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Non solo giganti per Hubble

Scritto da Vincenzo Zappalà il 13 Gennaio 2010 @ 09:19 in News | 10 Commenti

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Lo Space Telescope ha battuto un record che sembra andare contro corrente rispetto alle sue più esaltanti scoperte. Ha individuato in luce visibile il più piccolo oggetto appartenente alla fascia di detriti che circonda il Sistema Solare oltre l’orbita di Nettuno: la fascia di Kuiper.

La scoperta è stata abbastanza casuale, ma potrebbe essere solo la prima di una lunga serie. Il corpo celeste in questione ha dimensioni inferiori al chilometro e si trova ad oltre 6 miliardi di chilometri da noi. Prima di esso il record apparteneva ad un oggetto ben 50 volte più grande.

Oggetti così piccoli sono chiari segni dell’intensa evoluzione collisionale avvenuta nella fascia di Kuiper, essendo sicuramente frammenti di urti avvenuti continuamente durante i 4,5 miliardi di anni di vita del nostro sistema planetario. Qualcosa di molto simile a quanto è capitato e capita nella cintura degli [1] asteroidi. La luminosità del nuovo arrivato raggiunge la trentacinquesima [2] magnitudine, ben 100 volte più debole di quanto Hubble potrebbe mai osservare. Ed allora, come è stato possibile ottenere lo straordinario risultato?

In realtà, si era già pensato di utilizzare telescopi in modo sistematico per ottenere questo tipo di risultato, perfino ai tempi in cui anch’io ero ancora in piena attività lavorativa. Poi non se ne era fatto niente (gli oggetti piccoli sono sempre stati considerati poco importanti…). Ma nel frattempo lo Space Telescope ha seguito la nostra idea di sua spontanea volontà.

Si deve sapere che il [3] telescopio spaziale ha tre strumenti ottici che prendono il nome di Fine Guidance Sensors (FGS). Essi servono per dare informazioni estremamente precise per la navigazione dello strumento e per una perfetta orientazione. I FGS continuano a puntare e osservare una selezionata serie di stelle che gli permettano di mantenere il giusto assetto e posizione.

Questa strumentazione è cosi raffinata da potersi accorgere di qualsiasi debolissima perdita di luce degli astri di riferimento. In particolare, anche quella dovuta al passaggio davanti ad esse di un piccolo oggetto scuro. Insomma, accorgersi di qualsiasi piccola [4] occultazione. Alcuni studiosi si sono messi d’impegno ad analizzare 4,5 anni di osservazioni dei FGS, che hanno coperto per 12000 ore una striscia di cielo entro 20 gradi dal piano dell’[5] eclittica, proprio dove risiedono gli oggetti della Kuiper Belt. Ben 50000 stelle sono state esaminate.

In questo lavoro di ricerca veramente da certosino ci si è accorti di un’[4] occultazione di soli 0,3 secondi. L’individuazione di questa brevissima sparizione di luce è stata possibile in quanto i FGS analizzano la luminosità delle stelle quaranta volte al secondo. Data la grande distanza, la brevità dell’[4] occultazione è soprattutto dovuta al movimento della Terra attorno al Sole.

La rappresentazione schematica dell’evento.

La rappresentazione schematica dell’evento. L’[4] occultazione si mescola con effetti di diffrazione, facilmente calcolabili ed eliminabili.

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Assumendo che l’oggetto sia su un’ orbita pressoché circolare e che questa sia inclinata di 14 gradi rispetto all’[5] eclittica, è stato facile valutare, dalla perdita di luce e dalla durata dell’[4] occultazione, le dimensioni e la distanza del mini-pianeta

La notizia ci dice quanto ci sia ancora da scoprire negli archivi dello Space Telescope. Intanto, si è deciso di continuare a guardare tutte le osservazioni dei FGS fin dall’inizio delle operazioni, nel lontano 1990.

A volte anche i lavori più umili possono dare un grande contributo alla scienza.


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