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L’energia totale si conserva…
Scritto da Vincenzo Zappalà il 28 Novembre 2009 @ 10:26 in Racconti | 6 Commenti
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Maria e suo marito Leopoldo stavano entrando nel supermercato, come facevano ogni sabato mattina. Ormai entrambi oltre i settanta anni, con una misera pensione, si illudevano di andare a fare spese folli in quel luogo dove ogni ben di Dio veniva messo in mostra. Sapevano comunque benissimo che alla fine avrebbero comprato il minimo necessario e della qualità più economica. Era una specie di rito che per un poco li faceva sentire uguali a quelli che potevano permettersi una vita ben più agiata. Si fermavano davanti ai banconi pieni di leccornie esotiche, a quello del pesce e della carne di prima scelta, dei formaggi e dei dolci. Sostavano a lungo dando l’impressione che stessero scegliendo, facendo commenti sull’aspetto, sul colore, sulla maturazione, ecc. Ma sapevano benissimo che era una misera sceneggiata. Tuttavia, li faceva sentire un po’ meglio ed in fondo li divertiva. Dopo circa un paio d’ore di quella specie di teatro, andavano velocemente nei banchi che ben conoscevano, recuperavano in fretta la mercanzia strettamente necessaria ed uscivano quasi di corsa, sperando sempre che non ci fosse troppa coda alle casse.
Quel fatidico sabato avevano svolto tutte le solite azioni, seguendo il rituale ormai ben definito e stavano per raggiungere l’uscita. Quasi senza riflettere, Leopoldo guardò davanti a sé e disse alla moglie: “Siamo riusciti a fare in fretta oggi. Stiamo già uscendo”. Maria lo guardò con aria preoccupata: “Cosa intendi dire? Dobbiamo ancora fare una bella coda!”. Queste parole lo riportarono con i piedi per terra. Non era rimbambito fino a quel punto, ma gli era venuto spontaneo dire quella frase vedendo se stesso e la moglie qualche decina di metri davanti a loro. Si accorse di essere sembrato pazzo ed indicò subito a Maria l’uscita laterale destra. In effetti due figure, della stessa altezza, con gli stessi vestiti e con la stessa andatura stavano proprio uscendo. Maria scrollò le spalle e sorrise: “Si, hai ragione. Sembrano tali e quali a noi. Ma ci vestiamo al mercato ed il mondo è ormai pieno di poveri pensionati: non è così strano che ci assomigliamo un po’ tutti”. Anche Leopoldo sorrise, ma non con la stessa convinzione. Lui li aveva visti anche davanti ed i volti erano estremamente simili, delle copie perfette. Forse il ripetere quelle azioni ogni sabato con le stesse identiche modalità lo aveva convinto di potersi addirittura vedere dal “di fuori”. Tuttavia quelle immagini facevano fatica ad essere cancellate dalla sua mente.
Non ne parlarono più ed uscirono anch’essi. Dovevano andare a casa per preparare il loro pasto frugale di [1] mezzogiorno e poi, dopo un pisolino, si sarebbero recati, come tutti i pomeriggi caldi e soleggiati, ai giardini pubblici. Non avevano nipoti e gli piaceva tanto vedere giocare i bambini a nascondino o con la palla. Portavano sempre qualche caramella che regalavano ai piccoli, dopo aver chiesto il permesso alla mamma. Li conoscevano un po’ tutti e si erano fatti degli amici con cui chiacchierare un po’. Quel giorno fecero lo stesso e verso le 15:30 si sedettero sulla loro solita panchina (che tacitamente gli altri frequentatori cercavano di lasciare libera).
