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In fondo al tunnel

Scritto da Vincenzo Zappalà il 3 Gennaio 2009 @ 15:35 in Racconti | 5 Commenti

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Avevano tirato a sorte ed era toccato a lui. Forse Mathias se lo aspettava. In fondo era stato proprio lui che l’aveva intravista fuggire ed entrare in quella porta. Non ne era del tutto sicuro, ma quell’ombra furtiva doveva essere proprio ciò che cercavano con tutte le loro forze. Ora doveva affrontare da solo il rischio e la paura, e seguirla o almeno cercare di sapere dove andava a rifugiarsi. In fondo, malgrado le scorribande diurne spesso disastrose, anch’essa doveva avere un segreto, un punto debole o solo il bisogno di riposare. E Mathias entrò nella porta con estrema lentezza e circospezione. Fu circondato da un buio assoluto ed ebbe paura di accendere la torcia elettrica per timore di fornire un segno che poteva essergli fatale. Si incamminò lentamente cercando di tastare le pareti fredde ed umide. Aveva il terrore di far cadere qualcosa e di farsi scoprire. Se ciò fosse accaduto avrebbe buttato al vento ogni possibilità di riuscita della sua missione disperata.

Avanzava in un silenzio spettrale ed ogni tanto qualche ragnatela gigantesca gli batteva sul volto e lo faceva sussultare. Ma non poteva urlare e doveva accettare quel panico puro che lo stava invadendo. Un paio di volte fu preso dalla voglia irrefrenabile di tornare sui suoi passi. Poi continuò, sapendo che gli altri si fidavano completamente di lui. Gli sembrò di aver camminato per ore, mentre probabilmente aveva fatto solo pochi metri. Urtò violentemente contro una parete screpolata producendo un rumore sordo. Si bloccò e attese. Nessuna reazione. Lentamente girò verso destra trovandosi di fronte un lungo corridoio che sembrava non finire mai. In realtà non riusciva a vedere quasi niente, ma intuiva lo spazio intorno a sé ed era sicuro che fosse entrato in un tunnel senza uscita. A questo punto non poteva più tornare indietro: sapeva che l’ombra era da qualche parte e che forse lo stava già aspettando. Il terrore lentamente fu sopraffatto dalla voglia di sapere e di trovarsi finalmente di fronte alla verità, qualsiasi essa potesse essere.

Sveltì i suoi passi e non fece nemmeno caso agli strani scricchiolii che udiva intorno a lui. Intuiva la sua meta e proseguiva con l’adrenalina ormai alle stelle. Poi lo sentì. Dapprima un lontano brontolio che si faceva sempre più chiaro, poi una specie di ringhio. Non si era sbagliato ed il sudore gli scese copioso dalla fronte. Si stava avvicinando e non doveva commettere errori. Mise la mano in tasca per assicurarsi di avere con sé tutto il necessario. Riprese ad avanzare. Non sapeva se ci sarebbe stato ancora qualche ostacolo tra lui e l’incontro finale, ma la direzione era sicuramente quella giusta. Ad un certo punto ebbe paura che il buio assoluto gli giocasse dei brutti scherzi alla vista, delle specie di allucinazioni. Ma poi non ebbe più dubbi. C’era veramente qualcosa che brillava in fondo al corridoio e si muoveva velocemente. Erano due luci piccole, ma intensissime. Ed il brontolio era diventato una specie di urlo, o almeno così gli comunicavano i suoi sensi ormai eccitati al massimo.

Tra poco avrebbe conosciuto la natura di quell’ombra furtiva. Il terrore si mischiava alla smania della scoperta. Voleva sapere e poi succedesse pure quel che doveva succedere. Mathias era pronto a tutto. Ormai tra lui e quei segnali luminosi, adesso visibilissimi, dovevano mancare solo pochi metri. Decise di chinarsi e procedere a carponi per aumentare al massimo l’effetto sorpresa, se ce ne fosse stato bisogno. Muovendosi lentamente in quella scomoda posizione si accorse però che le luci erano aumentate e, gli sembrò, anche i brontolii. Non era una sola creatura che l’attendeva, ma più di una: ne era certo, non poteva sbagliarsi. Il suo respiro si fece ansimante ed ebbe il terrore di essere scoperto in una posizione che non gli avrebbe permesso un’azione immediata e fulminea. Cercò di calmarsi e di riprendere fiato. Poi li intravide: almeno quattro o cinque ombre si muovevano in fondo al lungo corridoio. Ma era quasi certo che non lo avessero ancora scorto o sentito, perché sembravano agire con estrema tranquillità e naturalezza. Nessun segno di difesa o di attacco. Almeno questo era quello che si sforzava di sperare e di credere.

Quando fu sicuro di essere ormai a diretto contatto con le ombre misteriose, si alzò con studiata lentezza, estrasse velocemente la torcia elettrica e l’accese: li vide e la sorpresa fu enorme, sia per lui che per loro. Scappò con tutta la rapidità di cui era capace. Doveva riuscire a raggiungere i suoi sfruttando la sua velocità. Non si sarebbe mai aspettato ciò che aveva visto in fondo al tunnel e gli altri dovevano assolutamente esserne resi partecipi. Correva come un fulmine e sentì i suoi muscoli tesi e duri durante quello sforzo estremo. Aveva una paura quasi palpabile e non osava guardare indietro per il terrore di essere seguito: magari le creature sarebbero solo scappate, ma in ogni caso Mathias avrebbe buttato al vento la sua impresa disperata e forse nessuno di loro avrebbe più avuto una seconda possibilità. Uscì finalmente nella luce del giorno e si buttò letteralmente tra le braccia di Frank e Tania. Forse ce l’aveva fatta, nessuno era ancora uscito da quella porta. Ed allora urlò quasi di liberazione: “presto, entriamo subito. Non possono scappare!”. Adesso il piccolo Mathias ed i suoi fratellini sapevano perché la loro Fuffy non tornava quasi più a casa: aveva avuto quattro magnifici gattini!!


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