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a cura di Vincenzo Zappalà

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In questo articolo voglio presentare gli unici approcci scientifici al problema di altre vite intelligenti nel Cosmo. Poi però basta. Gli UFO e gli alieni hanno già avuto troppo spazio e sicuramente annoiato i lettori più vogliosi di conoscere i veri misteri e le meraviglie dell’Universo …

E’ un po’ troppo tempo che si sta parlando di UFO, di alieni, e di altre cose abbastanza simili. Non dico che non sia un argomento anche interessante, da certi punti di vista, ma non vorrei che distrasse troppo da quello che è il vero scopo di questo sito: divulgare la scienza. Agli UFO, alieni, omini verdi, ecc. dedico già i miei raccontini … Per cui abbiamo deciso di concludere questa fase con un articolo che faccia il punto su quello che è l’unico e vero lavoro scientifico che si fa e che si può fare sulla vita extraterrestre: la statistica. E’ inoltre anche il momento più opportuno, in quanto è appena stato lanciato il telescopio Kepler che ci darà una grossa mano per migliorare appunto la statistica. Forse i mass media non hanno ancora capito cosa va a fare veramente quel telescopio nello spazio e ne stanno parlando un po’ troppo. Penso si illudano o vogliano illuderci che scoprirà omini gialli, verdi, rossi e locuste giganti. Niente di tutto questo. Kepler osserverà migliaia e migliaia di stelle cercando di individuare variazioni di luce dovute al transito di pianeti, anche piccoli come la Terra, davanti all’astro. La tecnica è ben conosciuta ed utilizzata anche da terra, ma ha forti limitazioni a causa della nostra atmosfera. Nello spazio è tutto più facile e si apprezzano variazioni di luce impensabili dal suolo e quindi si identificano pianeti sempre più piccoli.

Attenzione, bisogna però essere fortunati: l’orbita del pianeta sconosciuto, prolungata nello spazio, deve più o meno contenere lo strumento, se no addio transito o eclisse. Ragione per cui ben poche stelle tra tutte quelle osservate ci mostreranno pianeti, soprattutto perché non hanno sudditi con la giusta inclinazione orbitale. Dopo si farà un conteggio preciso tenendo conto di questo effetto di selezione e si potrà avere una stima di quanti pianeti di tipo terrestre, nella posizione giusta, ci potremmo aspettare statisticamente. Una missione quindi essenzialmente “statistica” e non a caccia di amici alieni. Quando la TV se ne renderà conto vedrete che non ne parlerà più …

Ma torniamo alle cose serie. Cosa si può fare con la statistica? Molte cose, innanzitutto avere numeri più sicuri per risolvere l’equazione di Drake. Molti forse sapranno già cos’è. Per chi invece la sente per la prima volta, è giusto parlarne più a fondo (e cercare di applicarla per quanto possibile). Essa è in realtà l’unico modo (o uno dei pochissimi) che abbiamo al momento a nostra disposizione per stimare in modo molto approssimato il numero di altre razze aliene presenti nella nostra galassia. Se non usassimo questa formula probabilistica, potremmo solo concludere, sulla base dei dati osservativi, che esiste una e una sola civiltà intelligente: la nostra!

L’equazione di Drake recita così:

L’equazione di Drake

Dove: N è il numero di civiltà intelligenti nella nostra galassia, in grado di stabilire contatti reciproci. R è il tasso annuale medio di formazione delle stelle durante tutta la vita della Via Lattea, e che si ottiene dividendo il numero di stelle galattiche per l’età della galassia, fp rappresenta la frazione di stelle con un sistema planetario, ni il numero di pianeti, in ciascun sistema, in condizioni adatte allo sviluppo della vita, fv la frazione di pianeti adatti, in cui la vita si sviluppa effettivamente e si evolve verso forme molto complesse, fi la frazione di questi pianeti su cui si sviluppano forme di vita intelligente, fc la frazione di questi in cui le forme di vita intelligente sviluppano interesse per le comunicazioni interstellari, e infine D la durata media in anni di una civiltà tecnologicamente avanzata.

