Uno studio eseguito in contemporanea dal VLT dell’ESO e dal Chandra X-ray telescope ha risolto il problema legato all’accelerazione delle particelle della nostra galassia, in particolare dei raggi cosmici che giungono costantemente sulla Terra. Dato che questi sono essenzialmente protoni, dedico questa news a Francesca ed al suo “protone timidone”, sperando possa darle qualche piccolo spunto per la sua splendida storia.
Fin dai tempi delle missioni Apollo, gli astronauti si accorsero di lampi di luce improvvisi visibili anche ad occhi chiusi. Erano proprio i raggi cosmici, particelle estremamente energetiche che bombardavano la nostra atmosfera e che possedevano ancora tanta energia da causare danni alle apparecchiature elettroniche. Essi sono costituiti essenzialmente da protoni che viaggiano a velocità paragonabili a quella della luce e raggiungono energie superiori perfino a quelle ottenibili con il super acceleratore LHC del CERN. Già da parecchio tempo si era pensato che i super acceleratori naturali fossero gli involucri di gas in espansione a seguito delle esplosioni stellari. Ma oggi finalmente si è ottenuta la prova di tale ipotesi.
Come dicono gli americani: “si è trovata la pistola ancora fumante” ed in questo caso anche il calibro dell’arma che ha sparato! Si sono infatti ottenute misure accurate della quantità di particelle che si originano in queste condizioni e si è visto che queste sono più che sufficienti a spiegare il flusso di raggi cosmici che investe il nostro pianeta. Si è anche calcolata quanta energia è stata “spesa” dal gas in espansione per causare l’accelerazione necessaria. Infatti, quando la stella esplode, causando una supernova, l’energia necessaria per accelerare le particelle ai valori osservati deve essere recuperata a spese del riscaldamento del gas, che dovrebbe quindi rimanere “relativamente” freddo. I ricercatori in questione (Helder e Vinch dell’Univeristà di Utrecht, insieme ad altri colleghi) hanno osservato il residuo gassoso della stella esplosa nel 185 avanti Cristo e ricordata negli annali cinesi. Essa prende nome di RCW 86 e si trova a 8200 anni luce, nella costellazione del Compasso (Circinus). E’ probabilmente il ricordo umano più antico di un’esplosione stellare. Hanno misurato mediante il VLT la temperatura proprio dietro all’onda di shock causata dall’esplosione, mentre la velocità dell’onda è stata ottenuta da Chandra. Si è trovata una velocità tra a 10 e i 30 milioni di chilometri all’ora, ossia dall’1 al 3% della velocità della luce. La temperatura si aggira invece sui 30 milioni di gradi Celsius, che sembrerebbero tanti, ma molti di meno di quanto ci si sarebbe aspettato in relazione alla velocità dell’onda. Si sarebbero dovuti raggiungere il mezzo miliardo di gradi! Questa differenza di energia è proprio quella che guida ed accelera i nostri protoni fino a velocità prossime ai trecentomila chilometri al secondo. Che bella spinta per il nostro protone, partito da così lontano!
Sopra: la nebulosa RCW 86, la più antica supernova ricordata dall’uomo, in un’immagine ottenuta combinando quelle di Chandra e del VLT. I due rettangoli sono le zone analizzate in dettaglio
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35 Commenti a “La fuga del protone”
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ops francisca,
hanno osservato una supernova, che è esplosa nel 185 a.C., la più antica stella esplosa mai riportata negli annali umani. Oggi, ovviamente, al posto della supernova si vede una nebulosa che continua ad espandersi ed è quella della foto. Hai presente la nebulosa del Granchio? La stessa cosa… Una stella supermassiccia termina la sua vita con una immane esplosione, visibile anche ad occhio nudo, come in questo caso. Quello che resta è una stella a neutroni o un buco nero (dipende dalla massa) e tutt’attorno il gas che si espande a grande velocità. Le osservazioni attuali si riferiscono al gas che si sta espandendo e che accelera i protoni. OK? scusa, pensavo di essere stato chiaro…. ![]()
Ti sei espresso benissimo Enzo.
Volevo dire che se ben ricordo, un fenomeno simile descritto nell’articolo
soprastante,si ebbe quando nel 1843 esplose l’ipergigante variabile super
massiccia,Eta Carinae che,esplodendo emise un guscio di gas gigantesco
e divenne la seconda stella più luminosa del cielo dopo Sirio.
i cinesi che osservano l’esplosione di una supernova nel 185 a.c.???? e con cosa?
mi serve una fonte attendibile altrimenti …………………..
scusate la fretta…….
Mia cara Paola,a quei tempi i cinesi non avevano degli strumenti molto avanzati
per l’osservazione degli astri ma, comunque,riuscivano a vedere un indebolimento della magnitudine della stella.
chiedo scusa,
per la fretta forse ho sbagliato emoticons …. quello giusto era
in prima istanza….
@Paola,
a occhio nudo ovviamente. La nebulosa del granchio è stata vista nel 1072 in pieno giorno!! Quando le stelle esplodono fanno sul serio….
@Paola,
se non credi a me puoi trovare informazioni un po’ dovunque, anche per quella di Tycho …. fidati!! ![]()
@Enzo
per rispondere a Paola sbaglio se dico che fu possibile vederla anche ad occhio nudo, a causa della vicinanaza abbastanza relativa della stella in questione?
Ossia di notte brillava una grossa stella, molto grossa.
Alcune supe4rnove molto vicine si potrebbero vedere anche di giorno, ma per noi non sarebbe forse tanto …igienico o sbaglio?
Ops, non sbagliavo ed hai subito risposto caro Enzo.
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ma cosa hanno osservato i cinesi?? scusatemi ma credo di non aver compreso l’articolo
