Viaggio nella costellazione del Toro - seconda parte Feed RSS dell'articolo Aggiungi questo articolo ai tuoi preferiti

a cura di Pierluigi Panunzi

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Stiamo volando negli spazi siderali all’interno della costellazione del Toro. Il nostro viaggio virtuale prevede una tappa in prossimità delle Pleiadi, il famosissimo ammasso stellare aperto, ben visibile nei nostri cieli.

Giusto il tempo di uno spuntino, offerto dal nostro tour operator stellare, e siamo pronti ad un nuovo salto tra le stelle, dopo che nella prima parte del viaggio abbiamo conosciuto la gigante arancione Aldebaran ed abbiamo studiato da vicino l’ammasso stellare delle Iadi. Oltre alla nostra fida astronave Celestia abbiamo utilizzato per la prima volta un nuovissimo programmino che permette di vedere ammassi stellari in 3D, avendo la possibilità di girare intorno alle stelle componenti, per osservarle da più vicino.

Le Pleiadi - thumb

L’ammasso delle Pleiadi

La prossima tappa del nostro viaggio è una costellazione nella costellazione, un altro ammasso stellare aperto, le Pleiadi. Qui le possiamo vedere grazie a Celestia e di loro sappiamo che è un gruppo di stelle parecchio noto e fortunatamente ancora visibile nelle nostre città piene di luci e smog, grazie alla luminosità delle stelle componenti. Fin dall’antichità l’ammasso delle Pleiadi era utilizzato per saggiare l’acutezza visiva di una persona: con un’ottima vista si possono infatti vedere fino a sei-sette stelle, fatto questo che ha contribuito ad associare all’ammasso il soprannome di “Sette Sorelle”.

L'Applet delle Pleiadi in 3D - thumb

Dicevamo del programma per visualizzarle in 3D: in questo caso il link è il seguente. Si aprirà una schermata blu scura, intitolata “Ammasso delle Pleiadi” in cui si vedono vari puntini luminosi di intensità differente: se confrontiamo le stelle che vediamo in questa finestra blu con la foto precedente delle Pleiadi, possiamo vedere che le stelle principali ci sono tutte. Mettendo il cursore tra le stelle e cliccando col tasto destro, oppure semplicemente premendo la barra spaziatrice, sappiamo che vedremo apparire i nomi di alcune stelle, in particolare quelli delle stelle principali e più note. Sappiamo poi che, sempre col mouse fra le stelle, cliccando col tasto sinistro e tenendolo cliccato, (oppure tramite le quattro frecce) possiamo vedere le stelle dell’ammasso in 3D, che si spostano a seconda di come muoviamo il mouse (sempre tenendo premuto il tasto sinistro!) oppure a seconda di come teniamo premute le frecce. Con i tasti “+” e “-” abbiamo la possibilità di zoomare verso l’interno o verso l’esterno ed infine con il tasto “Esc” ritorniamo alla condizione iniziale.

Per avere sempre sottomano i comandi disponibili con l’applet, ecco l’elenco sotto forma di tabella:

Comandi dell’applet
  • tasto dello spazio o click destro : accende o spegne i nomi delle stelle, il parallelepipedo giallo e i numeri rossi delle distanze in anni luce
  • tasti delle frecce o click sinistro e drag : ruota la visualizzazione nella quattro direzioni. Con le frecce è più preciso, ma nettamente più divertente col mouse!
  • tasto + (più) : zoom in avanti della visualizzazione, che permette di entrare nell’ammasso!
  • tasto (meno) : zoom indietro della visualizzazione, che permette di uscire dall’ammasso!
  • tasto esc : ritorna alla visualizzazione iniziale, dopo che abbiamo peregrinato qua e là per l’ammasso…

Girando intorno all’ammasso, possiamo vedere che quasi tutte le stelle delle Pleiadi sono confinate all’interno di un parallelepipedo giallino nel quale i numeri (da 370 a 410) indicano come sempre gli anni luce di distanza dal Sole… Solo un paio di stelle si trovano appena al di fuori. Ma riflettiamo un po’ sui valori di queste distanze: tra un estremo e l’altro del parallelepipedo ci sono ben 40 anni luce e lo stesso si aveva nelle Iadi, solo che questo ammasso di stelle è decisamente più numeroso. In questo modo possiamo comprendere meglio il significato del termine ammasso stellare aperto, in definitiva un insieme di stelle quasi tutte della stessa classe spettrale e con più o meno la stessa età (si sono formate tutte nello stesso periodo), sparpagliate quasi casualmente in un’unica zona del cielo abbastanza ampia (40 anni luce sono una bella distanza!) e dunque non proprio vicine l’una all’altra. Quando fra qualche puntata dei viaggi virtuali parleremo delle stelle più vicine al Sole vedremo che in una sfera di 40 anni-luce di raggio ci sono tantissime stelle, ma da questo possiamo dire che il Sole appartiene ad un ammasso aperto? La risposta è negativa dal momento che vedremo che viceversa queste stelle vicine a noi non hanno classi spettrali ed età simili, tali da poterle considerare un ammasso aperto.

