Siamo “fortunati” quando osserviamo i fenomeni dell’Universo? Feed RSS dell'articolo Aggiungi questo articolo ai tuoi preferiti

a cura di Vincenzo Zappalà

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Il nostro caro amico Gaetano ha posto una domanda che potrebbe sembrare banale, ma che tale non è. Vale la pena affrontare meglio il problema da lui sollevato e cercare di chiarirlo in modo magari un po’ “rozzo”, ma estremamente semplice, che penso aiuti nella comprensione. Ne approfitto per richiamare concetti già trattati precedentemente. Ma, in certi casi, è meglio ripetere…

La domanda di Gaetano può essere riassunta così: “Siamo particolarmente fortunati ad essere stati raggiunti dalla RCF (radiazione cosmica di fondo) in un momento della nostra evoluzione in cui abbiamo le capacità tecniche di rilevarla?”

In realtà la domanda appare più che giustificata quando si pensa che la radiazione cosmica di fondo ha agito 380000 anni dopo il Big Bang e non è certo durata per miliardi di anni, ma solo per un intervallo abbastanza modesto di tempo. Si potrebbe allora dire: “Se è avvenuta in un certo momento della storia dell’Universo e ciò che vediamo oggi è la luce che ha emesso in quel momento, allora vuol proprio dire che ci siamo trovati nel posto giusto, al momento giusto e con la tecnologia giusta. Qualche milioni di anni fa la luce non sarebbe ancora arrivata e tra qualche milioni di anni la luce ci avrebbe già superato”.

Il discorso sembrerebbe non fare una grinza e –oltretutto- è avvalorato da molti casi ben conosciuti.

Prendiamo, ad esempio, l’esplosione della stella che ha dato luogo alla nebulosa del Granchio. Fu osservata a occhio nudo dai cinesi nel 1054 d.C. proprio nel momento in cui esplose come supernova. Accidenti, potremmo dire, se fosse avvenuta qualche secolo dopo l’avremmo potuta osservare con lo Space Telescope e chissà quante cose avremmo imparato. Invece, purtroppo, ci dobbiamo accontentare della nebulosa che ha creato e della stella di neutroni al suo centro. Abbiamo perso l’attimo fuggente. Che sfortuna!

Siamo stati, invece, fortunati con altre supernove e soprattutto con la RCF? Niente di tutto ciò.

La fortuna o sfortuna nel vedere un’esplosione di brevissima durata non ha niente a che vedere con la RCF e - se fosse possibile osservarlo - con la visione stessa del Big Bang. Perché questa differenza? Presto detto: “La supernova è avvenuta in un punto e in un momento ben preciso della storia dell’Universo, l’emissione della RCF in un momento abbastanza preciso, ma in TUTTO l’Universo di 380000 anni d’età. Potrebbe bastare questa frase per far comprendere l’enorme differenza. Tuttavia, in questo sito, cerchiamo di spiegare l’astrofisica e le sue meraviglie a tutti, anche a costo - a volte - di semplificare troppo le cose e di essere ripetitivi.

La mia opinione è, però, che sia meglio commettere errori veniali, ma spiegare il concetto nella sua generalità, piuttosto che rifugiarsi in formule e ragionamenti complessi comprensibili solo a pochi. Spero che questo sistema non urti troppo i più esperti. Al limite, possono saltare l’articolo! Questo sarà quindi un articolo “azzurro”, come le piste facili da sci.

