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a cura di Vincenzo Zappalà

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Esistono pulsar che ruotano su sé stesse decine di volte al secondo, ma ve ne sono di superveloci che compiono centinaia di rotazioni al secondo. La presenza di una compagna sembrava il fattore decisivo per ottenere questo passaggio, ma fino ad adesso era solo teoria.

Una Pulsar

Le pulsar altro non sono che stelle di neutroni, ossia quanto rimane di stelle primordiali molto massicce dopo che sono esplose come supernova. Un’enorme massa (superiore a quella del Sole) concentrata nelle dimensioni di un piccolo asteroide. Spesso il campo magnetico fortissimo che è associato a questi residui stellari emette fasci di luce e soprattutto onde radio, concentrate in un getto che ruota con la stella facendola assomigliare ad un faro cosmico (vedi filmato a fianco). Visto da terra sembra quindi che l’oggetto pulsi. La rotazione è velocissima andando da decine fino a centinaia di giri al secondo. Ma mentre le prime rotazioni sono comprensibili, le seconde necessitano di un qualche aiuto per velocizzarsi in tal modo. L’idea a lungo ipotizzata era che una compagna “normale”, riempiendo il suo lobo di Roche (ricordate?), cominciasse a regalare materia alla pulsar e questo flusso continuo aumentasse di molto la velocità angolare del corpo supermassiccio. Tuttavia mancava l’$anello$ mancante, ossia non si erano mai visti sistemi doppi di questo tipo con una pulsar ultrarapida. La spiegazione teorica diceva: mentre il materiale della stella normale cade sulla pulsar si crea il tipico disco di accrescimento e questo blocca il fascio del faro cosmico. Ma nessuna prova osservativa era a disposizione. Oggi finalmente abbiamo visto il fenomeno in diretta!

A circa 4000 anni luce da noi vi è una pulsar ultraveloce (592 giri al secondo!), scoperta nel 2007 attraverso il radio telescopio della West Virginia (NRAO) e chiamata J1023. Una ricerca accurata su vecchie osservazioni ha però mostrato che lo stesso oggetto era già stato osservato nel 1999 mostrando solo una stella simile al Sole. Nel 2000, improvvisamente, si osservò un disco di materia ruotante intorno ad una stella a neutroni, ma senza segni di pulsazione. Nel 2002 il disco scomparve del tutto ed oggi ecco una bella pulsar ultrarapida! In altre parole, abbiamo assistito alla fase in cui il fascio radio era nascosto e poi alla sua dissolvenza fino all’apparizione del fascio radio.

Vale la pena ricordare un po’ più dettagliatamente cosa sono i lobi di Roche di un sistema doppio quasi a contatto. Per far ciò utilizziamo una figura “matematica”, gli ovali di Cassini, che vengono definiti come il luogo dei punti per cui il prodotto delle distanze da due punti fissi detti fuochi rimane costante (figura 1)

Ovali di Cassini

Figura 1. Gli ovali di Cassini rappresentano molto bene ciò che succede attorno a due stelle S1 e S2 (in questo caso di massa uguale). Intorno a S1 o S2 vi sono dapprima curve quasi circolari che poi si trasformano in una specie di 8 ed infine diventano delle ellissi che avvolgono entrambi gli oggetti. Queste curve rappresentano le superfici equipotenziali del campo gravitazionale. All’interno dell’8 i punti risentono soltanto della gravità di S1 oppure di quella di S2. Al di fuori dell’8 i punti risentono della gravità di entrambe le stelle. L’8 descrive una condizione limite ed è l’unica curva che permette il passaggio da una all’altra stella. Infatti se S1 riempisse tutto il suo pezzo di 8 il gas comincerebbe a scorrere verso S2. E’ così che le stelle si scambiano materia. L’8 prende il nome di Lobi di Roche del sistema doppio. Se le masse fossero diverse, l’8 si deformerebbe ed una parte sarebbe più grande dell’altra.

La figura 2 mostra una simulazione del sistema formato da una stella di neutroni (molto più piccola, ma molto più massiccia) e della sua compagna simile al Sole, che ha riempito il proprio Lobo di Roche. La materia esce e comincia a spiraleggiare verso l’altra creando un disco di accrescimento. Questo disco tende a velocizzare la rotazione della stella neutroni, il cui campo magnetico estremamente intenso potrebbe scagliare il getto radio verso l’esterno e diventare osservabile una volta che la materia del disco scomparisse. E’ nata una pulsar.

