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Un alieno venuto da lontano
Scritto da Vincenzo Zappalà il 25 Aprile 2009 @ 12:37 in Racconti | 54 Commenti
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Ogni tanto mi piace anche “umanizzare” gli oggetti dell’Universo, siano essi stelle, galassie, buchi neri o magari anche qualcosa di ancora più complicato e misterioso. Poi chiamiamolo come vogliamo …
Il nucleo d’azione lo trovò nella sala comunale, mentre era subissato da domande che gli piovevano dappertutto. I bambini lo guardavano con gli occhi spalancati, mentre le madri cercavano di lasciarli fuori da quella situazione ancora molto ambigua: magari era uno squilibrato, un matto, anche se non ne aveva l’aria. Lo psicologo si fece spazio e lo scrutò attentamente. L’alieno si fece visitare sommariamente senza cambiare il suo sguardo calmo e rilassato. Osservava tutto, ma non mostrava più grande meraviglia. Dopo essere tornati sul punto dell’atterraggio, la versione del “malato di mente” cadde del tutto. Si, l’astronave minuscola sembrava fatta per far passare il tempo ai bambini, ma certe caratteristiche dei sistemi propulsivi, dei materiali usati, del sistema di guida, fecero capire che non si trattava di una messa in scena. Quell’aggeggio sgangherato ed estremamente semplice aveva davvero attraversato il Cosmo. L’astronomo ne ebbe praticamente la certezza, quando vide una mappa della [1] Via Lattea (non poteva che essere lei, accidenti!) da un punto di vista “esterno”. Non vi erano dubbi, quell’essere aveva viaggiato per milioni e forse miliardi di anni luce. Nel giro di un paio d’ore la notizia si sparse per tutto il mondo ed intervennero l’esercito e l’ONU, mentre i capi degli stati più importanti fecero organizzare in fretta e furia conferenze stampa trasmesse in tutte le televisioni del globo. L’uomo aveva avuto il primo, vero, sicuro contatto con una razza aliena! Si fermarono addirittura alcune delle solite e numerose guerre che esplodevano un po’ ovunque nel mondo. Si decisero delle tregue a tempo indeterminato e l’interesse dei mass media e dell’intero popolo terrestre si concentrò su quella insignificante figura proveniente dagli spazi intergalattici.
Ma lui continuava a non parlare. Sorrideva, scrutava ogni cosa e non chiedeva niente, nemmeno a segni. Gli offrirono da mangiare, da bere, da dormire, nell’attesa delle decisioni dei potenti: con un debole cenno della testa e della mano l’alieno declinava ogni offerta. Il giorno dopo iniziò il suo viaggio in giro per il mondo. Fu invitato alle Nazioni Unite, dal Presidente degli Stati Uniti, al Vaticano, nella Moschea di La Mecca, ma la situazione non cambiava. Lui guardava tutti negli occhi e sorrideva. I mezzi di comunicazione di massa erano molto imbarazzati. Era la notizia dell’anno, del secolo, del millennio, forse, anzi sicuramente, la più importante di tutta la razza umana, ma non riuscivano a sfruttarla adeguatamente. L’alieno non faceva spettacolo! Ed anche i capi di stato ne furono contrariati e delusi. Non riuscivano a dimostrare la loro vera posizione gerarchica nel delicato quadro delle relazioni internazionali. L’essere venuto da così lontano sorrideva a tutti nello stesso modo, ai potenti ed ai loro servitori, alle alte cariche ed ai bambini. E rifiutava le offerte di chiunque. Non mangiava, non beveva, non dormiva, non riposava, e sembrava non averne bisogno. I medici, i biologi, i chimici, gli astronomi, ecc., pensarono che forse nella sua navicella avrebbero trovato la spiegazione a quel mistero, forse poteva cibarsi solo di qualcosa di introvabile nella Terra.
La girarono in lungo ed in largo, di sopra e di sotto, ma senza alcun risultato. Ed intanto, non sapendo cosa fargli fare, l’alieno veniva trasportato da un luogo all’altro del globo. Attraversò metropoli, entrò nei luoghi di culto più diversi, partecipò a feste sfrenate negli alberghi di New York e nelle lussuose tende degli emiri arabi. Fu portato sui campi di battaglia del Medio Oriente, delle Filippine, dell’America del Sud. Gli furono mostrate le più grandi scoperte della tecnologia, le armi più sofisticate, gli ospedali, i musei, le opere d’arte di qualsiasi tipo. Il mondo pensava: “un po’ alla volta si renderà conto di dove è giunto e comincerà ad interagire”. Osservò le meraviglie della Natura e dell’abilità dell’uomo. Non aveva un momento di riposo, anche perché sembrava che non gli fosse necessario. Di fronte alle cose più belle ed alle atrocità più sconvolgenti, la sua espressione non cambiava. Un eterno sorriso, solo leggermente più accennato in certe situazioni, ma praticamente indistinguibile. Gli si mostrò il piacere più sfrenato, la ricchezza più splendente, ma anche le carceri più lugubri e la povertà più drammatica. I ricchi e i potenti gli offrivano di tutto, i derelitti ed i miseri gli chiedevano ancora di più.
