Universo per tutti: la neve porta consiglio
di Vincenzo Zappalà, pubblicato il 27 gennaio 2013 alle 08:59
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Cari amici lettori, come già accennato, mi sono lanciato verso una nuova “fatica”, forse la più impegnativa: scrivere un libro sull’Universo che sia proprio per tutti. Finito di sciare, e Read the full article…
Cari amici lettori, come già accennato, mi sono lanciato verso una nuova “fatica”, forse la più impegnativa: scrivere un libro sull’Universo che sia proprio per tutti. Finito di sciare, e potendo usare solo per pochi minuti internet, mi sono dedicato a buttare già una quarantina di pagine e tante, tante figure esplicative. Sono abbastanza contento, ma devo sentire soprattutto il vostro parere.
Il Teatro Infinito del Cosmo era già sulla buona strada, ma escludeva in parte i più giovani e coloro che forse volevano alzare per la prima volta gli occhi (e la mente) verso il Cielo. Mi sono accorto che il lettore medio del lavoro svolto con la bravissima Francesca, doveva già avere immagazzinato qualcosa nel proprio bagaglio culturale astronomico. Se non altro, un sentito dire che lo invogliasse ad entrare nei dettagli.
Il nuovo libro vuole scendere di almeno un paio di gradini e far nascere dal nulla o quasi questo bagaglio, un po’ come ha fatto lo stesso Universo. Lo scopo vero è quello di riuscire a far scattare la molla dell’interesse nei grandi numeri e non solo negli appassionati. I grandi numeri esistono in questo sito, ma il vero interesse (almeno come l’intendo io) è abbastanza limitato.
A volte, anche se sembra strano, l’interesse è più basso in chi pensa di essere un attivo partecipante dell’astronomia pratica. Non raramente, chi usa normalmente un telescopio e lo punta sui pianeti e su una stella doppia o su un ammasso aperto o chiuso, pensa di avere già fatto il proprio dovere… trova delle scusanti del tipo: “L’Universo è bello, armonioso, enorme… mi basta ammirarlo. Non vi è bisogno di capirlo. Non ho bisogno di sapere il perché e il come. E’ in fondo tempo perso”.
E’ il tipico alibi spesso usato nel nostro mondo, saturo di tecnologia considerata un servizio “dovuto”. Meglio conoscere le caratteristiche tecniche degli strumenti che possono catturare un’immagine cosmica o riprodurla, piuttosto che sapere cosa rappresenta e come vive l’attore dell’immagine. Una specie di raccolta di figurine alla ricerca delle più rare. “Ce l’ho, ce l’ho, mi manca!” E’ un vero peccato, perché il sapere cosa si guarda aggiunge molto all’immagine, la fa vivere veramente e allarga la mente.
Vi è poi il pubblico dei più piccoli. E qui la cosa si fa più difficile. Un bambino dai 5 agli 8 anni vuole avere emozioni forti, riconducibili al gioco. Il gioco, oggi, è soprattutto composto da azioni ripetitive fornite da apparecchietti diabolici in cui è essenziale essere veloci e rapidi. La riflessione, anche se in uno stadio ancora primitivo, “deve” essere esclusa. E’ il business dei videogiochi, baby!
Non è facile far leggere questi bambini. Al limite gli si può far vedere una serie di immagini, meglio se parti integranti di una battaglia spaziale con tanto di distruzioni violente e rumorose. Questa conclusione, sicuramente personale e su cui vorrei consigli, nasce dalle esperienze fatte nelle scuole elementari. Solo gli insegnati e i genitori possono trovare il modo di far scattare una molla diversa.
