La discussione sollevata con la provocazione di Paul Davies mi ha fatto pensare molto ed ho cercato di fare una sintesi di tante cose che sono state dette o appena accennate da molti di voi. Sicuramente è una visione del tutto personale (e vedrete come questo aggettivo sarà importante nel racconto). Forse non ne sono nemmeno convinto, ma potrebbe servire per allargare il discorso e renderlo ancora più stimolante. Può anche darsi che sia soprattutto un gesto di affetto e di plauso per questo sito e per chi vi partecipa attivamente, senza limiti di età e senza alcun timore di esprimersi. Chissà che non sia “veramente” il primo passo …
Li avevamo cercati per ogni dove. A volte convincendoci che fossero sempre stati tra noi. Più spesso sperando che i segnali provenienti dalle stelle non fossero solo frutto della fatica della Natura. Solo illusioni. Niente di niente. Eppure sapevamo che dovevano esistere, il calcolo delle probabilità lo confermava senza ombra di dubbio. E non dovevano nemmeno essere pochi. Ce ne aspettavamo una moltitudine.
Forse si nascondevano? Ma perché mai? Va bene che la nostra civiltà non era un esempio brillantissimo di etica e di razionalità, ma possibile che fossimo proprio noi la pecora nera del Cosmo? Talmente pericolosi o insignificanti da essere scartati da tutti? No, era impossibile. Perfino ad un criminale incallito si da la possibilità di riabilitarsi. Cosa avevamo mai fatto di così malvagio all’Universo per essere cancellati dalla società galattica ed etichettati come “indesiderabili”?
O magari eravamo noi a non essere capaci di vederli, di sentirli, di stabilire un contatto? Loro erano lì, disponibili, pronti a mostrarsi, ma noi rimanevamo ciechi e sordi di fronte ai messaggi pieni di speranza e cordialità che continuavano a mandarci. Se fosse stato così che figura meschina stavamo facendo! Probabilmente ci credevano orgogliosi, boriosi, insensibili, indifferenti a qualsiasi tipo di comunicazione.
In entrambe le ipotesi ne uscivamo con le ossa rotte. Ma soprattutto continuavamo a rimanere soli con le nostre meschinità, i nostri eccessi, il nostro orgoglio sfrenato. E la situazione non poteva che peggiorare: ci saremmo convinti sempre più, con rabbia e disperazione, di essere gli unici esseri pensanti dell’Universo. E probabilmente ne avremmo approfittato pensando di potere gestire a nostro piacimento la Natura che ci circondava. Avremmo migliorato la nostra “falsa” capacità tecnologica, sperando che significasse progresso assoluto e avremmo creato guasti incalcolabili. Non certo al Cosmo, che sapeva gestirsi benissimo malgrado la nostra presunzione, ma a noi stessi e forse agli “altri”, agli alieni che ci rimanevano invisibili.
Noi, noi soli contro tutto e tutti. NOI … Si usava spesso questo pronome di prima persona plurale. Ma era giusto? O non sarebbe stato più sensato limitarci al più consono e facile singolare: IO. Quando mai l’umanità era stata un NOI? Nelle guerre in cui centinaia, migliaia, milioni di individui marciavano all’unisono verso un nemico comune? No, no di certo. Eravamo solo pedine, ognuno con la propria singola convinzione, nascosta dalla paura e dal terrore di essere scoperto e restare isolato. Chi decideva era solo e sempre un IO singolo, più forte, più spavaldo, più sicuro.
O forse, più semplicemente, eravamo NOI quando andavamo allo stadio a tifare per la squadra del cuore? No, no, nemmeno lì. Ognuno ne traeva un’emozione personale, falsamente condivisa, a volte pronta ad esplodere in rabbia e violenza. Il tifo ammorbidiva soltanto le singole tragedie mentali ed aveva effetti del tutto personali. Ognuno lo “utilizzava” a suo piacimento e per il proprio tornaconto psicologico.
O magari eravamo NOI quando facevamo beneficienza, tutti insieme con spirito altruistico? No, anche lì vinceva l’egoismo di sentirsi a posto con una coscienza vacillante. Non importava chi riceveva e che cosa, ma contava solo la convinzione di avere partecipato, di essere il migliore di tutti.
O eravamo NOI quando guardavamo un’opera d’arte? Nemmeno per sogno. Tutte storie! L’autore l’aveva costruita, dipinta, scolpita per sé e per sé soltanto. Non dovevamo illuderci. NOI guardavamo e ognuno vedeva solo quello che voleva vedere: non importava a nessuno che cosa pensasse il vicino e tanto meno che cosa avesse stimolato l’artista. E così via …
Eravamo inesorabilmente tanti singoli individui, ognuno dei quali parlava la propria lingua, seguiva le proprie strategie, decideva secondo la sua logica, indifferente a tutto ed a tutti. E poco contava il fatto che cercassimo di “barare” con ogni mezzo. In fondo, non solo non capivamo e non sentivamo gli “altri” abitanti dell’Universo, ma eravamo alieni tra alieni. Ci accorgevamo dei “nostri” simili solo attraverso un esiguo gruppuscolo di “sensi”, nemmeno troppo evoluti. Che misera cosa rappresentavano rispetto alle potenzialità sopite in quell’ammasso di volute e di materia grigia che lasciavamo dormire ben nascosto e protetto nella nostra scatola cranica. Eravamo riusciti a costruire occhi artificiali che vedevano accendersi una candela al di là di Nettuno, orecchie che sentivano un fruscio a milioni di anni luce, mani così sensibili da sentire muoversi le molecole, nasi e palati così raffinati da percepire il profumo di una viola o il gusto amaro dell’odio ai nostri antipodi. E tutto ciò era stato ottenuto sfruttando a malapena i pochi e squallidi momenti di attività del nostro cervello intorpidito. Quanti altri “sensi” tenevamo celati al suo interno? Decina, migliaia, miliardi forse … E non sapevamo nemmeno di possederli o, meglio, non volevamo ancora saperlo, costretti alla solitudine della stupidità dagli istinti ancestrali ancora padroni di NOI tutti.