La piccola Diana venne loro incontro correndo e chiese subito una caramella, ma venne redarguita dalla mamma: “Te l’hanno già data mezz’ora fa. Non devi esagerare”. E poi rivolta alla coppia: “Per favore, dategliene una sola al giorno, ho paura per i dentini … Sapete troppo zucchero può causare delle carie”. Maria e Leopoldo si guardarono l’un l’altro con una strana sensazione di disagio. Senza nemmeno rifletterci annuirono col capo, ma la loro mente stava già tornando indietro di qualche ora. Alla fine Maria riuscì a dire: “Si sbaglia signora, questa è la prima della giornata”. La mamma sorrise: “Non cercate di prendermi in giro, vi ho visto prima, anche se avete fatto finta di niente …”. In quel momento arrivarono anche i gemelli della signora Giulia che chiesero ai due pensionati leggermente confusi: “Perché siete spariti ? Dove siete andati ?”. Leopoldo e Maria cercarono di spiegare che erano appena arrivati, ma i sorrisi delle mamme e dei bambini li fecero tacere. Non volevano passare per vecchi senza memoria e lasciarono cadere il discorso.
Alle 17 tornarono verso casa e stavano curvando nella via del loro alloggio, quando, entrambi questa volta, si videro chiaramente svoltare nella stradina di destra. Accelerarono il passo, ma nella stradina non vi era più nessuno. Stavamo veramente diventando matti ? Leopoldo pensò di avere suggestionato Maria, ma non ci credeva più di tanto. Possibile che entrambi avessero la stessa allucinazione? Entrarono in casa molto confusi e fecero fatica anche a parlare tra di loro. Era brutta la vita da poveri pensionati ed ecco che cosa poteva comportare. Forse era una malattia degenerativa, oppure un problema agli occhi. E se fosse stato un qualche scherzo messo in piedi da un comune amico? Ma chi poteva essere mai stato nella limitatissima cerchia di conoscenze che avevano? Ad un certo punto Leopoldo ebbe un’idea stravagante ed un po’ rivoluzionaria che si rifaceva alla sua mai sopita passione per la fantascienza. E se fossero degli alieni che cercavano di prendere il loro posto, come nel celebre romanzo di Finney, “L’invasione degli ultracorpi”? Espose la trama alla moglie. Quello che ottenne fu una stiracchiata risata, ma anche un profondo senso di terrore. Forse il mondo era veramente in balia di quelle orribili creature che lasciavano enormi semi nelle cantine e nei seminterrati, da cui si formavano rapidamente perfetti sosia che uccidevano gli abitanti e ne prendevano il posto … Bisognava stare attenti ai vicini di casa e controllare i loro movimenti e le loro abitudini. Sembrava ridicolo, ma valeva la pena non tralasciare questa ipotesi.
L’indomani, durante la loro consueta passeggiata, guardarono tutti con occhi diversi e sospettosi. Quel ragazzo che lavorava dal panettiere era davvero così alto? E perché il ciabattino salutava in modo così freddo e distaccato. Avevano però una forte paura di farsi coinvolgere dalla suggestione e di non essere lucidi come avrebbero voluto. Poi si videro di nuovo: erano proprio loro e molto vicini, a non più di dieci metri. Si misero ad urlare e i loro sosia si voltarono. Anche le controfigure sembrarono sorprese e si infilarono velocemente in un vicolo, scomparendo alla vista. Forse Leopoldo aveva proprio ragione. Che fare? Andare alla polizia? Nemmeno a parlarne. Non avrebbero mai creduto a due poveri vecchi rimbambiti. Parlarne con il medico. E perché? Ormai erano completamente sicuri di non essere pazzi. Nel famoso romanzo c’era l’eroe di turno, ma loro non si vedevano proprio in quei panni.
Forse potevano parlarne con quel giovane inventore che abitava nella soffitta sopra il loro appartamento. Non che fosse un vero scienziato, viveva di espedienti e dell’eredità del nonno. Non aveva nemmeno studiato molto, ma aveva delle strane intuizioni. Sicuramente un po’ fuori di testa, era però sempre gentile e comprensivo. A volte diceva che avrebbe inventato sicuramente qualcosa per loro, prima o poi. Maria e Leopoldo lo ringraziavano e gli rispondevano che c’era ben poco da inventare: l’unica cosa che avrebbero veramente voluto era tornare ad essere giovani e questo era purtroppo impossibile. Decisero comunque di andarlo a trovare l’indomani stesso con una qualche scusa e poi sperare di trovare il coraggio di confidargli il segreto. Lui probabilmente non li avrebbe presi in giro.
