Riporto letteralmente un articolo dell’Università di Copenhagen sulla Groenlandia (se non la studiano bene i danesi, chi dovrebbe mai farlo?). Come si vede l’idea della Groenlandia “terra verde” non è poi così ridicola…
Perchè pubblichiamo quasi soltanto articoli contro il GW
Clima
Negli ultimi 10000 anni, il ghiaccio estivo dell’Oceano Artico è stato ben lontano dall’essere costante. Per molte migliaia di anni, vi è stato molto meno ghiaccio nell’oceano di quanto non vi sia oggi. Probabilmente meno della metà. Questo risultato deriva dai nuovi studi del Centro di Geogenetica dell’Università di Copenhagen.
Il ghiaccio marino va e viene senza lasciare un segnale. Per questo motivo, la nostra conoscenza sulle sue variazioni e sulle sua estensione è stato molto incerta prima della sorveglianza effettuata dai satelliti o delle osservazioni con aeroplani e navi. I ricercatori di Copenhagen hanno però messo a punto un nuovo metodo che permette di misurare le variazioni del ghiaccio su tempi scala delle migliaia di anni nel passato.
I risultati sono basati su materiale raccolto lungo la costa settentrionale della Groenlandia, che gli scienziati si aspettano sarà la zona “finale” di sopravvivenza del ghiaccio estivo, se la temperatura globale continuerà a salire.
Ciò significa che i risultati derivanti dal nord della Groenlandia danno indicazioni chiare sulle condizioni dell’intero oceano.
Meno ghiaccio di oggi
Lo studio mostra che vi sono state fluttuazioni molto grandi durante gli ultimi diecimila anni. Durante il periodo chiamato “Holocene Climate Optimum”, relativo al periodo da 8000 a 5000 anni fa, quando la temperature era leggermente superiore a quella odierna, vi era una quantità di ghiaccio molto più bassa, almeno il 50% in meno di quella osservata nell’estate del 2007, che rappresenta il record delle osservazioni dirette.
Lo studio di Copenhagen mostra anche che quando il ghiaccio scompariva in una zona esso ricompariva in un’altra. Ciò è stato scoperto attraverso osservazioni comparate con la situazione nel Canada settentrionale. Mentre il ghiaccio scendeva in Groenlandia, aumentava in Canada. La causa è probabilmente la circolazione dei venti. Questo fenomeno non è stato sufficientemente preso in considerazione quando si sono fatte previsioni sull’imminente scomparsa del ghiaccio nell’Oceano Artico.
Il mistero dei detriti
Per poter raggiungere queste sorprendenti conclusioni, gli scienziati hanno organizzato diverse spedizioni a Peary Land nel nord della Groenlandia, dove le bufere di neve estive non sono rare.
La chiave per risolvere il mistero dell’estensione del ghiaccio marino durante epoche antiche si trova nei detriti che si trovano lungo la costa. Uno potrebbe pensare che essi sono stati trasportati attraverso il mare, ma questo tipo di “viaggio” necessità di parecchi anni di tempo e i detriti non possono rimanere a galla per così tanto tempo.
Essi rappresentano, perciò, ciò che si era incastrato nel ghiaccio ed è stato trasportato con esso fino alla costa nord della Groenlandia. La quantità di detriti indica, quindi, quanto ghiaccio pluriennale era presente nel mare in quel periodo. E questo è esattamente il tipo di ghiaccio che si teme possa sparire oggi. Dopo le spedizioni, i residui di legno sono stati studiati attentamente nei laboratori, sia per stabilire il tipo di legno sia la loro età attraverso il carbonio-14.
I detriti si sono originati vicino ai grandi fiumi del Nord America e della Siberia. Il tipo di legno è soprattutto abete rosso tipico del Nord America e larice tipico della Siberia. Le differenze degli alberi indicano chiaramente le vie diverse di spostamento e quindi le variazioni significative di correnti e venti nell’oceano.
