Non può esistere un titolo, perché questo non è un racconto, ma un urlo sussurrato da chi sa e non viene ascoltato. E noi continuiamo a non capire …
I migliori racconti raccolti in un libro: Racconti di normale assurdità
Sabbia
Perché non chiedevano a lei? Si ricordava tutto perfettamente, ogni singolo episodio della sua lunga vita era impresso perfettamente nei suoi atomi, rimasti immutati per miliardi di anni. Quante ne aveva viste. Bombardata e distrutta nella sua struttura macroscopica. Riscaldata quasi al punto di sciogliersi. Bagnata da secoli di pioggia. Ricoperta da un freddo intenso con quei cristalli di gelo che cercavano di infiltrasi nel suo reticolato più intimo. Inghiottita in quell’oceano immenso per poi essere sputata fuori con violenza verso il cielo. Eppure la sua essenza era rimasta sempre la stessa, segnata solo da piccole tacche che le ricordavano lo scorrere del tempo. Era un libro aperto, ma nessuno voleva leggerlo. Preferivano manipolarla, schiacciarla, mischiarla, scioglierla e non si accorgevano della sapienza che conteneva. Che sciocchi. Bastava che guardassero in basso, che la prendessero in mano, che capissero le vibrazioni delle sue particelle elementari e lei gli avrebbe raccontato tutto fin dall’inizio. Sabbia, solo sabbia, ma sede della conoscenza universale.
Acqua
Era giunta in ritardo, ma aveva cambiato il futuro di quel mondo. Un inizio violento, rabbioso, disordinato. Doveva guadagnare il tempo perduto, pochi attimi in un infinità. Poi si era distesa coprendo il tutto. Perché non chiedevano a lei? Non era mai cambiata, era sempre la stessa, la sua memoria perfetta. Le sue molecole così semplici si riconoscevano da lontano mentre svolgevano continuamente lo stesso compito. Si immergevano in quella distesa dai colori di fiaba, si libravano nel cielo, si dividevano, si accoppiavano, scendevano nuovamente al suolo, turbinavano nei fiumi o si riposavano nei ghiacciai e poi di nuovo nella loro immensa casa, l’oceano. Bastava saper leggere al suo interno, tutta la storia del pianeta era ancora impressa perfettamente nei suoi nuclei atomici. Che sciocchi. Preferivano inghiottirla, sfruttarla, cercare di fermarla, ma non le chiedevano niente. Acqua, solo acqua, bastava che la raccogliessero tra le loro mani e ne sarebbe rimasta a sufficienza per spiegargli tutto fin dall’inizio.
Aria
Era comparsa molto tempo dopo, almeno nella forma attuale, ma conosceva bene quel mondo. Perché non chiedevano a lei? Perché non la interrogavano? Eppure aveva avuto un ruolo fondamentale, importantissimo ed era come un libro aperto. Era stata violentata da miliardi e miliardi di particelle che provenivano da ogni angolo dello spazio, le aveva sconfitte a caro prezzo, aveva permesso a quelle forme sempre più complicate che si agitavano al suolo di sopravvivere, di cambiare, di moltiplicarsi. Atomi vagabondi che di tanto in tanto si incontravano con quelli che salivano dagli oceani. Avevano riscaldato e congelato, avevano bruciato e spento fuochi immensi. Bastava che le domandassero e lei avrebbe risposto, si ricordava tutto. Che sciocchi. Preferivano respirarla, inquinarla, fare finta di non vederla. Eppure la sua memoria era infinita, conosceva gli attimi più feroci e quelli più gioiosi. Aria, solo aria, bastava che tendessero una mano e lei si sarebbe fatta raccogliere con timidezza senza farsi nemmeno vedere, ma pronta a spiegargli il tutto.
Luce
Era esistita da sempre, prima ancora che quella sfera di polvere si formasse. La creava l’enorme stella così lontana, con il suo continuo lavoro titanico. Non era mai la stessa a colpire quel mondo così piccolo e complicato. Ma ogni particella sapeva perfettamente cosa facevano le sorelle. Arrivavano a miliardi, lo illuminavano, non nascondevano niente di ciò che accadeva, volevano che tutto avvenisse senza misteri, alla luce del Sole. E scaldavano il pianeta, gli permettevano di far sopravvivere quelle creature sempre più complicate e presuntuose. Bastava che chiedessero a lei, sapeva tutto perfettamente, conosceva i più intimi segreti di quell’astro che dominava il tutto. Ne comprendeva i momenti di rabbia, di silenzio, di tristezza e di gioia. Ogni cosa passata e futura era segnata in modo indelebile nei suoi fotoni che se la tramandavano di generazione in generazione. Ed invece preferivano godersela inconsciamente, sentire il tepore ed il freddo, cercare di trasformarla, di oscurarla e di imitarla. Eppure la sua memoria era infinita e poteva rispondere a qualsiasi domanda. Luce, solo luce, pronta ad essere raccolta tra le mani e lasciare un segno caldo ed indelebile di ogni sapere.