Ma lui, anche se probabilmente ascoltava e capiva, non rispondeva. L’umanità non sapeva cosa fare. Aveva provato ogni via possibile e venne presa da una profonda delusione. No, non era così che si aspettava il primo contatto con un’altra civiltà. Dov’erano gli scambi di tecnologia, di cultura scientifica, di conquiste mediche, di strategia e potenza militare? La fantascienza aveva fatto sperare in ben altro! Molte certezze cominciarono a subire profonde fratture. Il pensiero, la volontà e la speranza dell’uomo subirono lente, ma decisive modificazioni. La gente non si guardava più nello stesso modo. Gli ordini dei potenti avevano perso un poco della loro autorità. I mass media faticavano a tornare alla vecchia routine. Il mutismo dell’alieno aumentò la voglia di comunicare della gente normale, forse come spirito di reazione. Il modo monotono e ripetitivo con cui l’essere delle stelle si comportava, senza cambiare espressione davanti a chiunque, stimolò dialoghi impensabili fino a pochi mesi prima. Alcune tregue continuarono, perché nessuno dei contendenti si sentiva di ricominciare a combattere. Il silenzio sorridente dell’alieno aveva scosso l’umanità.
Durante un viaggio verso il Sud Africa, l’aereo “personale” del “visitatore” dovette subire un atterraggio di fortuna in un remoto aeroporto del deserto del Sudan. Tutti gli appuntamenti prestabiliti saltarono e ci furono momenti di panico. Ma in quel caos frenetico il volto del viaggiatore intergalattico non cambiò di una virgola. Nell’attesa delle operazioni di ripristino del suo aeroplano, scese a terra e si diresse verso la baraccopoli di fango, di legna marcia e di lamiera arrugginita, che sorgeva a fianco dello squallido aeroporto. La gente sembrava di una razza diversa, mai vista in precedenza. Le loro ossa si vedevano chiaramente attraverso quella pelle quasi trasparente ed i ventri dei bambini erano le uniche cose che andavano in controtendenza: gonfi, tesi, quasi pronti a scoppiare. Gli agenti addetti alla sicurezza cercarono di proteggerlo e di portarlo indietro, ma non furono abbastanza rapidi e decisi: probabilmente anche molti tra loro vedevano per la prima volta quella strana forma di vita. L’alieno continuava a sorridere e si diresse verso un cumulo immenso di spazzatura dagli odori nauseabondi.
C’era una vita di sette anni di sofferenza che, scalza, sporca, febbricitante e gonfia, raspava tra gli scarti prodotti da un popolazione appena appena meno affamata di quella razza così anomala. Un urlo di gioia scaturì dalla flebile voce del bimbo: aveva trovato un pezzo di pane sudicio, duro ed invaso da una marea di animaletti neri; ma non aveva dubbi, era pane! Guardò tutti attorno con superbia e orgoglio, ma anche con timore e rabbia: guai a chi glielo toccava! Ed intanto cercava di ascoltare le voci della scorta armata, temendo che lo arrestassero e gli togliessero il suo tesoro. Sussurri, commenti, che non capì bene … ma intuì che quell’uomo con la lunga e strana veste, non aveva mangiato da mesi e mesi ed aveva fatto un viaggio lunghissimo. Abbassò gli occhi, pensò a lungo, poche lacrime di rabbia e delusione riuscirono ancora a scendergli lungo le guance scheletriche. Poi guardò l’uomo delle stelle. Si, accidenti, stava sicuramente peggio di lui! E gli offrì quel lurido pezzo di pane. La scorta armata stava per intervenire, ma non fece in tempo. L’alieno prese il pane e lo mangiò quasi con frenesia. Il suo sorriso sembrava ancora più radioso, forse perché circondato dai volti della morte, che non potevano apparire pallidi solo per il colore della pelle. Infine, si accasciò al suolo e si spense lentamente, senza cambiare l’espressione del volto.
L’autopsia stabilì che il suo organismo era refrattario a qualsiasi forma di cibo terrestre e che il pane gli era stato letale. Possibile che non lo sapesse? Proprio lui che aveva sempre rifiutato di tutto e di più? Nessuno diede mai una risposta a quei dubbi, ma da quel giorno cessarono per sempre tutte le guerre sul pianeta Terra e la fame e la sete divennero solo un triste ricordo da dimenticare al più preso.
URL articolo: http://www.astronomia.com/2009/04/25/un-alieno-venuto-da-lontano/
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[1] Via Lattea: http://www.astronomia.com/glossario/#via_lattea
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