Il titolo è volutamente ambiguo, proprio per dimostrare come la problematica degli impatti di corpi celesti con la Terra abbia risvolti ben diversi a seconda dei tempi scala, delle certezze che si richiedono e degli interventi necessari a scongiurarli.
Esistono più di mille oggetti asteroidali, classificati come NEA, in grado di colpire teoricamente la Terra nel loro futuro e con diametri superiori al chilometro. asteroidi di queste dimensioni sono in grado di causare effetti su scala globale, tali da essere avvertiti in qualsiasi parte del mondo. Anche se può sembrare difficile che corpi celesti così piccoli siano tanti pericolosi, per comprenderlo basterebbe pensare che l’energia in gioco è devastante e dipende essenzialmente dalla velocità d’impatto che figura al “quadrato” nella formula dell’energia cinetica. Mediamente tali velocità sono dell’ordine di qualche decina di chilometri al secondo e, per oggetti di queste dimensioni, non vengono minimamente ridotte dall’attraversamento dell’atmosfera. Le conseguenze più gravi vanno da quelle locali (cratere mediamente venti volte più grande dell’asteroide impattante, maremoto se l’urto avviene in acqua, terremoti, incendi, ecc.) a quelle globali, legate principalmente al sollevamento di polvere in grado di oscurare la luce solare per periodi anche prolungati (mesi o anni).
Ben più numerosi sono gli oggetti con dimensioni dell’ordine di poche centinaia di metri, che pur non arrivando a catastrofi globali, sono pur sempre in grado di distruggere piccole o medie nazioni. Se ne stimano decine e decine di migliaia. I più grandi (maggiori del chilometro) sono oggi quasi tutti conosciuti, mentre la maggior parte dei più piccoli non sono ancora stati scoperti. Oggetti inferiori ai 100 metri sarebbero comunque mediamente distrutti durante l’attraversamento dell’atmosfera, sempre che non siano essenzialmente metallici. Tuttavia, il fatto di conoscere le loro orbite o di non conoscerle affatto, non cambia di molto il problema di fondo, che avrebbe bisogno di un approccio ben più generale e razionale, in modo da coinvolgere pesantemente i governanti e le istituzioni mondiali e non solo gli addetti ai lavori.
Figura 1. Il numero di oggetti (logaritmo del numero) a rischio d’impatto con la Terra che sono più grandi di un certo diametro (o magnitudine assoluta). Fino a circa 1 km, sono stati quasi tutti scoperti. Per dimensioni minori si usano stime legate in parte al numero dei crateri lunari e in parte a modelli fisici. Ad esempio: oggetti maggiori di 100 metri dovrebbero essere compresi tra 10000 e più di 100000 (a seconda del modello usato). Le frecce indicano la posizione nel diagramma di un oggetto come quello caduto 65 milioni di anni fa (a destra) e quello dell’esplosione della Tunguska (a sinistra) - ingrandisci
Mi spiegherò meglio. I NEA sono asteroidi inseriti su orbite dette “caotiche”, ossia tali da non potere essere calcolate con una certa esattezza per più di poche decine o al massimo un centinaio di anni. Essi possono avere passaggi ravvicinati con i pianeti interni o essere immessi in orbite risonanti: in queste condizioni non è assolutamente possibile stabilirne l’evoluzione futura. Tutto quello che si può fare, è un discorso di tipo essenzialmente statistico, a meno che non sia previsto un incontro catastrofico nel giro di poche decine d’anni. La statistica è molto chiara a proposito e ci dice che “in media” un asteroide più grande di un chilometro cade sulla Terra ogni milione di anni. Ben più frequenti sono gli urti con oggetti più piccoli, pur sempre devastanti se superiori ai 100 metri di diametro. Ne deriva un dato a prima vista assurdo: la probabilità che ha ciascuno di noi di morire a causa della caduta di un asteroide non è molto diversa da quella di morire in un incidente aereo. In realtà, la motivazione è semplice: in un incidente aereo perdono la vita un centinaio di persone, ma i disastri capitano purtroppo varie volte ogni anno. La caduta di un asteroide avviene su tempi scala molto più lunghi, ma se dovesse succedere i morti si calcolerebbero a milioni se non a miliardi. Un rischio di tipo “non politico”, perché quasi certamente non tocca né la classe dirigente attuale, né i loro figli, né i loro nipoti e pronipoti. I dinosauri, però, (ma non solo loro) ci insegnano qualcosa.