Creste di sabbia e rottura di onde
I ricercatori hanno anche esaminato le creste di sabbia lungo la costa. Oggi, il ghiaccio perenne inibisce la formazione di spiagge. La situazione è stata ben diversa in passato. Dietro il limite della costa attuale lunghe file di creste di sabbia mostrano che una volta le onde potevano rompersi sulle spiagge senza ostacoli derivanti dal ghiaccio.
Le creste di sabbia sono state individuate per 500 km lungo la costa e il carbonio-14 indica che questo fatto accadeva normalmente tra gli 8000 e i 4000 anni fa. In quel periodo il mare era libero e il ghiaccio costiero praticamente inesistente.
Punto di non-ritorno
Lo studio dell’Università di Copenhagen mostra che vi è stata una grande variazione naturale nel ghiaccio artico.
La brutta notizia è che vi è una connessione tra la temperatura e la quantità di ghiaccio. Il che vorrebbe dire che un riscaldamento globale porterebbe a una diminuzione del ghiaccio nell’Oceano Artico.
La buona notizia è che anche una riduzione del 50% di ciò che esiste oggi non porterebbe a nessun punto di “non ritorno”.
Per punto di “non ritorno” si intende il livello minimo che non permetterebbe al ghiaccio di rigenerarsi anche se il clima tornasse a temperature più fredde.
Infine, gli studi indicano che i grandi cambiamenti della quantità di ghiaccio sono legati agli effetti della temperature sui sistemi dei venti. Questo fatto non è mai stato tenuto in conto quando sono state fatte previsioni sull’imminente sparizione del ghiaccio, riportate spesso dai media.
Un aiuto per gli orsi polari
La ricerca, oltre che aiutare la conoscenza del clima della Groenlandia nei millenni passati, può anche servire per capire come gli orsi polari si trovino in un clima caldo. Ciò sarà fatto utilizzando il DNA nei fossili degli orsi polari in modo da stabilire il livello della popolazione al tempo dell’ “Holocene Climate Optimum” (in ogni modo, i fossili esistono e quindi dovevano esistere anche gli orsi polari… N.d.T.)
Nota del traduttore: la traduzione letterale del termine con cui si indica il lungo periodo molto caldo è: “Condizioni ottimali del clima dell’Olocene”. Vuole forse dire che un clima più caldo dell’attuale è in fondo una condizione ottimale? Non sono un esperto e non posso, ovviamente, rispondere. E’, comunque, interessante dare un’occhiata al grafico che mostra l’andamento della temperature degli ultimi dodicimila anni. Quello che risulta evidente è l’estrema incertezza, le grandi variazioni a breve periodo anche nel piccolo riquadro che mostra gli ultimi secoli (in cui l’uomo c’era, eccome!). Non mischiamo infatti la curva media con quella istantanea… Attenzione anche alla scala dell’ascissa: non si supera mai il grado e mezzo a parte l’era glaciale.…
Quest’articolo è sicuramente ciò che io intendo per ricerca seria e priva di costrizioni. I risultati parlano chiaro senza farsi condizionare dalle idee comuni, né in un verso né nell’altro. Inoltre danno anche chiare indicazioni sulla fragilità dei modelli di previsione climatologica (temperatura e circolazione dei venti, mai considerati e invece fondamentali).
E’ già difficile scoprire il passato, figuriamoci il futuro…
Se non vogliamo parlare di falsificazioni, interessi, sete di potere, dovremmo comunque pretendere una dose ben più elevata di umiltà culturale e scientifica da parte di chi impone modelli considerati esatti e che tali non risultano essere.
Articolo originale qui
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39 Commenti a “La vera storia della Groenlandia”
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Caro enzo mi scuso x la domanda non inerente all’articolo,ma non sò dove farla e pertanto mi rivolgo a te ed altri grandi blogger di astronomia.com,spero che mi scuserete ma la domanda e molto importante ed interessante credo che interesserà anche a voi!
