Novità da Phobos Feed RSS dell'articolo Aggiungi questo articolo ai tuoi preferiti

a cura di Pierluigi Panunzi

Vota: 6 Votes | Average: 4.83 out of 56 Votes | Average: 4.83 out of 56 Votes | Average: 4.83 out of 56 Votes | Average: 4.83 out of 56 Votes | Average: 4.83 out of 5
Loading ... Loading ...

La sonda Mars Express ha incontrato Phobos il 3 marzo, passando ad appena 67km dalla sua superficie, ad una distanza mai raggiunta da nessuna sonda in precedenza: i dati raccolti su questo satellite enigmatico permetteranno di svelare le origini non solo di Phobos, ma anche di altri satelliti di “seconda generazione”.

Il satellite marziano Phobos ripreso dalla sonda Hirise

C’è qualcosa che non quadra nel misterioso satellite marziano Phobos, come già abbiamo visto nel precedente articolo. Phobos sembra un oggetto solido, ma precedenti sorvoli (flyby) hanno mostrato che non è così denso come invece ci si aspetterebbe: deve infatti essere poroso al 25-35%. Questo fatto ha portato gli scienziati a credere che sia poco di più di un “mucchio di macerie” che orbita intorno a Marte, composto da blocchi grandi e piccoli di materiale uno vicino all’altro, possibilmente con ampi spazi tra loro, proprio dove non combaciano alla perfezione.

Dettaglio di Phobos

Il sorvolo dell’altro giorno è stato ravvicinato al punto che gli scienziati hanno ottenuto i migliori risultati di sempre riguardo al campo gravitazionale di Phobos: la sonda Mars Express si è sintonizzata sui segnali lanciati dal centro di controllo della Terra alle 20:20 TU. Gli oscillatori a radio frequenza del centro di controllo a Terra sono 100000 volte più stabili di quelli della sonda, così, per questo esperimento che richiedeva la più alta precisione possibile, il segnale è stato inviato alla Mars Express e da questa riinviato a Terra.

Le onde radio viaggiano alla velocità della luce e hanno richiesto 6 minuti e 34 secondi per viaggiare dalla Terra alla sonda (che si trovava dunque a poco più di 6 minuti-luce dalla Terra) ed altrettanti per il ritorno, per un totale di 13 minuti e 8 secondi. Il segnale di ritorno ricevuto era forte e buono, tanto che i radioamatori sono riusciti a captarne la portante, ma comunque i loro apparati non erano in grado di apprezzare le minimissime variazioni dovute dalla gravità di Phobos.

Ora che tutti questi dati sono stati raccolti, può iniziare l’analisi vera e propria: dapprima si stimeranno le variazioni di densità del satellite, che diranno agli scienziati quanta parte dell’interno di Phobos sia vuoto.

“Phobos è con tutta probabilità un oggetto del Sistema Solare di seconda generazione” dice Martin Pätzold, dell’università tedesca di Colonia, responsabile dell’esperimento denominato MaRS (Mars Radio Science). Il temine “seconda generazione” identifica un oggetto che si è fuso in orbita dopo che il pianeta si era formato, piuttosto che un oggetto che si è formato contemporaneamente al pianeta, a partire dalla stessa nuvola originale. Altri satelliti intorno ad altri pianeti sipensa si siano formati in questo modo: un esempio è il satellite di Giove, Amaltea.

Qualunque sia la sua origine, Phobos alla fine si sgretolerà tornando in questo stato di disgregazione: infatti sta percorrendo un’orbita a spirale verso Marte e alla fine verrà in un certo senso smontato nelle sue parti componenti. “E’ arrivato dai detriti e tra i detriti ritornerà” dice Pätzold, ma nel frattempo è lì, pronto per essere studiato ed esplorato.

Qesto sorvolo è stato uno di una campagna di 12 che hanno avuto e avranno luogo tra febbraio e marzo 2010. Nei due precedenti sorvoli era al lavoro il radar, con il compito di ricercare sotto alla superficie del satellite delle riflessioni da parte di strutture interne.

Nei successivi passaggi, la fotocamera della Mars Express la farà da padrone, consegnandoci foto ad altissima risoluzione della superficie di Fobos.

Imprese spaziali future

phobos_l.jpg

Tutto questo studio servirà soprattutto in futuro per una sonda russa, denominata Phobos – Grunt oppure PhSRM, Phobos Sample Return Mission, cioè missione di Ritorno di Campioni da Phobos: il nome alquanto buffo (Grunt) in russo significa “terra”, mentre dall’altra sigla si capisce che la missione ha come compito l’acquisizione e il ritorno sulla Terra di campioni del suolo del satellite Phobos.

Tranquilli! Non bisogna aspettare venti anni per questa eventualità: dopo un rinvio, è stata schedulata per la partenza in una data molto vicina, il 2011.

Ne riparleremo sicuramente!

Fonte articolo

Condividi



articolo successivo: La sonda NEAR
articolo precedente: La sonda Mars Express

17 Commenti a “Novità da Phobos”

Pagine: [1] 2 » Mostra tutti

Ma invece di riportare campioni di Phobos, interessante fin che vuoi, ma vuoi mettere invece riportare materiale da Marte???? :evil: che razza di priorità…il motivo presuno sia che da Phobos è piu facile decollare, piuttosto che da Marte, vista la gravità…

MoReNo scrive il 10 Marzo 2010 alle 14:08

La missione Phobos-Grunt forse è un esperimento generale per il prossimo grande passo su Marte. Dalle mie informazioni, Phobos, potrebbe diventare uno spazio porto per il futuro sbarco dell’uomo su Marte, che non avverrrà prima nel 2030, stando alle attuali anticipazioni.
Probabilmente, avere un supporto facile da raggiungere come Phobos, con un’officina e pezzi di ricambio disponibili, renderebbe più facile l’approcio a Marte ma non solo. Su Phobos, potrebbe essere installato un osservatorio per studiare da vicino Marte e le sue variazioni climatiche.
Tante idee dunque, ma vedremo se i russi riusciranno questa volta a portare a termine la missione dopo le deludenti Phobos1 e Phobos2.