Tuttavia, noi non siamo dinosauri e abbiamo sicuramente una tecnologia quasi pronta a combattere questo pericolo cosmico. Per agire positivamente, però, è essenziale non perdere tempo e partire con le contromisure molti anni prima dell’evento. E qui sta il vero problema! La probabilità di un impatto, proprio per la difficoltà di stabilire l’orbita di un oggetto in condizioni “caotiche”, rimarrà comunque sempre molto aleatoria, magari scendendo e crescendo con inaspettate variazioni. Quale governo o quale istituzione internazionale si assumerebbe la responsabilità di spendere milioni e milioni di euro per compiere un’azione di salvataggio se la probabilità rimanesse sempre piuttosto bassa oppure cambiasse continuamente? La colpa sarebbe automaticamente data agli scienziati e alla loro incapacità di calcolare un’orbita precisa. Eppure senza andare “il loco” e mettere un trasmettitore che indichi costantemente la posizione del “killer” spaziale, non si potrebbe mai avere la precisione necessaria. Gli esperti saprebbero che non si può ottenere di meglio, ma i politi avrebbero altro a cui pensare.
Inoltre, pur ammettendo di volere passare all’azione, per esempio con un “trattore gravitazionale” (come spiegato nella Fig. 2), la deviazione dell’oggetto pericoloso comporterebbe un lento e costante cambiamento del luogo d’impatto, prima di poterlo scongiurare del tutto.
Figura 2. Il trattore gravitazione T (un’astronave di una certa massa) viene sistemato vicino all’asteroide (A) da deviare e i suoi motori mantengono fissa la posizione. Per effetto della mutua gravitazione, non potendo spostarsi il trattore, si sposterà l’asteroide. Ovviamente si muoverà solo di pochi centimetri e in tempi piuttosto lunghi, ma se l’operazione avvenisse molti anni prima dell’impatto sarebbe sufficiente a modificarne l’orbita e scongiurare la sua caduta sulla Terra.
Ma cosa direbbero o farebbero le Nazioni che non sono toccate da questa sottile linea di rischio? E se il continuo spostamento del punto di caduta si fermasse su una nazione “scomoda”, adducendo come scusa che la manovra ha subito un intoppo tecnico irrisolvibile? Oppure ancora, se l’asteroide non fosse in realtà pericoloso, ma lo diventasse proprio perché deviato appositamente? Chi si prenderebbe questa responsabilità e chi la darebbe a qualcun altro?
Figura 3. la sottile linea rossa rappresenta l’insieme dei possibili punti d’impatto di un certo asteroide. Il trattino perpendicolare alla linea è il luogo di massima probabilità. Se il trattore gravitazionale attirasse verso di sé l’asteroide, come illustrato in Fig. 2, il punto d’impatto si sposterebbe verso destra (o verso sinistra) fino a uscire dalla sfera terrestre. La figura rappresenta il caso di Apophis com’era stato ipotizzato prima che le nuove osservazioni scongiurassero l’impatto del 2036.
Come si vede la politica è il vero guaio nella difesa dagli asteroidi “killer” (come piace normalmente chiamare i fattori naturali, quali valanghe, nebbia, pioggia, terremoti, uragani, maremoti, ecc.). Purtroppo, aspettare di avere la certezza dell’impatto significherebbe non avere più tempo a disposizione per eseguire azioni di salvataggio. Le azioni alla “Deep Impact” o alla “Armageddon” sono solo fantasie da film.
Siamo di fronte a una vera assurdità: siamo incapaci di prevenire i terremoti e ci dobbiamo accontentare di prevenirli in qualche modo con costruzioni antisismiche (quando si riesce) o di soccorrere i feriti e contare i morti. Ma siamo altrettanto incapaci di agire preventivamente quando un evento si annuncia da solo molto tempo prima.
Speriamo solo che l’odore della Terra non piaccia più ai nostri amici NEA….
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23 Commenti a “Perché (non) si deve avere paura degli asteroidi”
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beh, credo che per una eventualità catastrofica di questa portata, il problema sia mondiale, non di certo di ogni singola nazione, no?
E comunque, nell’ eventualità, sappiate che noi c’abbiamo Bertolaso. Contro di lui non c’è catastrofe che tenga.
Comunque, per un asteroide di un chilometro una serie di esplosioni nucleari non sarebbero sufficienti a deviarne (almeno in parte) la traiettoria?
