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La “difesa” del diavolo

Scritto da Vincenzo Zappalà il 5 Febbraio 2010 @ 09:41 in Pianeta Terra | 18 Commenti

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[1] Perchè pubblichiamo quasi soltanto articoli contro il GW


Il passato geologico della Terra è piuttosto chiaro: l’ecosistema globale prospera quando i livelli di anidride carbonica sono alti e soffre quando sono bassi. L’attuale basso livello di CO2 ricorda uno dei più brutti momenti della storia della vita sulla Terra: il tardo Paleozoico. Durante questo periodo si riscontrò la più grande estinzione della storia, l’estinzione del Permiano-Triassico, i cui effetti furono talmente devastanti che passarono circa 30 milioni di anni prima che la vita potesse riprendere nuovamente (Fig. 1).

L’andamento dell’anidride carbonica negli ultimi 600 milioni di anni

Figura 1. L’andamento dell’anidride carbonica negli ultimi 600 milioni di anni (fonte: R. A. Berner, 2001)

Sorgono allora ragionevoli dubbi riguardo agli scenari allarmistici che sono oggi prospettati da molti climatologi. Le predizioni terroristiche riguardanti un effetto serra guidato dall’anidride carbonica non sono affatto confermate dalla storia geologica del pianeta, che anzi getta profonde ombre sull’accuratezza delle previsioni.

E’ sbagliato pensare che la CO2 inneschi un riscaldamento globale in tutte le regioni del globo. L’assenza dei deserti durante le fasi di alto effetto serra (fatto questo universalmente accertato, anche se poco conosciuto al di fuori dei gruppi dei geologi professionisti) suggerisce che, a causa dell’aumento della CO2 e del conseguente riscaldamento, si svilupperebbero profondi cambiamenti nelle latitudini sub-tropicali, che potrebbero portare a un sostanziale raffreddamento in quelle particolari regioni.

A causa della dinamica delle celle di Hadley (la cella di Hadley è un tipo di circolazione che coinvolge l’atmosfera tropicale generando una salita di aria calda nei pressi dell’equatore che, dopo essere arrivata fino a un’altezza di circa 10-15 km, si sposta verso i [2] tropici dove ridiscende verso la superficie e si dirige nuovamente verso l’equatore) l’umidità è oggi convogliata dalle zone sub-tropicali (da 10 a 30 gradi di [3] latitudine) verso l’equatore (da 0 a 10 gradi). Ciò spiega perché le prime sono normalmente caratterizzate da deserti, mentre la seconda ospita le grandi foreste umide. Ne deriva anche che le zone sub-tropicali sono oggi più calde di quella equatoriale a causa della maggior copertura nuvolosa in quest’ultima. Forse a causa di un gradiente verticale della temperatura meno ripido, in grado perciò di cambiare la dinamica delle celle di Hardley, l’umidità e il calore si distribuiscono meglio durante i periodi di maggiore effetto serra e i deserti cessano di esistere. E’ molto probabile che le tempeste tropicali si calmino dato che anch’esse sono causate dall’eccessivo caldo nelle “secche” latitudini sub-tropicali, mentre sono assenti nelle zona equatoriale. Quest’ultima è, infatti, un ottimo riparo dalle tempeste, com’è confermato dai dati raccolti dalla National Oceanic and Atmospheric Administration. In altre parole, sebbene le ricerche allarmistiche sul riscaldamento globale disegnino un quadro da inferno dantesco per la Terra in preda all’effetto serra, la storia geologica lo fa assomigliare molto di più a un giardino dell’Eden, senza temperature estreme.

E’ in qualche modo sconcertante il fatto che l’aumento del livello di anidride carbonica sia stato ormai dichiarato come la maggiore minaccia ambientale dell’umanità, sebbene i pro e i contro di tale innalzamento non siano mai stati valutati accuratamente. Molte dichiarazioni dei fautori del riscaldamento globale tengono in conto solo i risvolti negativi e sono perciò unilaterali. Come risultato di questa propaganda, che considera la CO2 come il diavolo dei tempi moderni, la sola presentazione di dati che diano una visione positiva dell’accusato è ormai considerata quasi blasfema. E nessuno ha il coraggio di pubblicarli…

E’ ben noto, e assolutamente non controverso, il fatto che la biosfera fosse in una forma ben migliore di adesso, durante la metà del Mesozoico (Giurassico, Cretaceo), quando il livello della CO2 era molte volte superiore a quello odierno. Ovviamente, ogni volta che vi è un cambiamento nelle condizioni esterne, vi è sempre un vinto e un vincitore. Se, ad esempio, i raccolti dei campi migliorassero la propria salute, sarebbe molto facile intuire che gli insetti nocivi se la stiano passando male, e viceversa. Durante la fase di effetto serra del Cretaceo, gli animali delle zone di bassa profondità marina (la cosiddetta zona bentica) furono i perdenti. Ma le avversità di una piccola frazione della biomassa e della biodiversità mondiale, furono largamente compensate dalla felicità assoluta della fauna pelagica e terrestre.

