OtticaTelescopio

Parliamo della presenza o meno di omini multicolorati discesi da improbabili astronavi e provenienti dalle più remote plaghe dell’Universo. No, tranquilli! Neanche io mi sono convertito agli UFO e agli esseri alieni. Tuttaltro…

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Siamo consapevoli delle distanze astronomiche?

Con questo articolo desidero esprimere la mia su una questione che mi ha sempre visto schierato dalla parte degli scettici più assoluti, non per partito preso, ma semplicemente per frutto di ragionamenti maturati in anni di studi di Astronomia, Fisica ed astrofisica e di ascolto di Trasmissioni Scientifiche serie e non condotte da personaggi vacui e sensazionalistici.

Tante volte davanti ad un (presunto) mistero, un fatto inspiegabile che sia, ho manifestato il mio scetticismo, venendo sempre e comunque bollato come “troppo Ingegnere” o “materialista”, quando è in realtà molto più probabile che proprio gli altri siano troppo suggestionabili, visionari, esoterici, davanti ad argomenti che invece farebbero sorridere chiunque si prendesse la briga di analizzare un po’ più a fondo queste situazioni.

Il mio argomento preferito per essere smontato è quello del presunto avvistamento di astronavi aliene e del successivo sbarco di esseri quasi sempre umanoidi, dai grandi occhi, glabri come bimbi e dai poteri soprannaturali. Abbiamo visto montagne di film di fantascienza dove la modalità di viaggio preferita è data dal “teletrasporto” a velocità superluminali, seguita a ruota da improbabili passaggi attraverso buchi neri oppure ancora con l’utilizzazione di astronavi enormi che raggiungono destinazioni a distanza astronomica in un batter d’occhio. La realtà invece è ben diversa.

L’errore che molte persone compiono è quello di confondere le distanze “umane” a cui siamo abituati tutti i giorni, con quelle decisamente differenti e che coinvolgono oggetti al di fuori del nostro Pianeta Terra. Quando facciamo la nostra gita domenicale, oppure quando affrontiamo un viaggio da un capo all’altro dell’Italia, oppure ancora quando andiamo in vacanza agli antipodi, nel continente Australiano, effettuiamo un viaggio, o con la nostra autovettura, o un treno oppure un aereo, in tempi e modalità decisamente alla nostra portata e paragonabili grazie alla nostra esperienza quotidiana. Ma cosa accade se parliamo di viaggi nello spazio?

La nostra Luna ed oltre

Cerchiamo ora con la mente di uscire al di fuori del nostro mondo preferito (ed inquinato), per organizzare un viaggio verso il nostro satellite naturale, la Luna. In questo caso abbiamo l’esperienza vissuta dei viaggi degli astronauti per ricordarci che nel 1969 e dintorni i gloriosi astronauti avevano impiegato 3 giorni. Bene! Che sarà mai (obietterà qualcuno)? In fondo un viaggio da Roma a Melbourne dura al più 24 ore e questo ne è solo il triplo! E no! Perché in questo caso stiamo parlando di una distanza di più di 400.000km percorsa ad una velocità ovviamente molto più grande. Primo errore!

Vogliamo raggiungere Marte? Già qui parliamo di anni di viaggio: ma come è possibile? Marte è vicino alla Terra (ma NON è il pianeta che più le si avvicina, che è Venere) e perché non si può percorrere una traiettoria diritti come fusi, invece di perdere tempo inutile con traiettorie di gravity assist, tutto meno che rettilinee, ma ben curve? Perché per andare verso Marte il nostro missile non punta verso il pianeta rosso, ma da un’altra parte?

Presto detto! Perché così si risparmia su un piccolo dettaglio finora trascurato: il combustibile necessario! Ma soprattutto per un altro motivo: noi siamo così abituati a distanze “terrestri” che proiettiamo il nostro metro di giudizio a distanze che viceversa terrestri non lo sono. In questo caso ci sembra che per andare su Marte possiamo ingrandire leggermente le nostre esperienze di viaggio. Ma è sbagliatissimo, già fin d’ora che parliamo di una meta “dietro casa”.

Anche perché poi non abbiamo tenuto minimamente conto del tempo di preparazione che tale viaggio comporterebbe e comporterà: per andare a Frascati (patria di un ottimo vino) basta mettersi un paio di scarpe comode, prevedere un maglioncino se temiamo il freddo e via… Ma se la nostra meta é Marte? Quanti anni di allenamento sono necessari? Un bel po’!