@ vito
ciao vito,
la strategia delle esplosioni nucleari per deviare astreodi o comete non è la più corretta che ci sia, ti spiego: c’è il rischio di far esplodere in più parti l’oggetto in questione, causando così una moltitudine di oggetti che molto probabilmente continueranno a viaggiare sulla rotta dell’oggetto “primario”, così anzichè un cratere, se ne creerebbero diversi, con spiacevoli conseguenze.
una delle teorie più accreditate è l’effetto trattore spaziale, che consiste nel mettere in orbita “ferma o geostazionaria” attorno a un asteroido una navicella di notevoli dimensioni, questa grazie alla forza di gravita, con molta lentezza, devierrebbe l’oggetto, il punto debole di questa teoria è che ci vorrebbe molto tempo per realizzarla, sia per deviarlo che per arrivarci, se si tratta di settimane, dopo l’individuazione non ci rimane molto da fare, occorrebe sapere anni prima.
un’altra sfrutterrebbe vele solari aggangiate direttamente all’asterodie per deviarlo, e un’altra ancora nel posizionare un motore a propulsione ionica che devierebbe certamente l’oggetto.
@stefano…ma il trattore è proprio quello che spiegato prima…
@ enzo
@enzo
si enzo, ho risposto prima di aver letto l’articolo…. ![]()
non farmi il cazziatone però ![]()
comunque il discorso di esplosioni nucleari vale anche per gli asteroidi di un kilometro circa o forse i frammenti prodotti potrebbero bruciarsi nell’atmosfera?
e per quanto riguarda le radiazioni prodotte…non si sà se quest’ultime ricadono sul nostro pianeta? non è mai stato fatto un test atomico nello spazio?
@stefano,
la frammentazione è pericolosa perchè non si può sapere come e se si romperà l’oggetto. Bisognerebbe sapere com’è fatto dentro (al trattore invece non interessa perchè lui lavora solo sulla massa, sia che l’oggetto sia di panna montata o di ferro…). Magari lo si scheggia in due o tre aprti e gli effetti non cambiano, anzi, magari….
Inoltre gli ordigni nucleari hanno un altro problema: se non si riesce a decidere chi manda il trattore, pensi che sia più facile scagliare nello spazio degli ordigni atomici: chi li manda? Pensi che l’ONU possa decidere cose del genere? Le risoluzioni ONU vengono applicate ai paesi di serie B, ma quelli ricchi, come ad esempio Israele, se ne fregano bellamente…
Esistono studi reali sul trattore spaziale? Non oso immaginare che massa debba avere, e credo si debba mantenere comunque a debita distanza dall’asteroide, affinché i getti del motore non annullino la risultante asteroide-trattore!
Magari, più semplicemente, a seconda della direzione in cui punta rispetto alla terra, sarebbe sufficiente una esplosione laterale, o una spintarella per farlo accelerare, affinchè sfiori la terra e non la prenda in pieno…
In un Libro, secondo me molto carino “Breve storia di (quasi) tutto” di Bill Bryson viene trattato questo tema.
Il succo del suo discorso è questo: il problema c’è ma quand’anche ce ne accorgessimo in generale sarebbe troppo tardi per fare qualcosa, a questo si aggiungono eventuali corpi celesti in arrivo che non abbiamo ancora scoperto….
Questo apre interessanti riflessioni…
@Vito,
si, sono stati fatti e anche accuratamente. La massa può anche non essere troppo grande: se rimane fermo a causa dei motori riuscirà comunque a spostare lievemente l’asteroide, solo che impiegherà più tempo. Se hai notato la figura, i getti dei motori non toccano l’asteroide… Non si tratta e non si vuole esplosione, ma solo un lento e continuo spostamento dell’asteroide verso il trattore. a mano a mano che la sua posizione cambia, cambia anche il tempo che impiegherà a raggiungere la Terra ed ecco che quindi durante la manovra la sua posizione di ipotetico impatto continua a spostarsi lungo la linea rossa dell’altra figura. Fino a che la sfiorerà e la mancherà del tutto. Comunque prima si fa l’operazione, meglio è: basta uno spostamento piccolissimo e si spende meno energia…
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Recentemente, non sò se l’ha saputo Profe, è avvenuto il caso, negli USA, di quel Dentista che ha avuto il tetto dello studio distrutto da un oggetto… Sono riusciti a stimarne le dimensioni?