Le cose cambiano un poco superando gli 8-10 anni. Quello è il momento in cui si può agire, ma non ancora direttamente. Se regalate a un bambino di 10 anni un libro che spieghi l’astrofisica difficilmente lo leggerà. Al limite guarderà le immagini. Tuttavia, il cervello sarebbe già pronto a recepire. Ma non da solo. E’ l’epoca in cui è essenziale un “accompagnatore”, sia esso un insegnante o un genitore. Tuttavia, l’astrofisica non è materia obbligatoria nelle scuole e professori e genitori possono essere completamente digiuni della materia. Ed ecco allora il mio secondo obiettivo: i maestri, gli insegnanti e gli stessi genitori. Se essi leggono il libro potrebbero poi facilmente trasmetterlo ai piccoli. Per far ciò la semplicità e i grafici esplicativi sono essenziali. Se le persone adulte sono in grado di capire tutti i concetti e farli propri, saranno proprio loro a poterli regalare con i tempi e i modi migliori ai loro figli o studenti. Senza bisogno di sapere la fisica o la matematica. O, almeno, avendone anche solo una vaga idea.
Il libro si rivolge proprio a loro, a chi non sa niente dell’Universo, ma ha la capacità di capire un linguaggio discorsivo, semplice e assolutamente non tecnico. Come già detto, forse le stesse capacità le avrebbero anche i bambini di 8-10 anni, ma ben difficilmente inizierebbero a leggere un libro… meglio mirare a chi può sentirne il bisogno e che voglia, poi, trasmettere le informazioni ai “discepoli”.
Vi è poi la fascia che va dai 10 ai 14 anni. Da un lato è il momento peggiore per avvicinarsi a qualcosa che non sia tecnologicamente alla moda (sono uno dei bersagli preferiti dai media), ma potenzialmente sono già “persone” più che all’altezza della comprensione dei concetti base. Gli basterebbe uno stimolo accattivante e ben congegnato da parte dei genitori e degli insegnati. Però, questi devono già essersi creati il bagaglio di cui si diceva prima. Ossia, devono già essere a un livello primitivo ma non nullo di conoscenza. Se non si conosce, difficilmente si può incitare verso qualcosa che ha ben meno attrattive di quelle televisive. Gli adulti dovrebbero fare da filtro e passare il libro ai ragazzi solleticando adeguatamente l’interesse e trovando le giuste parole per superare la facilità intellettuale dei giochi.
In altre parole, deve essere un libro che stimoli l’interesse negli adulti al punto di spingere, dopo averlo letto, i figli a ripetere l’esperienza in prima persona. Deve, però, essere un libro che non spaventi gli adulti, qualsiasi sia il loro livello culturale. L’Universo può e deve essere capito da tutti!
Vi è infine il gruppo più facilmente raggiungibile, quello dei ragazzi dai 14 ai 18 anni. Loro possono fare la differenza. Benché massacrati dai media, hanno -spesso e volentieri- la voglia di usare davvero la propria mente, hanno voglia di sapere, di capire e di approfondire. Sentono il bisogno (magari senza dirlo agli amici perché li prenderebbero in giro) di essere diversi da ciò che la TV o facebook o cose simili vorrebbero imporgli.
Bisogna aiutarli a lottare contro certi miti fasulli. A molti basterebbe solo una piccola spinta. E il nuovo libro vorrebbe aiutare a dargliela. Per loro, ma anche per gli adulti, inserirò delle parti (poche) in corsivo (che possono essere saltate senza creare problemi al racconto) che li potrebbero istigare a fare il passo successivo. A molti, infatti, non basta che gli si dica: “E’ così e prendilo per buono!”. No, vogliono andare a fondo anche se con mezzi ancora primitivi.
Ho sentito, quindi, il dovere di fornire a loro una versione terra-terra della struttura generale del Cosmo, semplificando al limite estremo, ma facendo leva sulla loro volontà di impegnarsi un po’ di più che schiacciare un pulsante per sparare su un alieno o su un’astronave zeppa di mostri. Dopo di che, l’Infinito Teatro del Cosmo potrà essere proprio il livello successivo, quello in grado di fornire le basi per avvicinarsi veramente alla fisica dell’Universo.
