Scoperto possibile cratere da impatto sull’Appennino meridionale

Dopo la delusione del piccolo cratere trovato nei monti vicini a L’Aquila, probabilmente da riferirsi ad un manufatto umano (abbeveratoio per mucche di epoca romana o medioevale), l’Italia resta senza alcuna struttura da impatto visibile. Questo però forse solo fino ad oggi…

Il dott. Giuseppe Francione, geologo, docente di Scienza della Terra, ha fatto una scoperta, che se venisse confermata, darebbe al nostro Paese un cratere con i “fiocchi”. Non solo per le dimensioni notevoli, ma anche per la forma ellittica che potrebbe riferirsi ad un raro urto quasi radente. Attendiamo con ansia gli ulteriori studi di Giuseppe Francione, che attraverso l’analisi delle rocce dovrà stabilire se esistono le tipiche metamorfosi dovute allo shock da impatto. Andiamo pure avanti con i piedi di piombo, ma le prime immagini e la competenza dello scopritore ci danno grosse speranze. Nel seguito riporto una breve relazione scritta da Giuseppe Francione. (Enzo Zappalà)

Foto satellitare del cratere da impatto

Foto satellitare del cratere da impatto

La scoperta, è stata fatta sulla catena dell’Appennino Meridionale; ci troviamo alle propaggini occidentali di un massiccio avente un’ossatura di natura calcarea. Il versante calcareo in esame è del Mesozoico (Cretacico Sup.), delimita il massiccio con andamento NW-SE lungo il suo lato meridionale, che con brusco aumento dell’inclinazione degli strati (40°) dà origine ad una monoclinale che s’immerge, verso sud-ovest, sotto la formazione flyschoide del miocene. Diversi sono stati gli elementi che hanno spinto lo scrivente ad interessarsi all’area in esame.

Innanzitutto la presenza di anelli semiconcentrici presenti soprattutto al lato ovest della monoclinale carbonatica (ad est sono meno marcati). Ma ciò che ha dato l’imput definitivo alla scoperta, è stata la curiosità di scoprire la causa dei frequenti crolli di massi calcarei di piccole e medie dimensioni, fino ad invadere la sottostante Strada Provinciale, creando diversi incidenti. Prima di eseguire un sopralluogo sull’area, visto che la zona si presenta alquanto impervia e con elevata acclività, sono state studiate le immagini satellitari e queste hanno fatto notare una gran forma geomorfologica ad ellisse.

Nessun fenomeno terrestre che si conosce è in grado di generare una forma morfologica come quella in esame, anche se in un primo momento si è pensato ad una cava di pietre, ad una frana, ad una forma d’erosione glaciale, ad un fenomeno carsico, e solo per ultima ipotesi all’impatto prodotto da un corpo celeste.

Escluse tutte le altre, l’ultima appariva comunque inverosimile, in quanto si sa che la caduta di un corpo celeste sulla Terra produce un cratere a forma di scodella (semisferica), come quello del Meteor Crater in Arizona (USA), e non a forma d’ellisse.

E’ scientificamente provato che solo il volo molto radente di un corpo celeste può dar origine ad un cratere avente forma ad elisse. Nel caso in esame il corpo celeste ha impattato il suolo con un angolo bassissimo, quasi radente ad esso, con un’angolazione che i calcoli indicano molto rara (10° ÷ 15°). Di norma l’impatto che avviene con angoli maggiori, anche se ancora abbastanza bassi, origina comunque crateri aventi una forma quasi semicircolare in quando l’onda d’urto che si genera dall’impatto si propaga in modo semisferico (simmetricamente). In tali casi si mantiene la forma e diminuisce l’energia dell’impatto.

Se ciò fosse confermato dagli ulteriori rilievi in atto, in via di pubblicazione, sarebbe una scoperta di notevole importanza scientifica, non solo perchè sembra essere l’unica in Italia, ma anche per il modo in cui si è verificata.

Visione satellitare del cratere principale

Fig. 1: Visione satellitare del cratere principale (astroblema o bacino). Nei cerchi tratteggiati, altri probabili crateri da impatto secondari – ingrandisci

Il cratere da impatto scoperto si trova a quota media di 706 metri s.l.m. Oltre al cratere principale, sono stati rinvenuti, al lato Est-Nord-Est, altri quattro crateri/depressioni secondari di piccole dimensioni, di questi solo uno è stato studiato in modo particolare.

