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a cura di Vincenzo Zappalà

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Fenomeni attesi ed agognati per anni ed anni possono riapparire da un momento all’altro, così come antiche storie e leggende che sembravano essere state cancellate per sempre.

A volte ritornano

Il discorso che il presidente della CICCA (Commissione Internazionale Caldo Continuo Antropogenico) fece quella mattina di aprile in direzione del Sole fu ripreso da almeno 250 televisioni di ogni parte del mondo e seguito da circa 6 miliardi di persone. Fu una orazione forte, vibrante, accalorata e nitidissima nella sua semplicità. John Toowarm fu duro e cattivo al punto giusto, senza risparmiare alcuna invettiva verso quella stella così irreverente ed irresponsabile. Milioni e milioni di persone si commossero e piansero. Innumerevoli furono quelli che si misero occhiali nerissimi come gesto di ostilità e spregio nei confronti di quel maledetto astro.

Il presidente sollevò subito le prime accuse gravissime, facendo la storia degli ultimi cent’anni di storia dell’uomo. La civiltà industriale aveva lavorato benissimo per incrementare in tutti i modi la percentuale di anidride carbonica, cercando di strapparla addirittura dalle grinfie delle piante che cercavano di impossessarsene a dismisura. Aveva fatto di tutto (ossia niente) per cercare soluzioni energetiche alternative. Ma soprattutto era riuscita a fare di quel composto del carbonio, che si credeva tanto utile alla vita, il nuovo diavolo dei tempi moderni. Alla fine la tragedia era finalmente apparsa chiara e netta di fronte a tutto il mondo: la Terra stava ovviamente morendo. I ghiacciai si scioglievano ancora prima di formarsi (era stato dimostrato da un noto politico con la passione per la geologia). Il livello del mare, anche se sembrava sempre uguale, era aumentato di circa 7 metri all’anno ed aveva già sommerso quasi tutte le città costiere. Ovviamente nessuno poteva accorgersene perché nel contempo gli abitanti di quelle zone avevano sviluppato la respirazione tramite branchie. Erano letteralmente esplosi l’AIDS, la malaria, la lebbra, la scarlattina, il morbillo, la pertosse, il raffreddore, il torcicollo, a causa dell’aumento terrificante della temperatura. E che non si stessero a guardare i termometri che sembravano andare controcorrente. Erano illusioni, opera chiara e lampante dei soliti dissidenti in cerca di gloria immeritata. Questi ignobili individui erano addirittura riusciti a far aumentare la coltre bianca dell’Antartide. Sciocchezze: in fondo rappresentava solo poco più del 90% del ghiaccio terrestre, un’insignificante percentuale del tutto trascurabile. L’essere umano era finalmente riuscito ad innescare un irrefrenabile ed irreversibile riscaldamento globale che avrebbe distrutto tutto e di più, forse anche i quattro pianeti che si trovavano intorno a Proxima Centauri. Nessuno, nemmeno gli scienziati più terroristi potevano farci qualcosa. Gli uomini se ne erano convinti ed erano pronti a dare tutto ciò che avevano sia in denaro che in spirito, per cercare almeno di rallentare la morte del loro pianeta e di loro con lui. La CICCA e tutti i governi più aperti e democratici erano pronti a farsi carico della gestione di tutti quei soldi e dei sacrifici dell’umanità finalmente rinsavita.

Il trattato, stilato a Fisher Town nell’Alabama e sancito dalle maggiori potenze, aveva dettato regole precise ed eque. I paesi del terzo e quarto mondo potevano restare come sempre fino ad allora, senza luce, acqua potabile, benzina, ospedali, medicine, tanto c’erano abituati. I poveri e la classe media delle nazioni più progredite potevano facilmente donare i 7/8 del loro stipendio e dei loro averi per una causa planetaria. I miseri e sparuti benestanti si sarebbero sobbarcati l’onere più gravoso: cercare di salvare il salvabile, o quantomeno sopravvivere degnamente come gli spettava di diritto.

