Il fagiolo magico Feed RSS dell'articolo Aggiungi questo articolo ai tuoi preferiti

a cura di Vincenzo Zappalà

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Sono sicuro che una morale ci sia, ma non sono convinto di averla ancora compresa del tutto …

Giacomino si divertiva a giocare nell’orto che sua mamma curava con tanto amore. Stava ben attento a non schiacciare nessuna pianticella e spesso cercava di dare una mano togliendo le erbacce ed innaffiando. La mamma sapeva che suo figlio era molto attento e giudizioso, per cui lo lasciava fare e sorrideva quando lo vedeva all’opera. Anzi, a volte gli chiedeva di raccogliere gli zucchini, i pomodori, le cipolle, i cetrioli. E Giacomino correva contento a compiere il suo dovere. Quel giorno stava mettendo i fagioli dentro al cestino, quando vide un baccello particolarmente grande. Era addirittura enorme e la curiosità fu tanta che non resistette a sbucciarlo. Conteneva solo un seme, strano e quasi luminoso. Per l’emozione se lo fece scivolare a terra ed esso cadde nel terreno appena vangato. Lo cercò a lungo, ma non ne vide più traccia. Peccato, voleva mostrarlo alla mamma, ma non ci fu niente da fare: era proprio sparito.

Quella sera andò a letto molto presto e fece un sogno strano, così intenso e chiaro che gli sembrava veramente di viverlo in prima persona. Aprì gli occhi e si accorse che una soffusa luce verdastra entrava dalla finestra accostata. Si alzò, l’aprì e vide con grande stupore che quello che aveva appena sognato era proprio lì davanti a lui: un’enorme ed altissima pianta di fagioli spariva tra le nuvole rosate del cielo che si stava tingendo dei colori dell’alba. Fu più forte di lui e scese nell’orto. Toccò la pianta e si rese conto che era proprio reale e non un’immaginazione. Aveva un tronco gigantesco e contorto, pieno di foglie grandi e resistenti. Sembravano quasi formare una scala e Giacomino sentì un impulso irrefrenabile di salire verso l’alto. Proseguì speditamente ed in breve arrivò all’altezza delle prime nuvole. Penetrò al loro interno e gli sembrò di essere cullato da batuffoli di cotone soffici ed accoglienti, in un silenzio irreale. Guardò verso l’alto e vide che il tronco continuava sempre più su, verso l’infinito. In quell’ambiente così strano si accorse di un’immagine sfocata ed un po’ annebbiata, ma sicuramente reale, che scivolava accanto a lui: un’altra pianta di fagioli correva parallela alla sua. Era anch’essa enorme e sembrava una scala.

Giacomino oltrepassò le nubi: attorno era tutto di un blu così intenso da sembrare quasi nero. Passarono ore, giorni, settimane, mesi forse. Magari anni o secoli. Giacomino non si rendeva più conto del tempo e continuava ad andare avanti foglia dopo foglia, seguendo la strada che la pianta gli indicava. Ogni tanto guardava la gemella della sua e si chiedeva: “perché?”. Una volta, mentre la scrutava attentamente vide che un ragazzo, che assomigliava terribilmente a lui, procedeva in verso opposto lungo il tronco, foglia dopo foglia. Mentre Giacomino stava salendo, l’altro stava scendendo o almeno così gli sembrava. Ma poteva anche essere il contrario … Si guardarono un attimo negli occhi, ma nessuno ebbe il coraggio di proferire parola. Facendo finta di niente proseguirono entrambi la loro salita (o discesa?), rimanendo però profondamente sconvolti. L’emozione di Giacomino si trasformò velocemente in turbamento, ansia, paura, ma soprattutto stupore e confusione. Chi era l’altro ragazzo? E perché assomigliava così tanto a lui? E dove si dirigeva quella pianta di fagiolo così simile alla sua? Tuttavia proseguì verso l’alto (o verso il basso?) e lo stesso fece il suo collega di viaggio.