L’unico parametro su cui abbiamo una buona conoscenza è R, che si aggira intorno a 20 e che si calcola dal numero di stelle esistenti ed il numero di anni di vita della Via Lattea. Per gli altri numeri si va solo avanti ad ipotesi.

fp sta diventando sempre più conosciuto, dato che scopriamo sistemi extrasolari un po’ dappertutto e che aumenteranno con Kepler e con altre missioni analoghe. Tuttavia le stelle doppie che sono almeno il 50% fanno grande fatica a sostenere sistemi planetari per problemi di meccanica celeste e di perturbazioni reciproche. Ma possiamo anche essere ottimisti perché poi altri fattori escluderanno i sistemi doppi o multipli. Assumiamo allora un valore di 0.5 (ossia la metà delle stelle ha un sistema planetario).

ni è più complicato e sarà proprio Kepler ad aiutarci. Fino ad adesso abbiamo scoperto pianeti giganti, spesso gassosi, molto vicini alle stelle centrali. Ciò non vuol dire che non ci siano “Terre”, ma i metodi di misurazione hanno problemi di selezione a favore di oggetti grandi e veloci. La statistica non è quindi esatta. E poi molto dipende dal tipo di stella. Quelle piccole e fredde hanno una zona abitabile molto ristretta e vicina e quindi i pianeti “utili” dovrebbero stringersi vicini ad esse. Ma in questo caso la forza mareale li “bloccherebbe” come la Luna con la Terra e sarebbero destinati a mostrare sempre la stessa faccia all’astro centrale con ovvie conseguenze drammatiche. Le stelle giganti danno più spazio ma vivono molto meno, e via dicendo: ogni stella ha i suoi problemi di “urbanizzazione”. Una stima decorosa per questo parametro potrebbe essere 1 (ossia un pianeta abitabile per ogni stella con sistema planetario).

Il parametro successivo fv è ancora più complicato. Non basta che i pianeti siano nella posizione più acconcia, ma bisogna che la vita si inneschi e poi continui ad evolversi. Noi abbiamo l’esempio di Marte, dove forse la vita è partita, ma che poi è stata costretta a fermarsi per motivi interni ed esterni. Ci vuole acqua, atmosfera costante, tettonica, e molte altre cose. Noi ce l’abbiamo fatta, ma Marte no e nemmeno Venere. Una stima abbastanza sensata potrebbe portare ad un valore di 0.2 (ossia un pianeta su 5 permetterebbe alla vita di evolversi).

Poi abbiamo fi e qui le cose si complicano davvero. Che cosa fa in realtà evolvere la vita fino all’intelligenza? Ci vuole sicuramente del tempo, delle condizioni climatiche abbastanza costanti, poche catastrofi esterne (asteroidi che cadono, supernove che esplodono, ecc.). I pessimisti danno valori estremamente bassi, gli ottimisti dicono che se la vita parte non la ferma più nessuno. Io non saprei. Comunque nel nostro sistema planetario tutti i pianeti che hanno sviluppato la vita sono anche arrivati all’intelligenza. La frazione è 1, la nostra Terra. Questa è ovviamente una stima di parte e troppo facile, ma teniamoci larghi …

Passiamo a fc, ossia quante vite intelligenti arriveranno al punto di sapere e volere contattare altri esseri. Nel nostro caso diremmo nuovamente 1, gli unici che conosciamo lo stanno facendo. Attenzione però. Sulla Terra esistono anche delfini, balene e qualche altro mammifero che probabilmente ha sviluppato un certo grado di intelligenza, ma non pensa minimamente a comunicare con l’esterno. Teniamo poi conto di mondi alieni in sistemi doppi (non li abbiamo esclusi tutti) dove la doppia o tripla stella non permetterebbe di avere mai una notte scura e quindi l’astronomia sarebbe scienza sconosciuta. Ma basterebbe anche una cintura molto densa di asteroidi che vieterebbe i viaggi spaziali o i telescopi orbitali. O una coltre nuvolosa molto più densa e chi più ne ha più ne metta … Non possiamo essere allora troppo ottimisti e diamo a questo parametro il valore di 0.1 (una vita intelligente su dieci può e vuole contattare i suoi simili). Per me è fin troppo possibilista, ma meglio esagerare, almeno per il momento.

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41 Commenti a “Gli ultimi alieni”

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Giusto tornare all’astronomia carissimo Enzo, giusto usare la fantascienza per ciò a cui è dedicata.
Mi piace pensare che la vita sia presente in modo abbastanza diffuso nella Nostra galassia, ma la vita non vuole dire solo quella intelligente; personalmente penso che quest’ultima ci sia , magari anche con qualche civiltà in più di quello che dici, ma sicuramente tante meno evolute, tante come noi ( a volte non so’ se augurarglielo) e pochissime più evolute ma con tutti i problemi di voglia di comunicare, di lontananza, di ambiente cosmico ecc..
Per il telescopio Kepler, basterebbe leggere qualche rivista scientifica prima di guardare la TV e si capirebbe molto di più (visto che secondo quest’ultima le ultime scoperte di molecole organiche nello spazio fanno si che le galassie semplicemente abbiano pure un sapore di rum e lampone).
Per l’eventualità di essere soli? Un grande scrittore di fantascienza (ma anche buon divulgatore scientifico), Isaac Asimov, ci ha costruito una lunga e bella saga su l’umanità sola nella galassia.
A presto.