Tutto sembrava perfetto e previsto fin nei minimi particolari. Ed adesso invece, quella stupida e boriosa stella di sequenza principale, uguale a tantissime altre, senza alcuna caratteristica particolare, si era messa in testa di remare controcorrente. Porca miseria! Erano sette anni che non mostrava una macchia, niente di niente. E questo la CICCA non poteva permetterlo. Non sapeva quella insulsa sfera di idrogeno, con l’aggiunta di un pizzico di elio, che senza la sua attività almeno normale non ci sarebbe stato il riscaldamento tanto atteso e preventivato? Stava distruggendo il lavoro di anni ed anni delle maggiori potenze mondiali. Proprio adesso che si erano convinti praticamente tutti!! Accidenti a lei ed alle sue macchie fantasma.

Il presidente terminò il suo discorso con un urlo di disprezzo e di rabbia che fece accapponare la pelle a tutti gli spettatori vicini e lontani. Il suo dito puntato verso il Sole sembrava una spada divina, un simbolo di potenza e di giustizia. Molti si inginocchiarono e cominciarono a pregare in tutte le lingue possibili. In mezzo a quella disperazione senza fine, solo lui, John Toowarm si ergeva impavido e risoluto come un Dio, mostrando un ghigno terrificante nel suo volto limpido e cristallino. Vi fu un momento di silenzio spaventoso, in cui si udì perfino il ticchettio penetrante ed assordante delle zampette di una formica rossa di media taglia che stava attraversando il palco del presidente. Questa fu presa da una tale ansia che si mise a correre a perdifiato fino a morire per attacco cardiaco fra l’indifferenza generale. Poi, improvvisamente apparve, netta e precisa, una macchia solare enorme e perfetta nella sua rotondità. Era visibile a tutti ed un boato di gioia e di gratitudine si riversò verso John Toowarm che si mise a singhiozzare come un bambino.

Pochi giorni dopo il grande capo Atawalpi, l’Amico del Sole, l’ultimo discendente del celeberrimo Toro Seduto, entrò nella sacra tenda rimasta chiusa per più di un secolo ed estrasse con commozione e severità regale la grande coperta dipinta. Accese l’enorme fuoco e cominciò a mandare i suoi segnali di fumo verso il mondo. I sopravvissuti erano pochissimi ed Atawalpi era la più autorevole fonte di informazione rimasta sulla faccia bruciacchiata della Terra.

Alcuni indigeni assicurano che abbia strizzato l’occhio verso la stella “rinsavita” e che questa gli abbia risposto facendo vibrare la sua macchia, ma sicuramente è la solita leggenda indiana priva di qualsiasi fondamento.

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25 Commenti a “A volte ritornano”

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Bravo Enzo, mi sembra di riconoscere in Toowarm (bella idea tra l’altro) alcuni esponenti dell’entourage attuale.
E poi occhio alla nostra stella, che non ci faccia simili scherzetti e ci faccia capire dove finscie la nostra (questa veramente nostra) mania di onnipotenza.
Forse sono ripetitivo, non dobbiamo depauperare il nostro pianeta (nostro solo perchè ci viviamo), dobbiamo creare uno sviluppo sostenibile che, però, deve comprendere la par condicio tra tutti i popoli e deve, naturalmente, portare ad uno sviluppo condiviso e coordinato, lasciando campo ad invenzioni che possano facilitare questo; non devono prendere campo i ricchi ed i grandi interessi economici mondiali. Però non dobbiamo nemmeno credere che la natura non ponga in qualche modo rimedio alle nostre deficienze (nel vero senso della parola) e se ne freghi di noi potendone in realtà farne a meno.

