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a cura di Vincenzo Zappalà

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Un’ossessione può condizionare la vita, distruggerla nell’attesa spasmodica di una rivalsa, di una vittoria quasi impossibile, che l’intimo più profondo spera comunque sempre di ottenere. Ma sarà poi una vera vittoria?

Ma come facevano a stare sospesi nel nulla? O non era il nulla? Niente da fare: leggeva, studiava, cercava di convincersi, eppure quando guardava quelle foto veniva assalito sempre dallo stesso dubbio. Paolo non era un idiota, anzi. Riusciva perfettamente a capire e dimostrare le leggi della matematica, della fisica e della chimica. A scuola era tra i migliori, soprattutto nelle materie scientifiche, ma, quel concetto non riusciva a digerirlo. Quando guardava il cielo era più facile. Per lui la Luna rimaneva qualcosa di “appiccicato” ad un fondale. E lo stesso valeva per il Sole. Sapeva che non era vero, ma a lui bastava illudersi che fosse così per tranquillizzarsi momentaneamente. Ovviamente lo stesso problema esisteva anche per la Terra, ma non la vedeva “dal di fuori” e quindi archiviava in fretta quel concetto.

Le immagini di Saturno, di Giove, dei loro satelliti, delle stelle, delle galassie e via dicendo erano invece dei veri incubi. Come facevano a stare sospesi nel nulla? Si, si, c’era la legge di Newton. Ma era solo una formula matematica, mentre quelle enormi sfere calde e fredde, quelle gigantesche spirali, quei mondi di ghiaccio e di gas erano veri, reali. Ed erano sospesi nel vuoto, senza niente che li trattenesse dal precipitare e dal rotolare nell’infinito del Cosmo. Come sarebbe stato bello se fossero stati immersi nell’acqua o in un liquido qualunque o anche solo in un gas estremamente denso. Allora sì che avrebbe accettato qualsiasi descrizione. Ed invece no, quei mondi giganteschi erano lì che si fronteggiavano, si guardavano, non si toccavano, non si sostenevano a vicenda … eppure non cadevano. Accidenti a loro!! Dentro di sé decise cosa avrebbe fatto da grande: sarebbe andato a vedere di persona. Solo così avrebbe creduto o, più probabilmente, avrebbe scoperto l’inganno.

Sembrava un sogno da adolescente ed invece Paolo ci riuscì. Studiò di tutto e di più, nascose l’ossessione dentro di sé, riuscì anche a non sognarla di notte e divenne uno dei più grandi fisici esistenti. Forse il più grande dopo Einstein. Grande teorico (le formule non gli facevano paura perché descrivevano tutto su un foglio di carta e non nella realtà), ma soprattutto grande tecnologo, in grado di mettere in pratica le sue più stupefacenti scoperte. Una lista infinita: la trasformazione controllata di materia in antimateria e viceversa, lo schermo universale anti protoni accelerati, il rivelatore tascabile di neutrini pesanti e quello integrato per la visualizzazione della materia oscura, il motore iperluminare per i viaggi tra le stelle, e cento altre applicazioni di portata fantastica. Ma non lo faceva per la Scienza, lo faceva solo per lui. Il sogno-incubo di quando era ragazzo, la voglia di eliminare quella paura che lo stringeva alla gola ed allo stomaco, quella sensazione di panico assoluto, l’incredulità nella legge di Newton, non lo avevano mai lasciato. Doveva andare e vedere di persona, sconfiggere una volta per tutte quel terrore che gli faceva ripetere continuamente la solita domanda: “ma come possono stare sospesi nel vuoto, nel nulla?”

A cinquantatre anni ci riuscì. La sua astronave personale era pronta a portarlo in giro tra i pianeti e la galassia intera. Avrebbe toccato con mano. Lo scontro finale con Newton e con il suo incubo lo stava aspettando. Finalmente! Orbitò attorno a Marte, a Giove, a Saturno, sfruttando proprio la legge del suo più grande nemico. Ma questo lo sapeva già. Non era il primo ad aver raggiunto i pianeti seguendo quella formula così subdola e semplice. Doveva però esserci un punto debole, un qualcosa che avrebbe fatto cadere quel castello di carte così ben costruito. Paolo era sempre più irritato e sconvolto: il vuoto era proprio vuoto. Si, magari conteneva particelle sparse un po’ ovunque, ma la loro densità era irrisoria. Non potevano certo sostenere quei mondi giganteschi. Si spinse su Alpha Centauri. Ma niente cambiava, anche lì quel maledetto inglese aveva infiltrato la sua messinscena. Niente da dire, era stato proprio bravo, e l’odio profondo di Paolo sconfinava talvolta nella stima e nel rispetto. Vide buchi neri, stelle doppie, pulsar. Niente da fare, anche nelle condizioni più difficili quei corpi celesti, sia piccoli ed eleganti che immensi e mostruosi, non avevano bisogno di alcun appoggio. Stavano sospesi e sembravano prenderlo in giro. Gli sembrò addirittura che sorridessero ironicamente verso di lui. L’Universo era forse stato creato apposta per farlo soffrire e per distruggerlo moralmente? No, non poteva essere. Stava diventando pazzo? Probabilmente si. Era meglio che tornasse a casa e si rassegnasse a quell’ossessione indistruttibile. Newton aveva vinto, magari facendosi aiutare un pochino da Einstein. Lui, Paolo, ne usciva tragicamente sconfitto! Inserì il pilota automatico e non guardò nemmeno più dall’oblò.

