- Astronomia.com - http://www.astronomia.com -

Una lenta agonia

Scritto da Vincenzo Zappalà il 29 Marzo 2008 @ 18:01 in Racconti | 10 Commenti

Clicca qui per stampare. Nascondi immagini  |  Mostra immagini

Una lenta agonia

La luce era quasi spettrale. L’atmosfera ormai rarefatta aveva riflessi che andavano dal rosso scuro al rosa e le ombre assumevano contorni imprecisi. Il Sole aveva già dato i primi colpi di “tosse” e ormai stava vivendo la sua agonia sotto forma di [1] gigante rossa. La Terra aveva resistito fin che aveva potuto, ma ora recava segni indelebili della tragedia che l’aveva investita. Non vi era praticamente più vegetazione e ben poche forme evolute di vita si muovevano sull’arida superficie. Gli oceani erano ridotti a stagni maleodoranti, dove tutte quelle che erano state le meravigliose creature marine giacevano ormai decomposte nella melma. Le tempeste di sabbia spazzavano la Terra da un capo all’altra e facevano a malapena ricordare i terribili uragani che l’avevano investita nelle prime [2] fasi di instabilità della sua stella. Ora il [3] vento solare aveva strappato quasi tutto il vapor d’acqua dal terzo [4] pianeta e l’aveva lasciato praticamente nudo, in preda ad una febbre incurabile.

Il piccolo gruppo di umani, nelle loro goffe tute, si muoveva lentamente in quella che era stata una delle più estese foreste della Terra. Ora vi erano solo rami secchi e contorti che marcivano, coperti da masse di insetti. Il grande fiume che l’attraversava per migliaia di chilometri sembrava una gigantesca e polverosa autostrada. Ogni tanto si intuiva l’esistenza di una pozza umida già da molto lontano a causa delle urla disperate di una moltitudine di animali che si accavallavano ai suoi bordi. Per poter arrivare a leccare una sola goccia di acqua si svolgevano battaglie mortali tra le creature che cercavano di giungere al prezioso liquido. Per una che riusciva a bere, dieci, venti, cento soccombevano e venivano sbranati senza più curarsi se appartenevano alla stessa razza oppure no. Il drappello degli umani doveva approfittare di quelle situazioni drammatiche. Si nascondeva, molto attento ad evitare quei momenti di puro delirio animalesco, mantenendo una giusta distanza di sicurezza. Senza muoversi ed in silenzio, aspettava che la situazione si tranquillizzasse (normalmente quando l’acqua fangosa era terminata) e poi ne approfittava per colpire le prede isolate. Ancora una breve attesa per essere sicuri che nessun antagonista affamato si fosse accorto della vittima che giaceva a terra, e poi il corpo veniva recuperato velocemente ed il gruppo si rimetteva in moto in quella spietata natura che lo circondava.

Il drappello era formato da due coppie di adulti, un anziano dal volto rugoso e bruciato dal Sole, e da cinque bambini di varia età. Il loro passo era lento ed il silenzio era rotto soltanto da qualche tentativo di pianto dei due più piccoli, che veniva subito bloccato sul nascere. In un mondo in cui la fame e la sete erano ormai la sola ossessione degli ultimi animali agonizzanti, sarebbero stati una preda troppo facile e sicura. Finalmente uscirono in una larga pianura sabbiosa e videro il loro rifugio di lamiera addossato a grandi massi che facevano da barriera e protezione. Sveltirono il passo per togliersi velocemente alla vista ed entrarono all’interno. Lo spazio era sufficiente per la sopravvivenza dei cinquanta esseri viventi che alla sera si ritrovavano in quell’ambiente non certo molto confortevole, ma sicuro. Il cibo veniva diviso equamente, anche se ogni tanto sorgevano alterchi tra i diversi gruppi che erano usciti a caccia durante il giorno. Fortunatamente i responsabili erano persone sagge ed esperte e riportavano la calma. L’armonia in quell’ambiente così difficile era essenziale e non ci si poteva lasciare andare a lotte personali.

In un territorio estremamente vasto com’era l’Amazzonia meridionale si erano stabilizzati non più di una ventina di agglomerati umani, che raramente avevano contatti tra loro. Ognuno era formato al massimo da un centinaio di persone che, divisi in piccoli gruppi, svolgevano durante il giorno il proprio compito con dedizione e passione. Anche i bambini avevano i loro obblighi ed erano addestrati al meglio. In un ambiente così ostile ognuno doveva dare il proprio contributo e stare estremamente attento ai pericoli che lo circondava. Alla sera, attorno alla tavola primitiva, i vari gruppi si riunivano, consumavano il pasto e poi si soffermavano a contemplare in silenzio il drammatico e melanconico spettacolo del Sole gigantesco e malato. Sapevano tutti che il loro tempo sarebbe presto finito e che lentamente anche quei piccoli agglomerati sarebbero spariti. Ma finché c’erano prede si voleva e si doveva continuare. Poi la natura avrebbe avuto il sopravvento e la stella sarebbe esplosa inghiottendo tutto. La tristezza era un sentimento che ormai pochi avevano o potevano permettersi. Il corto periodo della loro permanenza terrena non doveva venire sprecato. E nemmeno si volevano più ricordare i tempi in cui il [4] pianeta era fiorente e popolato da miliardi di abitanti, da foreste verdi ed oceani azzurri. Quella era la situazione attuale e bisognava sfruttarla al massimo.

Ma per il piccolo gruppo formato dalle due coppie e dai cinque bambini i giorni erano ormai contati. Tutto andava avanti come sempre, ma ognuno di loro sapeva perfettamente che la fine era vicina. Malgrado le loro condizioni fisiche fossero abbastanza critiche, passarono gli ultimi giorni dandosi da fare come e più di prima. La mattina in cui uscirono tutti assieme dal rifugio e si portarono al centro della grande pianura non sapevano nemmeno se essere tristi o contenti. La vita era stata dura, ma ne era valsa la pena. Ora però la stanchezza stava prendendo il sopravvento. E così quando la luce accecante li avvolse ed il rumore divenne quasi insostenibile, si voltarono per l’ultima volta verso il rifugio in cui avevano passato quel duro, ma anche felice periodo, ed i volti erano sorridenti. Avevano svolto bene il proprio lavoro, avevano catturato ed ucciso molte prede ed ora potevano tornare da dove erano partiti e completare il loro viaggio terreno.

Il capitano li fece salire e li accompagnò nelle tre lussuose cabine, assicurandoli che la loro preziosa merce era stata messa al sicuro nelle stive. Sia i genitori che i figli già pensavano all’invidia che amici e conoscenti avrebbero avuto nel vedere quegli animali così strani. Il carissimo ed esclusivo safari si era concluso ed ora potevano tornare nelle loro splendide ville su Gamma Eridani IV, dove i 15 miliardi di terrestri si erano trasferiti tanti secoli prima.


URL articolo: http://www.astronomia.com/2008/03/29/una-lenta-agonia/

URLs in questo articolo:
[1] gigante: http://www.astronomia.com/glossario/#gigante
[2] fasi: http://www.astronomia.com/glossario/#fasi
[3] vento solare: http://www.astronomia.com/glossario/#vento_solare
[4] pianeta: http://www.astronomia.com/glossario/#pianeta
[5] pianeta: http://www.astronomia.com/glossario/#pianeta

Clicca qui per stampare.