che la luce era intrappolata, “accoppiata” alla materia. In altri termini, la luce emessa quando l’Universo aveva meno di 100000 anni non ha mai potuto propagarsi, e quindi non ha potuto raggiungerci oggi.
La prossima volta che usciamo di notte a guardare le stelle, ricordiamoci che siamo partiti per un affascinante viaggio nel tempo, magari senza esserci nemmeno allontanati dal nostro giardino. Lo spettacolo sarà ancora più eccitante.
URL articolo: http://www.astronomia.com/2008/03/07/e-via-verso-lesplorazione-del-passato/
URLs in questo articolo:
[1] pianeta: http://www.astronomia.com/glossario/#pianeta
[2] telescopio: http://www.astronomia.com/glossario/#telescopio
[3] Big Bang: http://www.astronomia.com/glossario/#big_bang
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