- Astronomia.com - http://www.astronomia.com -
L’usignolo
Scritto da Vincenzo Zappalà il 16 Maggio 2009 @ 14:29 in Racconti | 11 Commenti
Clicca qui per stampare. Nascondi immagini | Mostra immagini
Quando iniziò il suo fantastico canto, appollaiato sull’ultimo albero a destra del giardino di fronte all’ingresso della Casa Bianca, non furono in molti a sentirlo. Il traffico, le urla, i pensieri, la fretta, non creavano certo le condizioni migliori per poter essere rapiti da quella meravigliosa armonia. Qualcuno però cominciò a fermarsi e ad ascoltare: fantastico veramente! Nessuno aveva mai sentito niente di più struggente e melodioso. Un po’ alla volta la voce si sparse ed intervennero le associazioni animaliste. Ottennero il privilegio di incanalare il traffico su una strada laterale, isolando l’albero scelto dal magnifico cantore.
Arrivarono specialisti di ogni tipo: etologi, musicisti, fisici del suono, cantanti d’opera, rock star, ecc., per sentire e studiare qualcosa che si stava dimostrando veramente eccezionale. Si fecero registrazioni e si paragonarono con i canti più complessi ed articolati della fauna avicola terrestre. Niente da fare. Non esisteva niente di così puro, cristallino e coinvolgente. Eppure il piccolo uccello sembrava proprio un usignolo. Forse era di una sottospecie nuova e rarissima. Certo è che il suo canto era largamente superiore a quello dei suoi simili più comuni. Gli scienziati utilizzarono le registrazioni per cercare di trovare qualche modello matematico che lo descrivesse tecnicamente e per estrarre temi ricorrenti o particolarità nascoste. Alla fine conclusero che, sebbene molto lungo ed articolato, il canto ripeteva sempre lo stesso schema musicale, cambiando solo il tono, l’intensità, la frequenza.

In ogni modo la gente ormai si fermava a lungo per sentire quella splendida armonia. Ed arrivarono anche i primi turisti da altre città e dall’estero. Per un attimo si pensò di catturarlo e di portarlo al giardino zoologico in una speciale gabbia di enormi dimensioni. Ma l’idea venne violentemente respinta dagli specialisti e dalla gente comune. C’era il non trascurabile rischio che in cattività il canto si bloccasse, magari per sempre. Anche il mondo dei suoi simili alati subì una reazione abbastanza evidente. Interi stormi di uccelli si posavano spesso sui rami vicini. E non solo usignoli, ma anche volatili grandi e piccoli di specie diverse. Restavano per un po’ in silenzio, quasi lo ascoltassero, e poi riprendevano il volo come se niente fosse accaduto.
Quel canto eccezionale era diventato la notizia del giorno e ne parlavano i giornali, le radio e le televisioni di tutto il mondo. Furono composte canzoni che ne riprendevano lo schema musicale e vennero cantate dalle “star” più importanti. E non c’era nemmeno il problema dei diritti d’autore! Gli scienziati intanto continuavano a studiare la musica, sezionandola, analizzandola, cercando di trasformarla in qualcosa di logico e razionale. I grandi musicisti scrollavano la testa: la solita ignoranza e limitatezza degli aridi professori. Avevano sempre l’incubo e la smania di dover capire e di dover spiegare. Assurdo. Ogni tanto era necessario vivere di pura estasi artistica e lasciarsi andare completamente alle emozioni.
Una mattina scomparve. Fu atteso ore ed ore, ma l’usignolo non arrivò sul suo albero. Se ne era andato. Forse non gli si era data la tranquillità necessaria. Troppa confusione e troppi lampi di flash. Gli animalisti insorsero contro la solita scarsa sensibilità degli esseri umani. Ma pochi giorni dopo un analogo usignolo, sembrava proprio lo stesso, comparve sulla Piazza Rossa di Mosca. Ed anche lì iniziò il suo canto. In mezzo all’emozione, al compiacimento ed all’interesse crescente dei media, comparvero i primi problemi politici. Perché aveva preferito trasferirsi in Russia e lasciare i “democratici” Stati Uniti? Era forse una pedina degli obsoleti, ma sempre vivi, comunisti. Od era più semplicemente una messinscena propagandistica messa in piedi dal governo russo. La questione arrivò anche all’ONU e ci furono screzi diplomatici non trascurabili. Si scrissero articoli a non finire ed uscirono anche i primi romanzi.
La situazione peggiorò ancora quando qualche settimana dopo l’usignolo si trasferì in Cina, nella Piazza Tian’anmen di Pechino. Il grande gigante che si stava risvegliando ne approfittò con gioia ed esultanza: dopo due inutili prove, il piccolo ed innocente cantore aveva fatto la sua scelta. E non poteva essere che quella! La tensione nel mondo divenne quasi palpabile, fino a che l’usignolo non giunse a Roma, in Piazza San Pietro. “Finalmente!”, dissero i Cattolici. La fede aveva vinto ancora una volta. Solo tra le braccia aperte del colonnato della più famosa piazza del mondo il meraviglioso canto poteva esprimersi liberamente. Ormai si parlava unicamente dei risvolti sociali, politici e religiosi e ben poco si concedeva alla musicalità sempre più entusiasmante del piccolo volatile. Il suo canto sembrava essersi ancora più potenziato, aveva aggiunto sfumature che prima non c’erano. Se possibile era ancora più bello e complesso. Ma ormai ben pochi se ne accorgevano, presi com’erano dalle reazioni dei politici e governanti.
Quel momento di relativa calma dopo l’apparizione davanti al Vaticano, seguita da una commovente benedizione del Santo Padre trasmessa in tutto il mondo, fu di breve durata. Non solo l’usignolo abbandonò presto la Santa Sede, ma comparve nientemeno che davanti alla Moschea di La Mecca. Il mondo sembrò scoppiare e la violenza degli estremismi religiosi si scatenò come mai in precedenza. Tuttavia, non ebbe tempo di durare molto. Pochi giorni dopo la Terra vide apparire una flotta immensa di astronavi aliene, che fin dalla loro comparsa iniziarono ad aprire il fuoco, senza curarsi di ideologie, religioni, ricchezza e miseria, intelligenza e stupidità. Le maggiori città vennero distrutte facilmente, gli eserciti di ogni bandiera e colore decimati ed umiliati. Poi i conquistatori sbarcarono e presero possesso del nuovo mondo.

Erano figure tozze e vestite di nero. La bocca sembrava un enorme becco giallo e le braccia ampie e scure ali piumate. “Corvi spaziali” vennero chiamati dai pochi sopravvissuti, futuri umili schiavi di quella razza di volatili tirannici ed impietosi.
L’usignolo tornò affranto sul suo pianeta. Ce l’aveva messa tutta per avvisarli. Ma la razza a lui più simile era troppo primitiva e quella più evoluta troppo “intelligente”.
URL articolo: http://www.astronomia.com/2009/05/16/lusignolo/
Clicca qui per stampare.