Il cratere principale presenta una forma semplice, è formato da una doppia depressione entrambe a forma d’ellisse. In particolare l’ellisse più esterna, poco marcata, ha le seguenti dimensioni: lunghezza asse maggiore 1800 metri, lunghezza asse minore 600 m. All’interno di questa prima elisse, si trova un’altra ellisse, di forma pressoché “perfetta”. Le sue dimensioni sono: lunghezza $asse maggiore$ 920 metri, lunghezza asse minore 400 metri; l’$asse maggiore$ ha la direzione NW-SE. L’area del cratere è di 290 000 mq.

Dai rilievi nell’area del cratere, si evince che esso è privo di scarpata morfologica ad ovest, a nord e a sud, dove il cratere si raccorda dolcemente con il primitivo versante; evidentemente, l’azione modellatrice, operata negli anni dalle acque, dal vento, dalla neve ed altri fattori esogeni hanno cancellato la primitiva forma, indice di un impatto non avvenuto di recente [Fig. 1].

Lungo il tratto dell’orlo (lato est) di uno dei crateri secondari, sono stati trovati diversi frammenti ferrosi sia in schegge sia in piccoli frammenti che risultano “cementati” o “penetrati” nella roccia calcarea [Fig. 2]. I frammenti ferrosi presentano una patina di ruggine e fatti analizzare in laboratorio risultano contenere Fe e Ni. Questo fa presumere che quasi certamente si tratti di un meteorite avente composizione prevalentemente metallica.

Blocco di calcare

Fig. 2: Blocco di calcare, nel cerchio azzurro una scheggia di ferro meteorico penetrata nella roccia

E’ stato stimato che le dimensioni del corpo impattante che ha dato origine al cratere principale si possano aggirare sui 100 metri di diametro. Tutti i crateri, sia il principale sia i secondari, presentano la direzione dell’$asse maggiore$ con un orientamento da nord-ovest verso sud-est. Ciò porterebbe a ipotizzare che l’area sia stata interessata da uno sciame di meteoriti, più precisamente da un corpo principale da cui si sono separati, durante l’attraversamento della bassa atmosfera, dei piccoli frammenti, che avendo conservato la traiettoria del corpo iniziale, nel cadere hanno originato altri crateri da impatto avendo tutti l’$asse maggiore$ dell’ellisse orientato uguale a quello principale.

L’identificazione sicura di un cratere da impatto è data dal rinvenimento di fenomeni di metamorfismo da shock all’interno del cratere, in altre parole dei cambiamenti chimico-fisici avvenuti nella roccia a causa degli elevati valori dell’energia sprigionata nel momento dell’impatto.

Nel caso di un grosso impatto, si dovranno identificare delle strutture nella roccia chiamate “Shatter-cones”. Sono delle fratture della roccia, avente una forma conica che si rinvengono o isolati o a gruppo nel cratere. Nel caso in esame ne sono stati rinvenuti due, di cui uno ben caratterizzato. Queste forme mostrano in superficie delle striature longitudinali, simile alla trama di una coda di cavallo. Il vertice del cono è rivolto sempre verso il punto in cui è avvenuto l’impatto. Gli Shatter-cones si formano, in rocce a grana fine, quando l’onda d’urto generata dall’impatto attraversa la roccia. In genere le dimensioni che possono raggiungere variano da qualche cm a circa 5 metri di lunghezza, l’angolo del vertice è di circa 90°.

L’impatto di un corpo celeste con il pianeta Terra, anche se di medie dimensioni, libera una notevole quantità d’energia. Basti pensare al meteorite caduto in Arizona (USA) circa 49500 anni fa, che ha lasciato un’impronta a forma circolare il cui diametro è di 1200 metri ed ha liberato energia pari a 20 Megaton, vale a dire 1000 volte quella della bomba nucleare che distrusse la città di Hiroshima. Il suo diametro doveva aggirarsi sui 30-40 m.

Nel caso in esame, le dimensioni del meteorite potrebbero essere di circa 100 m, con un’energia d’impatto certamente superiore, anche se la direzione molto radente rende difficile una semplice estrapolazione. Anche se l’età dell’evento non è ancora stata determinata, utilizzando dei criteri di datazione assoluta con gli isotopi radioattivi, si può ritenere che sia avvenuto nell’Era Quaternaria, ossia nel Pleistocene Med.-Sup.

Ulteriori studi più approfonditi sono ovviamente in atto.

