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Ogni tanto è necessario

Scritto da Vincenzo Zappalà il 22 Marzo 2008 @ 16:52 in Racconti | 7 Commenti

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Ogni tanto è necessario

Come capita sempre è ben difficile vedere la Luna quando è “nuova”. Il movimento attorno alla Terra la porta tra noi ed il Sole e quindi il nostro [1] satellite ci mostra di giorno la sua faccia non illuminata. E così accadde anche il 14 marzo del 2088. Il problema nacque quando nei giorni successivi non si scorse la sua sottile falce ingrandirsi sempre più: niente di niente. Le persone comuni quasi non se ne accorsero, ma agli astronomi il fenomeno apparve subito incredibile. Dove era finita?

Prima di notare la sua scomparsa dal cielo, molti capirono che qualcosa non andava a causa della mancanza totale delle [2] maree. A Mont Saint-Michel i turisti aspettavano come sempre il magnifico spettacolo del mare che avrebbe dovuto circondare la vecchia abbazia e trasformarla in un’isola. E invece solo fango per chilometri e chilometri tutt’attorno. Ci fu una vera rivoluzione e l’ufficio turistico ebbe il suo bel da fare per convincere la gente che la colpa non era sua. No, non vi erano lavori in corso o scioperi in atto: dovevano prendersela con la Luna. Ben pochi ci credettero e gli alberghi dovettero restituire i soldi ai visitatori, che se andarono profondamente disgustati dall’organizzazione francese. Ma dovunque le [2] maree erano sparite e la gente alla fine cominciò a rivolgere gli occhi al cielo. Era vero: la Luna non c’era più. Inutile guardare gli almanacchi con le [4] fasi lunari: il nostro [1] satellite non sorgeva e non illuminava più le notti. Dove poteva essere finito?

Uno scienziato coreano, noto per le sue idee un po’ eccentriche, espose pubblicamente la sua soluzione, illustrandola con grafici e formule complicate. Secondo lui un mini [6] buco nero aveva attraversato il Sistema Solare e, passando vicino al nostro [7] pianeta, gli aveva “strappato” il [1] satellite portandolo su un [9] orbita indipendente attorno al Sole o forse addirittura trascinandolo con se verso gli spazi interstellari. Era convinto che la scoperta gli avrebbe fruttato il premio Nobel, ma ebbe soltanto un coro di risate da parte dei colleghi. Anche fosse stato come descritto dalla strana ipotesi, la Luna doveva ancora vedersi da qualche parte nel cielo. Non poteva aver percorso così tanti milioni di chilometri da sottrarsi alla nostra vista. L’astronomo coreano cercò di tamponare le critiche dicendo che la traiettoria era prospetticamente quasi coincidente con la direzione del Sole, ma nessuno gli dette ascolto.

Un altro pseudo-scienziato ipotizzò che vi era stato un terribile impatto sulla Luna e che essa era stata completamente coperta da uno strato di polvere più scura del carbone, rendendosi invisibile. Purtroppo si era dimenticato della scomparsa delle [2] maree e fece una figura miserevole. La scienza ufficiale però non riusciva a formulare idee migliori ed organizzò immediatamente un Congresso Internazionale, sperando che la discussione tra i maggiori studiosi del mondo potesse indicare una qualche spiegazione plausibile. Speranza inutile. Anzi molti non parteciparono nemmeno al Simposio, non volendo presentarsi soltanto con un imbarazzante silenzio.

Nel frattempo, molte sette religiose videro nel fenomeno un chiaro segno divino e si riunirono in preghiera aspettando la fine del mondo. E riuscirono a catturare innumerevoli nuovi adepti. In modo molto più pratico, i contadini cominciarono a chiedere i danni per calamità naturale: come avrebbero fatto a seminare, potare, tagliare la legna, imbottigliare il vino, e via dicendo? I pescatori delle coste francesi e canadesi assistettero impotenti al triste spettacolo delle loro barche pietosamente in secco. Cominciò a scarseggiare il pesce così come molti prodotti di prima necessità che in qualche modo sembravano essere collegati alle [4] fasi lunari. Era meglio aspettare i soldi dello Stato piuttosto che rischiare di seminare prodotti agricoli che mai sarebbero arrivati a maturazione.