Con quell’idea in testa tornarono verso casa andando quasi a sbattere contro i loro sosia. Si, erano di nuovo lì davanti, ma sembravano più tristi. Nuovamente non riuscirono a fermarli, ma qualcosa gli diceva che non erano gli stessi visti poco prima. Oddio! La cosa stava diventando mostruosa. Iniziarono a parlare ad alta voce e questo attrasse l’attenzione di quei due vecchietti che guardavano la vetrina. Impossibile! Ancora una coppia di sosia. Ma quanti erano? Che incubo stavano vivendo? Scapparono letteralmente e salirono dal giovane della soffitta. Fortunatamente era in casa. Stava trafficando con una delle sue solite trappole elettroniche, che sembravano ammassi di ferraglia senza senso. Non per niente nessuno gliele brevettava mai.
Il ragazzo fu relativamente sorpreso da quell’irruzione e li fece accomodare. I due amici erano troppo spaventati per iniziare con dei convenevoli e svuotarono subito il sacco. L’inventore li ascoltò per tutto il tempo con occhi molto attenti. Non sembrava che li prendesse per pazzi, anzi sembrava che il racconto lo interessasse veramente. Cercò di tranquillizzarli, dicendo che tra poco tempo tutto sarebbe passato. Era solo un momento di transizione legata all’età. L’importante era stare calmi e poco alla volta le cose si sarebbero sistemate. Aveva un bel sorriso e Leopoldo e Maria ebbero un po’ di conforto, anche se continuavano a non capirci niente. Tornarono a casa in preda ai soliti dubbi, anche se aver condiviso il segreto con qualcuno gli aveva dato un minimo di fiducia e speranza.
Il giovane inventore si rimise al lavoro sulla sua macchina. Tutto procedeva bene. Erano stati i secondi ad arrivare dopo il primo salto ed era riuscito a schiacciare il pulsante verde senza farsene accorgere. Questa volta aveva allungato leggermente l’intervallo di tempo. Con i prossimi avrebbe ancora incrementato il periodo e poi finalmente era pronto a fargli fare il grande balzo. Si, quei due vecchietti gli erano proprio simpatici e desiderava con tutte le sue forze che potessero veramente ritornare a vivere nel passato come spesso gli confidavano. Tra non molto li avrebbe mandati finalmente parecchi anni indietro. Tutte le prove, che agivano solo su pochi giorni, stavano dando esisto positivo. L’unico problema con la sua macchina era che quando i due amici tornavano indietro nel tempo non prendevano il posto di loro stessi, ma creavano una nuova coppia, che non aveva gli stessi ricordi e che viveva una vita leggermente diversa. Meno male che c’era stata l’eredità del nonno, se no come avrebbe fatto ad affittare tutti quegli alloggi per i suoi “due” pensionati.
Era inevitabile che nei giorni di prova sorgesse un po’ di caos: parecchie coppie stavano vivendo contemporaneamente ed era facile che si incontrassero. Poco male, ancora poco tempo ed all’ultima avrebbe fatto fare il grande balzo. A quel punto sarebbero esistite solo due coppie che sicuramente non si erano mai incontrate (se no glielo avrebbero confidato già molto tempo prima). Lui aveva una visione della fisica tutta particolare: aveva letto qualcosa qua e là, ma le idee gli venivano in sonno, senza uno schema logico. Faceva le cose, ma non ne capiva veramente il significato. Tuttavia, all’inizio, gli era parso impossibile generare nuovi corpi ogni volta. Come era possibile: la massa e l’energia dovevano conservarsi, questo era un concetto che aveva sicuramente letto su qualche libro. E lui stava creando nuove masse ogni volta …
La posta del giorno dopo gli dimostrò che non era andato contro nessuna legge fisica: la bolletta della luce era stratosferica. Accidenti! quanta energia si “mangiava” ogni coppia in più …
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[1] mezzogiorno: http://www.astronomia.com/glossario/#mezzogiorno
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