La maggior parte della popolazione mondiale è però d’accordo che “è meglio non rischiare” e quindi lavora a testa bassa per debellare le emissioni di anidride carbonica. Molto però dipende dal metodo che si vuole utilizzare per ottenere il risultato. Per esempio, molti ambientalisti spingono verso il carburante biodiesel per ridurre il riscaldamento globale. E’ spiacevole ma doveroso dire che queste persone così responsabili rischiano in realtà di inquinare molto di più. Il biodiesel è un carburante molto impuro che non brucia bene come la benzina raffinata. Il risultato è che esso emette un numero maggiore di polveri sottili, composti organici volatili e monossido di carbonio, che sono “veri” inquinanti. Se tutti usassero il biodiesel, le città diventerebbero ben presto invivibili a causa di un rapido aumento di questi composti. Al contrario, la CO2 NON è un gas inquinante. Tutto ciò che fa, è cibare le piante e aiutare a mantenere il calore solare nella bassa atmosfera.

Mentre un così grande sforzo internazionale si concentra sul “caso CO2”, minacce ambientali meno note ma più rischiose restano fuori dai riflettori mediatici e si sviluppano indisturbate (da quando tempo non ha più sentito parlare delle piogge acide?).

Un’altra ragione per dare un’onesta possibilità di riscatto al “nemico pubblico numero uno” è che la CO2 è un duro ostacolo da affrontare. Le spese dell’attuale guerra climatica sono, infatti, astronomiche. Nello stesso momento, il considerevole spostamento verso il biodiesel sta producendo una terribile crisi di cibo. Prima di mettere in piazza sforzi internazionali enormi come il protocollo di Kyoto e l’accordo di Copenhagen, sarebbe preferibile ottenere stime accurate su un altro importante problema: “E’ meglio un raffreddamento globale o un riscaldamento globale?”. Si sa benissimo che immense distese di ghiaccio hanno coperto con intermittenza la maggior parte del Nord America e del Nord Europa durante gli ultimi 2,5 milioni di anni. Proprio come l’inverno e l’estate, gli avanzamenti e i ritiri dei ghiacciai sono scanditi da cicli simili a quelli orbitali. Il “solstizio d’estate” di questo ciclo interglaciale (che corrisponde al picco di eccentricità del ciclo di Milankovitch, legato alle variazioni di eccentricità e alla precessione dell’orbita terrestre) è già passato da cinquemila anni e ci stiamo inesorabilmente dirigendo verso il prossimo inverno (Fig. 2). Il presente aumento di CO2 causato dall’uomo potrebbe forse mascherare leggermente il raffreddamento globale, ma è ben difficile (anzi impossibile) che le temperature dell’inverno di Milankovitch (noi siamo adesso in autunno) possano comunque risultare superiori a quelle della sua estate.

Le varie periodicità riscontrate nel ciclo di Milankovitch

Figura 2. Le varie periodicità riscontrate nel ciclo di Milankovitch, che si collegano molto bene con i periodi di glaciazione. Quest’analisi, a lungo controversa ma oggi accettata quasi universalmente nonostante le sue numerose variabilità, tiene conto delle variazioni dell’eccentricità dell’orbita terreste e della precessione degli [4] equinozi. Per “forcing” solare s’intende l’intensità della radiazione solare (fonte: Wikipedia).

In conclusione, la minaccia parallela del raffreddamento causato dalle variazioni orbitali impone una più sofisticata e meno unilaterale valutazione dell’evoluzione climatica e delle sue conseguenze sull’ecosistema globale. Solo così si potrebbero preparare al meglio le strategie d’intervento. In altre parole, il protocollo di Kyoto e l’accordo di Copenhagen sembrano proprio essere interventi internazionali prematuri e facilmente fuorvianti, pur ammettendo la completa buona fede e le buone intenzioni dei loro promotori.


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[1] Perchè pubblichiamo quasi soltanto articoli contro il GW: http://www.astronomia.com/2011/10/11/perche-pubblichiamo-quasi-soltanto-articoli-contro-il-gw/
[2] tropici: http://www.astronomia.com/glossario/#tropici
[3] latitudine: http://www.astronomia.com/glossario/#latitudine
[4] equinozi: http://www.astronomia.com/glossario/#equinozi

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