Mario Fiori scrive il 2 Maggio 2009 alle 11:41

@ enzo
si percepisce in modo inequivocabile e diretto (tanto…) il tuo coinvolgimento emotivo…

paola scrive il 2 Maggio 2009 alle 11:45

ebbeni si Paola!!! Ci stanno massacrando ogni giorno col riscaldamento globale che ogni tanto scoppio e chiamo in sogno Atawalpi!!! Ma poi non sono stato tanto cattivo…via… :roll:

enzo scrive il 2 Maggio 2009 alle 14:48

Il dramma vero nasce dal fatto che tutti (facendo un piccolo esame di coscienza un pochino anch’io) sono convinti che i problemi riguardanti il deterioramento del pianeta e il nostro abuso su di esso arriveranno fra centinaia d’anni. Pensando di poter scaricare questo fardello sulle spalle di generazioni future e che non siano affari nostri ciò che accadrà quando saremo passati a miglior vita (!), non ci rendiamo conto di quanto invece siano vicini, addirittura già in corso, i cambienti che potrebbero veramente compromettere l’ esistenza non solo degli esseri umani, ma di animali, piante, e di molte altre cose meravigliose che forse mai più nessuno potrà ammirare. Ora forse, spero sicuramente anzi, possiamo ancora cambiare le cose e fare marcia indietro, ma tenendo conto di quanto acceleri ogni anno il progresso (qui nell’accezione negativa del termine) si sta facendo sempre più tardi.

Mino scrive il 2 Maggio 2009 alle 16:32

Questa volta hai fatto un racconto “a servizio”. Mai come prima forse. Nonostante condivida le tue motivazioni, tutto ciò stride con questo spazio relegato a racconto di scienza e fantascienza. Ritengo che stavolta tu abbia esagerato con considerazioni “politiche”. Il tutto contrasta con l’ottima qualità media dei tuoi racconti e articoli. 4 in pagella!

stefano caravaggio scrive il 2 Maggio 2009 alle 17:58

@ stefano caravaggio
ok non è dei migliori… ma un 6– glielo darei, in fondo non è “brutto” da meritare un voto così cattivo…. :wink: almeno per me!
cmq, il messaggio è condivisibile senza tema di smentita, non dici? :???:

paola scrive il 2 Maggio 2009 alle 18:25

Più che un racconto in piena regola, mi pare un sfogo emotivo, rabbioso (in senso positivo), che culmina nell’auspicio (?) di un sacrificio definitivo; comprensibile. E comunque divertente: l’apice è la morte della formica rossa!

@enzo
sorry! ma neanche a me è piaciuto il raccontino… :oops: :cry:
A pensarci bene è il primo racconto che non ha il tuo stile vincente, a cui ci hai tanto bene abituati!! :wink:
Grande saggio diceva: “non tutte le ciambelle riescono con il buco” :shock:
OT: mi viene in mente una vecchia barzelletta del bruco Filippo che era innamorato di una bruchina Gianna, molto carina… Ma no, troppo OT! :grin: :grin: :grin:

pierluigi scrive il 2 Maggio 2009 alle 18:57

Mi spiace. Forse mi hai troppo bene abituato con la qualità e l’ironia degli altri racconti. Quindi (ma è un parere strettamente personale) confermo il brutto voto. Concordo con Paola sull’apice costituita dalla camminata morente e dal ticchettìo dei passi della formica rossa.
x enzo: chi intendevi rappresentare con essa? L’umanità operosa o altri?

stefano caravaggio scrive il 2 Maggio 2009 alle 18:58

Enzo,
hai fatto un bellissimo racconto! come al solito, io lo vedo in linea con gli altri racconti, che sono si in parte di fantascienza, ma io ci vedo sempre o quasi un collegamento magari ironico, con quello che è, il mondo attuale. la politica poi s’infila da tutte le parti, anche analizzando il racconto su Plutone, si può constatare che c’è anche una “sudditanza politica” nell’astronomia. il finale del racconto, Atawalpi, capo di una tribù che incurante il modernismo ha mantenuto l’antica cultura che ha permesso di vivere alla sua gente per migliaia di anni, è l’unico che riesce a dialogare con il sole, ed anche con la natura.
Mi fa pensare ad una eventuale catastrofe planetaria, (spero che non avvenga mai) Atawalpi, e le sua tribù, ed aventuali sparute tribù rimaste in qualche angolo dimenticato del pianeta, hanno probabilità di sopravvivere, perchè capaci di vivere ancora nella natura.

Luigino scrive il 2 Maggio 2009 alle 19:17

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