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a cura di Vincenzo Zappalà

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Carissimi amici. Volevo farvi gli auguri di Natale ed ho pensato di farli a modo mio, con un piccolo racconto. Non è niente di speciale ed è sicuramente banale, scontato e sdolcinato. Non è né ironico, né sarcastico e non contiene nessuna complicata morale. Vuole essere solo semplice e commovente, come un vero regalo di Natale

Carissimi amici. Volevo farvi gli auguri di Natale ed ho pensato di farli a modo mio, con un piccolo racconto. Non è niente di speciale ed è sicuramente banale, scontato e sdolcinato. Non è né ironico, né sarcastico e non contiene nessuna complicata morale. Vuole essere solo semplice e commovente, come un vero regalo di Natale. Lo dedico con tanto affetto a Stefano, Pierluigi, agli altri collaboratori ed a tutti voi, carissimi lettori ed amici di questo splendido sito. Pur se ingenuo, vi assicuro che è sincero e spontaneo: scritto veramente col cuore. E’ solo una favola e magari la potrete anche leggere ai vostri fratellini e sorelline, ai vostri figli, ai vostri nipotini. Ma spero che piaccia un po’ anche voi e ne capiate lo spirito. Un modo per sentirci ancora più vicini. Un abbraccio a tutti e Buon Natale!!


La famiglia di Paolo era veramente povera. Suo padre lavorava dalla mattina alla sera come manovale. La mamma faceva le pulizie nella fattoria del signorotto che stava in cima alla collina e veniva trattata peggio di una schiava. Il bimbo, benché avesse solo 7 anni, era già abituato a stare da solo a casa, nelle lunghe ore in cui non vi erano lezioni a scuola. Giocava con quello che trovava ed era sempre contento e felice. A lui bastava sapere che alla sera tardi, quando scendeva la notte, i suoi genitori sarebbero tornati a casa e tutti e tre si sarebbero messi allegramente a tavola per mangiare le solite buonissime patate, la verdura di scarto che regalavano alla madre i magnanimi padroni e, di tanto in tanto, qualche gustosissima ala di pollo. La gioia sembrava scolpita nel pallido viso di Paolo, sempre buono e servizievole con tutti.

Ultimamente il papà lavorava ancora più del solito ed era talmente stanco che a volte si addormentava sopra al piatto. Paolo ne era dispiaciuto e cercava di sembrare ancora più contento del solito per tirargli su il morale. Non si sarebbe mai immaginato qual’era la vera ragione del “surplus” lavorativo di suo padre. Stava facendo degli straordinari per accumulare qualche soldino in più e fare finalmente al suo piccolo un magnifico regalo di Natale. Non ne aveva mai avuti e nemmeno se li sarebbe aspettati. A lui bastava avere vicino il papà e la mamma: non desiderava altro. Ma ai genitori non sembrava giusto ed il padre decise che doveva a tutti costi dare un po’ di vera gioia a Paolo. La sua bontà andava premiata, almeno a Natale.

Sapeva benissimo qual’era il gioco che suo figlio avrebbe desiderato di più al mondo: quel plastico di una battaglia spaziale tra alieni che aveva visto una volta nella vetrina di quel bellissimo negozio di giocattoli della vicina città. Ci erano andati tutti e tre in estate, di domenica, ed avevano mangiato dei buonissimi panini col lardo su una panchina dei giardini pubblici. Che splendida giornata per Paolo! Poi erano andati verso la fermata dell’autobus ed il bimbo aveva scorto da lontano la vetrina. Aveva chiesto il permesso ai genitori ed era corso a schiacciare il suo musetto contro il vetro. Era stato a bocca aperta per vari minuti di fronte a quella meraviglia. C’erano due navi spaziali, un mostruoso rettile giallastro, tre omini con uno strano scafandro ed un fucile iperionico a tracolla. Dall’alto di una collina di plastica degli strani ragni verdi li stavano aspettando dietro ad un cannone laser. Che battaglie terribili si potevano fare. I genitori gli andarono vicino e con tristezza dissero al figlio: “ci spiace, Paolino, ma questa è una cosa per signori e non per noi. Siamo troppo poveri”. Il bimbo si era subito ripreso. “No, no, non vi preoccupate. Non mi piace per niente. E poi ho già giocato abbastanza da qua dietro. Andiamo pure a casa” e si mise a correre saltando e canticchiando con allegria e spensieratezza. Il papà e la mamma non riuscirono a frenare un paio di lacrime che gli scivolarono lentamente sulle guance.