Allunghiamo un po’ di più lo sguardo e puntiamo adesso verso quello che fino a qualche tempo fa era il pianeta più lontano, Plutone, oramai diventato pianeta nano… Avete idea di quanto tempo occorrerà alla sonda New Horizons a raggiungerlo, o almeno arrivare dalle sue parti? Lanciata nel gennaio del 2006, arriverà nei pressi di Plutone, Caronte, Nix ed Hidra solamente nel 2015… Nel 2010 incontrerà un asteroide di tipo centauro e visto che ci si trova, passerà dalle parti del punto lagrangiano L5 di Nettuno, per poter studiare da un ottimo punto di vista gli asteroidi che lì stazionano. Come vedete si tratta di 9 anni, che diventano dieci, se contiamo che è partita a gennaio e magari arriva a dicembre! E qui non ci sono esseri umani che debbono sostenere lo stress di un viaggio di dimensioni epocali.

Per fortuna nostra la fantascienza viene incontro alle necessità umane con il ben noto concetto dell’ibernazione: una volta che tale tecnica potrà essere raggiunta con sicurezza di applicabilità, ecco che almeno un po’ dello stress potrà essere alleviato ai fortunatissimi viaggiatori interplanetari. Però anche questa tecnologia non ridurrà la durata del viaggio: forse lo renderà solo più tollerabile. Ma questo è ancora tutto da verificare.

Nel prossimo appuntamento – anche se credo si sia capito dove voglio arrivare – parleremo delle vere “distanze astronomiche” e della forte improbabilità (se non impossibilità) di venire a contatto con esseri alieni. Nel frattempo, vi invito a leggere questo splendido articolo della nostra Francesca!

Info Autore

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Classe 1955, è nato e vive a Roma, è laureato in Ingegneria Elettronica e lavora come sviluppatore software, ma avrebbe voluto laurearsi in Astronomia. Coltiva la passione per l’astronomia dal giorno dopo lo sbarco dell’uomo ... pagina autore

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  1. Brva Professore, vorrei anche aggiungere un piccolo dettaglio che non tutti conoscono: Anche qui sulla terra viaggiare in linea retta non è sempre convegnente e di fatti gli aerei che effettuano rotte transoceaniche non lo fanno. Per risparmiare tempo e denaro la soluzione migliore è una rotta curva appositamente calcolata.

    Il motivo è diverso da quello che porta a dover adottare rotte particolari nei viaggi spaziali, ma è la dimostrazione del concetto esposto dal professore, non si può soltanto ingrandire la scala del nostro abitule modo di vedere le cose.

    Rimango comunque Fan di Star Treck, almeno dal punto di vista, per così dire “utopistico” di vedere il futuro.

    saluti.

  2. Il fatto che le persone non riescano a comprendere la vastità dell’universo è comprensibile. In questo articolo è spiegato che la mente umana interpreta le piccole distanze in maniera lineare, mentre le grandi distanze vengono proiettate su scala logaritmica.
    Pertanto fin che parliamo delle distanze dell’ordine “da un lato della strada all’altro” la mente riesce a comprendere la reale distanza. Già se parliamo “da Milano a Roma” la mente immagina meno strada di quanta ve ne sia. Se parliamo “dalla Terra a Plutone” la mente umana comprenderà a malapena un decimo della reale distanza.

  3. accidenti….eppure io ci sono arrivato e non mi è sembrato nemmeno un viaggio tanto lungo. E’ stato perggio arrivare su Altair …
    cari saluti
    XYNNNPLON
    :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

  4. @webmaster astrofilisusa.eccetera
    peccato che io non sono professore :wink: anche se vrei voluto tantissimo … Professore di Astronomia sarebbe stato il massimo per me!!!
    mi accontento di essere un scrittore di astronomia e cose affini!
    E la cosa mi piace veramente tanto!
    @enzo
    quando sei stato su Altair , hai fatto visita al Dott. Morbius su Altair IV?? vero? :wink:
    “Il pianeta Proibito” deve essere stato il primo film di fantascienza che abbia mai visto: Altair mi ha così affascinato che è forse da lì che mi è nata la passione per l’astronomia!!!

    sorrisoprofessional :mrgreen:

  5. Secondo me, il modo migliore per farsi un’idea delle distanze è fare un giro con Celestia, perché se “un’immagine vale più di mille parole”, figuriamoci un simulatore: alla velocità della luce, sembra di essere fermi! :mrgreen:

  6. @n.b.
    è vero! Avevo provato anche io tanto tempo fa…
    sembra che il programma non stia funzionando!
    Vuoi mettere il teletrasporto? (G, il comando che uso sempre… non mi va di aspettare!) Una vera pacchia…
    sorrisoteletrasportato :mrgreen:

  7. Scusate, ma non ho ancora capito in che cosa, a parte la dimensione, il pianeta Venere è più simile alla Terra rispetto a Marte. Grazie.

