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a cura di Francesca Diodati

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Come saranno mai gli extraterrestri? Dolci e amorevoli come ET, o ostili e crudeli come le creature di Alien? Noi propendiamo per la prima ipotesi…in ogni caso per saperlo dobbiamo prima trovarli. Grazie al progetto SETI@home, da qualche anno è possibile dare il proprio contributo attraverso i nostri PC. Unisciti al gruppo di Astronomia.com!

Il progetto

Da sempre la possibile esistenza di forme di vita al di fuori della Terra ha affascinato l’uomo. Ne sono prova le testimonianze trovate in testi anche molto antichi su fenomeni aerei e/o celesti interpretati come apparizioni di UFO. In effetti, è difficile escludere a priori l’esistenza di vita extraterrestre, considerando la vastità dell’Universo, con i suoi 50 miliardi di galassie, ognuna composta da centinaia di miliardi di stelle e i relativi pianeti. Secondo la nota equazione di Drake per la determinazione della probabilità che esistano pianeti in grado di ospitare vita intelligente (considerando parametri come lunghezza della vita della stella, distanza del pianeta dalla stella, grandezza del pianeta, condizioni per lo sviluppo della vita batterica, pluricellulare e intelligente) anche inserendo i valori in assoluto più pessimistici (ameno di escludere a priori la possibilità) esisterebbero nell’Universo migliaia di civiltà extraterrestri.

E’ una bellissima notizia! Tuttavia, la comunicazione tra civiltà che abitano mondi diversi è assai complicata. E non parliamo di barriere linguistiche, sebbene anche quelle ovviamente costituiscano un bel problema. Prima di tentare di parlarsi occorre “rilevarsi”, e ciò è reso difficile per due limiti principali, per certi versi correlati fra di loro: la distanza e il tempo.

Immaginiamo che scienziati extraterrestri tentino di captare i nostri segnali. Se si trovano su un pianeta lontano dalla Terra - anche non eccessivamente distante in termini cosmici,diciamo a 10000 anni luce – riceveranno solo fra 10000 anni i segnali radio provenienti dalla Terra, poiché gli esseri umani li emettono solo da un centinaio d’anni, con l’invenzione della radio. Il tempo poi gioca anche un altro scherzo: l’Universo esiste da oltre 13 miliardi di anni, l’uomo esiste da solo un paio di milioni di anni e solo da un secolo si è evoluto in civiltà tecnologica. Per comunicare, due civiltà devono ovviamente essere “pronte” a farlo nello stesso momento, il che non è certamente scontato, tanto più che potrebbero non sopravvivere per lunghissimi periodi (secondo Asimov ad esempio una civiltà tecnologica sopravvive in media un milione di anni), il che diminuisce il numero di civiltà tecnologiche contemporanee.

Questi ostacoli non devono però bloccare i tentativi della scienza, ne raffreddare l’entusiasmo di astronomi e non, sulla possibilità di entrare in contatto con i nostri “coinquilini” cosmici. L’idea di analizzare il cielo alla ricerca di emissioni elettromagnetiche con pattern non casuale, come le onde radio o televisive, fu avanzata e messa in pratica per la prima volta alla fine degli anni 50. Da allora sono nate molteplici iniziative in questo senso, comprendenti perfino la creazione, nel 1984, del SETI Institute, una organizzazione no profit con sede in California la cui missione è esplorare, comprendere e spiegare l’origine, la natura e la prevalenza della vita nell’Universo.

Logo SETI

La cosa meravigliosa è che tutti possiamo contribuire a questa ricerca, che in fondo attrae ognuno di noi, non solo gli studiosi. Farlo è semplicissimo, non costa nulla e non richiede conoscenze specifiche. All’Università di Berkeley, California, nel 1999 è nato infatti il progetto SETI@home, che permette di analizzare segnali radio a banda stretta raccolti da radiotelescopi; tali segnali non sono di origine naturale, quindi una loro individuazione fornirebbe la prova evidente dell’esistenza di una tecnologia extraterrestre.

SETI si basa sul concetto di calcolo distribuito. Un sistema centrale si occupa di smistare automaticamente piccoli pacchetti sui nostri pc, che vengono elaborati in locale e successivamente rispediti al mittente per essere di nuovo assemblati. In questo modo si crea una rete neurale di macchine che lavorano per un fine comune, paragonabili ad un’unica entità di dimensioni inimmaginabili! Questo network senza precedenti di oltre 5 milioni di volontari costituisce il più grande supercomputer del mondo. Per partecipare è sufficiente installare e attivare sul proprio computer il software BOINC, scaricabile da questo indirizzo

Questo software è altamente personalizzabile. E’ possibile impostare varie opzioni, ad esempio per lanciare l’elaborazione solo quando il PC non è utilizzato, evitando quindi rallentamenti del computer, oppure assegnare le risorse di memoria e cpu che desideriamo in modo che l’applicazione lavori sempre in “sottofondo” senza disturbare le nostre attività.

Pronti per l’installazione? :wink:

Installiamo BOINC: guida passo-passo

Questa guida è per l’installazione del software su macchine Windows. Per altri sistemi operativi (Unix/Linux/Mac), ecco il link alla pagina di download ed un post dal forum SETI dove vengono affrontate le problematiche di installazione.


