Cosa ci aspettiamo dalla missione Phoenix e perchè è stata progettata? Una breve panoramica sull’ultima sonda robotica inviata dall’uomo sul pianeta rosso.
Marte è un pianeta freddo e deserto, e nel suo strato superficiale non si trova acqua allo stato liquido; tuttavia nella sua zona artica l’acqua si nasconde già appena sotto la superficie. Le scoperte riportate nel 2002 dalla sonda Mars Odissey mostrano infatti l’esistenza di ampi bacini acquiferi (lett. grandi quantità d’acqua, n.d.t.) proprio nella zona del piano artico.
Nell’immagine: questa mappa centrata sul polo nord marziano è basata sui raggi gamma dall’idrogeno, principalmente nella forma di acqua ghiacciata. Le regioni ad alta concentrazione di ghiaccio sono mostrate in violetto e blu, mentre in rosso le zone a basso contenuto. Image Credit: NASA/JPL/UA
La navicella Phoenix ha come meta questo territorio, e tramite un braccio robotico, attuando uno scavo sulla prima parte del terreno - quella protettiva - riesce a portare in superficie la sottostante acqua ghiacciata che, insieme ai prelievi effettuati sul suolo, giunge fino alla piattaforma di atterraggio per essere successivamente sottoposta ad un’ accurata analisi scientifica. L’equipaggiamento della navicella Phoenix e i suoi accurati strumenti scientifici sono studiati appositamente per scoprire elementi interessanti relativamente alla storia geologica e al potenziale biologico della zona artica del pianeta.
Phoenix è la prima missione che può confermarci dettagli accurati per poter apportare un contributo importante alla strategia complessiva adottata per lo studio di Marte (la missione “Follow the water”, “Seguendo l’acqua”) e a risultare efficace per i quattro fini specifici proposti dalla missione a lungo termine su Marte, ovvero:
- capire se ci sia mai stata vita su Marte
- caratterizzarne il clima
- caratterizzarne la conformazione geologica
- prepararne l’esplorazione da parte dell’uomo
Per poter raggiungere questi obiettivi la missione Phoenix ha due mete importanti, che sono:
- 1) lo studio dell’acqua nella parte artica e la ricerca di indizi che attestino l’esistenza di zone abitabili
- 2) la definizione del potenziale biologico del confine ghiacciato.
Fonte: http://www.nasa.gov/mission_pages/phoenix/mission
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9 Commenti a “I perchè della missione Phoenix”
Questo è ciò che rende gli uomini degni di sè stessi: un passo sempre più in là, oltre i propri limiti, usando le caratteristiche che l’evoluzione gli ha dato: conoscenza, razionalità, e capacità di analisi. Dementi permettendo, prima o poi metteremo i piedi anche là, sul pianeta rosso.
Non vedo l’ora di saperne di più, anche se temo che resteremo un po’ delusi… non sono certo che mandare l’uomo su marte sia poi questa gran trovata… sopratutto se la sonda non fornirà dati interessanti. Spero di sbagliarmi!
Io invece penso che questa sarà la volta buona che su Marte verrà scoperto qualcosa di importante. In bocca al lupo Phoenix! ![]()
per la miseria, secondo le ultime di televideo, sembra che abbia problemi a qualche circuito, Phoenix!
e in più hanno pure perso i contatti, anche se questo pare risolto…
io creedo che su marte sia esistita la vita molto sviluppata, e poi una guerra nucleare ha distrutto tutto. Io vivo in australia e ho visto spesso il deserto, e immagino sia cosi anche quello di marte
@Pietro,
non basta avere il deserto per avere anche la vita … Ci vuole ben altro. E dove sono i resti dell’antica civiltà ? Non illudiamoci molto … e poi prima o poi ci incontreremo con qualcuno! anche se non è marziano.
Lessi, qualche anno fa, un libro - fuor di dubbio, molto suggestivo - che trattava di Marte e che, partendo da una disamina di dati scientifici “certi”, passava, poi, a formulare ipotesi (molto molto suggestive, non lo nego) riguardanti Cydonia, la “Città” e la sua ancor più nota “Faccia”, sostenendo che l’impatto con un asteroide aveva cancellato per sempre una civiltà evoluta e raffinata e che - nientemeno! - quella stessa civiltà avrebbe influenzato (più o meno direttamente) anche la civiltà egizia (!!!). Tutto questo volo pindarico voleva essere premessa ad uno sprono sull’importanza di monitorare il cielo affinché non capitasse all’umanità… quel ch’era già successo alla “civiltà marziana”!. Un libro molto suggestivo, certo; a chi non piacerebbe scoprire un’iscrizione su Marte, o - che so - un monolite o qualche altra evidente traccia d’una passata civiltà non umana? Ma… restiamo, per favore, coi piedi ben piantati a terra se vogliamo davvero… “volare”! E’ facile speculare sui “forse” e sui “chissà” quando a supporto non ci sono validi elementi scientifici e di ragionavele certezza “probatoria”. Certo, nemmeno bisogna assumere posizioni aprioristiche o “fideistiche”, ma è bene speculare solo “quando” e - soprattutto - “semmai” ragioni d’altrettanta evidente certezza ci porteranno a credere che, effettivamente, qualcosa di più d’una semplice vita batterica - lassù - ci sia effettivamente stata. Fino ad allora (semmai quel tempo verrà), atteniamoci alla scienza, ché se si ha voglia di sognare basta un bel film di fantascienza.
Io penso che prima di parlare di eventuali missioni marziane sarebbe molto più utile organizzare prima qualche missione lunare visto che ci manchiamo da un bel pò



….peccato non sia previsto il successivo trasporto sulla Terra del materiale asportato, sicuramente sarebbe analizzato più accuratamente di quanto lo faccia la strumentazione di bordo della sonda, e vuoi mettere il fatto di avere un “pezzetto” di Marte a disposizione
..ma forse un viaggio di ritorno comporterebbe costi esorbitanti a livello di complessità tecnica, cioè ripartire dalla superfice di Marte, attraccare al modulo in orbita attorno allo stesso, viaggio, entrata in orbita terrestre e poi atterrare…. 