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La stupidità della malvagità o la malvagità della stupidità ?

Scritto da Vincenzo Zappalà il 21 Febbraio 2009 @ 07:59 in Racconti | 24 Commenti

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Fernando de La Cruz era forse il più implacabile e spietato giudice della Santa Inquisizione. Quante streghe, maghi, peccatori, indemoniati aveva mandato al rogo? Non ne teneva più il conto. Aveva mano libera e non si faceva certo pregare per arrivare a rapide decisioni. Era profondamente convinto di essere dalla parte della ragione, di essere veramente stato investito da Dio per quel compito spietato ma necessario. Si sentiva come una mano divina che eseguiva meccanicamente il volere della Mente Suprema. Le urla della gente che assisteva alle esecuzioni, le preghiere, i canti liberatori gli aumentavano la forza interiore e lo facevano sentire come la quintessenza della Giustizia Assoluta.

Solo all’inizio della sua sfolgorante carriera aveva avuto leggeri momenti di titubanza. Si ricordava ancora quella bellissima ragazza bruna che lo aveva supplicato fino all’ultimo. Sembrava addirittura sincera e per un attimo si era sentito insicuro e dubbioso. Fortunatamente la folla urlante lo aveva riportato al suo compito supremo e le fiamme avevano fatto giustizia. Fernando sapeva che era meglio sbagliare per eccesso che per difetto. Meglio colpire un innocente in più che lasciare libero un figlio del diavolo. Il maligno era subdolo e furbo. Bastava una piccola indecisione e si sarebbe scatenato come una pestilenza. “Se una ferita si infetta è meglio tagliare la gamba e non fare salassi o spalmare lenimenti”: questo era il suo motto. Non era permesso lasciare respiro a Satana: potevi sconfiggerlo solo tenendolo costantemente sotto pressione.

Si ricordava un episodio emblematico di molti anni prima. Doveva giudicare uno scienziato, che si era pericolosamente avvicinato a temi essenzialmente religiosi dandone interpretazioni eretiche. Sembrava una mente illuminata e le sue spiegazioni logiche e semplici. Non cercava potere, danaro o proseliti. Lavorava e teneva tutto per sé. Ma era stato scoperto e denunciato dal suo servo. I suoi capelli bianchi, le sue parole pacate e mai irreverenti avevano perfino zittito le urla di bramosia omicida della folla. Lo stesso Fernando si era accorto di essersi fatto coinvolgere per qualche minuto in quella descrizione lineare e logica. Pochi attimi che gli avevano però fatto capire quanto astuto e viscido potesse essere il maligno. Stava per avere la meglio! Fermò immediatamente la difesa del vecchio scienziato, lo fece imbavagliare e dopo pochi minuti le fiamme fecero il resto. Mai Fernando era stato così vicino a perdere una battaglia con il suo acerrimo nemico.

Oggi però aveva ormai raggiunto una sicurezza, una forza morale, una capacità interpretativa che lo metteva al sicuro da ogni attacco. Era veramente sicuro di sé ed in pace completa con sé stesso. Stava tornando nella sua lussuosa residenza quella notte ventosa e buia, spruzzata da una pioggerellina fastidiosa e pungente. Camminava con gli occhi bassi, senza nemmeno vedere la strada ed inspiegabilmente si trovò davanti ad un muro. Impossibile! Conosceva talmente bene il breve percorso dal tribunale alla sua abitazione che non poteva certo avere sbagliato. Maledizione al vento ed alla pioggia. Si voltò per capire dove si trovava, ma un altro muro lo bloccava anche in quella direzione. Il cuore sembrò fermarsi. Era in trappola, senza alcuna via d’uscita. Vide davanti a sé l’ombra di Lucifero, o almeno così pensò, poi fu investito da un vortice freddo e violento. Prima di perdere i sensi si sentì trascinato verso l’alto come se viaggiasse nel tempo e nello spazio.

Si svegliò in un luogo mai visto e stranissimo. La costruzione che era alla sua destra aveva una forma misera ed anonima. Molti dei materiali utilizzati gli erano sconosciuti. A sinistra correvano due strisce metalliche, tenute insieme da un’infinita serie di listelli di legno. Sopra di esse una macchina infernale, rumorosa, enorme, sbuffante. Era impossibile capire a cosa potesse servire, ma era sicuramente viva. Poco dopo, infatti, si mosse e si allontanò tra nuvole di fumo e brontolii lugubri e sinistri. Era morto? Era finito all’inferno? Satana lo aveva sconfitto? Probabilmente si. Ovunque guardasse gli sembrava di vedere l’opera del maligno. Si fece piccolo piccolo e si rintanò dietro ad una colonna liscia e sporca. Forse poteva passare inosservato e permettere alla sua razionalità ed esperienza di ribaltare le sorti della battaglia.