Come già accennato, per prima cosa scarichiamo il software. Lanciamo l’eseguibile con un doppio click ed iniziamo l’installazione. La prima schermata che ci appare è la seguente:

Installazione Boinc

1: Facciamo click su Next e proseguiamo

Installazione Boinc

2: accettiamo le condizioni di licenza e clicchiamo su Next

Installazione Boinc

3: Scegliamo il percorso di installazione (quello predefinito va benissimo), poi clicchiamo su Next

Installazione Boinc

4: Siamo pronti per iniziare l’installazione, clicchiamo su Install

Installazione Boinc

5: Attendiamo il completamento dell’installazione

Connessione ad un progetto

6: subito dopo ci viene chiesto di connetterci ad un progetto. Scegliamo quindi “Connessione ad un progetto” e clicchiamo su Avanti

Scegli SETI@home

7: Scegliamo SETI@Home dalla finestra di dialogo, e clicchiamo su Avanti

Inserisci i dati di registrazione

8: Subito dopo ci viene chiesta la creazione di un account per il progetto scelto. Inseriamo quindi il nostro indirizzo e-mail e la password (possibilmente diversa da quella usata per accedere alla posta elettronica, per ovvi motivi ;-) ), poi clicchiamo su Avanti.

Connessione effettuata

9: Siamo a buon punto, la registrazione e la connessione al progetto sono stati effettuati, e come si può leggere dal box, cliccando su Fine si viene reindirizzati direttamente sul sito web del progetto per la registrazione dell’account

Sito web e nickname

10: Eccoci sul sito web. Qui è possibile inserire un nostro pseudonimo (o nickname) con cui SETI ci identificherà. Chiaramente se il nome inserito esiste già, ci verrà proposto di cambiare nome. Inseriamo i restanti dati e clicchiamo su OK - ingrandisci

A questo punto, non resta che agganciare il nostro account al gruppo SETI di Astronomia.com!! Ecco come fare…

SETI@Astronomia.com, iscriviti al nostro gruppo!

Noi di Astronomia.com condividiamo lo spirito di avventura e l’entusiasmo di questa ricerca, e abbiamo creato il nostro team: SETI@Astronomia.com

Unisciti a SETI@Astronomia.com!

11: Non ci resta che aprire la pagina cliccare su Join this team, e il tuo nuovo account sarà inserito nel nostro gruppo! - ingrandisci

In questo modo potremo concorrere con gli altri gruppi e aggiungere un pizzico di competizione e divertimento alla nostra causa intergalattica!

E’ vero, trovare gli extraterrestri non è un’impresa facile,e le probabilità non sono elevatissime. Ma se gli antichi esploratori si fossero demoralizzati di fronte alle difficoltà, quando sarebbe stata scoperta l’America? E si sarebbe mai andati sulla Luna? Proviamoci tutti insieme! E poi…chissà :wink:

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93 Commenti a “SETI, collabora anche tu con il gruppo di Astronomia.com!”

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Gent.ma Francesca,
per Linux…cosa si può fare? In particolare Ubuntu (10.10) ?
Grazie :wink:

andrea scrive il 11 Marzo 2011 alle 10:59

@andrea
Prova a scaricare la versione per Linux, ho letto che il supporto per Ubuntu è fermo alla versione 7.10, ma spero sia compatibile anche con la tua!

C’è anche un post interessante sul forum SETI

Modifico anche l’articolo e aggiungo la pagina per il download di tutte le versioni.
Grazie

@andrea: Boinc è nativo di Linux quindi non ci sono problemi con Ubuntu. Basta che apri l’Ubuntu Software Center, cerchi Boinc e lo installi. Fa tutto in automatico. Te devi solo iscriverti ad uno dei mille progetti disponibili (fra cui SETI).

Personalmente ho abbandonato il calcolo per SETI proprio per le scarse probabilità di successo nonostante fosse fra i progetti più affascinanti possibili.
Preferisco rendere disponibile il mio pc per progetti con obiettivi con impatto potenzialmente più immediato come Rosetta e World Community Grid utili a determinare la struttura delle proteine attraverso il calcolo computazionale. Proteine che poi serviranno a combattere malattie come il dengue o la distrofia muscolare.

@Carlo
Ottimi progetti! E’ anche vero che con gli attuali pc, nessuno ci vieta di avere più di un software installato, magari assegnando con criterio le risorse

@carlo che software sono quelli per rosetta e co

peppe scrive il 11 Marzo 2011 alle 11:46

chiedo scusa ma qui c’è mia nipote che voleva scrivere per forza un commento ma le ho detto prima di leggere cosa c’era scritto sopra prima di scriverlo…e invece :mrgreen:

peppe scrive il 11 Marzo 2011 alle 11:52

ottimo, entro nel team!
facevo già parte di un team italiano, ma astronomia.com ha la precedenza :mrgreen:

Matteo scrive il 11 Marzo 2011 alle 12:42

@Matteo
Grazie! :mrgreen:

Ciao a tutti! :smile:
Riporto una frase presente all’inizio dell’articolo:

“… considerando la vastità dell’Universo, con i suoi 50 miliardi di galassie, …”

Volevo sapere: come si fa a sapere che l’universo contiene 50 miliardi di galassie? Ovvio, so che non si parla di 50 miliardi esatti ma di un numero che si avvicina a questa cifra :wink: , però mi piacerebbe molto capire in che modo gli scienziati abbiano stabilito questa cifra!

Va benissimo anche se mi postate un link in inglese, grazie mille :wink:

Diego scrive il 11 Marzo 2011 alle 14:24

@Diego
E’ semplicemente una stima, anzi, le ultime stime raddoppiano e addirittura quadruplicano quel numero. Ci si basa sull’Universo visibile dagli “occhi” di HST :)
Ad esempio:
http://www.universetoday.com/30305/how-many-galaxies-in-the-universe/

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