Cominciamo con una supernova qualsiasi o, se volete, con un qualsiasi fenomeno di breve durata perfettamente localizzato nello Spazio. Usiamo la solita rappresentazione di cerchi concentrici che simulano l’espansione dell’Universo nel piano del foglio. Attenzione però: in questo modo semplificato, il tempo scorrerà in modo radiale a partire dal centro (il Big Bang), mentre lo Spazio sarà rappresentato in una sola dimensione lungo la circonferenza di centro il Big Bang e di raggio uguale al tempo trascorso dal momento iniziale. Sull’asse delle ascisse mettiamo la nostra Terra. Consideriamo allora la Fig. 1. BB è il Big Bang (tempo = 0). La stella S nasce e l’Universo in quel momento è il cerchio che passa per essa. Noi (T) che scorriamo lungo l’asse delle x non esistiamo ancora. La stella S è costretta a muoversi in senso radiale dato che l’Universo si espande. Ad un certo momento la stella esplode come supernova (SN). Noi esistiamo già (intesi come Terra) e siamo abbastanza vicini a lei. A quale distanza? Le distanze si misurano nello spazio e lungo il cerchio che contiene la stella e T. Quindi sarà proprio l’arco di cerchio SN-T. Al momento dell’esplosione di S (SN) la luce si dirige alla sua velocità FINITA verso di noi (freccia rossa). Tuttavia, mentre lei cerca di raggiungerci l’Universo si espande e i fotoni sono obbligati a seguire anch’essi questa espansione. L’espansione costringe un oggetto fermo (come SN) ad andare lungo la retta radiale BB-S-SN. La luce deve invece seguire sia questa direzione (freccia verde) che quella che la porterebbe verso T. Notate che se non ci fosse espansione la luce arriverebbe a T in breve tempo, dovendo percorrere solo la distanza SN-T. Ma così non è. Quando la stella si sarà trasformata in stella di neutroni N1 e la Terra sarà arrivata in T1 , la luce (ossia i fotoni emessi da SN) sarà giunta solo in L1 (questa posizione è stata costruita sommando “settorialmente” le frecce rossa e verde). Se tutto si fermasse, la luce prenderebbe volentieri la direzione verso T1. La distanza è aumentata, ma non di molto. Niente da fare, però, perché l’espansione continua e quando la Terra sarà in T2 la luce sarà giunta in L2.

Finalmente, OGGI, la luce arriva alla Terra e noi riusciamo a vedere l’esplosione della supernova. Sono passati molti anni da quando la luce è partita, molti di più che se la luce di SN ci avesse raggiunti in T (Universo NON in espansione, ma statico). Ecco perché diciamo che la SN ha una certa distanza in anni luce. E’ l’unico modo per tenere conto sia della distanza iniziale che del tempo impiegato per raggiungerci. Comunque sia, in questo caso siamo sati FORTUNATI. Ci siamo trovati al punto giusto, nel momento giusto e con la tecnologia giusta. Pochi anni prima avremmo ancora visto la luce della stella prima dell’esplosione e tra qualche anno solo la stella di neutroni. Nel caso della Supernova del Granchio siamo invece stati SFORTUNATI, perché la luce è arrivata IERI e oggi vediamo ormai solo la stella di neutroni che è rimasta a seguito della catastrofe cosmica. Notiamo, ancora una volta, che la VERA distanza OGGI della stella di neutroni N è l’arco di cerchio Noggi – Toggi.

Figura 1

Figura 1

La Fig. 1 merita qualche altra considerazione. I segmenti colorati in blu, che descrivono rozzamente il percorso compiuto dalla luce al variare del tempo (tenendo conto dell’espansione dell’Universo), dovrebbero essere costruiti per piccoli intervalli di tempo. Ci accorgeremmo allora che la luce descrive una curva un po’ strana che già conosciamo. Essa altra non è che il bordo superiore del CONO DI LUCE odierno del nostro passato, ossia l’insieme di tutto ciò la cui luce ci ha raggiunto OGGI. In altre parole, di tutto ciò che vediamo oggi dell’Universo.

A questo punto, siamo in grado di passare alla Fig. 2, dove userò soltanto le curve relative ai coni di luce in tempi diversi, tenendo però conto che la loro costruzione ha seguito la regola di Fig. 1 per descrivere il percorso della luce. La Fig. 2 mostra diversi coni di luce del nostro passato, in diverse età dell’Universo e quindi in diversi tempi della nostra esistenza. Essi arrivano fino al momento della emissione della RCF. Attenzione però. Il fenomeno è avvenuto in TUTTO l’Universo di allora (cerchio rosso) e non solo in un punto ben definito, come per la stella S di Fig. 1. Il che vuol dire che in qualsiasi momento del nostro passato (e anche del futuro) vi saranno stati o vi saranno sempre dei fotoni appartenenti alla RCF che ci hanno raggiunto o che ci raggiungeranno. Non fatevi ingannare dal fatto che sembra che solo un punto della RCF ci raggiunge. Nelle figure ho dovuto considerare lo spazio in una dimensione, ma esso è in realtà a tre dimensioni e ciò comporta che ogni curva di luce ci fornisce una visione dell’Universo visibile al momento dell’emissione. Ciò che cambierà nel tempo è solo lo spostamento verso il rosso della luce che ha subito un’espansione via via crescente. Ciò potrebbe comportare che nel futuro diventi invisibile con la tecnologia odierna, ma non per questo la radiazione di fondo smetterà di raggiungerci. Insomma, in questo caso NON SIAMO STATI FORTUNATI, dato che la RCF ci ha raggiunto nel passato, ci raggiunge oggi e ci raggiungerà anche nel futuro.

