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a cura di Vincenzo Zappalà

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Il piccolo asteroide 2008TC3, esploso sopra il Sudan nello scorso ottobre, è stato il primo ad essere stato osservato poco prima della sua distruzione. Ma qualcuno ha trovato i pezzi


Eccezionale ritrovamento nel deserto del Sudan. Ricordate il piccolo asteroide 2008 TC3? Era stato osservato e si era previsto in anticipo il suo impatto con l’atmosfera terrestre la mattina del 7 ottobre 2008. Purtroppo nessuno aveva visto l’esatto momento dell’esplosione, ma solo le strisce luminose che erano rimasto a lungo visibili nel cielo africano (vedi figura)

Strisce luminose dell’asteroide 2008 TC3

Tutto sembrava finito lì. Ebbene no. Peter Jenniskens, del SETI Institute - Carl Sagan Center di Mountain View, California - non si è rassegnato ed in collaborazione con Mauwia Shaddad del Dipartimento di Fisica dell’Università di Khartoum, è andato sul posto. Insieme agli studenti ed altri aiutanti sono riusciti a trovare ben 280 pezzi dell’asteroide sparpagliati su 29 chilometri nel deserto della Nubia. Pensiamoci un attimo: è proprio una vera e propria “stele di Rosetta”.

La stele di Rosetta degli asteroidi

Per la prima volta abbiamo la possibilità di confrontare le osservazioni spettroscopiche eseguite PRIMA dell’urto (quindi simili a quelle che si ottengono per gli oggetti della fascia asteroidale) e quelle eseguite a tavolino DOPO l’urto. Avremo quindi la possibilità di vedere come una meteorite cambia il proprio stato fisico attraversando l’atmosfera dato che sappiamo benissimo che quello che abbiamo osservato prima deve essere identico a quello che abbiamo osservato dopo. Una svolta sicuramente epocale nello studio degli asteroidi e quindi dell’origine del Sistema Solare. Ma non solo… Il tipo “tassonomico” dell’asteroide è abbastanza raro (tipo F) ed è collegato ad una grande e complessa famiglia asteroidale (quella di Nysa) che dovrebbe spesso e volentieri immettere frammenti nella regione dei pianeti interni. Vi è lavoro per anni…

Ma fatemi ancora ribadire il concetto fondamentale: finora era difficile confrontare le misure chimiche e fisiche delle meteoriti con quelle dei loro possibili progenitori nella fascia asteroidale. Le differenze che si trovavano erano dovute alla reale diversità della composizione fisica oppure all’attraversamento dell’atmosfera? Nessuno poteva rispondere esattamente e tutto era ancora avvolto nel dubbio e nella sfera delle ipotesi. Oggi non più, perché abbiamo osservato la stessa “pietra” prima e dopo l’esplosione atmosferica e quindi sappiamo che tutte le differenze sono SOLO e SOLTANTO dovute alla nostra atmosfera. Si: una vera stele di Rosetta!

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11 Commenti a “La stele di Rosetta degli asteroidi”

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Bella prova, possiamo studiare meglio la composizione e trasformazione di questi asteroidi.
Tra l’altro non mi sembra proprio piccolo, anche se non pericoloso per il nostro pianeta, lo poteva essere per qualche disperato che si poteva trovare a camminare sotto quella “pioggia”.
Aldilà di tutto è chiaro che resta necessario dedicare un poco di risorse in più al controllo di questi “vagabondi dello spazio”, per sicurezza e per scienza.
Dalle mie parti per indicare che non c’è storia che tenga si dice . “non c’è trippa per gatti” e quindi con le scie lasciate dal sasso spaziale “non c’è trippa per Jakob”.

Mario Fiori scrive il 27 Marzo 2009 alle 13:14

… anche perché l’asteroide è caduto nel Sudan. Qualche chilometro più a Nord, in Egitto e scattava subito l’allarme Jakob! :wink: :lol:
A parte scherzi, è una possibilità notevolissima, che chissà quando si ripresenterà!
@enzo
quando dici “quindi sappiamo che tutte le differenze sono SOLO e SOLTANTO dovute alla nostra atmosfera” a cosa ti riferisci in particolare? Non sono molto ferrato in materia: quali effetti potrebbe aver provocato l’atmosfera (chimici, immagino), piuttosto che ad esempio il calore provocato dall’attrito?

pierluigi scrive il 27 Marzo 2009 alle 13:57

Ma che razza di scia ha lasciato sto asteroide??? E’ normale???

