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Intervista a Gianluca Masi
Scritto da Gabriella Bernardi il 28 Agosto 2008 @ 10:22 in Interviste | 3 Commenti
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“Ho trentasei anni e osservo da Ceccano (FR), 90 km a sud di Roma. Mi sono laureato in fisica, indirizzo astrofisico, presso l’Università “La Sapienza” di Roma e ho conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Astronomia (PhD) presso l’Università di Roma “Tor Vergata”; sono appassionato di astronomia dal 1980. Ho iniziato a praticare questo hobby in un modo singolare: un giorno, quando avevo otto anni, mi imbattei in un libro dal titolo assai invitante, “La conquista del cielo”, di Guido Ruggieri… Tenendolo tra le mani, finii per restare definitivamente affascinato da quegli argomenti, specialmente dalle immagini di nebulose e galassie. Nel 1983 ricevetti il mio primo [1] telescopio, un [2] rifrattore da 6 cm, utilizzando il quale vidi la Luna, le principali [3] stelle doppie e la Grande [4] nebulosa di Orione.”
Per l’ormai consueto appuntamento delle “Astrointerviste”, questo mese ci siamo spostati in Italia centrale per conoscere Gianluca Masi: astrofisico, astrofilo, divulgatore, curatore scientifico del Planetario di Roma, direttore di un osservatorio astronomico che può essere utilizzato in remoto ed ideatore di nuove attività. Ma procediamo con ordine…
Bellatrix è stata una delle prime stelle che ho imparato a riconoscere nella mia infanzia. Il significato del nome mi pareva di buon auspicio, vista l’avventura nella quale, nel 1997, decisi di lanciarmi: la realizzazione d un Osservatorio Astronomico privato. Sapevo che mettere in piedi una postazione scientifica non era cosa semplice e che ancor meno lo sarebbe stato il dedicarsi coscienziosamente al lavoro di ricerca.
All’epoca, ero studente universitario di fisica e questo fu certamente un vantaggio. Va detto che il lavoro condotto presso il Bellatrix era comunque scorrelato dall’iter universitario: solo più tardi le mie osservazioni sarebbero state “ispirate” da ciò che studiavo in facoltà. I primi, importanti risultati scientifici (scoperta di [6] stelle variabili ed [7] asteroidi, fotometria di corpi minori e variabili cataclismiche) hanno rilanciato l’idea originaria: era possibile svolgere ricerca [8] astrofisica di qualità, per quanto da un osservatorio privato, grazie a dedizione, passione, costanza e, credo, preparazione scientifica.
Molto numerose le collaborazioni attivate negli ultimi dieci, quindici anni: con la Columbia University di New York, l’Università di Kyoto, lo Space Telescope Science Institute, tanto per citare le più intense.
Negli anni la strumentazione dell’Osservatorio Bellatrix, sempre al passo con i tempi, si è evoluta notevolmente. Esso oggi si basa su dispositivi ad elevata tecnologia e di qualità, tanto da potersi definire una delle migliori postazioni robotiche (sia per il livello dell’hardware che per l’assistenza professionale assicurata dal sottoscritto) della sua taglia presenti nel panorama internazionale. In queste settimane essa verrà potenziata con l’installazione di uno strumento gemello di quello già esistente, di cui nel nostro [9] sito web.
Il Virtual Telescope, lanciato nel settembre 2006, è un progetto dell’Osservatorio Bellatrix e consiste nell’aver messo a disposizione della comunità tutti i nostri raffinati strumenti. Per utilizzarli è sufficiente una connessione internet. L’utente fa richiesta di tempo [1] telescopio, decidendo se osservare in tempo reale o se delegare i nostri strumenti robotici. Le immagini vengono poi prelevate dall’utente per l’analisi scientifica. Tra i nostri utenti figurano astronomi professionisti, istituti di ricerca, appassionati “evoluti” e semplici curiosi del cielo. Il che ci rende molto soddisfatti.
Sin dagli esordi, il Virtual Telescope è stato molto apprezzato all’estero. Poco più di un anno fa, ho avuto personalmente il piacere di presentarlo alla comunità anglosassone, su invito della Royal Astronomical Society. Va anche detto che il Regno Unito è particolarmente all’avanguardia nell’utilizzo di queste metodologie per la didattica e lo studio delle scienze astronomiche da parte della comunità scolastica. Recentemente, anche l’Italia si sta muovendo: le nuove tecnologie si rivelano preziose nell’“abbattere” certi pregiudizi nei confronti delle scienze da parte dei più giovani, poco motivati anche da una situazione non incoraggiante nel nostro Paese. Fare leva sugli strumenti di maggior appeal (come internet e personal computer) può rivelarsi particolarmente efficace in questo lavoro di riscoperta.
