No, non sono diventato un fautore degli UFO. Voglio solo mettere in luce un’idea rivoluzionaria e provocatoria avuta da un esimio scienziato dell’Arizona, Paul Davies, sicuramente non un “pinco pallino” qualsiasi. E magari iniziare una discussione con voi su un argomento sicuramente interessante, inserito tra una cometa, un asteroide, una supernova ed un raccontino …
Sulla Terra si è sviluppata la vita moltissimo tempo fa. In modo lento, graduale, con ritmi a volte rapidi a volte titubanti. Spesso e volentieri certe specie si sono estinte sia per cause esterne (vulcani, asteroidi, comete, cambiamenti del clima, ecc.) sia interne (incapacità di adattarsi, perdita di supremazia, sterilità, ecc.). Tuttavia, quando parliamo di vita intendiamo sistemi complessi multi cellulari che si basano sul ciclo del carbonio. E questo fin dall’inizio, quando la cellula era ancora singola.
D’altra parte però molti di noi, quando discutono sulla vita nell’Universo, tendono non solo ad accettarla (io per primo) ma spesso anche a dire: “e se fosse basata su un ciclo diverso? Magari quello del silicio o anche altro. Saremmo in grado di avere contatti con loro o anche solo di accorgerci che esistono? Potrebbero manifestarsi con prerogative difficili da essere riconosciute con i nostri sensi”. E tutto ciò ha sicuramente valenza scientifica.
Ma allora perché non unire le due cose? In fondo sono entrambe valide ed alla portata di chi abbia solo voglia di pensare e riflettere (la “nostra” vita esiste senz’altro, quella “diversa” potrebbe razionalmente esistere). E allora ecco la domanda provocatoria, ma intelligente, sollevata da Paul Davies: “siamo sicuri che sulla Terra si sia sviluppata una sola forma di vita? Abbiamo mai cercato con vera attenzione una qualche possibilità di coabitazione?”. Attenzione, non è fantascienza. Noi abbiamo capacità di riscontrare la vita solo secondo il nostro metro. Ma ciò non vuole dire che non ne possa esistere un’altra, o decine di altre, apparentemente invisibili. Dovremmo cambiare strumenti di misura, certamente, ed anche i nostri rivelatori sensoriali. Ma, Davies, dice: “forse ci dovremmo pensare attentamente”. E lui fa l’esempio del “governo ombra” (che per noi forse è un po’ diverso …) parlando di “vita ombra”, nascosta, ma o altrettanto sviluppata o estremamente primitiva. Poco importa il livello raggiunto.
Una risposta facile e divertente sarebbe: “conosco personalmente moltissimi alieni che vivono tra noi, sia nel bene che nel male: i Santi da un lato (ma quelli veri, in grado di sacrificarsi per gli altri) e gli impostori più perfidi dall’altro”. No, no, non intendo questo tipo di alieni (se no il nostro Jack sarebbe in prima fila …), ma altre scintille basate su reazioni diverse. Magari nei minerali, nell’aria, nell’infinitamente piccolo, o dove volete.
Un’ultima considerazione: spesso la fantascienza si occupa di queste problematiche in modo ironico ed assurdo (anch’io lo faccio spesso e non sono nemmeno uno scrittore). Ma la storia ci insegna che quando nella nostra mente si insinua un’idea, una possibilità, un filo di ragionamento apparentemente privo di senso, il fatto stesso di averlo potuto pensare lo rende già un buon candidato per diventare prima o poi reale. Quasi che ci fosse un livello subconscio che ne abbia già preso coscienza. Una cosa veramente assurda ed irreale non potrebbe formarsi nemmeno nell’anticamera del nostro cervello.
Che ne dite? Vale la pena impostare una discussione su questo concetto meno stupido e banale di quanto possa sembrare a prima vista? Vi aspetto numerosi ed invito tutti a partecipare, anche quelli che solitamente si limitano a leggere … Vi prego solo di non fraintendermi: non voglio parlare di capacità paranormali, di sensitivi, di maghi, di fantasmi, spettri, UFO, visioni, ecc. No, il discorso vuole essere prettamente scientifico o quantomeno razionale!
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88 Commenti a “E se gli alieni fossero già tra noi?”
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Interessante. In effetti limitare le nostre convinzioni legandole non solo ai nostri sensi, ma anche agli strumenti che abbiamo costruito per confermare la vita come la conosciamo, potrebbe renderci ciechi di fronte a realtà che magari abbiamo sotto il naso…
Direi che l’implicazione “la penso, quindi è possibile” è filosoficamente accettabile ma non sensata dal punto di vista scientifico, quindi su questo dissento.