La pulsar J1023 a sinistra. Alla sua destra vi è una stella di tipo solare che riempie completamente il suo Lobo di Roche e scarica il suo gas verso la compagna

Figura 2. La pulsar J1023 a sinistra. Alla sua destra vi è una stella di tipo solare che riempie completamente il suo Lobo di Roche e scarica il suo gas verso la compagna, piccolissima, ma estremamente massiccia. Questa materia ruota attorno alla stella di neutroni e forma il disco di accrescimento. Quando la materia finisce di scorrere, il disco sparisce e il fascio radio si rende osservabile.

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38 Commenti a “L’anello mancante”

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@ enzo
chiaro ed esauriente come al solito!
il fenomeno delle pulsar è veramente affascinante… appena a casa rileggo con calma… merita assolutamente un approfondimento……….
ma si può osservare una pulsar con strumenti amatoriali?… :roll:

sorrisograzienzo :grin:

paola scrive il 22 Maggio 2009 alle 14:16

@enzo

un dubbio che non mi sono mai posto ma che mi è sorto adesso leggendo l’articolo…il disco di accrescimento è proprio un disco o è una sfera? Mi verrebbe da dire un disco, posto sul piano equatoriale della stella neutronica, un pò come avviene per gli anelli di Saturno…(e poi se l’hanno chiamato disco sarà un disco no?!)…ma allora perchè il getto radio espulso dalla stella diverrebbe visibile solamente una volta sparito il disco???

Grazie

Lampo scrive il 22 Maggio 2009 alle 14:16

@Paola,
non credo, o quantomeno non ad occhio…magari Pier lo sa…
@Lampo,
si il disco è proprio un disco o quantomeno una ciambella ruotante. La seconda parte è molto interessante. Dunque, in realtà il fascio viene emesso lungo la linea dell’asse magnetico che forma un angolo abbastanza grande con l’asse rotazionale. Se quest’angolo fosse troppo piccolo non ci sarebbe l’effetto “faro” e bisognerebbe avere la fortuna di essere proprio allineati con quella direzione.
Quindi per angoli grandi è facile che il disco, non strettissimo, disturbi il getto. Inoltre può darsi, ma non ne sono sicuro, che l’interazione della materia che cade pregiudichi la creazione del fascio.. Mmmm, devo analizzare più in dettaglio…comunque ottima domanda!!!

@lampo,
accidenti che fessacchiotti che siamo…. è ovvio che disturba… la stella a neutroni è piccolissima e quindi viene completamente avvolta dentro al disco!! Uno lo dice e poi non pensa più alle dimensioni di pochi chilometri che sono un niente rispetto ad un disco di gas per piatto che sia ….. :!:

Cavolo è veroo!!! Il disco benchè sottile che sia (nei confronti dell’altra stella), per quella di neutroni avrà sicuramente uno spessore abbastanza grande da quasi avvolgerla…ci si poteva arrivare… :oops:

Grazie come sempre! :wink:

Lampo scrive il 22 Maggio 2009 alle 15:09

@ enzo….
vedi che faccio bene io a dire … prima rileggo con calma….. :wink: :lol:

paola scrive il 22 Maggio 2009 alle 15:12

@Lampo,
adesso le vivace donzelle mi prenderanno in giro …. ben mi sta!!!

@paola
chiamato in ballo…
francamente non saprei, ma probabilmente penso di sì, dato che oramai con le tecnologie moderne si è arrivati a livelli inimmaginabili fino a qualche anno fa: con un telescopio di “appena” 35cm e un sensore “ultramoderno” si riescono ad ottenere foto (con tempi di posa di minuti) fino a qualche anno fa possibili solamente con telescopi della portata di Monte Palomar (con tempi di posa di ore!).
Comunque il modo più sicuro di osservare le pulsar è… con Celestia!! :wink:
sorrisopulsante :mrgreen:

pierluigi scrive il 22 Maggio 2009 alle 15:53

@Pier,
penso che Paola intendesse ad occhio nudo… Con un CCD è facilissimo, ovviamente. la pulsar del granchio ha una magnitudine di 16.5, una sciocchezza oggi …

@ enzo e pierluigi
io avevo scritto con strumenti amatoriali….
@ enzo
cos’è un CCD????
evviva l’ignoranza! :lol: :lol: :lol: :lol:

paola scrive il 22 Maggio 2009 alle 16:27

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