Dallo spazio iniziamo un viaggio e siamo proiettati sul delta del Nilo, esattamente ad Alessandria d’Egitto nella seconda metà del IV secolo dopo Cristo…
Recensione pubblicata sul n. 86 di Le Stelle - luglio 2010

Dallo spazio iniziamo un viaggio e siamo proiettati sul delta del Nilo, esattamente ad Alessandria d’Egitto nella seconda metà del IV secolo dopo Cristo. All’epoca la città con il suo Faro, divenuto una delle sette meraviglie del mondo antico, ci appare bellissima e cosmopolita, infatti, convivono cristiani, pagani ed ebrei. Ha anche la fama di essere un vivo centro di ricerca scientifica la cui sede è la Biblioteca. Il suo rettore è il filosofo geometra Teone, il quale non si uniforma agli usi del suo tempo ed istruisce sua figlia Ipazia per farne “un perfetto essere umano” in un’epoca dove le donne non venivano considerate persone. Di lei sappiamo che era bella, coltissima e succedette al padre all’età di 31 anni, ma essendo pagana e convinta sostenitrice della distinzione fra religione e conoscenza, morirà trucidata durante un agguato tesole da un gruppo di fanatici cristiani, probabilmente su ordine del vescovo Cirillo, divenuto patriarca di Alessandria nel 412.
Il film narra la storia di questa filosofa partendo da una sua lezione sulla forza di gravità tenuta ad un gruppo di allievi, e da qui iniziano ad entrare in scena personaggi realmente esistiti come l’allievo Oreste ed altri inseriti ad hoc come un giovane schiavo, Davus, attratto dalla sua bellezza e dalla sua cultura. L’intreccio che si va a formare ruota principalmente attorno al fanatismo religioso ed alle lotte di potere che avvengono in città, il tutto condito da tocchi di romanticismo e da frammenti di speculazioni scientifiche, principalmente astronomiche. Infatti, di Ipazia gli storici scrissero che “apprese dal padre le scienze matematiche, ma divenne molto migliore del maestro soprattutto nell’arte dell’osservazione degli astri” e che scoprì qualcosa di nuovo riguardo al moto degli astri, esponendolo nell’opera “Canone astronomico”, di cui ad oggi, purtroppo, non rimane che il titolo.
Quello che si sa per certo è che Ipazia di Alessandria d’Egitto visse tra il 375 e il 415 d.C. ed operò presso la leggendaria Biblioteca di Alessandria fondata dai Tolomei. L’istituzione, oltre a contenere i libri dell’antichità, era affiancata dal Museo ovvero da quella che noi potremmo definire Accademia a livello universitario. Come già accennato figlia del filosofo Teone, di rara bellezza, intelligenza ed eloquenza studiò ad Atene ed a Roma, alla morte del padre gli successe nella direzione del Museo; di lei gli storici scrissero: “introdusse molti alle scienze matematiche” e “divenne molto migliore del maestro soprattutto nell’arte dell’osservazione degli astri”. Il suo sapere spaziava dalla filosofia alla matematica, dall’osservazione degli astri alla compilazione dei Commentari, ovvero degli aggiornamenti delle opere degli antichi. L’opera monumentale di Tolomeo Claudio - l’Almagesto - venne commentato in collaborazione con il padre che nella prefazione scrisse: “Commento di Teone di Alessandria al terzo libro del Sistema matematico di Tolomeo. Edizione controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia”.
Ipazia scrisse opere autografe che sono scomparse: un commentario a Diofanto il padre dell’algebra, di 13 volumi, il Canone astronomico, ovvero una raccolta di tavole sui corpi celesti, ed un commentario alla Coniche di Apollonio ossia un trattato di geometria di 8 volumi, ma tutto questo nel film non si ha alcun accenno. I suoi studi non erano solo teorici, si occupò anche di meccanica e di tecnologia applicata, in particolare le vengono attribuite due invenzioni: un areometro e un astrolabio piatto, ma nel film non vengono affatto accennati, anche se in una scena la si vede misurare l’altezza degli astri con un semplice astrolabio. Invece l’astrolabio perfezionato e progettato da Ipazia era formato da due dischi metallici forati, ruotanti uno sopra l’altro mediante un perno rimuovibile: veniva utilizzato per calcolare il tempo, per definire la posizione del Sole, delle stelle e dei pianeti; pare che mediante questo strumento essa risolse alcuni problemi di astronomia sferica.
