Osservato da Mars Express un largo deposito di cenere vulcanica su Marte. Chissà se anche gli “omini verdi” hanno dovuto chiudere i loro aeroporti?
Al centro del “Meridiani Planum”, una zona di circa 130 x 60 km, scelta per la sua visibilità come punto di riferimento per le coordinate marziane (attraverso essa passa il Primo meridiano di Marte), si trova un cratere da impatto di circa 50 km di diametro. La camera ad alta risoluzione della Mars Express ha catturato una sua immagine in cui la risoluzione è di 13 metri per pixel. Il cratere è letteralmente coperto di polvere nera, molto probabilmente cenere vulcanica composta da pirossene e olivina. L’immagine mostra molto bene come la cenere sia stata trascinata dai venti verso sinistra (notare ad esempio i massi con le strisce chiare). La cenere ha però anche raggiunto un cratere da impatto più piccolo (15 km) e lasciato una striscia evidente al suolo. D’altra parte, il cratere più vecchio a destra di quello “sporco” non mostra alcun segno di cenere. Una chiara dimostrazione della direzione dei venti in questa regione della superficie marziana.
Al centro, il cratere da impatto quasi completamente sporcato dalla cenere. La direzione del vento è ben dimostrata dalle strisce formatesi nei massi al fondo del cratere (1), ma anche dalla fascia scura esterna che ha coinvolto il piccolo cratere in alto a sinistra (2) e quello più grande alla sua sinistra (4). Anche i crinali scuri di (5) sembrano collegati alla nube di cenere. Il grande e vecchio cratere sulla destra (3) non mostra invece alcun segno di cenere.
Da dove proviene la cenere? Dallo stesso cratere da impatto in cui si è innescata un’attività vulcanica o da molto più distante? Per adesso non vi è una risposta. Analogamente, non sappiamo se ai tempi della sua dispersione gli aeroporti del pianeta rosso siano stati chiusi oppure no…
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20 Commenti a “Qui Marte: aeroporti chiusi per cenere vulcanica!”
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@Vito,
io penso che certe olivine si generino proprio nel magma vulcanico. In tal caso non avrebbero bisogno dell’impatto. Penso dipenda dal tipo di olivina… Devo cercare…. ![]()
@Enzo
Mi pare di ricordare che l’olivina è contenuta sia nelle rocce ignee che in quelle metamorfiche.
Per quanto riguarda la roccia ignea però, affinchè contenga quantità apprezzabili di olivina, deve essersi formata e raffreddata in profondità (rocce intrusive) e soprattutto deve essere composta da magmi ultrabasici (provenienti dal mantello insomma).
Un magma effusivo però difficilmente contiene inclusioni di olivina apprezzabili, almeno che non ne incontri una sufficiente quantità durante la risalita dal condotto vulcanico.
L’impatto di un meteorite invece credo possa creare le condizioni per un metamorfismo di contatto, soprattutto se il suolo è ricco di materiale a bassissimo contenuto di silice (basico) ad esempio giacimenti di serpentinite.
Facci sapere se trovi dettagli aggiuntivi, la cosa mi incuriosisce molto!
Ma non potrebbero essere delle “fumarole” di un qualche gas presente sotto la polvere che sta sublimando? Magari lì ora è l’equivalente della nostra estate e “i ghiacci si sciolgono”…
Per quanto riguarda le olivine:
“Le olivine sono costituenti fondamentali di molte rocce, soprattutto di quelle magmatiche ultramafiche e mafiche (povere di silice), sia intrusive che effusive, come le duniti (più del 90% di olivina), le peridotiti ed alcuni basalti. Le olivine rappresentano il primo minerale a cristallizzare da un fuso del mantello terrestre.
L’olivina può essere anche un prodotto del metamorfismo di contatto di medio e alto grado[1] prevalentemente su rocce metamorfiche ultrabasiche (serpentinite) e, meno diffusamente, su rocce sedimentarie come dolomie, calcari dolomitici, rocce carbonatiche ricche in ferro. L’olivina metamorfica è rappresentata, di conseguenza, prevalentemente da termini puri particolarmente ricchi in Mg e Fe come forsterite (per reazione tra serpentino e diopside; per reazione anidra tra quarzo e dolomia o calcare dolomitico) e fayalite (per reazione tra quarzo e siderite). Per metamorfismo di contatto in condizioni idrate su dolomie, si origina, invece - per reazione con l’anfibolo - la tremolite.”