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28 Commenti a “La strategia dei polipi”
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@ Lampo,
grazie ancora. Ma il merito è vostro che mi date idee, mi stimolate a cercare soluzioni. Stamattina sono sceso alle 4 perchè avevo voglia di proporvi qualcosa in più…ma ne è valsa la pena: ho individuato con qualche difficoltà la cometa con un semplice e banale binocolo e con un cielo appena passabile: In altre parole: si può vedere e penso anche ad occhio nudo. Stasera sarà quella buona per moltissimi!!!
Grazie, Enzo. Mi è piaciuto davvero.
Enzo,
Buon per te che l’hai vista! Io ci ho provato l’altra notte con il mio binocolo, ma c’era foschia, e che freddo! questa notte non ci ho provato perchè era tutto coperto! Ora sta piovendo! Sul discorso degli alieni, che potrebbero essere tra noi, e non li vediamo, se sono capaci di mascherarsi, ed assumere nostre sembinze, non li scopriremo mai! il più delle volte non sappiamo neanche chi abita nell’appartamento accanto al nostro! Se hanno cicli diversi dal nostro (ciclo del carbonio) forse un giorno saranno scoperti! grazie agli scienziati, che come te passano la vita a studiare e porsi quesiti! Scusa la mia banalità.
Complimenti Enzo e complimenti per la cometa, qua piove e non credo proprio, purtroppo, che si potrà vedere qualcosa. E’ stimolante quello che dici perchè rivela effettivamente quello che non siamo: NOI. Tutti quei “noi” che hai esaminato all’inizio vanno dalle semplici banalità che chiamiamo appunto “noi” al branco vero e proprio che rende l’essere umano in realtà “disumano”.
Penso che hai ragione, non possiamo individuare gli alieni (in tutti i sensi li vogliamo interpretare) proprio perchè abbiamo un cervello limitato e non consapevole di cosa sia veramente “noi”. Ma il nostro cervello ha sicuramente potenzialità più grandi e può essere sfruttato molto molto meglio, non come pensano parapsicologi ed altre amenità simili, ma proprio perchè può arrivare pian piano a capire come essere un “noi”.
A 48 anni poi sono molto contento che il Mondo futuro si trovi difronte delle menti fresche, valide e piacevoli da ascoltare come Mery. Grazie.
quest’articolo è fantastico!
questo NOI così grande te lo senti crescere nel cuore fino ad esplodere!
ogniuno condivide idee e opinioni senza guerre….questo si che è bello!
un giorno spero che mi potro trovare davanti a un noi vero e generale, un “uno” diviso in tanti.
tanti che diventano un solo grande essere! ![]()
Grazie Enzo, il tuo racconto mi scalda il cuore.
Il pensiero è un mezzo potente per cambiare la realtà delle cose. Il pensiero precede l’azione e quindi “volere è potere” e quell’IO può diventare NOI. Basta pensarlo basta volerlo. Ma come in un cerchio, devi fare spazio al prossimo e mettere in secondo piano l’IO. e spazio dopo spazio il cerchio si allarga e diventa un NOI.
Grazie davvero per il NOI PENSIERO!!
Pace e Amore
Vostra
Chiedo scusa!! avevo letto soltanto mezzo articolo senza sintesizzare! Mery, sei Bravvissima!!! apprendi molto più velocemente di me! Continua così! Il mondo di domani ha bisogno di di te!
Quella di un unico pensiero, di un cammino unico dell’umanità è anche un mio sogno!, Ho sognato anche un pianeta unito, senza divisioni di religioni, o nazioni! Rimane un sogno……
io nn credo che rimarra un sogno!
credo solo che il futuro abbia solo bisogno di persone affidabili che tengano alle sorti del nostro pianeta senza distinzione di razza.
forse un giorno riuscirò a vedere tutto questo, lo spero, pero per il presente cerco solo di dire quello che penso dando la mi opinione. ![]()
spero tanto che questo si avveri, quindi incrocio le dita! ![]()
Mery, io ti auguro che il sogno si avveri! Ho detto che per me è un sogno, sarei felice anch’io che si avverasse! ![]()
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Bellissima l’idea di un cervello unificato…e bellissima l’idea del poter finalmente comprendere la Natura, Il Tutto…
Complimenti ancora ai tuoi racconti, alla tua voglia di scrivere e intrattenerci e alla tua sconfinata fantasia…