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Marta Burgay e la scoperta della prima pulsar doppia
Scritto da Gabriella Bernardi il 13 Marzo 2008 @ 09:10 in Interviste | 4 Commenti
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Abbiamo incontrato Marta Burgay in occasione di una [1] conferenza tenutasi all’Università di Torino. Le ospiti intervenute erano due ricercatrici molto particolari. La prima, Jocelyn Bell Burnell, scoprì, quando era ancora studente di Astronomia, le [2] pulsar, la cui individuazione valse il premio Nobel al relatore della sua tesi, il professor Anthony Hewish. La seconda ricercatrice, Marta Burgay, appunto, è invece una giovanissima scienziata italiana che ha scoperto la prima [2] pulsar doppia. In seguito a tale risultato ha già ottenuto il prestigioso “Descartes Prize”, massimo riconoscimento europeo per la ricerca scientifica. Queste astronome hanno ottenuto i loro risultati scientifici a distanza di 40 anni l’una dall’altra, ma se molto è stato detto e scritto di Jocelyn Bell Burnell, siamo curiosi di conoscere l’astronoma Marta Burgay.
Ho vissuto ad Aosta, dove ho frequentato il liceo classico, fino ai 18 anni. Al momento di scegliere un’universita’ avevo le idee piuttosto confuse. L’unica cosa che sapevo era di voler andare a Bologna, citta’ che amo moltissimo e che conoscevo fin da piccola. La scelta dell’astronomia invece e’ stata abbastanza casuale, non il frutto, come spesso accade in questo campo, di una passione specifica. Ho passato a Bologna 8 anni e mezzo nei quali mi sono laureata e dottorata in astronomia sotto la supervisione del Prof. Fanti lavorando con Andre Possenti e Nichi D’Amico, coi quali tutt’ora collaboro. Alla fine del dottorato ho avuto la fortuna di vincere un posto da ricercatrice presso l’osservatorio astronomico di Cagliari dove ormai lavoro da quasi 4 anni.
Anche in questo caso la mia scelta e’ stata, in parte, guidata dal caso. Avevo studiato le [2] pulsar nel corso di [5] radioastronomia del Prof. Fanti e mi avevano incuriosita. La scelta definitiva dell’argomento e’ pero’ avvenuta dopo aver assistito ad un seminario del Prof D’Amico su un esperimento di ricerca di [2] pulsar col [7] radiotelescopio australiano di Parkes, seminario al quale sono capitata passando casualmente di fronte all’aula nel quale si teneva.
La [2] pulsar doppia e’ stata un “sacro Graal” nel campo della ricerca dei cosiddetti oggetti compatti fin dalla scoperta del primo sistema binario contenente una [2] pulsar (che valse agli scopritori Taylor e Hulse il premio Nobel della fisica nel 1993); non si puo’ quindi parlare di scoperta serendipita in questo caso.
Anzi, uno degli scopi principali del mio progetto di dottorato, una ricerca di [2] pulsar su vasta scala nel cielo australe, era proprio quello di trovare oggetti peculiari, magari addirittura una [2] pulsar che orbitasse attorno a un [13] buco nero (il prossimo Graal, probabilmente). Una considerevole parte del mio lavoro, all’[14] epoca, consisteva nella scrupolosa analisi di una enorme mole di dati e nella visualizzazione di centinaia di migliaia di grafici tra i quali scovare i pochi e deboli segnali reali provenienti dalle [2] pulsar. Verso la fine del mio secondo anno di dottorato mi trovavo a Sydney per lavorare sui risultati dell’analisi di alcuni dati raccolti al radio [16] telescopio di Parkes. Ricordo che il giorno in cui ho scovato il segnale della prima della [2] pulsar doppia a Sydney era tardo pomeriggio e le vacanze di Pasqua si avvicinavano: cercavo qualcuno cui mostrare la mia scoperta ma in istituto non c’era praticamente nessuno e in Italia era notte fonda!
Come dicevo l’esistenza di una [2] pulsar doppia era stata teorizzata fin dal 1973, con la scoperta della prima [2] pulsar in un sistema binario a opera di Taylor e Hulse. Oggi conosciamo poco piu’ di un centinaio di [2] pulsar che orbitano attorno a un’altra stella e di queste soltanto 8 (forse 9) hanno come stella compagna una seconda [21] stella di neutroni [le [2] pulsar sono [23] stelle di neutroni – cadaveri di stelle, in sostanza – peculiari, che emettono un debole e regolare segnale periodico]. Tra questi 8/9 oggetti la [2] pulsar doppia rappresenta un unicum: e’ l’unico caso infatti in cui possiamo osservare entrambe le stelle pulsare.
Sicuramente proseguiro’ lo studio della doppia [2] pulsar che promette di aprire nuovi orizzonti per la comprensione della [26] gravita’ relativistica e dei modelli di emissione di energia da parte delle [2] pulsar. Questa scoperta, avendo implicazioni in molteplici campi della fisica, mi spinge a ampliare i miei studi in direzioni che altrimenti probabilmente non avrei approfondito.
E’ innegabile che una tale scoperta abbia arricchito il mio curriculum dando a me e al gruppo internazionale in cui lavoro – da cui sicuramente non posso e non voglio prescindere – una grande visibilita’. Reperire fondi e’, tuttavia, sempre complicato, specie in Italia dove troppo poco si punta sulla ricerca.
E’ stata una bella emozione! Avevo incrociato la Professoressa Bell Burnell a qualche conferenza, in precedenza, ma non avevo mai avuto prima l’occasione di parlarle; mi e’ parsa una persona arguta e cordiale ed e’ stato un grande onore per me essere invitata a partecipare a questa tavola rotonda con lei. Quanto all’idea di una conferenza futura, be’, sarei davvero molto presuntuosa a vedere me stessa nel ruolo che oggi e’ di Jocelyn Bell Burnell, ma sicuramente auguro alle scienziate delle future generazioni (e a me stessa!) di fare scoperte sempre piu’ eccitanti e importanti.
Sarebbe molto interessante, sia da un punto di vista didattico/formativo che scientifico, specie data la posizione isolata e al riparo da interferenze elettromagnetiche di Saint Barthelemy. So che tempo fa si era in effetti discussa la possibilita’ di installare una piccola antenna per la radio astronomia a fianco dei telescopi ottici e spero che il progetto stia andando avanti.
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