Quella del “Convegno Virtuale di Astronomia Amatoriale” fu un’idea improvvisa. Da tempo ragionavo su come poter riunire, a costo zero, professionisti ed appassionati attorno allo stesso tavolo, per condividere idee e progetti comuni. Intuii che quel tavolo poteva essere… virtuale! Da qui, il Convegno su web. Numerosissimi partecipanti, professionisti e non, si sono ritrovati a discutere di argomenti di indubbia attualità scientifica. I contributi sono ancora disponibili all’indirizzo che hai ricordato.
Sto lavorando ad una seconda edizione che avrà stavolta come titolo “Virtual Meeting on Modern Astronomy”, che si svolgerà il prossimo autunno.
Oggi lavoro a tempo pieno presso il Planetario di Roma, in qualità di Curatore Scientifico, al pari dei miei colleghi. La nostra idea è sempre stata quella di proporre un formato innovativo in fatto di comunicazione scientifica: accanto ai contenuti astrofisici, ovviamente irrinunciabili, abbiamo voluto proporre riferimenti artistici e suggestioni emotive, perché lo spettacolo del cielo è anche questo. Il tutto attraverso quasi 60 spettacoli dal vivo continuamente aggiornati, che costituiscono un “caso” nel panorama internazionale.
La creazione e produzione di nuovi spettacoli di planetario è una delle mie attività professionali: attualmente una dozzina di miei lavori sono regolarmente in programma presso il Planetario di Roma.
Trovo importante che in Italia sorgano via via sempre più centri di questo tipo. Il cielo è sempre stato un elemento centrale della cultura di ogni tempo e di ogni luogo. Oggi l’abbiamo dimenticato: “offendiamo” quella parte della natura con un uso indiscriminato (e dispendioso…) delle sorgenti luminose, cancellando il firmamento. Ci sono adolescenti che non hanno mai visto la [14] Via Lattea con i loro occhi e trovo questo molto grave. Ecco, un planetario può essere il luogo adatto per riappropriarsi di quella grande risorsa, l’oscurità, e sollevare il sipario su un universo di conoscenza ed emozione. Una riscoperta (ed un recupero) da estendere, ovviamente, al cielo vero.
Penso che uno spettacolo dal vivo abbia un suo valore aggiunto, questo almeno in base alla mia esperienza. Evidentemente, si tratta di scelte e preferenze, e la varietà dell’approccio fa bene alla comunità.
Molto volentieri. Nel 2006, a conclusione del mio lavoro di Dottorato di Ricerca, la Società Astronomica Italiana ha premiato la mia Tesi di Dottorato come una delle migliori cinque di quell’anno in Italia quanto al contributo portato all’avanzamento delle scienze astronomiche. In quel lavoro mi occupavo degli [7] asteroidi a potenziale rischio d’impatto con la Terra (un argomento che studio ormai da molti anni), contribuendo al loro studio fisico. E’ stato per me un grande onore e ringrazio la SAIt per questo.
Attualmente la comunicazione della scienza è un aspetto molto importante della mia attività professionale. Su questo fronte la sperimentazione continua, attingendo anche da linguaggi non convenzionali e forme artistiche che ho sempre trovato affascinanti, come il teatro.
Notte stellata sul Rodano
Ovviamente, il Virtual Telescope continuerà ad avere un ruolo centrale in questo. Negli ultimi anni mi sono cimentato con l’interpretazione astronomica di alcuni capolavori dell’arte, tra tutti la celebre “Notte Stellata sul Rodano” di Van Gogh, che mi ha dato molte soddisfazioni.
Per quanto riguarda la ricerca [8] astrofisica, continuo ad occuparmi di corpi minori ([7] asteroidi e comete) e di [6] stelle variabili cataclismiche, ambiti questi che definirei ‘storici’ nel mio curriculum. Da poco più di un anno ho iniziato a lavorare in un nuovo campo, che trovo assai eccitante, quello della ricerca di pianeti extrasolari: tra i risultati scientifici recenti più importanti vi è proprio la mia partecipazione – lo scorso anno - alla scoperta di due esopianeti (XO-2b e XO-3b), di fatto i primi alla cui scoperta abbia contribuito strumentazione installata sul territorio italiano.
Non credo che queste due anime si separeranno. E’ per me naturale condividere i perché della scienza del cielo ed i suoi risultati, come le sue grandi domande, proprio attraverso la propria esperienza di ricercatore. Perciò l’astrofisico ed il comunicatore scientifico convivranno ancora a lungo.
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[3] stelle doppie: http://www.astronomia.com/glossario/#stelle_doppie
[4] nebulosa: http://www.astronomia.com/glossario/#nebulosa
[5] Virtual Telescope: http://www.virtualtelescope.eu
[6] stelle variabili: http://www.astronomia.com/glossario/#stelle_variabili
[7] asteroidi: http://www.astronomia.com/glossario/#asteroidi
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[9] sito web: http://www.virtualtelescope.eu
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[12] Convegno Virtuale di Astronomia Amatoriale: http://www.bellatrixobservatory.org/cvaa.html
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