Anche gli astrologi ebbero i loro problemi e faticarono non poco a modificare i loro oroscopi. In modo più lento, ma inesorabile, anche la fauna dovette subire gli effetti delle notti senza Luna. Molti predatori ne avevano bisogno, ma anche molte prede. La tenue luce lunare era essenziale ad alcuni per vedere il cibo muoversi nelle savane, ma anche ad altri per accorgersi della presenza di qualche carnivoro in agguato. L’unico risvolto positivo fu che molte credenze relative alla Luna Piena o Nuova persero colpi. Negli ospedali i bambini nascevano con la stessa frequenza di prima e non vi erano diminuzioni o aumenti di casi di pazzia o di licantropia. Ma intanto la Scienza continuava a tacere. Con tutti i soldi che prendevano, ecco il bel risultato: quando c’era veramente bisogno di loro, i grandi “studiosi” non riuscivano a cavare un ragno dal buco! Eppure gli astronomi stavano cercando in tutti i modi di trovare una spiegazione possibile, ma la fuga della Luna andava oltre ogni possibilità di comprensione.

Si continuava comunque a scorrere il [12] calendario lunare e a segnare le [4] fasi come se niente fosse accaduto. Era una specie di bisogno interiore che legava un po’ tutti. Passarono i mesi ed un bel giorno d’autunno i calendari segnarono con noncuranza che si era in fase di Luna Nuova. Quelli erano forse i giorni migliori. Il fatto di non vedere la Luna sembrava una cosa ragionevole e ci si illudeva un poco che niente fosse in realtà accaduto. Nella fattoria di Paolo Magnini la situazione era critica come dovunque. Prima o poi doveva tentare di fare i lavori di campagna senza l’aiuto insostituibile del vecchio [1] satellite. Non poteva continuare a vivere con i pochi fondi dello Stato. Il suo ultimo figlio, Giacomino, continuava invece a giocare senza problemi nella grande aia vuota. Probabilmente non si era accorto di niente o quantomeno la scomparsa della Luna non era stata per lui un fatto così importante. Tuttavia, fu proprio il bimbo che l’indomani indicò quasi con indifferenza il cielo ed esclamò :”guarda papà. La Luna è tornata!”. In effetti una sottilissima, ma ben evidente falce appariva nel cielo terso d’autunno.

In breve tutto il mondo se ne rese conto e ci furono feste dappertutto. Col passare dei giorni la falce si ingrandì sempre più e la gioia esplose incontenibile. Gli unici ancora tristi e sconsolati erano gli astronomi: non solo non erano stati capaci di dare una spiegazione per la scomparsa, ma adesso sarebbe stato ancora più difficile darne una per la ricomparsa! Ci stavano facendo veramente una figura pietosa. Ma questa volta il mondo non si accanì contro di loro: aveva voglia di assaporare in pieno un ritorno così gradito.

Che bella che era la Luna nuovamente al primo quarto. Anzi sembrava ancora più bella di prima. In realtà qualcuno cominciò a dire apertamente che era “sicuramente” meglio di una volta. E lo dissero anche gli scienziati. Il [1] satellite ritrovato non aveva più crateri, era completamente liscio e splendeva di una luce uniforme. Ne ebbero la completa conferma quando raggiunse la fase di Luna Piena. Un disco argenteo praticamente immacolato. E questa volta fu proprio l’eccentrico astronomo coreano a dare la soluzione definitiva:” ma si! La Luna era scomparsa e ricomparsa proprio nella fase in cui era meno visibile. Una scelta molto azzeccata. Ed anche il nome della fase era quello giusto per l’avvenimento. Era infatti tornata al suo posto proprio quando era Nuova, anzi Nuova di zecca!!!”


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