Uomo
Era nato un attimo prima, solo un soffio. Non era ancora terminato un singolo respiro del pianeta che calpestava, ma già sapeva e voleva risolvere tutto. Non chiedeva a nessuno, gli bastava sé stesso, convinto di imparare ascoltandosi. Osservava soltanto di sfuggita le risposte che erano già scritte intorno a lui, ma non le vedeva. Preferiva fare da solo, senza aiuto alcuno. Eppure sarebbe stato tutto così semplice, la sua intelligenza sarebbe stata accolta con amore e comprensione. Bastava essere umile ed aprire tutti i suoi “occhi” senza paura. Ed invece tendeva le mani e le ritraeva sempre vuote e fredde come l’ignoranza.
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20 Commenti a “Senza titolo”
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@Silvia,
grazie, ma tra un bicchiere e l’altro bisogna anche riflettere un poco… ![]()
Enzo: un bell’impianto francescano, nonostante il tono disperato, ma… sono io che non ho letto bene, oppure questo racconto è -come dire- incompleto? Mi sembra (l’ho letto due volte) come se gli mancasse non dico il finale, ma proprio uno sviluppo, una ragione, una direzione… a meno che non sia da intendersi come una sorta di epitaffio del genere umano, o di tutto il sistema-Terra. O magari ciò che è successo nel racconto (consciamente o no) è così terribile che non si può neanche raccontare? Brrrr
@Baol,
in realtà l’avevo scritto….non è un racconto…è solo una constatazione della natura nei confronti dell’uomo, vittima della sua finta superiorità e incapace di saper vedere e trovare quello che gli sta sotto agli occhi. Una piccola riflessione e niente più…. Prometto: non lo faccio più!!!! ![]()
Enzo,
E’ una bellissima riflessione! Io penso che sia giusto fare delle riflessioni, magari anche gli uomini importanti che hanno il potere sarebbe bene che ogni tanto riflettessero!
Complimenti!
@ enzo
hai superato te stesso! bellissime le riflessioni sulla sabbia e sugli altri elementi,… per quelle sull’uomo mi sorge spontanea una domanda : non è l’uomo solo una ennesima trasformazione degli elementi esistenti sulla terra ????… solo magari un po’ più complessa, solo magari con una consapevolezza diversa frutto di questa complessità, ma resta solo e soltanto frutto di questa terra… della sabbia, dell’acqua, dell’aria, della luce e alla fine della sua esistenza ritornerà a far parte di questi elementi…. in realtà non gli darei tutta questa importanza…. è solo un lampo, un bagliore nell’economia dell’universo…
ora non posso… ma presto continuerò questa mia riflessione ![]()
Evviva l’uomo e la sua vitalità! Anche se qualcuno fa casino e danni io vedo il fatto che voglia sapere e risolvere tutto come una cosa positiva! E’ quello che ci distingue dagli animali. E’ l’intelligenza. La sabbia ha visto , ma non può cambiare niente. Resta lì immutabile o quasi . E così l’aria, l’acqua ecc. Subiscono. Certo all’uomo ci vorrà tanto tempo. Soprattutto dovrà imparare a vedere e ad ascoltare la natura ( animata e inanimata ) che lo circonda .
Non so se il problema è la mancanza di umiltà. Forse è solo un forte egocentrismo. Non è facile aprire completamente la propria mente alla percezione di ciò che sta fuori però penso che dovrebbe essere insegnato nelle scuole. Fin dai primi anni di vita.
Comunque , dai Enzo, vedrai che l’uomo piano piano ce la fa. Non disperiamo! ![]()
Bello. Bravo. ![]()
@ enzo e tutti
io non riesco a guardare al’essere umano in modo così negativo, e neanche positivo, l’essere umano è parte integrante del cosmo, la sua consapevolazza non lo rende nè migliore nè peggiore del resto del cosmo, anch’egli deve soggiacere alle stesse leggi, al di là di ogni delirio di onnipotenza sia esso in positivo che in negativo… unica differenza è che la nostra complessità ci offre la possibilità di percorrere in piccolissima parte la via della conoscenza oppure di chiuderci in una visione parziale ed egocentrica della nostra vita e del mondo che ci circonda…. In definitiva la visione pessimistica di enzo e quella ottimista di elisabetta sono in fondo due facce della stessa medaglia che spesso convivono all’interno della stessa persona…….. naturalmente questo è il mio punto di vista su cui mi piacerebbe confrontarmi con tutti voi per imparare qualcosa di più!
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GRAZIE ENZO! ![]()
@ paola
Hai perfettamente ragione. Stasera sono ottimista. Magari domani o solo a ripensarci un pò guardandomi un pò intorno poteri dirmi ” povera illusa”.
Io sono un pò così:
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In ogni modo quello che mi affascina dell’uomo è la sua curiosità , la sua sete di sapere e di trovare risposte ( al punto che secondo me a volte se le inventa), il suo essere proteso verso l’esterno. Io l’uomo fondamentalmente lo percepisco così. Se a volte così non è può essere per egocentrismo o problematiche legate anche al suo rapporto con l’esterno o con se stesso.
Torno a celestia.
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@Enzo, molto poetico questo racconto, complimenti!