Centrale invece mi sembra lo spunto che ci porterebbe a guardare dove di solito non si guarda, o dove si guarda con occhi preconcetti. Direi che su questo punto c’è parecchio da discutere (e guardare!).
– L.
ottimo!!
si inizia molto bene. per il momento dico che sono senz’altro d’accordo con Max137 sul punto chiave e condivido anche le constatazioni di LS, anche se continuo a pensare che il fatto stesso di pensare implica un forma di realtà (dovremmo trovare degli esempi favorevole e contrari). Per il momento mi fermo qui, aspettando di avere una visione più ampia e poi vediamo di estrarre alcuni punti fermi. per adesso grazie a Max e LS ![]()
P.S.: non penso comunque che si perda del tempo. anche parlando di cose non “tangibili” si migliora sempre la propria capacità razionale e riflessiva. Almeno io la penso così …
Mi sono ritrovato a farmi una domanda simile la prima volta che lessi il libro “Se l’universo brulica di alieni, dove sono tutti quanti?”…
Pongo un esempio simile su una cosa che è sempre stata sotto il nostro naso e ce ne siamo accorti solamente per un caso fortuito: la radiazione infrarossa.
Per farla breve, all’inizio del 1800 il fisico tedesco Herschel, mentre conduceva un esperimento sulla temperatura sui vari colori della luce solare scomposta da un prisma, si accorse che spostando il termometro al di la della colorazione rossa la temperatura continuava a salire…ma come, è sempre stata sotto il naso e non ce ne siamo mai accorti prima!?
E così POTREBBE essere su queste forme di vita che si baserebbero su cicli diversi da quelli del carbonio.
La storia insegna…e l’universo pure ![]()
Sul fatto del pensare sono solo parzialmente d’accordo con te. Posso immaginarmi un coccodrillo volante fatto di spaghetti al pomodoro ma questo non implica che quel coccodrillo esista. Esistono pero’ i coccodrilli, gli spaghetti, i pomodori ed anche l’aria in cui il nostro animalone vola. Secondo me il punto e’ proprio questo. Anche i parti piu’ fantasiosi della mia fantasia sono frutto della ricombinazione di elmenti che conosco (i mattoncini Lego). Siamo in grado di creare nella nostra mente il pensiero di qualcosa di veramente alieno? Fatto di elementi non noti? Non riconducibili alla realta’ che conosciamo? Secondo me no. Ma non vorrei andare fuori tema ![]()
Per tornare a bomba… Io ho 50 anni. Quando ero un ragazzino, negli anni 70, nessuna persona seria prendeva in considerazione l’idea di vita aliena, tantomeno il mondo accadamico. L’idea stessa di “condizioni atte alla vita” era ristrettissima. Da allora sono stati ritrovati organismi viventi felici e beati a 100 e piu’ gradi nei camini vulcanici dei fondali marini, batteri prosperanti nelle rocce a 3000 metri di profondita’… Oggi nessuno mette in dubbio la possibilita’ di vita extraterreste. Le cose sono davvero cambiate moltissimo. Bisogna pero’ fare un grande sforzo per mantenerci in ambito scientifico ed evitare derive filosofiche. Insomma… non basta che sia teoricamente possibile, non basta che sia ipotizzabile e nemmeno plausibile: “Bisogna provarlo”. Altrimenti e’ religione, una questione di fede. La scienza ci richiede prove, grazie a Dio.
Max 137
Andando su Google, immagini e digitando campo profondo di Hubble ( Hubble deep field) ci si rende immediatamente conto che la presenza di vita nell’universo è una realtà. noi non riusciamo a scoprire dove essa possa essere perchè non possediamo i mezzi necessari ancora per trovarla. e magari come giustamente è stato detto prima potrebbe essere nel nostro stesso pianeta la risposta. o se vogliamo nel nostro stesso sistema solare. vedi Marte o i satelliti di Giove recentemente studiati. Io ho studiato chimica all’università e mi sono reso conto che le possibilità di combinazione tra le molecole è letteralmente infinito, è vero che tendono ad esserci degli schemi di aggregazione preponderanti come quello basato dul carbonio, però le possibilità teoriche sono davvero innumerabili, ed è ormai obsoleto dire che siamo l’unica forma di vita nell’universo. trovarne altre è solo una questione di tempo.
