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a cura di Vincenzo Zappalà

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Essere in ritardo è normalmente molto rischioso e può avere risultati anche notevolmente negativi. Non però quando si tratta di pianeti extrasolari. La tecnologia odierna ci permette di individuare presenze invisibili, proprio basandosi su piccoli ritardi e anticipi.

Cinque minuti di ritardo e di anticipo sono bastati a Kepler per scoprire un nuovo pianeta. Questa è la prima volta che un risultato del genere, di completa sicurezza, è stato ottenuto soltanto attraverso le misurazioni dei tempi di passaggio, davanti alla propria stella, di un pianeta extra solare già conosciuto. L’oggetto già noto e quello invisibile orbitano attorno alla stella Kepler-19 di dodicesima magnitudine a 650 anni luce da noi, nella costellazione della Lira.

Kepler normalmente scopre nuovi pianeti osservando le piccolo perdite di luce di una stella a causa del passaggio di un pianeta davanti a lei. Questa tecnica (chiamata dei “transiti”), è molto utile perché oltre alla scoperta dà chiare indicazioni sulle dimensioni del pianeta. Più esso è grande e maggiore è la perdita di luce.

Kepler 19-b, il primo pianeta scoperto, passa davanti alla stella ogni 9 giorni e 7 ore, a una distanza di 8,4 milioni di chilometri. Il suo diametro è circa il doppio di quello della Terra. Niente si sa invece della massa e composizione. Probabilmente un mini-Nettuno.

Se Kepler 19-b fosse solo, ogni transito sarebbe perfettamente prevedibile. Invece, esso varia accumulando un ritardo di cinque minuti o anticipando dello stesso intervallo di tempo, la perdita di luce. Questo fatto indica chiaramente che vi è un altro pianeta che sta girando intorno alla stella e che spinge o rallenta il compagno durante il suo moto per effetti di perturbazione gravitazionale. Storicamente, è quanto è avvenuto per la scoperta di Nettuno. Si era, infatti, notato che Urano non aveva un moto costante, ma sicuramente influenzato da un compagno più distante. Puntando i telescopi nel punto previsto si arrivò alla scoperta di Nettuno.

pianeta invisibile

L’invisibile e misterioso pianeta che si è mostrato solo attraverso le sue perturbazioni gravitazionali sul fratello che sta transitando nell’immagine artistica davanti alla stella Kepler-19

Al momento non si sa assolutamente niente del nuovo pianeta invisibile, chiamato Kepler-19c, a parte il fatto che esso deve esistere per forza. La sua massa è, per il momento, troppo piccola per stimarla attraverso misure effettuabili da Terra. Il fatto che Kepler non lo abbia visto passare davanti alla stella, indica anche che la sua orbita è più inclinata rispetto a quella del fratello maggiore.

Tanto per darvi un’idea dell’incertezza dei dati, si può concludere sia che Kepler-19c sia un piccolo pianeta roccioso ad alta densità con un’orbita circolare di cinque giorni, sia un pianeta gigante su un’orbita molto ellittica di cento giorni. Il fatto che il nuovo arrivato non transiti davanti alla stella, mi fa propendere per la seconda ipotesi.

Kepler continuerà a studiare il sistema multiplo, sperando che i futuri strumenti terrestri, come HARPSA-North, riescano a determinare la massa di questo invisibile pianeta.

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15 Commenti a “Pianeti invisibili”

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Allora probabilmentre anche questa volta niente di “terrestre” tra i pianeti. Certo è difficile ma ce la dobbiamo fare.

Mario Fiori scrive il 27 Settembre 2011 alle 11:59

Solo pochi anni fa sembrava impensabile anche solo individuare qualcosa al di fuori del sistema solare che avesse le dimensioni inferiori a quelle di una stella, ed ora conosciamo centinaia di pianeti extrasolari, compresi quelli di cui non possiamo nemmeno vedere l’ombra! :mrgreen:
Chissà tra 10 o 20 anni cosa vedremo! :grin:

Domanda: Perchè non ostante tutto ciò non c’è traccia di alieni?
Risposta: sono tutti rinchiusi e tenuti segreti nell’Area 51 :mrgreen: :lol:

Bertupg scrive il 27 Settembre 2011 alle 14:31

caro Bertupg…
ti prego di non nominare l’Area 51 se no siamo… fritti!! :mrgreen:

Ma ’sti pianeti sempre a distanze infime dalla loro stella devono essere? E’ il nostro sistema solare che è strano con tutti i pianeti ben distanziati e ben lontani dal Sole o è solo un effetto dei sistemi di misura che beccano più facilmente i pianeti vicini e quelli distanti no? Avevo letto da qualche parte ad esempio che se ci fosse un pianeta identico alla Terra attorno ad Alpha Centauri A non riusciremmo a trovarlo con le attuali tecnologie. E’ vero?

Mario Bioletti scrive il 27 Settembre 2011 alle 17:56

caro Mario Bioletti,
è esattamente come dici tu. Nel caso dei transiti: per osservare un’eclisse è necessario che il pianeta sia vicino, se no le probabilità si riducono notevolmente. Idem per la spettroscopia: più sono lontani è minore è la loro velocità di allontanamento e di avvicinamento.

caro Mario Fiori,
ti capisco… ma mi sa che ci vorrà ancora qualche anno. E per la vita… almeno una generazione… Comunque spero tanto di essere contraddetto… :wink:

ricordiamoci l’effetto PLP e il corollario “lo spero, ma tanto è impossibile“…
se non vediamo i pianeti, figuriamoci gli abitanti…
magari accendessero un bel falò, oppure inviassero un messaggio nella nostra direzione! ma è solo fantascienza! :wink:

pierluigi scrive il 27 Settembre 2011 alle 19:16

anche io spero tanto di essere contraddetto! :shock:

pierluigi scrive il 27 Settembre 2011 alle 19:17

Profe, mi aspettavo un Suo commento sulla notizia di qualche giorno fà data con molto risalto dalla stampa, riguardante la “scoperta” di un pianeta con 2 Soli :cool: , come il pianeta Tatooine di :mrgreen: Guerre Stellari:
mi pare fosse Kepler 16b

caro Moreno,
l’articolo è già fatto e prima o poi esce… La scienza fa troppe scoperte!! Aiuto, fermate la Terra, voglio scendere!!!! A meno di non fare un sito gemello… AstronomiaDUE.com, la vendetta! :mrgreen:
Dai, non c’è fretta… nessuno li muove da lassù….
ciao :wink:

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