Lì vicino, su una specie di sedia di dura roccia, scorse un fagotto umano, coperto alla meglio per resistere al freddo intenso. Era probabilmente ancora vivo, forse dormiva. Poi sentì delle voci, delle risate, dei passi. Tre figure diaboliche stavano avvicinandosi a quel corpo disteso. Erano vestite in modo mostruoso, barcollavano, urlavano, eseguivano gesti sicuramente rituali. Mai avrebbe potuto pensare che Satana potesse presentarsi sotto forme così spettrali e spaventose. E pensare che lui aveva un’esperienza infinita.

La situazione divenne in breve ancora più irreale. I demoni colpirono con ferocia l’uomo steso ed indifeso, lo imbrattarono di colore e poi gli diedero fuoco. Fernando pensò di trovarsi davanti ad un caso di eresia. Ma il Tribunale non c’era e nemmeno la folla urlante. L’imputato non aveva nemmeno aperto bocca. E poi i giudici diabolici stavano ridendo e non davano spiegazioni per la punizione eseguita così violentemente e velocemente. Capì in fretta che le ragioni dell’esecuzione non esistevano. Era solo e soltanto un atto di pura cattiveria, di ferocia, di bestialità. E lo capiva proprio lui che era stato il paladino delle condanne affrettate e rapide. Si. Doveva essere proprio all’inferno. Solo lì si poteva procedere a quel modo. La forza morale che lo aveva sostenuto per anni e anni nella lotta contro il peggiore nemico dell’umanità, stava sciogliendosi come neve al Sole. La sua sicurezza era sparita: mai avrebbe potuto pensare che il maligno arrivasse a quei punti. Lo aveva forse sempre sottovalutato? Anche Fernando, lo spietato giudice, la mano di Dio, l’antagonista del diavolo, il dispensatore di morte, aveva adesso paura e si sentiva impotente.

Nemmeno si accorse che una figura era apparsa vicino a lui. La guardò appena, ma vide subito nei suoi occhi lo stesso sgomento e la stessa emozione. Anch’essa stava tremando ed era impietrita di fronte a quella scena assurda e spaventosa. Senza alcun dubbio era frastornata perché non capiva, non vedeva ragione alcuna in quello scempio. Fernando ed il nuovo arrivato si guardarono a lungo negli occhi e si riconobbero. Lo sconosciuto vide lo sguardo freddo e lucido del grande inquisitore, dello strenuo combattente, del temibile nemico. Fernando ritrovò gli occhi di fuoco e di malvagità del suo antagonista di sempre. Quegli stessi occhi che aveva visto o gli era parso di vedere in tante delle sue vittime. Ma ora Satana era lì, senza travestimenti, di fronte a lui. Ed anch’esso in preda al terrore ed allo sgomento.

Non dissero alcuna parola, guardarono ancora una volta il terrore nel volto della vittima di quella notte. Quel sentimento lo conoscevano bene. Poi guardarono i volti dei carnefici. No, quelli non assomigliavano a niente di conosciuto. Mentre le tre figure se ne andavano scherzando e barcollando, fiere di sé stesse, un mormorio uscì all’unisono dalla bocca dei due grandi nemici: “stupidità, stupidità ed ignoranza …”. Nessuno dei due l’aveva però mai vista così smisurata. Non riuscivano a comprenderla e rimasero ammutoliti, incapaci di confrontarsi con questo nuovo nemico, né tantomeno di combatterlo.

Satana scomparve nella notte gelida. Fernando rilesse la sua vita e capì molte cose senza accorgersi che un turbine di vento lo stava sollevando verso l’alto, facendolo viaggiare nello spazio e nel tempo. Si ritrovò nella camera da letto del suo lussuoso palazzo vicino al Tribunale. Che incubo, accidenti! Ma non era del tutto sicuro che fosse stato solo un sogno. Quel giorno Fernando lasciò la città e si ritirò a vivere in un piccolo villaggio tra i Pirenei, allevando capre e mucche.

Si racconta, ma forse è solo leggenda, che un avvilito e frustrato Satana si sottopose a lunghe sedute psichiatriche nello studio dell’Arcangelo Michele, cercando inutilmente di ritrovare la propria malvagia identità …


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