Mi sono chiesto: in fondo il nostro occhio è soltanto uno strumento che la natura ci ha dato, e che trasmette l’immagine al nostro cervello provocata dalla radiazione solare nella lunghezza d’onda che va da da 04 a 08 Aastromg. (chiedo scusa se non mi ricordo la dfinizione asatta, voglio dare l’idea.) mettiamo il caso che questi alieni circolino da in mezzo a noi con indumenti che emettono una radiazione che il nostro occhio non percepisce, fuori anche dall’infrarosso , Potrebbero circolare indisturbati, come il classico “uomo invisibile? Pura fantasia naturalmente….
Luigino, sai quanti incidenti stradali inspiegati ci sarebbero.. ![]()
suggestivo quanto dice Luigino. LS ha ragione, ma chi ci dice che non capiti per davvero … capisco che era ovvio che si scivolasse in visioni al limite. però forse il dubbio di Paul è più pofondo di quanto non si pensi e non va limitato solo ad altre combinazioni chimiche (pensiamo ad esempio a scale di tempo diverse e cose del genere). Ha ragione max137 sui coccodrilli, ma non dobbiamo confondere assurdità che sono un mix di cose note e messe insieme a casaccio e concetti diversi, indipendenti da cose note, che però potrebbero essere pensate. Comunque ha anche ragione a non voler cadere nella filosofia. Tuttavia, per concludere (al momento) debbo ricordare che dalla filosofia si è passati alla scienza (i grandi astronomi greci ce lo insegnano). Se non ci poniamo dubbi e ipotesi nuove è difficile scoprire… mah, non so nemmeno io… Prima delle prove ci vogliono tentativi, anche filosofici…o sbaglio?
Hai ragione Enzo, a patto che non si trascenda. A me va benissimo che si ipotizzino cose per il gusto di ipotizzarle. Mi va anche benissimo rimandare “la prova” a quando la tecnologia ci concedera’ di trovarla MA… Le ipotesi devono essere comunque provabili, anche in un lontano futuro. Normale? Oggigiorno non direi, viviamo tempi bui. Prendi la cosiddetta teoria delle stinghe (ma e’ una teoria? Una teoria e’ tale se fa previsioni… La cosiddetta non ne fa) che da 30 anni va per la maggiore pur avendo portato a risultai men che nulli. Perche’ la cosiddetta abbia un minimo di senso (ma proprio un minimissimo) vanno ipotizzati multiversi NON osservabili, dimensioni NON osservabili etc etc ne ora ne mai. Non e’ una questione di tecnologie. Cosa ci dicono gli stinghisti? Ci dicono: “Beh, e’ ora di cambiare il concetto di scienza. Le prove non sono piu’ necessarie, le dimostrazioni sono un dettaglio… bisogna crederci”. Ehhh no. Io qui non sono disposto a seguire nessuno. O si fa scienza o si fa religione. “Ci vuole fede” non lo accetto. Scusatemi ma su questo punto sono un talebano!
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Hai ragione, Paul Davies non e’ un pinco pallino qualsiasi e l’idea merita rispetto. Idea non nuova peraltro. La fantascienza ha prodotto vite basate sul silicio sin dai suoi albori. Il punto principale, il bandolo della matassa e’ uno solo. Quando si parla di argomenti che io definisco “di frontiera” e’ facilissimo commettere errori, avere fraintendimenti e discutere sul nulla per il semplice fatto che il linguaggio non ci aiuta. Un esempio banale. Quando parliamo di Big Bang, di singolarita’ e se volete di creazione ci perdiamo. Non esistno i termini. Si devono usare lunghe perifrasi e approsimazioni perche’ il linguaggio nasce e si sviluppa dall’esperienza comune, dal quotidiano. Quando ci si avvicina al confine dell’ignoto ci mancano gli strumenti lessicali per defiire concetti matematicamente chiari. E’ qui sta il busillis. Possiamo discutere di fisica usando il linguaggio comune della matematica che ci permette, a colpo d’occhio, di afferrare un concetto… Ma possiamo applicare la matematica al concetto di vita? Ne dubito. C’e’ quindi una definizione di base da dscutere a priori: “Cos’e’ la vita”? Cosa la definice? Se non facciamo questo, secondo me, e’ inutile cominciare un dibattito. La domanda non e’ banale. Possiamo definire qualcosa che sia al di fuori della nostra esperienza? Coi mattoncini Lego possiamo liberare la nostra fantasia costruendo qualunque cosa; pero’ usiamo i mattoncini Lego che sono pur sempre qualcosa che conosciamo. Ergo… come definire un concetto come la vita basata su un ciclo diverso se non ne abbiamo nessuna percezione o esperienza diretta?
Max 137