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Il Presidente

Scritto da Vincenzo Zappalà il 8 Novembre 2008 @ 16:34 in Racconti | 4 Commenti

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Secoli e secoli di sfruttamento. Le loro tradizioni umiliate, stravolte, cancellate. Civiltà millenarie ridotte a sceneggiate cinematografiche e ridicolizzate. Quante guerre avevano dovuto subire e quante stragi. Infine, una lenta, spesso ipocrita, risalita verso la conquista dei minimi diritti civili e sociali. Anche se oggi sembrava che l’enorme baratro che si era scavato tra le due razze si stesse chiudendo del tutto, pochi ci credevano veramente. Troppi personaggi che si erano battuti con tutte le loro forze per sanare l’assurda gerarchia umana erano stati uccisi da gruppi di fanatici. E loro, i reietti, avevano dovuto chinare ancora una volta la testa e subire in silenzio. E’ vero, avevano acquisito il diritto di frequentare le stesse scuole dei loro ex padroni, di entrare negli stessi locali pubblici, addirittura di votare. Ma spesso l’ignoranza e la memoria storica li continuava a far vivere appartati e timorosi. E poi le migliori Università, le posizioni di prestigio, le cariche più importanti rimanevano sempre un lontanissimo sogno.

All’inizio tutto cominciò quasi in sordina. Piccoli gruppi di “fortunati”, che avevano potuto lasciarsi alle spalle l’apatia atavica in cui li avevano costretti ed erano riusciti a studiare e ad occupare posti di lavoro meno umilianti della media dei loro simili, cominciarono ad inserire nei loro fratelli uno spirito nuovo e orgoglioso. Si, si poteva tentare, si poteva risalire la corrente fino alla cima della montagna. Bastava crederci, bastava lottare sconfiggendo il nemico più grande: l’ignoranza e la remissione. Scelsero il migliore, il più bravo a parlare, il più freddo nel subire ed il più ardente nel comunicare. Anch’egli aveva raggiunto un livello sociale molto alto, senza però mai perdere di vista la sua gente ed i valori umani più elevati. Lo convinsero a buttarsi in politica, superando le prime occhiate di scherno e di indifferenza. Lui non se ne curò e continuo con rigore morale e lucidità organizzativa.

Non divenne il paladino della sua razza, ma il difensore di tutti i reietti e dei principi più puri. Aprì anche una breccia nei cuori e nelle speranze dei suoi antichi antagonisti, almeno in quelli che credevano ancora in qualcosa che non fosse violenza e potere assoluto. Il suo fascino sincero distrusse muri atavici di sospetti e di incomprensioni. La sua visione innovativa si allargò a macchia d’olio. Prima dovette conquistarsi il posto all’interno del suo stesso partito. Forse all’inizio la sua forza morale fu sottovalutata, pensando che tutto finisse come una bella fiaba, chiudendo il libro che aveva portato un attimo di emozione fantastica ma irreale. Ed invece la sua era una storia vera e concreta. Il suo rivale se ne rese conto troppo tardi e reagì in modo insensato, con accuse ed attacchi violenti. Si rivolse agli elettori, sbagliando l’approccio, chiedendo di dimenticare i sogni e tornare alla realtà, magari ipocrita e banale, ma sicura e collaudata.

Sbagliò in pieno, perché ormai molta gente di entrambi i colori aveva cominciato a pensare con la propria testa ed a rivalutare valori ormai dimenticati. Ed il nostro eroe, lucido e convinto giunse inaspettatamente alla vittoria. Era stato proprio lui ad essere scelto per lottare contro la forza dirompente dei più severi e radicati conservatori. Non si poteva sperare di più, ma Il suo trionfo rappresentava comunque una conquista inaspettata ed un salto civile enorme che avrebbe lasciato il segno per sempre. Tuttavia, proprio in quel momento di rilassamento e di appagamento, venne fuori la vera carica morale del nostro paladino. No, non poteva abbassare la guardia proprio adesso, accontentarsi e lasciare incompleta la sua opera che tanti cuori e tante menti aveva aperto ed illuminato. Andando forse perfino contro i propri sostenitori, già contenti e orgogliosi, si convinse che era solo all’inizio. O adesso o mai più.

Aveva di fronte una macchina da guerra collaudata e perfetta, sicura dei propri poteri acquisiti con la forza ed il denaro. Aveva dominato il mondo, aveva punito chi non la pensava come lei, aveva dettato le leggi universali. Come poteva mai pensare, lui, piccolo Davide, di sconfiggere Golia? E Golia all’inizio se ne curò poco, certo dell’apparato modernissimo, capillare e ricchissimo che lo sosteneva e lo appoggiava. Scese in campo con la consueta strategia, fatta di luoghi comuni e di promesse ipocrite. Non si rese conto che molti, troppi avevano aperto gli occhi ed erano stufi di ingurgitare passivamente la solita minestra riscaldata, propinata fino all’ossessione dai Media. Erano stanchi di guerre sante, di violenze gratuite comandate dall’interesse economico, volevano aria pura e nuova; anche a costo di sbagliare.

I soldi a disposizione di Golia erano tanti, ma presero i soliti canali ben collaudati e stantii. Intanto però Davide, facendo leva sulla ribellione morale dei singoli, mise una moneta sopra l’altra fino a farne una montagna ancora più maestosa. Capì che non era necessario partire dall’alto, ma che si poteva ottenere lo stesso iniziando dalla base più umile e povera. La fortuna gli venne anche incontro. La società attuale ebbe un tracollo finanziario. Le sicurezze più declamate subirono una sconfitta terribile. Tutte le illusioni e le promesse crollarono per la ingordigia sempre più insaziabile dei falsi potenti che sulla debolezza della massa si erano costruiti un impero. Le roccaforti conservatrici caddero una ad una. I castelli di carta si sgretolarono al vento. La gente, finalmente indifferente al colore della pelle, si riversò come un fiume in piena verso una pianura in cui poteva ancora crescere il grano della lealtà e della speranza.

Fu un trionfo per il piccolo Davide, mentre Golia, leccandosi le ferite, ancora incredulo, abbassò il capo, capendo forse anch’egli finalmente che era venuto il tempo del cambiamento. Accettò la sconfitta senza rabbia e rancore. Ora si apriva una nuova era e lui ne diventava spettatore. Davanti all’enorme palco costruito in fretta e furia erano già giunte milioni e milioni di persone pronte ad acclamare il loro eroe, ma anche se stesse e la nuova forza che le aveva possedute. Anche molti ex nemici, rimasti tali fino all’ultimo, si inserirono in quella massa festante. Solo pochi gruppi di sconfitti piansero la loro superbia, sentendo sgretolarsi l’orgoglio insensato e ottuso che li aveva dominati.

Poi Davide apparve commosso, luminoso e sereno insieme alla sua famiglia. Il boato si sentì in tutta la nazione, la più grande e potente del mondo, la più ricca e moderna, la Congola, che occupava ormai l’intero continente africano. Il suo primo presidente “bianco” esclamò: “we did, ce l’abbiamo fatta!!”


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