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La finale di Coppa
Scritto da Vincenzo Zappalà il 5 Luglio 2008 @ 16:45 in Racconti | 11 Commenti
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La finale di Coppa dei Campioni si doveva svolgere tra il Milan ed il Barcellona, nello stadio neutrale di Parigi. Era l’avvenimento sportivo dell’anno e forse del secolo, in quanto entrambe le squadre erano reduci da una stagione esaltante ed avevano vinto con grande distacco i rispettivi campionati. Le “stelle” ultra pagate delle due pretendenti erano in grandissima forma ed avrebbero sicuramente assicurato uno spettacolo eccezionale. I posti a disposizione erano già tutti esauriti da tempo ed i bagarini stavano chiedendo cifre da capogiro. Le tifoserie delle due squadre sarebbero accorse numerosissime e le forze dell’ordine avevano già preparato piani molto articolati per cercare di prevenire sul nascere episodi di violenza sia fuori che dentro lo stadio.
Si era stabilito di giocare il sabato sera per dare a tutti la possibilità di seguire la partita almeno in televisione senza interferire con la giornata lavorativa del giorno dopo, anche in caso di supplementari che avrebbero fatto fare a molti le ore piccole. E poco importava se proprio quella notte ci sarebbe stato il cambiamento dell’ora legale. L’indomani era Domenica e la notte sarebbe stata lunghissima almeno per i vincitori.
Arrivò finalmente la sera della sfida. Lo stadio era gremito all’inverosimile, ma fortunatamente nessun incidente aveva per il momento rovinato la grande festa sportiva. Le tribune vedevano diversi capi di Stato e personaggi politici di primo piano. L’arbitro irlandese, con molta tensione addosso per l’importanza mediatica e sportiva dell’avvenimento, diede il fischio d’inizio in perfetto orario. Un boato di passione e di liberazione si alzò dal pubblico. Ora si faceva finalmente sul serio. Si capì subito che gli spettatori parigini avrebbero tifato per il team spagnolo. Data la ben nota rivalità tra la Francia e l’Italia, e non solo in campo sportivo, questa situazione era stata abbondantemente prevista ed il Milan si era preparato accuratamente anche da un punto di vista psicologico per non risentire troppo del fattore campo. In ogni modo i suoi supporter facevano un tifo strepitoso e sembravano essere ben più numerosi di quanto fossero in realtà.
Le prime fasi furono di studio. Sembrava che le due squadre avessero paura una dell’altra e temessero di spingersi troppo avanti per non essere inesorabilmente trafitte dal contropiede avversario. Poi Kakà tirò fuori dal cappello uno dei suoi capolavori. Con una finta assassina si liberò del terzino che lo tallonava come un mastino e fece partire un tiro tagliatissimo che sembrò cambiare traiettoria all’ultimo istante infilandosi nel “sette” alla destra dell’incolpevole portiere del Barcellona. Si era al dodicesimo minuto ed il Milan era già in vantaggio. Si doveva sfruttare al massimo questa situazione favolosa creatasi quasi di sorpresa. I rossoneri si scatenarono in avanti ed il Barcellona subì questo forcing, rinchiudendosi in difesa e cercando di fronteggiare alla meglio gli assalti avversari. La difesa “ballava“ e le occasioni della squadra italiana si susseguivano accompagnate da un tifo sempre più bollente. Gli spagnoli ed i francesi tacevano digrignando i denti. Finì il primo tempo con il risultato invariato.
Il secondo tempo iniziò mostrando un comportamento in campo non molto dissimile da quello precedente, con la squadra spagnola che non riusciva a trovare una vera reazione. Dopo meno di cinque minuti però Ronaldinho riuscì ad imitare la fantasia di Kakà e si scatenò in una discesa entusiasmante. Superati ben tre avversari con una facilità quasi irrisoria, entrò da solo in area avversaria. Il pareggio sembrava cosa fatta, ma Nesta lo falciò letteralmente da dietro. Rigore sacrosanto ed espulsione del difensore milanista. Furono ora i tifosi italiani a cadere in un silenzio assoluto, mentre gli avversari stavano preparandosi all’urlo liberatorio. Lo stesso Ronaldinho pose il pallone sul dischetto e si accinse a tirare il “penalty” sacrosanto. Scelse il tiro di potenza, ma il pallone schizzò verso l’alto e finì nella curva che ospitava i milanisti. Il silenzio si trasformò in un boato terrificante e la sfera, che sembrava diventata ormai un portafortuna, non venne trafugata dai tifosi come normalmente capita, ma fu rispedita velocemente in campo al pari di un dodicesimo giocatore italiano. Caso certamente strano, ma la superstizione aveva vinto sulla passione: i milanisti avevano deciso che era meglio continuare a giocare con un pallone che sembrava stregato e nettamente favorevole ai rossoneri.