Figura 2

Figura 2

Per riassumere quanto detto in questo articolo e ripetere nel contempo alcuni concetti già trattati, ma mai inutili (penso), ho costruito anche la Fig. 3. In essa si vede l’intero Universo com’era ieri (una data qualsiasi nel passato), com’è oggi e come sarà domani (un tempo qualsiasi del futuro). Per i tre Universi ho disegnato i coni di luce relativi al nostro passato (curve blu). Come potete facilmente vedere ne esiste uno e uno solo che passa per la supernova SN. Se questo è quello relativa a OGGI, vuol dire che vediamo OGGI la supernova e siamo FORTUNATI.

Invece si vede benissimo che qualsiasi sia la nostra posizione nel tempo, il cono di luce passa SEMPRE attraverso il cerchio che rappresenta l’Universo al momento della RCF. Di conseguenza essa si vedrà sempre, ossia NON SIAMO FORTUNATI. Stesso discorso varrebbe anche per il Big Bang se solo la sua luce, ossia i suoi fotoni, riuscissero ad attraversare le prime fasi evolutive quando la densità della materia bloccava inesorabilmente le particelle trasportatrici della luce.

La figura ci mostra anche la differenza tra l’Universo che vediamo oggi (cono di luce blu più spesso) e quello che è invece è l’Universo Osservabile, ossia l’insieme degli oggetti, nella distribuzione spaziale odierna, di tutto ciò che siamo in grado di vedere (cono di luce). Esso deve stare sul cerchio che ci contiene OGGI ed è rappresentato dall’arco di cerchio blu. Come vedete, l’Universo a nostra disposizione è ben poca cosa rispetto all’intero Universo. Oltretutto è un miscuglio di spazio e di tempo e non una sua immagine istantanea. Questa apparente limitazione è invece una grande FORTUNA (valida sempre), in quanto ci permette di vedere le varie fasi evolutive di un gran numero di oggetti celesti (non tutti, ma sufficienti a capire molto).

Noterete anche che l’Universo Osservabile cresce di anno in anno, seguendo il ritmo dell’espansione. Molti altri oggetti si renderanno visibili nel futuro, ma una parte di Universo non potrà mai essere osservato. Tutto ciò, indipendentemente dallo spostamento verso il rosso che potrebbe nasconderci per sempre cose già viste.

Scusate, se ho ripetuto molte cose già dette, ma penso che non sia mai troppo quando si parla di questi concetti essenziali. Semplificazioni ne ho fatte, ma non mi sembra che vi siano errori “gravi”.

In ogni caso, grazie Gaetano che mi ha dato lo spunto per cercare di chiarire ancora meglio la storia del nostro vecchio e sempre giovane Universo, che rimane comunque sempre meraviglioso

Figura 3

Figura 3

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47 Commenti a “Siamo “fortunati” quando osserviamo i fenomeni dell’Universo?”

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Interessante, semplice e veramente utile
Grazie Vincenzo

Cesare scrive il 22 Agosto 2011 alle 11:53

Scusate se e poco! ma abbiamo proprio una fortuna sfacciata nel poter osservare tutti o quasi i fenomeni astrofisici e a poter rilevare la radiazione cosmica di fondo.
Almeno stiamo vedendo l’universo nel suo pieno vigore,pensate se ciò fosse avvenuto tra triliardi di anni,molte delle cose merivigliose che osserviamo sarebbero invisibili (galassie e stelle morte,pianeti gelati dall’oscurità,e nemmeno la radiazione ci sarebbe più diluita dal tempo) se non è fortuna questa allora cusè? :mrgreen:
Ciao a tutti!

raffaele scrive il 22 Agosto 2011 alle 13:15

Grazie a Te Enzo per le bellissime cose che ci rendi comprensibili :razz:
Non riesco neanche a pensare all’energia in gioco che ha permesso alla RCF di riempire l’universo a partire da 380000 anni dopo il B.B. a… chissà quando :mrgreen:

Gaetano scrive il 22 Agosto 2011 alle 13:22

scusate ma l’universo ha 380000 anni? Non ne aveva 13 miliardi o giu’ di li?