Il fatto e questo lo scenziato Roger Penrose sostiene di aver scoperto nelle prime fasi di formazione delle galassie delle increspature che con le galassie non centrano nulla,egli afferma inoltre che queste increspature possano essere delle onde gravitazionali provenienti da un altro universo nulla di nuovo sotto il sole,se non fosse che e concludo sostiene di nuovo la teoria dell’universo ciclico,ed adesso dovrà partire pure una missione x sconfessarlo o sostenere la sua tesi,ma io mi chiedo ma la teoria dell’universo ciclico non e morta e sepolta con la scoperta della radiazione di fondo? ![]()
Cosa ne pensate voi esperti? ![]()
Ciao a tutti e scusatemi.
@ Enzo,
purtroppo a mio modesto parere la climatologia non può essere una scienza esatta. Come dici, ci è di grande aiuto nel mettere in relazione fenomeni passati ma utilizzarla come strumento per impostare previsioni a lungo termine a mio avviso è inutile se non addirittura controproducente.
@Raffaele, per continuare l’OT! ![]()
Forse ti può interessare, c’è anche il link per l’articolo scientifico originale (solo per gli addetti ai lavori, l’ho scaricato e non ho capito una mazza!
):
In ogni modo non è materia mia, pertanto non mi esprimo. ![]()
caro Raffaele,
se non ricordo male devo avere scritto qualcosa su un articolo che dovrebbe uscire trra poco… Ah, la memoria! Comunque, è vero e si sono già fatti programmi e modelli per sapere come leggere macchie di un certo tipo rispetto a quelle di un altro. Resta poi da verificare il tutto….
caro Blaine,
perfettamente d’accordo: siamo ancora all’infanzia della climatologia e sarebbe bene imparare prima l’ABC piuttosto che sparare a raffica previsioni catastrofiche. E magari, come dice Lindzen, tornare indietro di secoli… Ma, si sa, il mondo ama le catastrofi e sono le sole ad avere interesse mediatico.
caro Mario,
come sempre condividiamo quasi tutto di tutto ![]()
A mio avviso il vero problema non è che il pianeta si stia scaldando o raffreddando e che noi ne siamo la causa o meno, ma che siamo sette miliardi. Il modo migliore per affrontare gli sbalzi climatici della Terra è spostarsi nelle zone favorevoli, strategia adottata da animali e uomini da sempre.Quando eravamo quattro gatti c’era tutto lo spazio per farlo, adesso non più. Basta vedere che cosa succede proprio in Italia coi migranti africani e la situazione è destinata a peggiorare. Quindi o ci diamo una regolata seria o ci penserà il clima a rimetterci al nostro posto. E non mi vengano a dire che possono prevedere il clima del prossimo secolo quando non si riesce a prevedere neanche il tempo oltre i tre giorni.
CVD, caro Enzo. I modelli climatici sono ancora allo stadio embrionale.
Se poi ci si mette anche l’ambizione personale e l’interesse, tutto si complica.
Curioso, comunque, che l’IPCC si ostini a negare la piccola era glaciale ed il caldo medievale, nonostante le testimonianze storiche al riguardo.
Eppure, basta dare un’occhiata QUI per capire che l’emisfero nord è più sensibile di quello sud alle variazioni di temperatura (forse perché nell’emisfero nord ci sono più terre emerse che nell’emisfero sud, e quindi meno smorzamento termico dovuto all’acqua).
E’ evidente che, se ci sono testimonianze, qualcosa è successo.
Ma, chissà perchè, IPCC preferisce l’idea di un clima stabile nel passato…. ![]()
Bell articolo(come sempre) comunque ho sempre pensato che il GW come un inutile ed eccessivo allarmismo, perché il nostro pianeta e “vivo”e dato che e vivo ha dei periodi,di freddo o di caldo e con esso ci sono vari eventi come terremoti e uragani vulcani che eruttano ecc, sono cose naturali quando smetteranno di esserci questi eventi allora bisognerà parlare di GW.