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54 Commenti

  1. @Moreno,
    la datazione sarà più “stretta” solo dopo che saranno fatte le analisi. Per adesso si basa sul tipo di terreno coinvolto.
    @Alfonso,
    nei Monti Alburni

  2. @abramo,
    è difficile da dire, in quanto la struttura del cratere è complessa. Se ci riferiamo al cratere centrale quasi circolare (tralasciando gli anelli esterni forse dovuti a propagazione delle onde sismiche), dovremmo trovarci di fronte ad un corpo impattante relativamente piccolo, dell’ordine di qualche decina di metri al massimo. In questo caso le conseguenze sarebbero abbastanza limitate e circoscritte ad un’area di poche decine di chilometri: onda d’urto, terremoto, nube di povere,… Ovviamente se accadesse in una zona abitata, sarebbe comunque una catastrofe non indifferente..

  3. ciao enzo,
    scusa, sono entrata in dissonanza cognitiva perchè la spiegazione che tu fornisci nel tuo ultimo commento mi sembra in contrasto con quanto ho letto nell’articolo, forma del cratere, dimensioni presunte del meteorite. Suppongo questo derivi da una maggiore quantità di informazioni in tuo possesso, che , se possibile, mi piacerebbe tanto conoscere! 😛
    grazie
    paola

  4. @Lady debug,
    se intendi la forma, volevo dire che la struttura più interna ha ancora una forma circolare, mentre quelle più esterne sono ellittiche. Si riesce a vedere nell’immagine. Nel testo non è ben specificsto, hai ragione.
    per le dimensione del meteorite io tendo a credere che sia più piccolo di quanto riportato nell’articolo, proprio perchè la parte centrale circolare del cratere supera di poco i 100 m e quindi il corpo impattante dobeva essere alcune volte almeno più piccolo. Siamo ancora in una fase preliminare …

  5. ok, mille grazie!!!
    resto in attesa di aggiornamenti… ma nel frattempo ne approfitto per farti un’altra domanda, e ti prego di non stupirti per la sua banalità dati i livelli di ignoranza di chi la pone… : qualora venisse confermata l’origine del cratere, che tipo di informazioni potrebbero essere ricavate dallo studio dello stesso??

  6. @paola,
    lo studio ci direbbe se è da impatto prima di tutto. Poi le dimensioni del corpo impattante, l’età dello scontro, la composizione dell’oggetto, il tipo di traiettoria, forse la possibile origine (se si è fortunati… e se la composizione chimica è abbastanza peculiare). Ovviamente tutte cose particolari dell’evento in sè. Inserite nel contesto generale darebbero però un mattoncino in più per la conoscenza degli urti subiti dalla Terra.

  7. Enzo, mi chiariresti un dubbio? Guardando la forma del cratere “secondario” a mo di ellisse e la stima dell’angolazione molto radente mi è balzato in mente il pensiero che l’oggetto possa aver rimbalzato sul suolo… è possibile che ciò avvenga? Se si, potrebbe esserne questo un caso? (ops… forse i dubbi son 2 :mrgreen: )

  8. @Andrea,
    direi che è molto difficile. Gli urti sono nettamente anelastici. E poi le dimensioni sono nettamente diverse. Le spiegazioni migliori sono quelle della rottura precedente (molto comune nel Sistema Solare, vedi i satelliti galileiani ed i loro crateri multipli) o al limite dell’espulsione di qualche grosso frammento (cratere di ricaduta) dopo l’urto principale. Io sarei favorevole alla prima di queste ipotesi.