Un lavoro inutile? Spero proprio di no. Non sarà una favoletta per bambini in cui se le immagini fossero stelle, pianeti o personaggi dei cartoni poco cambierebbe. No, vorrei che l’Universo si svelasse per quello che è: il tutto, il bello, il meraviglioso e non una delle tante finzioni televisive.
Per far ciò ho bisogno degli adulti e delle sorelle e fratelli maggiori che facciano da tramite. Ma vorrei anche che servisse a chi nella sua vita di lavoro abbia voglia di alzare gli occhi dalla misera terra dei nostri giorni insipidi e iniziare a gioire delle meraviglie del Cosmo. Senza dover studiare, solo leggendo e lasciando libera immaginazione e fantasia. L’Universo non chiede titoli di studio per essere capito!
Il libro sarà un racconto fatto da una stella quasi eterna, Rosetta, che ci presenterà i suoi colleghi, parenti, amici, ma anche il luogo in cui è nata, vive e si trasformerà. Il linguaggio sarà quello dell’avventura. della discussione, del “dialogo” (Galileo Galilei mi perdoni il plagio…), usando solo parole comprensibili o -nei pochi casi- spiegate adeguatamente con esempi alla portata di tutti. E quando dico tutti, dico proprio tutti coloro che abbiano almeno una decina di anni.
Attendo molti commenti e consigli per aiutarmi nell’impresa che spero sia abbastanza rivoluzionaria. La mia “ambizione” è di riuscire a spiegare tutti i concetti, che partano dall’espansione dello spazio e che passino per il viaggio della luce e dei suoi problemi esistenziali e finiscano con l’avventura più semplice della nascita e dell’esistenza degli attori dell’Universo, senza escludere anche quelli “apparentemente” meno intuitivi.
I lettori di Astronomia.com capiranno senz’altro le mie motivazioni più profonde. A 67 anni questo dovere mi chiama. Non mi basta più quel poco che ho lasciato in quarant’anni di lavoro professionale. L’Universo me lo sussurra ogni notte all’orecchio…


sono pienamente d'accordo con te Enzo e con le tue aspettative.
d'altronde se l'input non parte dal genitore o dal fratello maggiore che invoglia a leggere un libro anziche piazzare il piccolo davanti alla tv, da chi dovrebbe partire il "cambiamento mentale" ?
ti dirò di più..... questo è un lavoro che solo la tua passione di dimensione cosmica nella divulgazione può intraprendere, e te ne sarei personalmente grato se ci mettessi nelle condizioni di poter far avvicinare in questa splendida scienza i nostri figli o nipoti.
Antonio
Al limite gli si può far vedere una serie di immagini, meglio se parti integranti di una battaglia spaziale con tanto di distruzioni violente e rumorose.
Enzo
Penso che il problema piu` grosso lo hai definito nella frase che ho copiato sopra. Ho 4 pronipoti dei quali il piu` grande frequenta la 2. elementare e purtroppo hanno gia` il cervello lavato da mostri vari e supereroi. Ma non hanno scelta, gia` nei cartoni animati e` molto difficile trovarne qualcuno in cui non si risolvano i problemi con la violenza. Personalmente mi ricordo solo di un "professor Baltazar" che si produceva a Zagabria negli anni '60 e che oltre alla Jugoslavia del tempo, furoreggiava in Scandinavia, dove erano vietati i cartoni violenti nella TV pubblica. Questi filmini sono presenti in Youtube, purtroppo in lingua croata. Il personaggio aiutava tutti quelli che vedeva in difficolta`. Visto il problema, si metteva a pensare e pensare, poi lo metteva al vaglio di un suo supercomputer dal quale alla fine usciva una goccia che raccoglieva in una provetta. E quella era la base per risolvere tutto.
Comunque ti faccio i miei migliori auguri per un felice esito, essendo convinto che, gia` scrivendo con un linguaggio professionale (del quale sei padrone), ci sono molti esperti che non ce la fanno a capirlo.