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Ma adesso il papà ce l’avrebbe fatta. Aveva lavorato duro, facendo piccoli extra qua e là, ed aveva messo da parte il gruzzolo necessario a comprare il sogno del suo bambino. Venne la vigilia di Natale ed il cenone era già in tavola: un pollo intero con contorno di patate al forno e tre belle mele sane e lucide come mai ne avevano viste. Fu una serata stupenda e Paolo si divertì come un matto. Avevano fatto quasi mezzanotte ed il bimbo stava per andare a letto, ebbro di felicità. Solo a quel punto i genitori sorrisero e gli dissero di andare a vedere cosa c’era sotto a quel ramo di pino che avevano addobbato come albero natalizio, appendendo dei ritagli di stoffa colorata qua e là. Quando Paolo vide il pacco enorme ebbe quasi paura ad aprirlo, mentre bofonchiava parole senza senso: “mah … è mio? No, io non … volevo. Forse Babbo Natale o Gesù Bambino si sono sbagliati … Bisogna darglielo indietro …” I genitori lo spinsero verso il grande pacco colorato e lo assicurarono: “è tuo, è tuo, aprilo pure”. Paolo allora si scatenò, distruggendo la carta, e quando vide la scatola del plastico spaziale lanciò un urlo di gioia, cominciando a piangere. “Che gentili sono stati Babbo Natale e Gesù Bambino … Si devono essere messi assieme: è troppo bello! Hanno pensato a me, anche se forse non sono stato così buono per meritarmelo”. La notte fu agitata e breve. Aveva appena fatto chiaro, ma Paolo aveva già bevuto la sua tazza di latte e si era messo a giocare con quel meraviglioso sogno. Aveva quasi paura che potesse scomparire da un momento all’altro.

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21 Commenti a “Buon Natale”

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Bello :) Poi il piccolo principe è sempre stato uno dei miei preferiti.
Un buon Natale spaziale ad enzo a a tutti i/le lettori/trici! :grin:

Tanti auguri di Buon Natale a tutto lo staff di Astronomia! :smile:

Silvia scrive il 22 Dicembre 2008 alle 14:39

Anche io voglio fare tantissimi auguri a tutto lo staff, in particolare al bravo enzo autore di racconti che lasciano sempre il segno ed al simpaticissimo stefano, il capitano di vascello di questo ottimo sito.
Tanti auguri vanno agli altri redattori, ai lettori e alle lettrici, tutti accomunati da una passione enorme per l’astronomia!
sorriso babbonatalizio :mrgreen:

pierluigi scrive il 22 Dicembre 2008 alle 16:25

@tutti,
ribadisco una volta di più i miei carissimi auguri :lol:

secondo me in questo capitolo si descrive benissimo la figura di Paolo

Piccolo Principe- capitolo 21
In quel momento apparve la volpe.

“Buon giorno”, disse la volpe.
“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”
“Chi sei?” domando’ il piccolo principe, “sei molto carino…”
“Sono una volpe”, disse la volpe.
“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono così triste…”

“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomestica”.
“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.

Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
“Che cosa vuol dire ?”
“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”
“Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.

“Che cosa vuol dire ?”
“Gli uomini” disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”
“No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “?”

“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire …”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.

“Comincio a capire” disse il piccolo principe. “C’è un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”
“E’ possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…”
“Oh! non e’ sulla Terra”, disse il piccolo principe.

La volpe sembrò perplessa:

“Su un altro pianeta?”
“Si”.

“Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?”
“No”.
“Questo mi interessa. E delle galline?”
“No”.

“Non c’è niente di perfetto”, sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea:
“La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”

La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
“Per favore… addomesticami”, disse.