  9. @tutti,
    ho fatto una “rozza” analisi del terreno del possibile cratere utilizzando google earth. In realtà, come dice Giuseppe (lo scopritore) la pendenza è molto elevata (circa il 50%, ossia con un angolo di 27 gradi). Così ad occhio direi che la forma ellittica potrebbe dipendere anche da questo fatto. In realtà un urto radente è molto raro (sulla Terra se ne conoscono pochissimi) e poi non così “spinto” come si vede nell’immagine (fattore 1:2 tra larghezza e lunghezza). Inoltre il cratere più piccolo centrale mantiene la forma più circolare (150×150 m circa). Ne potrei concludere che la forma ellittica può essere dovuta sia alla geometria del terreno (pendenza), sia a modificazioni successive. Sembra anche che sia stata tagliata verso l’alto della foto. Fermo restando che io non sono un geologo, la cosa si fa interessante e solo un’analisi diretta e capillare ci svelerà i misteri di questo che potrebbe essere il primo incontro violento scoperto in Italia.
    Ancora un’aggiunta (tanto per complicare le cose 🙂 ): se il cratere piccolo e centrale (quello quasi circolare) è il cratere primario, le sue dimensioni indicano che il corpo impattante non doveva essere più grande di una decina di metri (normalmente il rapporto tra diametro cratere su diametro dell’impattatore è di 10-20). Tuttavia, il rapporto potrebbe anche aumentare se l’energia liberata fosse minore a causa di un urto radente. E ci risiamo… Insomma un bel problemino ci ha regalato il nostro Giuseppe…
    E la ciliegina finale: per un corpo relativamente piccolo e per un cratere come quello primario circolare non ci si aspetta un insieme di anelli concentrici tutt’attorno, che di solito si vedono per urti molto più energetici. A meno che il cratere centrale non sia un cratere , ma quello che resta del picco centrale di un cratere complesso, eroso dagli agenti atmosferici. allora le dimensioni si farebbero ben più importanti.
    Probabilmente, nei prossimi giorni, vedrò di scrivere un articolo sulla formazione dei crateri da impatto e sulle loro forme. Potrebbe essere interessante per tutti sapere meglio di cosa si sta parlando. Che ne dite?

  10. bellissima idea! è un argomento che mi appassiona questo!
    ho cercato attraverso l’ispra di rintracciare il cratere di questo articolo sulle carte geologiche d’ Italia per vedere se si possa notare qualcosa di “insolito”, ma haimè non riesco a trovare il punto preciso! 😥
    salute a tutti!

  11. si, concordo con vito che sia veramente una grande idea! intanto grazie per l’approfondimento! 😉

  12. @tutti,
    chi volesse vedere il cratere su google erath, basta che vada a “castelcivita” (in Campania) e guardi alla sua destra nella zona senza vegetazione. salterà subito all’occhio. Oltretutto fa parte di un parco naturale (Monti Alburni) e quindi ha buone garanzie di essere tutelato. E potrebbe essere un bello sbocco per il paese. Raggiungerlo è un’impresa per il terreno ripido e per le molte vipere che vi risiedono… Forse si potrà chiedere di fare un sentiero più agevole.
    Per l’articolo…datemi tempo una settimana… Oggi parto prima per la Francia e poi per la Valpolicella…Tornerò solo lunedì prossimo alla sera. Ma martedì ci darò dentro…
    State in campana sia mercoledì che giovedì (se riuscite) per TG Leonardo: dovrebbero parlare del cratere e -ovviamente- di noi!!
    la butto lì: magari si farà una gita del sito!! Dopo le riunioni, anche le gite di astronomia.com

    Siamo fortissimi!!!!! 😛 😛

  13. @tutti
    tra l’altro si potrebbe organizzare una visita alle famose Grotte di Castelcivita!
    Peccato che Google Map non ha la massima risoluzione in quella zona… sennò si vedrebbero anche le automobili posteggiate in vicinanza… 😉

  14. Ciao ai lettori di Astronomia.com, sono il Geologo Francione Giuseppe lo scopritore e lo studioso del probabile cratere da imapatto rinvenuto alla località “Celadonna” del Comune di Castelcivita (Salerno).
    A chi fosse interessato vedere da foto satellitare il cratere si può collegare sul “Sito Cartografico Nazionale”.
    L’accesso a questo sito è gratuito e ha una risoluzione molto più dettagliata di Google Map (provate per credere).
    Vi fornisco anche le coordinate geografiche del cratere: Latitudine 40° 29′ 18,87″ Nord – Longitudine 15° 15′ 19,44″ Est. Altezza sul livello del mare 706.

    E’ noto dalle scoperte fin ora fatte, che i più grandi crateri da impatto rinvenuti sulla Terra, sono compresi tra la latitudine di 40° Sud e 70° Nord. Il nostro è ubicato, come sopra accennato, alla latitudine di 40° 29′ 18,87 Nord”.
    Vorrei chiarire che gli anelli semiconcentrici visisibili soprattutto al lato Ovest del cratere, non sono dovuti a fenomeni di focalizzazione delle onde sismiche, ma dovuti al tranciamento degli strati calcarei, che a causa dell’evata pendenza degli stessi verso valle, danno degli anelli semiconcetrici (ad es. se prendete un libro e lo disponete con un angolo di 40° rispetto al piano del tavolo e immaginando di tagliare le pagine del libro nella parte centrale con un angolo di poco inferiore ai 40°, si avrebbero che i fogli tagliati assumono un contorno di semiellisse, proprio come nel nostro caso).