Cosa avrebbe fatto adesso? Avrebbe abbandonato la ricerca che non gli era servita a niente? Avrebbe tenuto sempre gli occhi verso il suolo per non vedere la vittoria del suo malefico collega inglese? Pensò anche al suicidio. Tutti e tutto ce l’avevano con lui. O non capivano o lo facevano a posta per rendergli la vita impossibile. Perché? Perché proprio a lui? Lo spazio che ormai sembrava deriderlo apertamente (ne sentiva ormai le risate chiare e senza ritegno) scorreva velocissimo attorno alla sua astronave. Rivide con la coda dell’occhio le stelle vicine e tra queste Alpha Centauri e le sue maligne compagne. Poi ancora il vuoto, tanto vuoto, il nulla che lo sbeffeggiava. Infine le comete, piccole e grandi, Nettuno, Urano. Cosa avrebbe fatto sulla Terra? Si sarebbe nascosto in montagna senza vedere più nessuno?

Un piccolo meteorite colpì l’astronave di lato. Non vi erano problemi per la struttura robustissima, ma vi fu una leggera deviazione di rotta, di cui Paolo nemmeno si accorse. Si riprese solo quando Urano stava invadendo il campo visivo. Troppo vicino … qualcosa non andava per il verso giusto. Si stava per schiantare in quell’ammasso di gas, le cui nuvole ridevano di lui. Magari era meglio non intervenire, tutto sarebbe finalmente finito. Poi però pensò che anche in quel modo avrebbe dato ragione a Newton, in quanto la sua ignobile e falsa legge prevedeva perfettamente la collisione tra mondi e tra oggetti. No, non poteva spegnersi in quel modo, accettando la menzogna proprio nel momento della sua morte. Toccò i comandi con frenesia, attivò tutti i sensori e le contromisure anti collisione, inserì lo schermo iperprotettivo, accese addirittura il rivelatore integrato della materia oscura. Ed allora la vide.

Ecco la spiegazione! Gli ci volle un attimo per comprendere tutto. Era lui che rideva adesso ed a crepapelle. Prese la decisione troppo in fretta, ansioso di imporsi su tutto e su tutti. La smania di vendetta lo sopraffece senza dargli tempo di pensare. L’astronave non virò, ma proseguì accelerando, senza pietà. Non si sentì alcun rumore quando la prua tagliente come un rasoio troncò di netto quella sottile e resistentissima “corda” rigida di materia oscura che legava Urano ai suoi satelliti e poi proseguiva verso Nettuno e sempre più giù verso il Sole. E poi vide le altre, quel reticolato di cavi che si perdevano nello spazio infinito. La risata liberatoria gli si smorzò in gola mentre quelle enormi sfere rotolavano e cadevano una dietro l’altra …

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24 Commenti a “La vittoria di Pirro”

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Un bellissimo racconto, pero’ credo che la situazione non sia cosi’ semplice e che ne’ tanto meno possiamo accettare la legge di Newton cosi’ come e’ senza cercare di verificarla… :neutral:

raffaele scrive il 9 Maggio 2009 alle 16:34

Simpatico come sempre. Carina la visione dell’astronave che scombina tutto l’ordine e delle palle che rotolano. Anche se apocalittica mi fa sorridere. Peccato che Paolo non potrà raccontare a nessuno la sua scoperta.

elisabetta scrive il 9 Maggio 2009 alle 17:10

@Raffaele,
beh…a qualcosa serve la materia oscura …. :wink:

enzo scrive il 9 Maggio 2009 alle 19:57

dedicato a tutti coloro che non sanno accettare l’ineluttabilità dei propri limiti…. (libera interpretazione ) :wink:

paola scrive il 9 Maggio 2009 alle 22:57

Paolo, è lo scienziato che usa tutto il suo studio, il suo sapere per appagare se stesso. Un uomo di un egoismo totale! nella sua vita non ha altro obbiettivo che appagare se stesso. Mi viene in mente l’inventore del doppietto acromatico, che faceva fare le due lenti da due ottici diversi, poi le montava nel suo cannocchiale, e lui aveva uno strumento superiore a tutti, che potesse servire ad altri se ne infischiava.
Paolo si costruisce un’astronave, e parte per il cosmo per diomostrare la sua tesi, in fondo scopre per caso che il cavo della materia oscura, regge tutti gli stri, e lo taglia con la sua astronave, contento di dimostrare così che aveva ragione! Tutti gli astri precipitano…..
Una vita sbagliata quella di Paolo! Sempre a rincorrere la sua utopia, dimenticando le cose piacevoli della vita! tipo l’amore, il buon vino……

