Cacciatori Galattici Catturano Supernova Latitante Feed RSS dell'articolo Aggiungi questo articolo ai tuoi preferiti

a cura di Francesca Diodati

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Si stima che nella nostra galassia esplodano due o tre supernovae ogni secolo. L’ultimo avvistamento però è stato nel 1680. Dove sono le supernovae della via lattea? Finalmente una è stata trovata!

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Gli astronomi ritengono da molto tempo che nella Via Lattea esplodano due o tre supernovae ogni secolo. In realtà questa è solo una supposizione, basata sull’osservazione di galassie simili alla nostra. L’ultimo avvistamento dell’esplosione di una supernova nella Via Lattea, infatti, risale all’anno 1680, quasi 330 anni fa. Di qui il mistero: dove sono le supernovae mancanti?

Finalmente una è stata trovata! Tramite il Chandra X-ray Observatory della NASA (un telescopio spaziale a raggi x) e il Very Large Array del National Radio Astronomy Observatory (un radiotelescopio situato nel New Mexico) recentemente sono stati individuati i resti di una giovane supernova nascosta sotto una densa coltre di gas e polvere vicino al centro della nostra galassia.
Segue il racconto di come è stata finalmente catturata la preda dopo decenni di “caccia galattica”

14 Maggio 2008: La più recente supernova della nostra galassia è stata scovata seguendo la rapida espansione dei suoi resti. Questa scoperta, resa possibile dal Chandra X-ray Observatory della NASA e dal Very Large Array del National Radio Astronomy Observatory, ci aiuterà a comprendere la frequenza delle esplosioni di supernovae nella Via Lattea.

L’esplosione si è verificata circa 140 anni fa (ndr: leggi articolo), e rappresenta perciò la più recente supernova della Via Lattea, misurata dalla Terra. Prima di questa scoperta, la supernova più recente della galassia, Cassiopea A, risaliva al 1680 circa, secondo stime basate sull’espansione dei suoi resti.

Resti supernova G1.9+0.3

Sopra: I recenti resti della supernova G1.9+0.3 sono nascosti nei campi di polvere del centro galattico.

I resti di questa nuova, giovane supernova sono noti agli astronomi come “G1.9+0.3.” I numeri indicano le coordinate galattiche della nube di detriti della supernova, in moto di espansione, situata nel cuore della Via Lattea. Non è stato possibile osservare l’esplosione vera e propria, perché si è verificata in un denso campo di gas e polvere, che ha reso l’oggetto un miliardo di miliardi di volte meno luminoso. Ma i suoi resti sono visibili con i telescopi a raggi X e dai radiotelescopi.

“Alcune esplosioni di supernova si possono vedere ai telescopi ottici fino ad enormi distanze, ma quando sono immerse in uno spazio così torbido rischiamo di non notare quelle presenti nel nostro “quartiere cosmico”,” dice Stephen Reynolds della North Carolina State University in Raleigh, Direttore dello studio Chandra. “Per fortuna, la nube gassosa in espansione prodotta dallo scoppio rimane per migliaia di anni estremamente brillante nelle onde radio e nei raggi X. I telescopi a Raggi X e i radiotelescopi possono vedere al di là di questa oscurità, rivelandoci lo spettacolo che ci stavamo perdendo.”

Gli astronomi osservano frequentemente supernovae in altre galassie simili alla nostra. Per analogia con queste osservazioni, si stima che nella Via Lattea ne esplodano più o meno 3 ogni cento anni.

“Se le stime sono corrette, dovrebbero esistere una decina di resti di supernova più giovani di Cassiopea A,” dice David Green dell’Università di Cambridge in Gran Bretagna, che ha diretto il Very Large Array study. “E’ meraviglioso averne finalmente acciuffata una.”

L’inseguimento ebbe inizio nel 1985, quando astronomi sotto la guida di Green usarono il Very Large Array per identificare i resti di una supernova esplosa nei pressi del centro della nostra galassia. A causa delle sue piccole dimensioni, si calcolò che l’esplosione si fosse verificata da 400 a 1000 anni fa.

Ventidue anni dopo, con il Chandra si osservò che i resti si erano estesi a un tasso sorprendentemente elevato, circa del 16% dal 1985. Ciò indicava che i resti sono molto più recenti di quanto supposto in precedenza.

Supernova ripresa da Chandra
A destra: immagini del guscio in espansione della supernova realizzate dal Chandra nel 2007. Il cerchio centrale marca la dimensione approssimativa che il guscio presentava nel 1985.

La giovane età è stata confermata qualche settimana fa da nuove osservazioni radio del Very Large Array. Il confronto dei dati porta a stimare l’età dei resti a 140 anni – o anche meno se l’espansione stesse rallentando – conferendole il titolo di più giovane supernova della galassia finora conosciuta.

Oltre a detenere il record della giovane età, l’oggetto celeste è di notevole interesse anche per altre ragioni. Senza precedenti infatti sono l’elevata velocità di espansione e l’alta energia delle particelle, aspetti che meritano studi approfonditi con il Chandra e il Very Large Array.

“Nella nostra galassia non esiste un altro oggetto con proprietà simili,” afferma Reynolds. “E’ un reperto estremamente importante, che ci permetterà di comprendere meglio come esplodono alcune stelle e cosa accade in seguito.”

I risultati saranno pubblicati su Astrophysical Journal Letters.

Fonte: http://science.nasa.gov/headlines/y2008/14may_galactichunt.htm

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5 Commenti a “Cacciatori Galattici Catturano Supernova Latitante”

Ma nel nostro cielo esiste qualcosa del genere visibile con un telescopio ottico amatoriale? O nessun resto di supernova è abbastanza luminoso da poter essere visto da terra…?

Lampo scrive il 27 Agosto 2008 alle 15:07

Lampo
Le prime due che mi vengono in ment sono la nebulosa Velo e quella del Granchio. Ovviamente il telescopio, seppur amatoriale, dovrà avere un’apertura decente.

Ho preso uno Skywatcher da 150 mm di apertura…l’ho preso settimana scorsa e per ora purtroppo l’ho usato una volta sola e non ho potuto fare a meno di ammirare Giove tutta la sera… :) 150mm non è un granchè ma non è nemmeno piccolissimo, dici che riuscirò a vedere qualcosa?

Lampo scrive il 27 Agosto 2008 alle 15:29

riflettore immagino. Per osservarla in visuale occorrono dai 200mm (con cui risulterà appena percettibile) in su. In fotografia a lunga esposizione invece il discorso cambia in favore di aperture minori, ma i costi per l’attrezzatura salgono!

E’ fondamentale in ogni caso un cielo il più scuro possibile. Infatti per gli oggetti del profondo cielo l’inquinamento luminoso è deleterio (mentre i pianeti ne risentono molto meno).

:(

Lampo scrive il 27 Agosto 2008 alle 16:25

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