  15. ciao a tutti, ho appena appreso la notizia che l’ennesimo asteroide di 7 m di diametro ci è passato sulla testa alla distanza di 14 mila km il 6 novembre.

  16. @enza e giuseppe
    io il giorno 7 (alle 9.40, non appena ho letto la notizia) ho dato subito l’annuncio del passaggio, come commento all’articolo “un asteroide ha impattato la terra” : lo trovate nella quarta pagina di commenti… 😉
    In questa versione del sito purtroppo non c’è una pagina con le “ultime notizie” dove poter trovare questo genere di informazioni, ma nella nuova versione non mancherà! 😎

  17. @Giuseppe Francione,
    grazie per le precisazioni. Siamo tutti in ansia per poter brindare al nuovo amico venuto dallo spazio (senza danni…)
    😉

  18. @enza,
    come già commentato sul post di pierluigi, è impossibile con i mezzi attuali poter scoprire preventivamente tutti i frammenti di pochi metri. Non è perchè la scienza ufficiale se li vuole tenere per sè, ma proprio perchè sono milioni e milioni e la maggior parte arriva prima che uno li possa scoprire…7 metri sono ben poca cosa e la loro luminosità è insignificante finchè non siano proprio a … due passi da noi!

  19. un paio di domande da un analfabeta(sic) :ho sentito tempo fa in tv che ,in siti definiti come questo, e’ sempre presente una certa emissione di radiazioni rilevabili anche a suolo. vero? – 2) e’ possibile avere le coordinate geografiche per osservare cio’ con Google Earth? 3 ) vero che impatti da meteoriti avvengono sulla terra in media 2 al mese ? (vedi teleg. rai 2 ven.13-nov) 4) ma in ” Padania” non casca mai niente? grazie ciao toni 😉

  20. cosa davvero molto interessante!qualcuno di voi ha detto che si tratta di una locaità dei monti Alburni, non è che potreste essere più precisi? grazie 😉

  21. @nicoletta
    da un commento precedente:
    “Vi fornisco anche le coordinate geografiche del cratere: latitudine 40° 29′ 18,87″ Nord – longitudine 15° 15′ 19,44″ Est. altezza sul livello del mare 706”
    😉

  22. Avete notato che in questi giorni c’è stato un aumento dei bolidi celesti segnalati nelle varie parti del mondo??? è normale tutto ciò?
    non mi sembra un periodo di stelle cadenti.. 🙂
    ciao

  23. @giorgio,
    secondo me è soprattutto dovuto al fatto che le recenti notizie su bolidi, legati o no alle leonidi e alle orionidi, hanno fatto alzare gli occhi al cielo a un numero superiore di persone. Non vi sono altre ragioni, se non il caso.
    almeno speriamo!!!! :mrgreen:

  24. altre nuove notizie sul cretere?
    dato che stò facendo la tesi in zona vorrei visitare il sito ma non so bene da dove salire, mi potreste aiutare?

  25. @nicoletta,
    stanno analizzando alcuni pezzi di roccia a Bologna. Appena so qualcosa la inserisco subito. So che è poco a est di Castelcivita. Puoi controllare su Google Earth, si vede abbastanza bene. 😉

  26. Stiamo analizzando diversi campioni di roccia prelevata sia alla base del cratere che lungo l’orlo. Abbiamo prelevato anche dei campioni di terreno nell’interno del cratere, dalle prime analisi sembra contenere delle microsferule ferrose.
    Per chi vuole visitare il sito può mandare un e-mail a g.francione [at] tiscali.it.

  27. Ma siamo su scherzi a parte??!! Un sito Serio come questo che pubblica un articolo di nessun valore/fondamento scientifico!! Di forme circolari/ellittiche sulla Terra ne esistono migliaia e non per questo sono tutte legate ad impatti. Parlo da Geologo…sono talmente tante le inesattezze e i dubbi riguardo a questa storia che penso sia più probabile che la mia vasca da bagno sia un cratere da impatto piuttosto che questo….mi dispiace essere così diretto nel mio commento ma oramai siamo stufi di mitomani!!!

  28. caro maurizio,
    come fai a giudicare a priori il fondamento dell’articolo? Sei stato sul posto? Lo hai analizzato? hai fatto analisi chimiche? Ti comunico che queste sono in corso a Bologna e che se saranno negative saranno rese pubbliche, proprio perchè noi teniamo fortemente alla serietà e credibilità. Anche chi ha sollevato il caso è un geologo e non ha indicato la sua vasca da bagno, ma un luogo ben identificabile e raggiungibile. la mitomania penso sia tutta un’altra cosa….

