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Livello superiore

Scritto da Vincenzo Zappalà il 7 Giugno 2008 @ 16:29 in Racconti | 13 Commenti

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Livello superiore

La Scienza aveva fatto passi da gigante, soprattutto in campo astronomico. L’Universo sembrava non avere più segreti. Si era finalmente capito perfettamente il meccanismo di nascita, evoluzione e morte delle stelle. Si erano intuite e descritte le caratteristiche peculiari che creavano la variabilità degli astri ed il tutto si inseriva in un contesto semplice e molto regolare. Come sempre, d’altra parte, le leggi della Natura non sono mai troppo complicate, quando alla fine si comprendono. La loro apparente astrusità è dovuta solo a tentativi non riusciti di descriverle coerentemente. Anche la nascita delle Galassie e loro differenze erano in fondo banali conseguenze di poche e sintetiche equazioni.

Era oggi incomprensibile pensare che fior fiore di astrofisici avessero passato secoli nel cercare di decifrare fenomeni che apparivano adesso di una logica elementare. Poco alla volta si capì anche cosa realmente accadeva all’interno dei buchi neri e si descrissero tutte le possibilità di entrata e di uscita da quelli che una volta erano stati giudicati i “cannibali” dello spazio. Altro che cannibali. Si formulò con rigorosa precisione la possibilità di sfruttarli come macchine del tempo, per muoversi non solo nello spazio ma anche avanti e indietro nei secoli. L’ultimo problema che si stava risolvendo era quello relativo al “[1] Big Bang” ed alla trasformazione dell’energia pura in materia. Le teorie più recenti aiutarono molto nel risalire alle origini. Furono formulate rigorosamente le reazioni che avevano creato le quattro forze fondamentali della Natura. E si compresero automaticamente anche la difficoltà che l’uomo aveva dovuto incontrare per riuscire ad osservare direttamente l’antimateria e le onde gravitazionali. Era ovvio, adesso che si era compreso il meccanismo di base.

Si dimostrò che la descrizione accurata di tutto l’Universo presente, passato ed anche futuro rientrava perfettamente in un unico schema rappresentabile con poche equazioni. Si arrivò così al milionesimo di milionesimo di milionesimo di secondo dopo l’esplosione iniziale. Per fare l’ultimo passo, ossia arrivare al “tempo zero”, all’atto della creazione di tutto, era necessario però uno sforzo molto grande e solo il computer più evoluto del mondo avrebbe potuto mettere insieme tutti i dati in possesso e fornire il piccolo ma fondamentale passo conclusivo.

Tutta l’umanità aspettava con ansia quel decisivo tassello finale. Erano passati secoli di studio, di fatica e di insuccessi per arrivare a ciò, sacrificando per l’[2] astrofisica teorica la maggior parte delle risorse mentali e materiali del [3] pianeta Terra. Si erano costruiti immensi acceleratori di particelle, si erano simulate in laboratori costosissimi le condizioni degli interni stellari. Si erano addirittura approntate apparecchiature che mostravano in miniatura tutte le fasi evolutive di una [4] galassia. Fu perfino creato un mini-buco nero, che aveva agevolato notevolmente la soluzione uno degli enigmi più ostici della storia della scienza.

Dopo secoli di guerre, distruzioni e sprechi, l’umanità aveva finalmente capito qual’era il suo compito e si era dedicata, ognuno con le sue capacità, a risolvere i misteri dell’Universo. Per ottenere questo risultato che ormai sembrava a tutti l’unico per cui valesse veramente la pena lavorare, faticare e soffrire, si era preclusa all’uomo la possibilità di vedere da vicino le meraviglie che pian piano venivano descritte dagli scienziati. Si erano dovuti abbandonare i viaggi spaziali e non si era mai usciti dal Sistema Solare. D’altra parte una drastica decisione doveva essere presa: non vi erano fondi sufficienti per perseguire entrambe le possibilità. E si era scelta all’unanimità la soluzione della mente. Nessuno però ne ebbe mai rimpianto. Era bellissimo sapere che ogni individuo, dal più istruito al più umile, conosceva perfettamente l’interno del Sole, le sue reazioni nucleari più complesse e lo vedeva come un amico di famiglia e non come un astro da voler visitare da vicino. E lo stesso valeva per le stelle, le nebulose e le galassie.

Venne infine il giorno in cui il calcolatore elettronico preparato per descrivere la prima infinitesima frazione di secondo del nostro Universo fu pronto al calcolo finale. Si inserirono velocemente tutti i dati, le formule, le leggi fisiche conosciute e si attese l’ultima risposta per chiudere secoli e secoli di ricerca pura. Dopo poche ore, mentre la notte era già scesa al laboratorio che lo conteneva, la schermata del computer diede l’equazione finale. Ancora una volta era di una semplicità disarmante. L’uomo ce l’aveva fatta! Gli scienziati uscirono dalla stanza in preda ad una gioia incontenibile e si diressero verso l’uscita pregustando già l’indomani, quando la notizia sarebbe stata resa di dominio pubblico. La notte era fredda e particolarmente luminosa. Tutti voltarono gli occhi all’insù e videro al posto del cielo stellato un’enorme scritta fosforescente che diceva: ”primo livello superato, attendere l’inizio del secondo”.


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[1] Big Bang: http://www.astronomia.com/glossario/#big_bang
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[3] pianeta: http://www.astronomia.com/glossario/#pianeta
[4] galassia: http://www.astronomia.com/glossario/#galassia

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