Proseguendo nei nostri viaggi incontreremo anche altri tipi di ammassi stellari molto più compatti, con un’estensione decisamente più piccola: pensate ad un ammasso del diametro di appena un paio di anni luce, che contiene un centinaio e più di stelle! In questo caso le singole stelle sono conseguentemente molto più vicine tra loro: immaginate quanto sarà bello porsi al centro dell’ammasso e guardarsi intorno, oppure porsi nelle vicinanze di una stella periferica e guardare dentro l’ammasso… E che dire invece di vedere l’intero ammasso dall’esterno, man mano che ci avviciniamo con la nostra astronave?! Pazientate…

Per adesso torniamo alle Pleiadi: analizzandole con il nostro programma ci accorgiamo di un fatto che a prima vista è difficile aspettarsi. In pratica non esiste una stella posta vicina al centro dell’ammasso, ma anzi sembra che l’ammasso sia diviso in due parti nettamente separate. Se vi ricordate, invece nel caso delle Iadi avevamo la stella θ2 Tau che praticamente rimaneva al centro dell’immagine, dovunque ci spostassimo: stavolta possiamo considerare Maia come più vicina al centro, o meglio la meno lontana. Possiamo perciò pensare che, se ci rechiamo proprio vicino a questa stella, le rimanenti risulteranno sparse qua e là nel cielo e quindi non sembreranno nemmeno far parte dello stesso ammasso, se non per il fatto che sono tutte molto brillanti! Viceversa andando dalle parti di una stella periferica (ad esempio Asterope da un lato, 18 Tau o Taygete dall’altro) potremo ammirare le restanti stelle dell’ammasso più o meno confinate, raggruppate in una stessa zona di cielo. Verifichiamolo insieme.

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21 Commenti a “Viaggio nella costellazione del Toro - seconda parte”

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@Pierluigi: Bravo!!! Sono sempre più entusiasta del tuo lavoro!!!
Posso solo immaginare la bellezza di un cielo pieno di stelle come quello che si vedrebbe da una qualsiasi stella delle Pleiadi.
Bellezza solitaria, pero! Stelle troppo giovani e calde, sistemi multipli che non permetterebbero la facile esistenza di eventuali pianeti….
Altra cosa bella del tuo articolo (oltre alla favolosa applet, naturalmente), è il confronto delle varie stelle. Da proprio l’idea del fatto che il Sole è una stella nana….
Ma, almeno in questo caso, il “Nano” non “è una carogna, di sicuro” …… :mrgreen:

Red Hanuman scrive il 4 Aprile 2011 alle 13:20

“”un problema di non facile soluzione è che un pianeta ad 1 UA da questa fornace bluastra sarebbe assolutamente inadatto alla vita…”"

Quindi per rendere abitabile la Terra in orbita attorno ad Alcione bisognerebbe porla a 39 u.a. per avere esattamente le stesse condizioni del nostro Sole? Oltre che la stessa dimensione apparente del Sole, anche la temperatura sarebbe uguale? :roll:

Moreno scrive il 4 Aprile 2011 alle 13:24

@Moreno
confesso di non avere le conoscenze adatte per poterti rispondere. :sad:
Io ho fatto una valutazione ad occhio…
Magari aspettiamo il grande Enzo che viceversa conosce a fondo l’argomento!
:wink:
@Red
il paragone tra il Sole e le altre stelle è proprio il file rouge dei miei articoli: io stesso avevo solo una vaga idea di quanto potessero essere grandi e mostruose le stelle!
Non che il Sole, nel suo piccolo, sia da meno!
Basta vedere le bellissime foto fornite quotidianamente dalle sonde SOHO e STEREO

pierluigi scrive il 4 Aprile 2011 alle 14:05

Ma questo nuovo programma, è gratuito?

Marco scrive il 4 Aprile 2011 alle 18:57

@Marco
è un programma originale, progettato e scritto da me!
E’ in evoluzione continua dato che lo sto espandendo a seconda delle esigenze e delle idee, che mi nascono scrivendo gli articoli o progettandone altri… :shock:
Già nei prossimi articoli si vedranno altre possibilità! :wink:
@gli interessati
rimanete sintonizzati!

pierluigi scrive il 4 Aprile 2011 alle 19:30

@Marco
E’ gratuito :wink:

@Moreno: Non sono un’esperto, ma vediamo se riesco ad arrivarci lo stesso.
Approssimiamo (molto brutalmente) la zona di abitabilità con l’orbita in cui un’ipotetico pianeta riceve dalla sua stella la stessa intensità luminosa per metro quadro che riceve la Terra dal Sole.

L’intensità luminosa ricevuta possiamo supporre che vari in relazione alla superficie radiante della stella, alla temperatura superficiale della stessa (stelle più calde irradiano di più) e alla distanza del pianeta dal suo astro.

Supponendo che Alcione abbia la stessa temperatura superficiale del Sole, allora la sua differenza di intensità luminosa con il Sole dipenderebbe solo dalla sua superficie, e quindi varierebbe col quadrato del raggio. Siccome l’intensità della radiazione diminuisce col quadrato della distanza, è facile supporre che con un raggio 39 volte maggiore di quello del Sole, allora l’ipotetica Terra dovrebbe trovarsi a 39 UA.

Ma visto che Alcione è più calda del Sole in superficie, ne deriva che l’ipotetica Terra va allontanata ancora di più delle 39 U.A. che hai proposto….
(Spero di non aver scritto cavolate!!! Enzo, se sbaglio, pensaci tu a rimediare…. :wink: )

Red Hanuman scrive il 4 Aprile 2011 alle 23:01

Ok, grazie. Domani proverò a scaricarlo.

Marco scrive il 5 Aprile 2011 alle 10:19

@Marco
Il software è un’applet Java, quindi “gira” sul tuo browser e non occorre scaricare nulla.

Cosa significa ” Applet “?

Mariateresa scrive il 5 Aprile 2011 alle 14:35

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