  29. – dott. Giuseppe Francione, geologo, docente di Scienza della Terra (di quale università?)

    – ma le prime immagini (dalle immagini non si può assolutamente dire nulla se non che sia una forma circolare/ellittica) e la competenza (competenza testimoniata da??) dello scopritore ci danno grosse speranze
    un massiccio avente un’ossatura di natura calcarea (che vuol dire ossatura in termini scientifici/geologici?)

    – Ma ciò che ha dato l’imput definitivo alla scoperta, è stata la curiosità di scoprire la causa dei frequenti crolli di massi calcarei di piccole e medie dimensioni, fino ad invadere la sottostante Strada Provinciale, creando diversi incidenti. (i crolli di materiale in rocce calcaree stratificate è molto frequente in tutti i posti del mondo)

    – Nessun fenomeno terrestre che si conosce è in grado di generare una forma morfologica come quella in esame (falso…..ci sono diversi processi geologici e non che possono generare delle forme simili – es. Pieghe anticlinali, sinclinali, circhi glaciali, caldere vulcaniche, miniere, cave….)

    – Se ciò fosse confermato dagli ulteriori rilievi in atto, in via di pubblicazione (su quale rivista scientifica??)

    – altri quattro crateri/depressioni secondari di piccole dimensioni, di questi solo uno è stato studiato in modo particolare. (cosa si intende per modo particolare?)

    – sono stati trovati diversi frammenti ferrosi sia in schegge sia in piccoli frammenti che risultano “cementati” o “penetrati” nella roccia calcarea (penetrati nella roccia? Magari erano presenti già nella roccia)

    – frammenti ferrosi presentano una patina di ruggine e fatti analizzare in laboratorio risultano contenere Fe e Ni (quanto Fe e Ni?? E dove sono stati analizzati?). Questo fa presumere che quasi certamente si tratti di un meteorite avente composizione prevalentemente metallica. (un metallo che contiene Fe e Ni non è “quasi certamente” di origine meteoritica)

    – “Shatter-cones” e metamorfismo da shock (ci fa vedere qualcosa il dott. Giuseppe Francione? Sono curioso di vederli)

    – Anche se l’età dell’evento non è ancora stata determinata, utilizzando dei criteri di datazione assoluta con gli isotopi radioattivi, si può ritenere che sia avvenuto nell’Era Quaternaria, ossia nel Pleistocene Med.-Sup. (datazione effettuata su cosa?? E con che metodo?)

    Può bastare?

  30. Mamma mia Maurizio, ma c’è bisogno di inalberarsi così?! Ci fosse scritto “scoperto nuovo cratere che ha provocato un aumento del 25% delle tasse degli italiani” potrei anche capirti, ma è semplicemente uno studio per confermare o smentire un’ipotesi, probabile o poco probabile che sia. Dovesse essere confermata poi, non sarebbe di certo la prima volta che una cosa apparentemente impossibile (a giudicare da ciò che dici) si sia rivelata poi vera! Quindi non capisco proprio la tua sicurezza nell’affermare ciò che affermi e soprattutto non capisco perché il tutto ti infastidisca così tanto. “Mitomani” in sto contesto mi pare proprio c’entrino ben poco…

  31. Non mi sono inalberato. Il problema è che in alcuni casi si trattano gli argomenti in modo mooooolto superficiale. Io non dico che il cratere sia un falso o che non possa esistere ma si deve dire con chiarezza che nessun elemento, necessario ad affermare che si tratti di un cratere da impatto, è stato fornito. Sono solo ipotesi ed affermazioni campate in aria a meno di fornire una documentazione scientifica valida (che suppongo non verrà mai fornita). Siamo stanchi (come comunità scientifica) di tanti “Giacobbo” allo stato brado, di chupacabra, teschi di cristallo, e 2012. La prima cosa da fare in questi casi è rivolgersi alla comunità scientifica ufficiale. Andare da un esperto di impatti e meteoriti e chiedere…documentare. Tutto il resto sono solo parole che ci rendono ridicoli agli occhi della comunità scientifica internazionale.