Marcus scrive il 22 Agosto 2011 alle 13:31

caro Raffaele,
quello che dici non è proprio vero. Se guardi il cono di luce vedrai che anche tra miliardi di anni arriveranno a noi ancora immagini dei primi fenomeni dell’universo. La sola cosa che cambierebbe è il tempo necessario perchè ci raggiungano e quindi lo spostamento maggiore verso il rosso… fino a farle diventare invisibili agli odierni strumenti di rilevazione. Ma domani, chissà…

quindi quando si creano le mappe dell’universo, e si tenta di dargli una forma ovale o rotonda che sia, significa che la si costruisce solo con i 45° (o giu di li) di possibili osservazioni fatte? (tralasciando il fatto che comunque ancora molte cose in questa parte non le possiamo osservare con le nostre apparecchiature e stiamo aspettando di scoprirle?)

Marcus scrive il 22 Agosto 2011 alle 13:46

No, marcus… non hai compreso bene. 380000 anni sono il tempo in cui è apparsa la radiazione cosmica di fondo. Scusami, ma l’altra domanda non l’ho capita… puoi provare a spiegarti meglio? :wink:

caro Stefano,
questo non è il tipo di sito che vorresti tu? Ti consiglio di cambiare luogo… come noti , noi parliamo con parole non con parolacce. Quelle non c’interessano… Ne troverai molti altri.
Tra parentesi, cosa c’entra la supernova visibile di giorno con tutto il resto? Probabilmente è la stessa vista da Keplero nel 1609. Come vedi la conosciamo benissimo, archivio o non archivio…
Buona fortuna …

Complimenti - come sempre - a Enzo per la chiarezza delle spiegazioni. Ho una domanda però che già mi sorgeva leggendo gli articoli precedenti, ma che qui mi sembra calzi a pennello visto che si dice esplicitamente “[…]l’Universo Osservabile cresce di anno in anno, seguendo il ritmo dell’espansione. Molti altri oggetti si renderanno visibili nel futuro[…]”. Questo vuol dire, quindi, che di tanto in tanto “spuntano” nuove galassie dove prima non c’era assolutamente nulla? Cioè se oggi guardo un punto del cielo vuoto domani potrei trovarci una galassia bella formata, o è piuttosto una cosa graduale e i “nuovi” oggetti possono essere solo nelle loro primissime fasi di formazione, oppure ancora ai limiti estremi della scala di redshift? In ogni caso: la nostra attuale tecnologia ci consente di avere evidenza di eventuali “apparizioni” di oggetti nel nostro cono di luce?
Grazie

BertuPG scrive il 23 Agosto 2011 alle 07:59

caro BertuPG,
dici esattamente! Se guardi la curva blu che cresce nel futuro, vedrai che passerà per punti che erano PIU’ distanti da noi nel tempo “ieri”. Quindi ciò che vedremo in futuro saranno oggetti sempre più lontani al tempo in cui la loro luce era partita verso lo spazio. Scorgeremo nuove galassie o chi per loro, più lontane nell’Universo osservabile. Quindi anch’esso si allargherà… Per essere più esatti, li vedremo molto “lontani” perchè relativi a momenti sempre più vicini al Big Bang. Puoi comprenderlo andando ad analizzare le zone delle curve blu, molto vicine all’origine. La luce di un oggetto della curva blu di oggi ci ha già raggiunto e la vediamo. Lo stesso oggetto apparterrà anche alla linea blu di domani (basta prolungare verso l’esterno la linea che passa dal centro all’oggetto al tempo di ieri… puoi usare la figura dell’articolo precedente), e lo vedremo anche domani ma più evoluto nel tempo. In altre parole, seguiremo passo passo la sua evoluzione. Vi saranno però oggetti che non sono sulla linea blu di oggi, ma saranno su quella di domani. Li vedremo quindi apparire come i più distanti dell’Universo, proprio perchè sono vicini al Big Bang. la radiazione di fondo invece si vedrà sempre, perchè apparterrà sempre a qualsiasi linea blu, passata e futura: non è un punto singolo, ma una struttura che copre tutto l’universo antico. La stessa cosa succederebbe per il Big Bang, se solo potesse essere visibile. Lo vedremmo come la cosa più distante di tutte, ma in qualsiasi punto guardassimo…
spero di essere stato chiaro… Se no, insisti!! :wink:

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