Luigino scrive il 9 Maggio 2009 alle 23:32

Sono daccordo con Luigino, l’egoismo è la negazione di tutto ed anche di se stessi poi.
Si allo studio, si al cercare di confutare teorie, si a nuove scoperte, ma solo un angolino per se stessi ed il resto per tutti, per la vita stessa del mondo, così bisognerebbe accadesse.
Purtroppo tutti noi ci facciamo prendere un poco dall’egoismo e non riusciamo mai ad aprire pienamente la nostra mente.
Le scoperte sono sempre una soddisfazione personale ma lo sono se condivise, se “sparate ai quattro venti” per dare modo di confutarle a loro volta.
@Enzo
scusami se non “ci azzecca”, come dice un noto politico, ma oggi su “La Repubblica” c’è un articolo sulla famosa tempesta solare prossima ventura; è impostato in modo non troppo sensazionalistico e lascia capire che il Sole è comunque importante per la nostra Terra aldilà dell’anidride carbonica, del riscaldamento globale e via dicendo: non è poco per un articolo giornalistico.
C’è smpre la NASA che parla di questa supertempesta che avverrà tra il 2012 ed il 2013 (guarda caso) e lo fa’ con una certa sicurezza che fa’ un poco ridere perchè : 1) potrebbe essere vero - 2) potrebbe accadere in qualunque momento, anche prima come dopo- 3) potrebbe non accadere o semplicemente essere una forte tempesta che però non provoca molti danni.
Si parla comunque di fine della civiltà (Jackob?) dovuta al crollo dell’energia elettrica; poi uno scienziato, a lato, dice che danni ce ne potranno essere (sempre se) ma qualcosa i nostri Governi possono fare e in parte stanno facendo, con l’Italia però “cenerentola ” della situazione.
Scusami della lunga disquisizione e di avervi tutti annoiati, ma era così per notizia.

Mario Fiori scrive il 10 Maggio 2009 alle 11:21

:smile: ..aspita che racconto!! :shock:
Ma questo Newton che gli avrà fatto a questo Paolo??
Perchè a leggere sembra proprio che questo Paolo non digerisse Newton! E pensare che nell’Universo così vasto ..figuriamoci…ci sta “spazio” per tutti ! :wink: :razz:
..a parte le battute..io in questo racconto ci ho letto tutto l’egoismo e la voglia di arrivismo di una persona. Questo Paolo, che per sfidare Newton ma principalmente sè stesso, agisce irresponsabilmente da profondo egoista.
Sinceramente , avrei preferito un finale diverso, con un Paolo che porta a beneficio dell’umanità e della sua evoluzione, una nuova importante conoscenza. :smile:

..per quanto riguarda invece l’argomento tempeste solari…Il Sole ha forse indicato a qualcuno la data 2012 ?? o sono voci basate ancora sul calendario Maya? :mrgreen: :wink:

Un saluto e come si dice augurando migliori cose a tutti, ricordiamoci che dopo le nuvole torna a splendere il Sole! :razz:

Io mi rifiuto semplicemente di credere che il Sole il 2012 smettera’ di funzionare cosi’ all’ improvviso. Se fosse davvero cosi’ la nostra stella avrebbe dovuto mostrare sintomi di malattia qualche migliaio di secoli fa ed essere ora perlomeno gia’ una supernova ( se sbaglio correggetemi). Si stanno facendo troppe speculazione, soprattutto mediatiche ad esempio voyager di giacobbo che e’ arrivato ad proporci l’ ipotesi che l’ Odissea sia avvenuta nel baltico anzicche’ nel mediterraneo. Forse colui che ha fatto il calendario Maya ha scolpito troppo velocemente e non si e’ reso conto che aveva finito lo spazio… :lol: :lol:

raffaele scrive il 10 Maggio 2009 alle 18:39

scusate correggo alcune frasi del mio post precedente:
migliaio di anni fa e troppe speculazioni :oops:

raffaele scrive il 10 Maggio 2009 alle 18:43

Bellissimo e originale :wink:

stefano caravaggio scrive il 10 Maggio 2009 alle 18:59

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