  32. caro Maurizio,
    purtroppo tu stesso cadi nei problemi sollevati verso l’articolo…
    Puoi avere tutte le informazioni contattando direttamente Francione che non ha avuto paura a nascondersi, convinto delle sue capacità. Ma le analisi non sono ancora state compiute presso il laboratorio di Bologna. Noi le stiamo aspettando come lo stesso Francione. Amcora non abbiamo dato per certo proprio niente! Lo stesso Francione dice di non avere ancora risultati definitivi. come facciamo a mostrarteli noi? Inoltre anche tu dici cose poco giuste: “un metallo che contiene Fe e Ni non è quasi certamente di origine meteoritica”. Eh no, caro il mio geologo…. mai sentito parlare di asteroidi metallici e delle meteoriti a loro associate? Non farmi pensare che la presunzione sia la dote migliore dei geologi, come il buon divo televisivo munito di picozza sta mostrando da anni, parlando di tutto e di più e soprattutto di quello che non conosce affatto, come il GW e cose del genere….
    L’umiltà è sempre una grande dote e va coltivata…. Francione in quello è stato onesto e si è mostrato critico al punto giusto. In caso contrario non gli avremmo dato spazio. Cerca di rileggere quanto scritto, anche nei commenti e vedrai che la tua visione non è quella reale.
    Il sottoscritto, poi, non ha ritenuto così ignobile accennare a questa eventuale scoperta (tutta da provare) e, guarda caso, proprio lui fa parte della comunità scientifica internazionale a tal punto da essere stato presidente della commissione 15 dell’Unione Astronomica Internazionale, che si occupa propio di comete, asteroidi e meteoriti! (se non ci credi e vuoi prove, come dici, vai su internet e cerca “Zappala asteroids” e avrai qualche informazione in più)
    E il sottoscritto non si sente per niente ridicolo, te lo assicuro!!!
    cala i toni qui da noi…se vuoi lite puoi trovare mille altri siti.

    @tutti,
    scusate il modo un po’ borioso che ho usato. Ma voi mi conoscete bene e sapete che non ho mai peccato di presunzione per i miei trascorsi scientifici…Ma quando ci vuole, ci vuole!!

  33. Innanzitutto voglio puntualizzare che non voglio liti nè voglio prove…e tantomeno voglio mettere in dubbio il valore scientifico dello staff di Astronomia.
    Permettimi però di avere dei grandi dubbi. Nell’articolo si parla di datazioni, analisi di Fe e Ni dando per assodato sia l’età che l’origine meteoritica del metallo “penetrato” nella roccia calcarea quindi Francione mi pare dia per certo questi dati….che come tu mi stai dicendo non sono ancora stati elaborati. Non basta una forma ellittica e un pezzettino di metallo nemmeno per ipotizzare che sia un cratere da impatto.
    Poi volevo tranquillizzarti…se vuoi parlare di meteoriti metallici possiamo parlare per ore di kamacite, taenite, e Widmanstatten pattern, o di fase alpha o gamma della lega Fe-Ni. Io ho detto che un metallo che contiene Fe e Ni non è quasi certamente di origine meteoritica. Infatti il metallo deve essere costituito dal 95% di Fe e Ni non solo contenerlo altrimenti un qualsiasi metallo che contiene Fe e Ni sarebbe un meteorite.
    Spero di sbagliarmi sul prof. Francione ma quando vedrò delle pubblicazioni mi cospargerò il capo di cenere.

  34. Caro dott. Maurizio, siccome tu asserisci di essere un super geologo, e come da Te affermato che ci sono migliaia di forme ellittiche sul pianeta Terra come quella da me scoperta, e ancora in fase di studio (come scritto nell’articolo), Ti pregavo vivamente, mettedo in mostra le tue qualità, di voler spedire almeno “Una foto satellitare” da cui si evince ciò che tu sostieni (esistono migliaia di queste forme), al sito di Astronomia.com.
    Comunque io penso, da vero professionista e Docente, che Tu come quella pubblicata sul sito di Astronomia.com, su Celeum Astronomia, su scienzeonline, NON NE TROVERAI NESSUNA!!!! Scommettiamo?
    Infine, ma come Tu che sei un geologo, non SAI datare i terreni in base ai rapporti stratigrafici?? In quale Università ti sei Laureato?? non certamente a Napoli come il sottoscritto.
    Comunque Ti consiglio di rileggere l’articolo, perchè forse preso dalla psicosi che un Tuo Collega ha scoperto FORSE un cratere da impatto dovuto alla caduta di un meteorite, ti si è affuscata la mente.
    Nel frattempo, aspettiamo con ansia le tue migliaia di foto.

  35. buonasera
    ci sono novità? è ancora valido l’indirizzo mail per vederlo dal vivo? magari quando il tempo ci regalerà la primavera…..