Passò molto, molto tempo. Poi il tronco cominciò a diventare più sottile ed in breve cominciò ad ondeggiare. Era arrivato in cima (o in fondo?). Da lì a poco entrò nuovamente in un banco di nuvole soffici e vaporose e ne uscì in vista di un pianeta azzurro, verde e marrone. Fece un piccolo salto e scese al suolo. A pochi metri, enorme e contorto, c’era il tronco dell’altra pianta di fagioli che usciva dal terreno. Iniziò ad andare in giro e visitò paesi e città; incontrò gente di vari colori; vide macchine, treni, aerei; sentì radio, televisioni, lesse giornali. Poi decise. Con un piccolo salto salì sulla pianta dello sconosciuto viaggiatore e cominciò a salire (o a scendere?). Passarono nuovamente ore, giorni, settimane, mesi forse. Magari anni o secoli. Quando incontrò il ragazzo che gli assomigliava molto e che si muoveva sul “suo” fagiolo non ne fu assolutamente sorpreso. Si guardarono appena, sapendo benissimo cosa dovevano fare.

Giacomino attraversò le nuvole e alla fine giunse nel suo orto. Andò subito nella legnaia e prese la scure lucida e tagliente. In pochi minuti tagliò il tronco enorme e contorto della sua pianta. Non cadde, ma si librò nell’azzurro del cielo e scomparve tra le nubi rosate. Come si aspettava, lo stesso successe all’altra pianta che svanì in un attimo. Non andò mai più a raccogliere i fagioli nell’orto, inventandosi sempre una scusa …

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25 Commenti a “Il fagiolo magico”

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Sembra una cosmicomica calviniana!

Giskard scrive il 28 Marzo 2009 alle 18:19

Non c’entra niente con il racconto ma vorrei segnalare un’altra imprecisione in una domanda di “chi vuole essere milionario”.
La domanda era: tra le stelle nane quale di queste non esiste A. Nana Bruna. B. Nana di ghiaccio. C. nana nera. D Nana di Vapore. Io ho pensato: non ho mai sentito la B e nemmeno la D. La risposta esatta secondo loro era Nana divapore.
Allora ho fatto una ricerca ed ho scoperto che è chiamato Nana di ghiaccio un corpo che è una via di mezzo tra una cometa e un asteroide nel Sistema Solare, cosa c’entra con le stelle?
Mi piacerebbe dire agli autori di quel programma di informarsi meglio prima di scrivere le domande.

Antonio C. scrive il 28 Marzo 2009 alle 20:20

@Giskard,
un complimeto fantastico!!! Grazie di cuore :razz:

enzo scrive il 28 Marzo 2009 alle 21:06

…. solo un piccolo contributo al volo….una morale, nel senso letterale di ammaestramento, non è evidente, cionondimeno sorgono immediati alcuni spunti di riflessione, basati su un’interpretazione di tipo introspettivo: l’incontro con sè stessi (o con il nostro alter ego?) in prima battuta è senz’altro destabilizzante, ma proseguendo nel cammino della vita si impare ad accettare e a gestire questo incontro… poi un quasi naturale ritorno alle origini e la scelta di lasciare per sempre nella dimensione celeste il rapporto con questo nostro/altro sè… una scelta come un’altra più condivisibile se all’altro diamo valore di alter ego, mooolto meno se nel bimbo incontrato individuiamo noi stessi.