La partita riprese ed il nervosismo sia in campo che sugli spalti salì pericolosamente di tono. La rabbia del Barcellona si concretò in un paio di azioni corali molto pericolose, bloccate sapientemente dal portiere Dida, ma i falli anche pesanti aumentarono di numero e l’arbitro fu costretto ad intervenire duramente estraendo più volte il cartellino giallo. Il Barcellona sembrava finalmente trasformato ed era il Milan adesso a “ballare” in difesa. Messi, Henry e lo stesso Ronaldinho iniziarono a dare lezione di calcio e la squadra italiana riuscì con fatica a fronteggiare lo strapotere che aveva preso ormai un’altra direzione. Ma la fortuna rimaneva dalla loro parte. Messi sparò un tiro terrificante da pochi metri che superato il portiere si stampò violentemente contro la traversa e tornò in campo. Zambrotta arrivato di corsa dalle retrovie fece partire un destro micidiale che si spense contro il palo sinistro ed uscì dal campo. Le risate di scherno dei tifosi milanisti verso il giocatore italiano “venduto” ad una squadra straniera si unirono alle imprecazioni dei supporter avversari. Il nervosismo era più che palpabile e lo stesso Zambrotta, irritato e deluso, prese il pallone e lo scagliò violentemente contro il muro che delimitava il campo di gioco. Reazione gravissima e l’arbitro non ebbe alcun dubbio nel mandarlo negli spogliatoi. Doveva tenere a freno la partita a tutti i costi.
Il gioco riprese, ma ormai le azioni erano più di forza che non di razionalità. Lo stesso Pirlo, regista raffinato, non riusciva a dare ordine alla squadra. Il pallone continuava a danzare a centrocampo, dove gli interventi fallosi si susseguivano a ritmo crescente. Si era arrivati al quarantesimo del secondo tempo ed il Milan ebbe l’occasione della vita. Il giovane Pato, talento ancora da scoprire completamente, si esibì in una rovesciata da manuale che sembrava la copia perfetta della ben più celebre azione di Pelè nel film “fuga per la vittoria”. Ma questa volta la fortuna voltò le spalle al Milan ed il fortissimo tiro venne violentemente fermato dalla traversa spagnola. Il colpo da KO non c’era stato. Dopo solo due minuti, il Barcellona si presentò in massa davanti all’area milanista. Il tiro di Thuram colpì nuovamente il palo destro, ma tornato in campo finì proprio sui piedi di Messi, che questa volta non ebbe difficoltà a scaraventarlo quasi con rabbia nella rete avversaria. Pareggio e tempi supplementari. Che partita emozionante!!
L’arbitro portò il pallone al centro e diede qualche minuto di riposo ai giocatori che si accasciarono a terra per riprendere le forze. In quel momento di estrema tensione ed attesa, l’altoparlante diede un annuncio che lasciò tutti increduli e sconvolti. La partita doveva essere immediatamente sospesa. La NASA aveva appena riferito che un astronave aliena sarebbe atterrata tra poco proprio nello stadio parigino. Non era certo il caso di scherzare con le tifoserie ai limiti dell’esplosione e lo stesso capo di Stato francese prese la parola. “Si, cari amici terrestri, questo stesso stadio dove si sta giocando la partita del secolo, vedrà tra poco un evento di ben più ampia portata per la nostra civiltà”, e continuò: ”l’ospite alieno ha scelto questo luogo e quest’ora per mostrarsi e per farci visita. Così ha comunicato via radio alla NASA poche ore fa. Debbo dire che la sua scelta è stata perfetta, in quanto miliardi di persone sono attaccate allo schermo televisivo in ogni parte della Terra. Non ci resta che attendere l’evento più importante della storia dell’umanità”. Gli occhi di tutti si sollevarono verso il cielo aspettando in perfetto silenzio la nave aliena. Ma non si vedeva ancora niente. Fu il guardalinee sotto alla tribuna ad urlare per primo e tutti volsero verso il basso lo sguardo. Il pallone si stava aprendo e ne uscì un piccolo ominide verde dall’aria terribilmente irritata, chiaramente frastornato dai colpi ricevuti, che espresse il suo primo saluto con il dito medio alzato verso la folla ed i calciatori. Accidenti, aveva anticipato di un’ora il suo arrivo per colpa di quella maledettissima ora legale!!
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