  36. sono andato un mese fa all’osservatorio di brembate (bg)..e mi sono piaciuti ancora di più i pianeti..voglio fare l’astronomo..ciao a ttt.. :mrgreen: :mrgreen:

  37. @Lampo,
    un cratere di 45 m corrisponde circa a un oggetto impattante di 2-3 metri. Probabilmente è riuscito ad arrivare fino a terra perchè di tipo metallico come si può capire dalla foto… Non ho notizie più dettagliate…

  38. Facendo una ricera su google earth mi sono imbattuto in questo sito. Le coordinate sono 42°17’45.79″N, 13°33’48.18″E. Incuriosito ho scoperto che i crateri da impatto di meteoriti sulla terra sono rari. Secondo voi è possibile che questi, siano dei crateri da impatto?

  39. caro Paolo,
    in realtà la forma della zona che riporti lascerebbe dubbi. Tuttavia, potrebbero essere “doline” o abbassamenti del terreno, abbastanza comuni nella zona del Gran Sasso. Bisognerebbe fare ricerche sul luogo per vedere la composizione delle rocce (magari lo hanno già fatto…). Solo così si può cominciare a pensare a impatti. Tu dici che vi sono pochi crateri sulla Terra. In realtà sono stati almeno tanti come quelli che vediamo sulla Luna, se non di più a causa dell’attrazione gravitazionale maggiore. Il fatto è che la Terra è un pianeta geologicamente vivo, che cambia il proprio “vestito” molto spesso attraverso gli spostamenti delle zolle continentali e l’immissione in superficie di nuovo materiale fuso proveniente dall’interno. Inoltre vi sono fenomeni di erosione (vento, pioggia, ecc.) che sulla Luna non esistono. La conclusione è che riusciamo a vedere solo gli impatti più recenti e quelli che hanno resistito meglio alle erosioni o ai cambiamenti geologici.
    Riguardo infine al cratere dell’articolo, sembra che le analisi del suolo e del materiale analizzato in laboratorio diano risultati negativi. sarebbe anch’essa una specie di dolina e l’Italia resta ancora a secco!

  40. ho per caso trovato questo sito e ancor più per caso mi son imbattuta in quest’articolo. Sono una geologa anche io, e per di più ho studiato molto bene la zona in questione….beh siete sicuri che sia un possibile cratere da impatto e non attribuibile a qualche forma generata da un processo carsico?
    Gli Alburni costituiscono un massiccio carbonatico molto importate del Sud Italia, e conta oltre 200 grotte al suo interno. I fenomeni superficiali sono molto sviluppati quindi…Non lo so è solo un idea, conosco le forme del carsismo, ma non quelle che può provocare un meteorite che impatta la superficie terrestre…buon lavoro a tutti

  41. cara Simona,
    In realtà lo “scopritore” non si è più fatto vivo, malgrado abbia fatto fare analisi in loco. Per cui penso che tu abbia completamente ragione… 😕

  42. Beh Enzo conoscendo l’area per motivi di studi, ed essendo una speleologa, ( ed i Monti Alburni sono meta fissa di tutti gli speleologi del Sud ), quando ho letto la notizia, onestamente mi son meravigliata, ma non perchè pensassi che non fosse possibile ma perchè nessuno mai ne aveva parlato. Allora mi sono incuriosita, e mi fa ancor più strano che un docente dell’Università per lo più di Scienze dell Terra potesse affermare una cosa del genere osservando una morfologia e riscontrando del Ferro all’interno di un campione. Perchè il ferro o meglio la sua ossidazione è una cosa non anomala nel carbonato….
    vabbè è inutile discutere su una cosa se si è appurato fosse sballata…anche se un domanda mi sorge spontanea ma è stato un ente a fare le analisi?

  43. cara Simona,
    per quanto ne sappia penso si sia rivolto a Bologna… ma non ne sono sicuro. Conoscevo qualcuno laggiù e l’avevo consigliato verso di loro. Può darsi, però, che non li abbia nemmeno contattati. Sai, mi aveva chiesto aiuto e non c’era niente di male a fornirgli qualche possibilità. Boh…

  44. Beh se parli di Bologna, nel senso Facoltà di Geologia, mi sembra strano che appena lo abbiano visto non l’abbiano già sviato, lì ci sono due professori ingamba che lavorano proprio su carbonati e gesso ( e non solo) e sul fenomeno carsico, quindi…vabbè pura curiosità. Grazie