paola scrive il 28 Marzo 2009 alle 21:27

cara Paola,
si, in fondo una linea interpretativa è proprio questa e più in generale la paura di se stessi, di qualcosa di troppo simile contro il bisogno di novità. E’ un vigliacco o un eroe potenziale? In ogni modo lo scopo era quello: ognuno può dare la propria interpretazione magari proprio leggendo nelle proprie aspirazioni. Comunque rimane solo un raccontino, niente di più…. Però lascia quell’aria di indecisione che era nelle intenzioni. Oppure, più banalmente, la delusione e la paura di un’altra terra (una può bastare…). A volte basta solo poter riflettere e pensare in un mondo che cerca di toglierci anche questa capacità…. :cry:

enzo scrive il 29 Marzo 2009 alle 06:02

Sono daccordo con te Enzo e natutralmente anche con Paola.
A leggere il raccontino, come lo chiami, ti resta in bocca un sapore strano, non brutto, non agro, solo così…un po’ strano, anche misterioso se vogliamo.
Sicuramente un raccontino molto introspettivo, proiettato sulle umane paure, paure anche di se stessi.
Un finale deciso però a ritornare se stessi, a tenere i piedi a terra.

Mario Fiori scrive il 29 Marzo 2009 alle 14:38

@ enzo
cfr all’inciso “una (terra) può bastare”… ritengo che questa terra sia bella tanto che potrebbe anche esisterne più d’una… MA il vero problema dal mio punto di vista risiede nella sofferenza che provoca l’attegiamento distruttivo “per default” di tanti abitanti di questa terra, in coloro che sono portati invece per default a “costruire” anche semplicemente pensando o riflettendo …. ma tant’è… la vita, per come la conosciamo, è proprio questa, un continuo alternarsi di creazione e distruzione… a volte, spesso, mi dispero per questo… ma … dura lex sed lex… mi accontento di potermi imbattere di tanto in tanto in qualcuno intento a “costruire” così … per sentirmi meno “pesce fuor d’acqua”… :sad: :wink:

paola scrive il 29 Marzo 2009 alle 14:58

@ mario fiori
…. non avevo visto il tuo commento… si un finale con i piedi per terra… ma con l’anima in cielo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :lol: :lol:

paola scrive il 29 Marzo 2009 alle 15:02

@Paola e Mario,
mi sto accorgendo che era meno banale del previsto … :wink: e sono contento che faccia riflettere persone intelligenti come voi…. :smile:

enzo scrive il 29 Marzo 2009 alle 15:23

@Antonio e PER TUTTI !!!!!
scusa non avevo visto il tuo commento. Quello che non capisco è che forse sarebbe più facile fare delle domande giuste che non solo e soltanto sbagliate… Che lo facciano a posta? Per gettare nell’ignoranza quei pochi che pensano di sapere qualcosa. Forse dovremmo scrivere…ma io una volta ho provato e sono rimasto - ovviamente- senza risposta. Tornando a noi. dunque è la prima volta che sento parlare di nana di ghiaccio…. Eppure …Ah… ecco ci sono!! Sono andato su msn encarta !!! Ancora più terribile….guardate la definizione che viene data:
“Nana di ghiaccio Corpo celeste del sistema solare che presenta caratteristiche intermedie tra quelle di una cometa, quelle di un asteroide e quelle di un pianeta. Il termine è stato introdotto negli anni Novanta del Novecento per classificare oggetti che non rientravano in nessuna delle classi note; si tratta infatti di corpi relativamente grandi (più di un nucleo cometario), con una percentuale di ghiaccio troppo abbondante per essere classificati come asteroidi, ma di dimensioni non abbastanza grandi per poter essere considerati dei pianeti. Tali oggetti si trovano numerosi nella regione compresa tra l’orbita di Marte e quella di Saturno, vale a dire nelle zone dette nube di Oort e fascia di Edgeworth-Kuiper, sebbene il più grande di essi, Chirone, si trovi oltre l’orbita di Saturno.”
Vi rendete conto di quanti strafalcioni sono compattati in poche righe! Giove non esiste. La nube di Oort è qui vicino a noi come la fascia di Kuiper. Oh Dio!! E poi i “centauri” sono diventati nani di ghiaccio … Ma chi le ha scritte queste porcate…. A questo punto non posso prendermela nemmeno con Jerry Scotti…. BISOGNA FARE QUALCOSA PER MSN ENCARTA … ci provo….
A dopo :evil: :evil: :evil:

enzo scrive il 29 Marzo 2009 alle 17:31

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