Mario Fiori scrive il 27 Aprile 2009 alle 10:53

concordo pienamente Mario. Gli alieni sono proprio tra noi…quelli che vogliono darci informazioni false e tendenziose…. :wink: Ma noi lotteremo!!!!

Enzo,
essere soli o quasi soli nella galassia, cambia poco per noi uomini, la cosa certa è che questo piccolo pianeta è la nostra casa, lo è stata in passato è lo sarà anche in futuro fino a quando durerà l’umanità.
Noi uomini forse dovremmo amare e rispettare di più questo piccolo pianeta che ci consante di vivere.

Luigino scrive il 27 Aprile 2009 alle 14:41

@Luigino e anche tutti gli altri…
mi ha sempre affascinato l’equazione di Drake ed il fatto che (finalmente!) una formula arida ha un significato molto importante per noi esseri umani!
Almeno… vorrebbe averlo, in quanto, lo ricordo, è un’equazione relativa a questioni statistiche, legate alla probabilità che qualcosa succeda (ed implicitamente che non succeda!). E come tutte le questioni legate alla statistica NON devono essere prese alla lettera, ma devono essere valutate con le dovute precauzioni.
Intanto nelle intenzioni di Drake il valore calcolato è, come si dice in statistica, la stima del “numero di civiltà intelligenti nella nostra galassia”.
Poi però quando si fa una stima di una certa grandezza si dovrebbe sempre aggiungere il grado di affidabilità della stima stessa! Non è un mero gioco di parole, ma è proprio così. :shock:
All’università, ad Ingegneria, ti insegnano cose strane, ma tutto sommato vere: ne volete un esempio? :roll:
Supponete di voler misurare quant’è lungo un tavolo, ad esempio la vostra scrivania sul quale avete appoggiato il vostro PC, la tastiera ecc.
Allora prendete un metro, magari flessibile, lo bloccate da un lato, tirate e leggete, supponiamo 100 cm. Trionfanti dite che la scrivania è lunga un metro!
No! Non c’è niente di più sbagliato! Dovete (almeno se volete fare una cosa esatta…) aggiungere la tolleranza: il vostro metro ha delle tacche, che voi imparate fin da bambini a leggere e ad occhio sapete vedere quale tacca scegliere per misurare un certo oggetto…. E’ vero?
Ebbene la tolleranza della vostra misura è proprio in totale l’ampiezza di una tacca!! Sacrosanto!
La misura che date deve dunque essere quella letta più o meno mezza tacca… E ora capite il perché si dice “mezza tacca“!?
Se il metro che usate ha tacche da un millimetro, allora la vostra misurà sarà 1m+/- 0.5mm oppure, uniformando le unità di misura, 1000 +/- 0.5 mm. Cioè la vostra misura in realtà è compresa tra 999.5 e 1000.5 mm!!! Vi sembra strano? No… E’ così! La vostra misura ha un errore di un millimetro, che lo vogliate o no!! Questo errore in totale è una tacca!
E non mi criticate per la pedanteria :oops: : il fatto di aver dimenticato la tolleranza in una misura anni fa mi ha fatto togliere 3 punti nella votazione dell’esame di “Metodi di Osservazione e Misura”: invece di 30 (strameritato!!) mi hanno dato 27… :evil: :cry:
E volete che questa questione non mi sia rimasta impressa nella mente????
Se usate invece un metro da sarto, dove le tacche stanno a mezzo centimetro (controllate!), allora la vostra misura sarà comunque 100 cm ma la tolleranza è data dalla mezza tacca (0.25 cm). In gergo tecnico (ed in millimeri) : 1000 +/- 2.5 mm .
Capite dunque che la misura dipende praticamente dallo strumento di misura usato!!!
Allora qualcuno di voi dirà: bene! Io adopero un misuratore laser, digitale… Benissimo! Avrete una misura in cui la “tacca” è magari 2 micron (ad esempio), perchè è un dato che i costruttori dello strumento devono fornire e lo trovate nel manualetto!!
Ma se il tavolo lo misurate a spanne??
Da quanto detto appare chiaro che la misura è tanto migliore quanto minore è la tolleranza. Vero?
Il fatto è che qualche volta la stima di una grandezza e la sua tolleranza sono dello stesso ordine di grandezza oppure la tolleranza non viene specificata:
dire un metro +/- 20 centimetri è una stima completamente illusoria.
Pensate al rivenditore che sarebbe autorizzato a vendervi un tavolo la cui lunghezza va da 80 a 120 cm (ma viene etichettato come tavolo da un metro): ovviamente venderà tutti tavoli da 81 cm risparmiando 19 cm di legno per ognuno!!!
Dunque quando si da una misura si deve dare anche il grado di affidabilità della misura stessa: ecco perché parecchie volte le previsioni meteorologiche sbagliano… I vari Giuliacci non danno mai il livello di affidabilità della previsione, che è sempre un valore numerico calcolato, con i loro potentissimi computer!
Perciò il mio messaggio è: trattare sempre con le molle questi valori!!!
Se l’equazione di Drake dà come valore finale 234, non è assolutamente detto che in realtà ci saranno 234 civiltà! E’ così ovvio che poi non ci facciamo caso: grazie all’Enterprise giriamo per la galassia le contiamo ed arriviamo a 754.
Allora cosa diremmo? Che Drake ha sbagliato!! No, lui ci ha dato (solo) la stima del numero di civiltà…
Dobbiamo dunque accontentarci della stima del numero di civiltà e non del loro numero esatto: lo sapete che ognuna delle quantità che moltiplichiamo per ottenere il valore finale ha (deve avere!!) una sua tolleranza?! :sad:
Capito il concetto?? :shock:

pierluigi scrive il 27 Aprile 2009 alle 16:45

scusatemi!!
Mi merito 234 OT !!
sorrisotollerante :mrgreen:

pierluigi scrive il 27 Aprile 2009 alle 16:47

Pierluigi,
Il concetto delle tolleranze, nelle misure, l’ho sperimentato all’atto pratico anch’io, il metro a nastro nel mio lavoro l’avevo sempre in tasca, tagliando ferro o acciaio per lavori in carpenteria metallica, se non si tiene conto delle tolleranze, si vede il risultato nell’ assemblaggio.

Luigino scrive il 27 Aprile 2009 alle 17:13

@pierluigi
esempio di razza mooolto evoluta matematicamente :mrgreen: . Eccolo fra noi un alieno! :razz:

@enzo e tutti
riporto un tratto dal post di argomento:” D, veramente decisivo. Per quanto tempo una civiltà sarà in grado di dedicarsi alla ricerca di altri compagni cosmici? Se il nostro metro ha un senso, sappiamo benissimo che la guerra è un problema enorme. Una società anche avanzata potrebbe autodistruggersi ciclicamente.Oppure potrebbe pensare solo al guadagno personale ed alle cose materiali e non dedicarsi alla ricerca scientifica.”
E qui avrei una considerazione ed una domanda: una civiltà,( chiaramente secondo il mio modestissimo parere)non è da considerarsi mai abbastanza evoluta se non ha risolto il problema guerre e non è detto che si autodistrugga ciclicamente in modo totale, ma ritengo possibile considerare anche l’ipotesi, che ciclicamente possa autodistruggersi in modo tanto drastico sì ma non totale, con conseguente regressione. La domanda invece riguarda l’ultima parte da me riportata…scientificamente è possibile pensare davvero ad un processo evolutivo di alti livelli con l’essere umano tanto egoista da pensare al solo guadagno personale ?….io non so perchè ma qualche dubbio ce l’ho.
L’egoismo ad ampio raggio, mi sembra un qualcosa di contradditorio con il concetto evolutivo .. :sad: :shock:

@Pier &co.
ovviamente hai ragione e nel caso di drake o dell’altra, la tolleranza è spesso superiore alla stessa misura (altro che mezza tacca…). tuttavia è formalmente corretta. ci mancano solo i dati da inserire….una quisquilia :cool:

@Mi.e
sarebbe giusto ciò che dici, ma l’unico esempio che abbiamo è che una evoluzione tecnologica (quindi nel verso giusto per poter comunicare verso i vicini di casa cosmica) sempre più galoppante NON ha portato ad un’analoga evoluzione morale ed etica. I faraoni non avevano il telefonino e la Tv e nemmeno i satelliti artificiali…ma non erano tanto più cattivi e malvagi di noi adesso… per cui non ritengo improbabile che una razza evoluta tecnologicamente possa esserci, pur mantenendo caratteristiche comportamentali di basso livello. Noi potremmo già contattare qualcuno, però …. Se ho capito bene il tuo commento…

..insomma parlare di alieni che vivono ed abbiano tutte le nostre problematiche per cui a tutt’oggi non si sono nemmeno loro tanto evoluti, mi suona difficile da pensare ed immaginare…Se l’universo è tanto ampio, possibile una forma di vita evoluta aliena ancora no?

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