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Le scoperte del robottino Spirit

Scritto da Pierluigi Panunzi il 8 Dicembre 2009 @ 10:37 in Science@Nasa | 7 Commenti

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Come ben sappiamo l’Iliade narra la storia della città di Troia, assediata per dieci anni dai Greci nell’antichità: oggi invece un robottino solitario è assediato dalle sabbie di Troia, mentre gli scienziati ed i tecnici dell’Agenzia Spaziale ne stanno progettando la fuga.

Benvenuti a “Troia” - su Marte. Il rover marziano Spirit, della NASA, si è arenato sul pianeta rosso proprio in un luogo che i tecnici della NASA hanno ribattezzato come l’antica città. Tuttavia, nonostante i problemi che si stanno manifestando, gli scienziati non si lamentano. Perchè?

“Le ruote dello Spirit si sono rotte su una crosta del suolo marziano e abbiamo trovato qualcosa di estremamente interessante tra le sabbie” dice Ray Arvidson dell’Università di Washington a Saint Luis.

Spirit, come il suo gemello Opportunity, ha girato in lungo ed in largo sul pianeta rosso per circa 6 anni ed in tutto questo tempo ha avuto un paio di contrattempi contro i quali ha dovuto combattere. Ricordiamo infatti che si sta muovendo in retromarcia dal momento in cui si è bloccata una ruota nel 2006.

Nella foto vediamo lo Spirit mentre controlla la sua situazione: il terreno brillante che si vede sulla sinistra è materiale scivoloso e lanuginoso scavato dallo strato superficiale da parte della ruota anteriore-sinistra bloccata. Muovendosi in retromarcia, lo Spirit ha rotto uno strato superficiale più scuro, una specie di fragile e sottile crosta. Sulla destra invece possiamo vedere la ruota meno sprofondata delle 6 in dotazione.

Fin dall’inizio il motto del robottino è stato “cerca l’acqua” ed infatti entrambi i rover marziani hanno da sempre cercato minerali che si formano in presenza di H2O. Attualmente Marte appare come un pianeta secco, ma i minerali possono fornire le prove che un tempo scorreva acqua.

“Per l’Opportunity è stato facile trovare questi minerali” spiega Arvidson “dal momento che è atterrato proprio nel letto di un antico lago. Spirit invece è atterrato in una piana basaltica formata da flussi di lava provocati da impatti meteorici. Nel suo caso c’è stata finora pochissima evidenza di una qualunque traccia di umidità.”

Ma quando Spirit ha raggiunto un’area di Marte chiamata “Columbia Hills”, l’aspetto della missione è cambiato repentinamente. “Spirit ha incontrato l’idrossido di ferro, un minerale che si forma in presenza di acqua. Questa scoperta ci ha fatto cambiare strategia: da allora abbiamo iniziato ad incontrare sempre più rocce che si erano formate in presenza d’acqua”. Poi il robot si è fermato in un pezzo di terreno con sabbia scivolosa, cosa che all’inizio ha fatto disperare i tecnici. Ma un momento!

“Lo Spirit si è incagliato proprio all’alba della sua successiva scoperta” dice Arvidson. Come lo Spirit ha cercato di liberarsi dalla trappola, le ruote hanno iniziato a smuovere la sabbia, scoprendo dei solfati sottostanti. “I solfati sono dei materiali posti sotto la superficie formati da sbuffi di vapore, proprio perché i vapori contengono solfuri al loro interno. Questo vapore è legato ad attività idrotermica - evidenza di acqua - e a vulcanesimo esplosivo. Tali aree potrebbero aver ospitato la vita nel passato.”

“E ancora più sensazionale è il fatto che il confine tra questo terreno ricco di solfati e quello contenente una concentrazione normale di solfati si trova proprio sotto il rover incagliato. Lo Spirit si trova infatti sul bordo di un cratere, a cavallo del confine!”

Nel diagramma vediamo la mappa topografica del terreno che circonda lo Spirit, nel sito chiamato Troia. Il rover sta smuovendo il terreno del bordo di questo piccolo cratere ed i materiali ricchi di solfati si trovano nel cratere stesso (a partire da sotto il rover fin verso sinistra). La mappa topografica è stata creata per mezzo di immagini STEREO prese dalla telecamera di navigazione quando si stava avvicinando alla zona il 7 aprile 2009.

“Inoltre il robot ha trovato che la parte superiore del materiale solforico presenta una crosta. Antico materiale solforico ha dato origine a questa crosta a causa di cambiamenti climatici associati a mutamenti dell’orbita di Marte nel corso dei millenni”.

Ecco quello che pensano gli scienziati: quando un Polo di Marte punta verso il Sole durante l’estate marziana, quella zona si riscalda ed il ghiaccio d’acqua fluisce verso l’equatore. E si hanno pure precipitazioni nevose! Il terreno scuro più caldo al disotto della neve fa sì che lo strato inferiore del manto nevoso si sciolga. Così l’acqua gocciola nei solfati, sciogliendo i solfati di ferro solubili nell’acqua e formando una crosta con i residui solfati di calcio.

“Rimanendo impantanato a Troia, Spirit è stato in grado di insegnarci il ciclo attuale dell’acqua su Marte” ed inoltre la saga dello Spirit a Troia ha fornito agli scienziati l’evidenza di acqua nel passato di Marte in due periodi differenti: quello in cui c’era attività vulcanica e quello che ci porta al tempo presente.

“Siamo stati qui per più di sei mesi: è un periodo di tempo sufficientemente lungo per fare misurazioni. Abbiamo imparato molto e Troia è un posto ideale per un assedio, ma siamo pronti ad andarcene via.”

Riuscirà lo Spirit a liberarsi dalla morsa di sabbia che lo blocca, per poter continuare il suo incredibile viaggio?

Rimanete sintonizzati per sapere se il piano di fuga ha funzionato.

[1] Articolo in lingua originale


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[1] Articolo in lingua originale: http://science.nasa.gov/headlines/y2009/02dec_troy.htm

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