Fonte WIKIPEDIA.IT ![]()
le duniti sono ignee intrusive e mai effusive, mentre i basalti compongono la crosta oceanica, e sono il prodotto del veloce raffreddamento (e della pressione) del magma a contatto con l’acqua…molto basici, e provengono direttamente dal mantello…
a me sembra un bel rompicapo: siamo sicuri che si tratti di cenere? … ci sono altre immagini riprese in tempi diversi della stessa area?…comunque, per quel che può valere la mia attenzione è sì stata catturata dal grande alone scuro ” lo sporco” a forma di anello del grande cratere circolare e dal cuneo che da qui si diparte in direzione sud-ovest come se si trattasse di cenere portata dal vento … ma soprattutto da quel triangolino scuro la cui omogeneità e intnsità di tono contrastano nettamente con l’asperità e rugosità di tutta la restante area e che si trova a circa ore 1 (in alto a destra in direzione del vertice del riquadro 1 che comprende proprio il grande cratere): è come se tutto provenisse da lì e a me da l’impressione che si tratti dello sbocco di una cavità sotterranea; sbocco o accesso di 1 o 2 chilometri! (stando alla scala)
cari tutti,
a parte la lezione di mineralogia… direi anch’io, come fa presente lanfranco, che l’intero aspetto è molto strano. Io sono convinto sia cenere o qualcosa di simile guardando le striscie collegate alle pietre in fondo al cratere, ma non riesco a vedere l’origine di tutto ciò…Sembra si sia diffuso dal fondo del cratere, ma ciò non andrebbe d’accordo con il segno del “vento” che dicevo prima. Insomma, a mio semplice parere, è tutto molto bello … solo che mi manca il…cratere vulcanico. Il cratere d’impatto c’è di sicuro, ma non darebbe luogo a una fumarola del genere… Anche avesse ragione lanfranco su quel triangolino nero, come spiegare le strisce delle pietre o piccole dune che si vedono all’estrema destra della macchia nera? O è solo questione di un vento maligno che cambia velocemente direzione (ma non ci credo) oppure la spiegazione non è ancora ben chiara… Voi che ne dite?
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Salve a tutti sono nuovo, anche se ormai da un po’ di tempo seguo i vostri interessantissimi articoli e relativi commenti.
Venendo alla questione, ho notato che nell’angolino in basso a sinistra dell’immagine c’è un ulteriore “pennacchio” di questa “cenere”, che sembra originarsi da una macchia circolare particolarmente scura. La cosa interessante è che questa “spolverata” sembra avere una direzione totalmente diversa dal resto del materiale depositatosi nei pressi del cratere centrale. Come se un “grumo” di polvere avesse impattato proprio in quel luogo. Le striature nella parte destra del cratere centrale hanno sì una direzione leggermente diversa, ma sembrano generarsi comunque da quelle direzione, e non dal centro del cratere.
La mia conclusione è che il tutto sia stato provocato da una “nube” piuttosto densa diffusasi a partire dal lato destro del cratere contrale.
Da dove si possa essere generata questa nube è il vero “mistero”, ma se l’ipotesi di Lanfranco circa la cavità con sbocco triangolare dovesse essere corretta, allora da lì avrebbe dovuto generarsi un “getto” di polvere di almeno 30 km in direzione E-NE, molto inclinato rispetto alla verticale, del quale le componenti più pesanti si sono riprecipitate nel cratere stesso, mentre le componenti più leggere sono state trasportate poi verso Sud / Sud Ovest da forti venti generando l’alone che fuoriesce dal cratere.
@tutti
mi sono perso…. già dall’articolo…. poi dei commenti non ho capito quasi niente.. ![]()
decisamente della mineralogia non so quasi nulla: mai studiata nemmeno di striscio… ![]()
tutto qui: scusatemi!!! ![]()
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Forse sbaglio, ma da quel che ricordo dall’esame di geologia, le Olivine sono i primi minerali che si formano quando è in atto un processo metamorfico da contatto, oltre che da altri processi di cristallizzazione. Forse quindi è stato proprio l’impatto a generare questa sorta di polvere…