Sono d’accordo con il sig.Mario Bioletti il fatto che siamo 7 miliardi e un gran bel problema, ho una domanda a riguardo, quante persone massimo pensate possano vivere sul nostro pianeta?
Per me siamo arrivati ad un punto dove il genere umano debba “evolversi” ![]()
cari amici,
dicono bene Mario e Rezzonico,
è l’uomo che dovrebbe adattarsi alle variazioni climatiche naturali, come sempre successo. D’altra parte, se fosse veramente il nuovo “trend” questo clima settembrino, non sarebbe magnifico? Basterebbe adattarsi e magari migrare un poco. Non penso comunque che si sia ancora in tali condizioni…
Ho letto, ad esempio, che il buco d’ozono artico sia dovuto a dieci anni di freddo intenso polare (ma…ma… non era il contrario?).
Siamo tanti, è vero. Ma se avessimo tutti da mangiare ( e ci sarebbe certamente) non sarebbe ancora un problema. Avevo letto che si potrebbe arrivare (in condizioini di equità) a 10 miliardi. Poi, forse, vi sarebbe una limitazione automatica…. (c’è tutta una trattazione matematica che dovrei cercare da qualche parte). Comunque sì, in queste condizioni di forbice tra poveri e ricchi siamo veramente troppi…
caro Red,
le differenze e lo stesso trend di riscaldamento e raffreddamento di breve periodo sono essenzialmente dovuti a fenomeni ciclici che sono raramente tenuti in conto dai modelli “ufficiali”. E’ in fondo quello che dice Lindzen…
Il vero problema per quanto mi riguarda non è tanto il cambiamento climatico, poichè esso è sempre avvenuto nella storia del nostro pianeta e le specie hanno sempre avuto modo di adattarsi, attraverso migrazioni od evolvendo grazie alla pressione selettiva. L’uomo stesso, secondo molte ricerche, si è evoluto nella forma attuale proprio grazie ai cambiamenti climatici che lo hanno costretto a migrare per cercare condizioni di vita favorevoli, consentendo la sua espansione sul globo.
E questo è un bene…
Ciò che non lo è però, è come l’uomo ha attuato la propria civilizzazione, poichè ha di fatto distrutto molti habitat costruendovici città, strade, industrie e chi più ne ha più ne metta.
Purtroppo, molte specie oggigiorno di fronte alle variazioni del clima hanno difficoltà a migrare, o adirittura ne sono impossibilitate. Questa minaccia alla biodiversità ed alla preservazione degli ecosistemi è molto più grave a mio avviso della vaga possibilità ed esempio di un innalzamento del livello dei mari, poichè mina equilibri biologici importantissimi.
Il simbolo del WWF è il panda ma una sua estinzione non sconvolgerebbe effettivamente più di tanto gli equilibri ecologici del nostro pianeta. La stessa cosa non si può dire però delle api, delle zanzare e di molte altre specie… Fateci caso però, quale presa sull’opinione pubblica potrà mai avere una campagna “Salviamo la zanzara!”… ![]()
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Secondo me caro Enzo, non esaminando, come tu dici, tutti gli aspetti naturali delle variazioni del clima, i soliti noti non fanno un buon servizio nemmeno a se stessi: le sparano grosse solo in una direzione e magari, non esaminando il resto, non si rendono conto veramente del se e come effettivamente l’uomo ha dato o sta’ dando un contributo a rovinare il mondo.
Pensano cose d’effetto, di immagine, agiscono su cose mirate che spesso fanno del bene a pochi e magari poi ci troviamo nei guai davvero perchè non abbiamo studiato a fondo il nostro pianeta, non abbiamo considerato cose che avevamo davanti in modo inequivocabile.