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Un sistema solare in miniatura
Scritto da Vincenzo Zappalà il 6 Giugno 2009 @ 10:18 in News | 9 Commenti
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Molti anni fa, intorno agli anni ’70, avevo conosciuto a Philadelphia un famoso astronomo, ormai anziano, che era stato uno dei padri dell’[1] astrometria moderna. Attraverso misure precisissime e ripetute nel tempo il prof. Pieter Van der Kamp aveva ottenuto risultati stupefacenti sulle parallassi delle stelle vicine (ossia la loro distanza) e sui loro moti propri. Avevo avuto anche il piacere di misurare qualcuna delle sue celebri lastre fotografiche: una vera emozione. Tuttavia, il grande astronomo era voluto andare troppo in là, pretendendo che le sue misure così raffinate potessero evidenziare ulteriori movimenti periodici della stella sotto osservazione, sì da far pensare che un compagno abbastanza massiccio disturbasse il moto rettilineo uniforme dell’astro principale.
La stella, se fosse da sola, seguirebbe il movimento rettilineo del suo [2] baricentro (linea tratteggiata). Avendo un compagno di massa non trascurabile è costretta a descrivere anch’essa un moto circolare attorno al [2] baricentro del sistema e quindi il suo moto apparirà curvilineo, spostandosi, negli anni, sopra e sotto l’ipotetica linea retta del [2] baricentro. L’ampiezza e la durata di questo moto apparente fornisce dati preziosi sulla massa e l’orbita del “pianetone” che l’accompagna.
Successivamente, si convinse anche che esisteva un disturbo ancora più complesso, dovuto non ad uno, ma a due o tre altri pianeti attorno alla stessa stella. Il metodo è concettualmente semplice. Se la stella fosse da sola il moto del suo centro luminoso deve coincidere con il [2] baricentro. Se invece esiste un compagno, il [2] baricentro del sistema (invisibile) conserverebbe il moto rettilineo, ma non la stella che dovrebbe ondeggiare rispetto a questa linea ipotetica. La variazione rispetto al moto uniforme indica la massa e l’orbita dell’oggetto (pure invisibile) che la accompagnava nel moto. Teoricamente il procedimento usato da Pieter era corretto, ma la tecnologia non ancora all’altezza del suo sogno.
Colleghi più giovani dimostrarono che le variazioni nei movimenti infinitesimali delle stelle studiate dal grande astronomo erano dovute a piccoli, ma non trascurabili cambiamenti del sistema ottico del [7] telescopio. Van der Kamp morì profondamente deluso, anche se a 94 anni, con tutti i suoi “pianetoni” (così venivano chiamati) che si sgretolavano come polvere. Tuttavia rimasero i suoi lavori fondamentali sulle stelle vicine e la sua convinzione che molte altre stelle avessero pianeti come i nostri. Aveva soltanto preteso troppo da una tecnica non ancora all’altezza delle sue idee. E’ quindi con grande gioia che oggi posso riportare una notizia storica: un pianeta di tipo gioviano è stato scoperto proprio attraverso le variazioni del moto proprio di una stella vicina a noi, estremamente piccola, un vera miniatura del Sole. Pieter starà sicuramente sorridendo.
Ci sono voluti 12 anni di osservazioni continue, ma VB 10 (la stella in questione) alla fine ha mostrato il suo segreto: un pianeta con una massa circa sei volte quella di Giove che rivolve ad una distanza “relativamente” simile a quella del nostro gigante gassoso attorno al Sole. Ho detto “relativamente”, perche se il pianeta è gigantesco, altrettanto non si può dire della stella centrale. Essa è una [8] nana rossa (o meglio nana di tipo M), appena oltre il limite del bruciamento dell’idrogeno, otto centesimi della massa del Sole. Per molti anni era stata considerata la stella “viva” più piccola mai osservata. Oggi ha un nuovo record: la stella più piccola con un sistema planetario. A parte il super-Giove, tutto è in miniatura. Il “pianetone” (VB 10b) rivolve attorno alla nana in soli 271 giorni terrestri e si trova ad una distanza di 0.36 Unità Astronomiche, non molto diversa di quella del nostro Mercurio. Proprio nelle giuste proporzioni scalando la massa solare a quella di VB 10. All’interno dell’orbita di VB 10b esiste una zona abitabile, che potrebbe ospitare pianeti rocciosi più piccoli. Pensate che per notare le piccole variazioni del moto del [2] baricentro stellare causate dal super-Giove sono state eseguite misure equivalenti a quelle necessarie per misurare lo spessore di un capello umano alla distanza di tre chilometri! Negli anni ’70 Van der Kamp non poteva arrivare ancora a questa precisione.
Questa notizia particolarmente importante (dalla variazione del moto si ricava l’orbita del pianeta disturbatore e molti altri parametri fondamentali) mi ha fatto pensare ad un raccontino, che [10] pubblico assieme a questa “news” seria e vera.
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[8] nana rossa: http://www.astronomia.com/glossario/#nana_rossa
[9] baricentro: http://www.astronomia.com/glossario/#baricentro
[10] pubblico: http://www.astronomia.com/2009/06/06/questione-di-grandezza/
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