“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
“Non ci conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”

“Che cosa bisogna fare?” domandò il piccolo principe.

“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…”

Il piccolo principe ritornò l’indomani.

“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.

“Che cos’e’ un rito?” disse il piccolo principe.
“Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.

Così il piccolo principe addomesticò la volpe.

E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”

“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.
Poi soggiunse:
“Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto”.

Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.

“Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente”, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo”.
E le rose erano a disagio.

“Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è piu’ importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa”.

E ritorno’ dalla volpe.

“Addio”, disse.

“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
“L’essenziale e’ invisibile agli occhi”, ripete’ il piccolo principe, per ricordarselo.

“E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
“E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.

“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”
“Io sono responsabile della mia rosa…” ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

ventuzzella scrive il 22 Dicembre 2008 alle 18:06

scusate per il commento così lungo, ma ci tenevo molto.
Auguri a tutti e buon Natale. grandissimo Enzo!

PS:Avete visto l’altro giorno verso sud quell’asteroide che è passato??
era stupendo

ventuzzella scrive il 22 Dicembre 2008 alle 18:08

Tantissimi auguri e complimenti come al solito.
Non ci sono ulteriori parole

Mario Fiori scrive il 23 Dicembre 2008 alle 17:20

un regalo natalizio @tutti!
Credo di aver scoperto solo oggi :oops: :shock: l’equivalente di Googlemap, per Marte e per la Luna!! (forse l’avevo già visto, ma non me lo ricordavo…)
Per chi non conoscesse questi siti, vi consiglio di andare su
“http://www.google.com/moon/”
oppure
“http://www.google.com/mars/”
e potrete vedere la luna e marte come mai l’avete visti! Sembra di stare al di sopra della loro superficie! E potete navigare, zoomare, ecc ecc
Visto che ci sono volevo segnalare anche questo articolo
“http://astrogation.blogspot.com/2008/11/visto-un-pianeta-extrasolare. html”
dove si parla della prima immagine di un pianeta extrasolare nell’ottico, in fotografia!
Ora vi saluto e me ne vado un po’ a zonzo tra le montagne del nostro satellite e del pianeta rosso.
sorriso lunatico-marziano :mrgreen:

pierluigi scrive il 24 Dicembre 2008 alle 11:32

ATTENZIONE, ATTENZIONE !!
Anche la televisione (RAI 3) ci ha fatto un bel regalo di Natale!!
Stamani, durante la trasmissione “cominciamo bene” è stato invitato l’esimio Prof. Vacca (che è ??), il quale si è lamentato della scarsa divulgazione scientifica in TV. Perfetto? Nemmeno per sogno… Hanno fatto subito vedere una sua lezione di astronomia trasmessa anni fa (e quindi registrata e controllata, direi…). Ebbene era sugli asteroidi ed il grande scienziato diceva a chiare lettere: “nel 1801 è stato scoperto l’asteroide CERERE, un oggetto estremamente piccolo, pensate, di solo un chilometro di diametro …”. FANTASTICO! Peccato che Cerere abbia un diametro di 1000 km (leggermente più grande…). Ho subito telefonato ed alla fine ho preso la linea. Una gentile signora mi chiede cosa volevo e chi ero. Io ho detto che ero disponibile ad un faccia a faccia in diretta. Mi chiedono subito il numero telefonico dicendo che mi chiameranno. Risultato? Nessuna chiamata, ovviamente, e le idiozie del prof. Vacca sono rimaste quelle che erano e adesso qualcuno in più saprà una delle tante falsità scientifiche in più. E parlava proprio di cattiva divulgazione….Proprio lui!!!!
Grazie mamma RAI, un bel regalo di Natale!!!

@enzo
sono senza parole!
Comunque conoscevo già Roberto Vacca per averlo visto in altre trasmissioni. Ho trovato il suo sito ed un interessante (e lungo) articolo del 2005 sul presunto riscaldamento globale…
http://www.robertovacca.com/serra.html
non male…

pierluigi scrive il 24 Dicembre 2008 alle 12:10

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