  8. @Silvio,
    in realtà sono le dimensioni molto simili (e la relativa vicinanza) ad aver fatto sì che per circa due miliardi di anni i due pianeti abbiano avuto una “adoloscenza” molto simile. Due pianeti pressochè gemelli. Poi, su Venere, o per la leggera differenza di distanza dal Sole o per qualche causa anche minima, i mari, probabilmente esistenti, cominciarono ad evaporare velocemente producendo vapor d’acqua, Questo è notoriamente il più importante gas serra ed iniziò a far elevare la temperatura. Divenne arido ed in continuo surriscaldamento. Nemmeno si riuscì ad attivare la tettonica a zolle, per cui non ci fu l’evoluzione geologica superficiale che caratterizza la Terra, anche se vulcani e caldere furono (e forse lo sono ancora) estremamente attive. E poi non si riuscì mai ad innescare la vita biologica e quindi la trasformazione di CO2 in Ossigeno. Tieni poi anche conto che su Venere non c’è campo magnetico e quindi i raggi cosmici ed il vento solare hanno potuto interagire in modo violento. Marte è decisamente diversa, perchè essendo piccola non ha mai potuto conservare un’atmosfera degna di tale nome e si è raffreddata molto più in fretta internamente. Per cui sa da un lato Marte da ancora speranza di avere acqua e forse vita inferiore (ma dubito molto), da un punto di vista evolutivo è molto più diversa dalla Terra di quanto non lo sia Venere o almeno di quanto lo sia stata alle origini.

  9. effettivamente la tua analisi manca di qualcosa!
    Le distanze sono IMPOSSIBILI se pensi alla nostra tecnologia, alle nostre conoscenze e alla nostra limitata visione.
    E’ troppo banale se ti dico che 150 anni fa tutto ciò che c’è adesso era FANTASCIENZA?
    Cosa avresti detto tu, se ti avessi descritto la vita del 2009?

    Ci sono ormai veramente tanti studi (aggiornatevi) ed esperimenti che vanno verso l’eliminazione dei limiti SPAZIO/TEMPORALI.
    La nostra scienza è ancora legata a visioni newtoniane della fisica.
    Ma la quantistica ha fatto passi da gigante smontando le tesi precedenti.
    Le sconvolgenti scoperte circa le imprevedibili “scelte” delle particelle, circa la dualità onda particella della luce ma anche degli elettroni, il probabilismo che tanto odiò persino Einstein (per l’impossibilità di prevedere) ci dicono (per fortuna) che i limiti della scienza moderna possono essere superati con un solo balzo volgendo lo sguardo non sempre in avanti (come i muli coi paraocchi) ma a volte anche tutto intorno.
    Vin ricordo che spazio e tempo (ma che lo dico a fare a voi professori….) sono trattati come un unico campo.
    Insindibile. Vi ricordo che ancora cosa sia esattamente il tempo, e quale sia la sua direzione e la sua freccia, non lo sa nessuno.

    Ci sono si, varie teorie che lasciano a bocca aperta ma nessuna RISPOSTA.
    Nessuna risposta in merito all’esistenza reale del TEMPO.
    Molti sono gli scienziati che ritengono il tempo una “cosa umana” prodotta dai meccanismi di funzionamento della nostra mente, ma che non ha nessun riscontro oggettivo soprattutto nella vera e proprio fisica contemporanea.

    Con questo non voglio dire che credo ali alieni.
    Credo però che la scienza contemporanea, a parte una elite che va per i fatti suoi e fa studi avanzati senza porsi limiti, è formata da semplici “memorizzatori” di nozioni, nozioni vecchie e ormai stantie.

    Tante volte si parla di “condizioni per la vita” tenendo presente come condizioni per la vita LE NOSTRE!

    eheheh…

    allora vi svelo un grande segreto.

    La VITA non è un caso.
    La VITA è (ovviamente) una proprietà intrinseca della materia.
    SISI…proprio così.
    Le particelle unite in molecole, unite in altre strutture (come le proteine) che sono i precursori della vita, a finire al DNA, sono sempre soggette alle leggi della natura e dell’universo.
    Di conseguenza chi parla di CASO non sa come funziona l’universo intero.

    La vita è un prodotto della materia e quindi delòl’universo stesso.
    Se le stelle sono “prodotti” delle leggi fisiche (ovvero attrazoni gravitazionali, reazioni nucelari, magnetismo etc etc etc) lo è anche la VITA!!!

    Ciò che unisce le particelle e le molecole del mio corpo e ne regola l’evoluzione è sempre la stessa legge, o insiemi di leggi (o no?)
    Quindi il mio DNA esiste grazie al magnetismo, allla gravita, alle proprietà delle particelle etc.

    Da qui, è ovvio (ma forse nemmeno tanto) che l’universo PULLULA di VITA.

    SOlo che magari noi ce la aspettiamo di una forma, e lei è sotto un’altra forma!

    Auguri