E’ triste constatare che di una scienziata tanto rinomata al suo tempo, per vari motivi, non rimangono altro che i titoli di alcune sue opere. Tuttavia questi titoli sono indizi che delineano una traiettoria teorica, e le fonti tramandano che Ipazia scrisse un’opera astronomica originale; ella aveva portato a termine delle osservazioni e delle verifiche che non erano semplicemente collocabili al margine del Sistema matematico di Tolomeo già commentato, ma erano tali da richiedere una trattazione autonoma. Il film, pur non parlando nel dettaglio di questi ultimi argomenti, in effetti li tratta con l’espediente di una licenza narrativa. Parallelamente alla narrazione delle lotte di potere tra le varie fazioni nella città, infatti, viene sviluppato un altro tema che descrive lo sforzo della scienziata che, mettendo in dubbio le basi stesse della sua conoscenza, arriva a preconizzare la prima legge di Keplero, in una scena verso il termine nella quale Ipazia mostra al suo schiavo la sua ipotesi di moto della Terra, tracciando sulla sabbia un’ellisse e supponendo che il Sole occupi uno dei due fuochi.
Come detto, una licenza narrativa che storicamente non può essere esclusa, ma che in effetti è importante più che altro per fornire una chiave interpretativa al film, fatta dire dalla stessa Ipazia e che non anticipiamo. La sua morte, tragicamente avvenuta in seguito ad una oscura e cruenta aggressione, per fortuna viene risparmiata agli spettatori, allontanandosi a volo d’uccello dal luogo del misfatto e dalla Terra, per guardarla dallo spazio fra tante piccole stelle dell’Universo. Con la morte dell’ultima direttrice la scuola di Alessandria si disperde e come curiosità possiamo aggiungere che il film in Italia è uscito nelle sale cinematografiche solo dopo aver raccolto le firme di una petizione, forse un segno che non tutto è andato perduto.
AGORA
di Alejandro Amenàbar
con Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac.
Spagna, 2009
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15 Commenti a “Agora: il film”
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Sono convinto che l’ obbiettivo primario non era l’ uccisione di Ipazia, o per meglio dire, non era soltanto quello.
L’ altro obbiettivo, purtroppo pienamente centrato, era la distruzione della Biblioteca di Alessandria e di chissà quanti documenti eccessivamente compromettenti per l’ allora nascente religione cristiana.
Archeo attualita’ del passato mese di Giugno 2010. Quante nocive cattiverie sa fare l’uomo, che si spaccia per intelligente! GRazie per averne p’arlato.
Apprezzo molto l’angolo recensione-scientifica e di approfondimento.Complimenti!
Gran bel film basato su una storia vera che stigmatizza la barbarie di certi comportamenti umani e che dimostra quanto un credo estremizzato possa rallentare lo sviluppo umano.
Credo che questa storia confermi ancora una volta che il cristianesimo (e la religione in genere) sia stato una delle peggiori piaghe che abbiano mai colpito il genere umano. Si è reso responsabile di crimini inenarrabili contro la cultura e contro gli uomini e ha gettato l’Europa nell’oscurantismo più bieco. Se non fosse esistito probabilmente oggi saremmo molto più evoluti.
Sono perfettamente d’ accordo con i commenti di Renato e Marco.
Non sono per nulla d’accordo con i commenti di Renato e Marco.
Come mai?
Ho visto il film prima in spagnolo e poi in italiano… perché se aspettavo la versione italiana passava troppo tempo!
Si vede chiaramente quanto la stupidità e l’avidità umana siano dannose; nel film non vedo accanimento contro una religione ma solo la sete di potere contro il libero pensiero.
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Molto interessante questa nuova sezione del sito…
Ho visto il film… Bello!!!
Per chi vuole approfondire l’argomento consiglio di leggere:
“IPAZIA Vita e sogni di una scienziata del IV secolo” di Adriano Petta e Antonino Colavito.