- Astronomia.com - http://www.astronomia.com -

Accidenti alla marea

Scritto da Vincenzo Zappalà il 25 Giugno 2009 @ 08:45 in News | 14 Commenti

Clicca qui per stampare. Nascondi immagini  |  Mostra immagini

Con un po’ troppa libertà ed ottimismo si è pensato di estendere la possibilità di vita biologica anche a stelle molto più piccole del Sole (le nane rosse), che rappresentano i ¾ delle stelle vicine alla nostra stella. In altre parole, una maggiore possibilità di trovare vicini di casa … Queste considerazioni si basano essenzialmente sul concetto di “zona abitabile”, ossia quella zona di un sistema stellare in cui le condizioni termiche riuscirebbero “teoricamente” a mantenere l’acqua allo stato liquido. E, come si sa, dove c’è acqua ci può essere vita. Utilizzando questo approccio, pianeti accettabili potevano trovarsi anche su stelle molto piccole, a patto che si fossero formati molto vicini all’astro centrale, anche a distanze 50 volte minori di quelle della Terra dal Sole.

La zona abitabile e il Sistema Solare

La zona abitabile ed il nostro Sistema Solare

Tuttavia, nuovi calcoli basati sullo studio delle forze mareali esercitate dalla stella sui suoi pianeti, hanno gettato un po’ di acqua fredda sul fuoco. Infatti, anche se le condizioni fossero adatte ad ospitare l’acqua, bisognerebbe che la superficie del pianeta fosse da un lato in grado di avere un’attività geologica relativamente intensa per formare una tettonica a placche, ma dall’altro non esageratamente violenta da trasformarsi in un incubo pieno di vulcani. Solo un continuo e regolare movimento della crosta, la sua rottura, i suoi innalzamenti e scontri, sarebbero in grado di mantenere il giusto bilanciamento tra la CO2 presente nell’atmosfera e quella intrappolata nelle rocce. In parole povere, un’attività troppo alta porterebbe ad un effetto serra violentissimo, una troppo bassa, ad una sfera di ghiaccio. La forza di marea è proprio quella che controlla questo tipo di processo, “stirando” il pianeta e mantenendolo geologicamente vivo. Molti ipotetici pianeti delle nane rosse sarebbero troppo vicini e quindi troppo “dinamici” geologicamente.

Non basta, infatti, avere acqua, ma ci vuole anche una stabilità climatica a lungo termine. Nel Sistema Solare, la Terra è l’unico pianeta a possedere una tettonica a placche ed i risultati si vedono, malgrado i frequenti, ma limitati cambiamenti climatici. Marte ha cessato troppo presto la sua tettonica e dovrebbe spostarsi più vicina al Sole per riprendere un’attività geologica in grado di rinvigorire la sua atmosfera. Il [1] satellite di Giove, Io, ha invece un’attività geologica troppo intensa, in quanto le forze mareali di Giove lo scaldano internamente, mantenendolo con una superficie ribollente di lava. Ricordiamo che le forze mareali giocano un ruolo importante in questo meccanismo di attività superficiale, circa ¼ di quello totale che coinvolge anche il decadimento dei materiali radioattivi presenti nel nucleo interno.

A questo punto si può costruire una seconda fascia di abitabilità, quella controllata dalle forze mareali ed in cui non si esageri con il vulcanismo, ma nemmeno con la pigrizia della crosta. Le condizioni ideali per la vita si troverebbero nella zona di intersezione tra le due fasce abitabili. E questo fatto restringebbe purtroppo di molto il numero di pianeti accettabili per ospitare la vita.

Ad esempio, uno dei pianeti extra-solari più promettenti era Gliese 581d, scoperto nel 2007 a soli 20 anni luce da noi. Stava perfettamente nella zona abitabile per l’acqua. Purtroppo non sta invece nella zona abitabile mareale, in quanto troppo distante dalla sua stella per mantenere una dinamica a zolle. Peccato … Niente “gliesini” … Accidenti alla “bassa” marea!!

Il sistema planetario della stella Gliese 581

Il sistema planetario della stella Gliese 581


URL articolo: http://www.astronomia.com/2009/06/25/accidenti-alla-marea/

URLs in questo articolo:
[1] satellite: http://www.astronomia.com/glossario/#satellite

Clicca qui per stampare.