Lampo scrive il 27 Marzo 2009 alle 14:24

@Pier,
si, soprattutto di attrito e poi anche di compressione sia prima che all’atto della caduta. le modificazioni sono sia chimiche che fisiche (struttura cristallina e via dicendo) ed anche di “sporcizia” antica (lo space weathering) che viene pulita. Quando si confrontono gli spettri degli asteroidi con quelli delle meteoriti ci sono parecchie cose che non tornano e non si sa se dire che è l’invecchiamento ad aver cambiato lo spettro oppure che l’origine non sia quella ipotizzata. Avevamo solo la certezza per Vesta, la quale ha una famiglia molto numerosa. Dato che Vesta ha un tipo tassonomico rarissimo (tipo V) tipo basalto (è forse uno dei pochissimi ad avere avuto una differenziazione termica) e tutti i suoi “figlioli” causati da un impatto antico hanno evidenziato lo stesso tipo, è stato facile reperire qualche meteorite di tipo V. Quelle dovevano venire proprio da Vesta! Io c’ho lavorato e pubblicato molto e fino ad adesso era l’unico caso “sicuro”. Ma tra i frammenti originari ed i resti trovati erano passati milioni di anni. Adesso invece lo spettro è stato fatto un paio di giorni prima che l’oggetto cadesse al suolo e ci regalasse le meteoriti, quindi estremamente più indicativo. Avevo anche scritto tempo fa un articoletto sull’origine delle meteoriti…potreste andarlo a riprendere: è ridiventato di attualità!
http://www.astronomia.com/2008/04/02/dalla-fascia-degli-asteroidi-alla -terra-un-viaggio-entusiasmante/
vale la pena rileggerlo, anche perchè si parla di risonanze e viene a fagiuolo anche per quello… Buon lavoro!!!

enzo scrive il 27 Marzo 2009 alle 14:37

@Lampo,
direi che è normale quando l’oggetto si è probabilmente frammentato i molti pezzi prima di arrivare al suolo. L’ho fanno anche molti bolidi che si aprono a “ventaglio” e magari bruciano completamente.

enzo scrive il 27 Marzo 2009 alle 14:39

Si si immaginavo si frammentasse in molti pezzi ma dalla foto mi sembra quasi di vedere una lineaa continua con moto caotico…mi sarei aspettato piuttosto una gran serie di diramazioni! Con delle scie rettilinee tipo quelle generatesi durante il rientro controllato di ATV o durante il disastro del Culumbia…

Lampo scrive il 27 Marzo 2009 alle 14:48

@lampo,
ma, probabilmente la linea tutta contorta è dovuta al vento in quota… dato che la scia è rimasta perecchio tempo visibile. Peccato che questa immagine sia stata tratta da un video, ma non sono mai riuscito a trovarlo pubblicato… Ho anche cercato oggi, ma c’è solo l’immagine anche sul sito dello Space Telescope… Boh…chi lo trova è bravo!!

enzo scrive il 27 Marzo 2009 alle 15:07

AH ok…allora ha senso… Comunque ho provato a cercare pure io e…niente video in rete…solo decine di video di simulazioni, ricostruzioni e spiegazioni… :sad:

Lampo scrive il 27 Marzo 2009 alle 15:41

@enzo
stavo per scrivere esattamente le tue parole riguardanti vento in quota, ma… sono stato interrotto… in ufficio… :wink:
@Lampo
aggiungo che talvolta capita la stessa cosa (ma tutto dipende dalla quantità e qualità dei venti in quota) con le scie degli aerei: dopo un po’ le vedi a forma di arco oppure ben più strane, ma mai così contorte! Sennò, sai Jakob… :roll:
La prossima volta che capita proverò a fotografarle, almeno col cellulare e vi farò sapere…

pierluigi scrive il 27 Marzo 2009 alle 16:37

@Pierluigi
lo conoscevi questo sito?
http://shadowandsubstance.com/
probabilmente tu sai fare di più e meglio, ma a me sembra molto carino…. :razz:

enzo scrive il 28 Marzo 2009 alle 07:40

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