Probabilmente all’origine degli asteroidi doppi c’è la radiazione solare che aumenta a tal punto la velocità di rotazione da strappare materiale destinato poi a riaggregarsi in un satellite.

Quando, nel corso del suo viaggio di avvicinamento a Giove, la sonda Galileo scoprì la presenza di Dactyl, la piccola luna orbitante intorno all’asteroide Ida, tutti rimasero piacevolmente sorpresi. Anche gli asteroidi, dunque, potevano avere satelliti! A onor del vero, Ida non fu il primo asteroide doppio ad essere individuato. Un paio di mesi prima della scoperta ufficiale di Dactyl, infatti, era stato annunciato che 1994 AW1, un asteroide della classe Amor, aveva un compagno.
Da allora le carte in tavola sono notevolmente cambiate e ora sappiamo che i cosiddetti asteroidi binari non sono affatto un’eccezione nel nostro Sistema solare. Circa il 15% degli asteroidi che orbitano dalle parti della Terra o appartengono alla Fascia principale e che hanno diametro inferiore ai 10 chilometri possiedono infatti satelliti. Con il tempo, dunque, il problema principale è diventato quello di individuare un meccanismo efficiente in grado di generarli.
Sul numero di Nature dello scorso 10 luglio è stato pubblicato uno studio che suggerisce una possibile soluzione. Gli autori sono Kevin Walsh, Patrick Michel (CNRS - Observatoire de la Côte d’Azur) e Derek Richardson (University of Maryland), che hanno indicato le precise responsabilità del cosiddetto effetto YORP. Questo effetto - la sigla che lo contraddistingue proviene dalle iniziali degli scopritori, vale a dire Yarkovsky, O’Keefe, Radzievskii e Paddack - chiama in causa l’azione del riscaldamento solare e la sua capacità di modificare la rotazione di un oggetto celeste di piccole dimensioni.
Nel modello proposto dal team di Walsh, un asteroide caratterizzato da una struttura di tipo “rubble pile” (praticamente un agglomerato di detriti) potrebbe essere sospinto a ruotare a una velocità sufficiente a provocare il distacco di frammenti dalle regioni equatoriali della sua superficie. In particolari circostanze, tale materiale confluirebbe nella formazione di un oggetto indipendente orbitante intorno all’asteroide e - voila - il satellite è servito.
Nello studio, inoltre, si sottolinea come, associato a questa rotazione critica, si debba mettere in conto anche il trasferimento di materiale superficiale dalle regioni polari dell’asteroide, con la conseguente esposizione di materiali la cui composizione sarebbe molto prossima a quella originaria. Un bottino davvero appetibile per i planetologi e, tutto sommato, alla portata di una missione spaziale senza che la sonda si debba imbarcare in difficoltose attività di scavo.
Fonte: Coelum
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4 Commenti a “Rotazioni pericolose”
Giusto profe, ha ragione: i nostri ricercatori sono sempre sottovalutati, eppoi si lamentano della fuga dei “cervelli”…..
Finalmente Moreno! Era ora che ti rifacessi vivo !! Sentivo la tua mancanza …. ![]()
eh, Profe, l’estate sono sempre vagabondo con orbita “erratica” tra i miei passi dolomitici e valli alpine e quindi non son spesso al PC, ma la seguo sempre, non si preoccupi ![]()



mi permetto di intervenire …
dato che ho lavorato sugli asteroidi e sulle loro proprietà fisiche per oltre trent’anni conosco molto bene le varie questioni e vorrei fare due precisazioni:
Pochi rimasero sorpresi alla vista di Ida e Dactyl … Era dalla fine degli anni 70 che si pensava agli asteroidi doppi (Herculina) e negli anni 80 molti studi furono fatti, studiandone i possibili meccanismi di formazione. Un contributo fondamentale è stato dato da noi italiani…primo fra tutti Paolo Farinella, purtroppo prematuramente scomparso parecchi anni fa. Basta andare su Icarus e vedere quanti lavori abbiamo scritto a riguardo … Per cui Ida è stato solo la prova definitiva di qualcosa che si sapeva essere praticamente certa.
Inoltre, voglio ricordare che adesso lo YORP è come le famose “lozioni miracolose” di una volta: serve a tutto! E’ molto di moda … ma , attenzione, esistono molti altri metodi che noi italiani abbiamo proposto e che si possono facilmente trovare nella letteratura specializzata.
Lo dico perchè conosco bene gli autori, ed uno in particolare si è formato proprio all’Oservatorio di Torino, dove ha praticamente iniziato la sua carriera “fisica”. Non ho letto il loro lavoro, ma spero si siano ricordati di chi gli ha insegnato l’ABC… ma non credo …
Noi italiani siamo sempre esterofili e diamo maggior rilievo a quello che fanno all’estero … Ma per gli asteroidi ben pochi ci hanno insegnato qualcosa …