Intanto il buon Mars Express lo sta analizzando per benino…
http://www.esa.int/SPECIALS/Mars_Express/SEMIPX6K56G_0.html

Un saluto

MoReNo, non hai tutti i torti!
Comunque ho letto da qualche parte che verso la fine del decennio ci sarà pure una missione che prevede il ritorno di campioni del suolo roccioso di Marte…
Indubbiamente Phobos pone meno problemi, ma è tutto da verificare…

pierluigi scrive il 10 Marzo 2010 alle 16:56

E come al solito le sorprese non finiscono mai :grin: … però, leggendo l’articolo mi è sorto un dubbio, forse anche alquanto assurdo, ma lo vorrei comunque condividere con voi: per caso anche Marte, dopo che sarà completato il fenomeno di digregazione di Phobos, potrà avere anelli, come Saturno (In fondo anche il suo si è formato da detriti che sarebbero dovuti diventare un satellite), oppure questi precipiteranno direttamente sul pianeta?
Ringrazio per un eventuale risposta e mi scuso ancora per l’assurdità della domanda… :wink:

Vincenzo scrive il 10 Marzo 2010 alle 19:41

@Vincenzo
in attesa di sentire il parere dell’esperto, il grande enzo, io penso (ma potrei sbagliare, visto che conosco poco l’argomento) che la presenza di anelli richieda un pianeta con massa e dunque un’attrazione gravitazionale molto grande, che nel caso dei pianeti da Mercurio fino a Marte non si verifica.
Comunque la domanda non è assurda, anzi: attendiamo lumi! :wink:

pierluigi scrive il 11 Marzo 2010 alle 09:04

@tutti,
phobos ha tutte le caratteristiche di un tipico asteroide di fascia principale. probabilmente la sua origine è stata proprio quella. Come tanti oggetti asteroidali è facilmente una struttura a “pile of rubble”, ossia insieme di detriti aggregatisi dopo una distruzione catastrofica (ne avevo parlato a proposito di asteroidi qualche tempo fa) e tenuti insieme dall’autogravitazione. Per questo la sua densità è bassa, in quanto contiene spazi vuoti tra macigno e macigno. ovviamernte non si vedono dall’esterno a causa del megaregolite che copre la superficie. E’ composto da elementi rari (non avendo subito la differenziazione planetaria) e quindi molto più interessante di Marte dal punto di vista “economico”. ma anche dal punto di vista scientifico in quanto è un fossile del sistema solare. E’ più facile da raggiungere in termini di deltaV. L’orbita è piuttosto instabile e prima o poi decadrà. Dipenderà dalle modalità del decadimento se si sgretolerà in frammenti e se formerà un anello. Come al solito sarà la forza di marea a decidere, quando si sarà avvicinato al limite di Roche. Io mi aspetterei di si…

enzo scrive il 11 Marzo 2010 alle 10:36

Vorrei togliermi una curiosità proprio su phobos:
Il fatto che l’eccentricità della sua orbita è davvero piccola, come anche quella di deimos, non potrebbe essere un indizio sul fatto che questi due satelliti siano il frutto di un impatto subito da marte agli inizi della sua esistenza?
Anche l’inclinazione delle orbite tra i due rispetto a marte, quasi praticamente uguali tra loro, non è un altro indizio che potrebbe farci pensare che i due satelliti abbiano origine comune?
Possibile che due asteroidi riescano ad immettersi in orbite così perfette a distanze così ravvicinate col pianeta, con la stessa inclinazione orbitale?
saluti!

vito scrive il 11 Marzo 2010 alle 10:52

@Vito: Okay per il resto della domanda… ma l’inclinazione dell’orbita non credo dica un granché, se non la direzione di provenienza (fascia asteroidale?).

vorrei precisare che parlo da ignorante… :mrgreen:

AndreaGG scrive il 11 Marzo 2010 alle 11:29

Nel discorso di prima intendevo che l’inclinazione dell’ orbita di phobos e deimos sono quasi identiche, quindi considerate in coppia rispetto a marte, quasi fossero stati generati tutti e due dal medesimo evento.

vito scrive il 11 Marzo 2010 alle 13:47

uhm… Phobos ha un angolo di orbita di 1° grado discostato al piano equatoriale, Deimos giace sul piano equatoriale (fonte wikipedia). In più la loro composizione è di massi aggregati. Da ignorante non ci vedo molta correlazione.
L’unica cosa che mi potrebbe venire in mente è che le due lune siano quel che resta di una sorta di anello ma penso vi sia troppa distanza tra le lune perchè possa esser vero senza la presenza di altro materiale tra di loro.
Aspettiamo Enzo che è meglio… :grin:

AndreaGG scrive il 11 Marzo 2010 alle 14:42

Pagine: [1] 2 » Mostra tutti

Scrivi un commento

:mrgreen: :neutral: :twisted: :arrow: :shock: :smile: :???: :cool: :evil: :grin: :idea: :oops: :razz: :roll: :wink: :cry: :eek: :lol: :mad: :sad: :!: :?: