L’amor che move il sole e l’altre stelle
di Vincenzo Zappalà, pubblicato il 28 febbraio 2013 alle 05:45
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Ieri sera ho seguito, ancora una volta, Benigni nella sua fantastica lezione sulla Divina Commedia. Ha, ovviamente, ripetuto uno dei versi più celebri dell’intera opera e, malgrado lo conosca benissimo, Read the full article…
Ieri sera ho seguito, ancora una volta, Benigni nella sua fantastica lezione sulla Divina Commedia. Ha, ovviamente, ripetuto uno dei versi più celebri dell’intera opera e, malgrado lo conosca benissimo, mi ha accesso una lampadina. Ma come avevo fatto a non pensarci prima? Forse ero solo io a non averlo osservato da quel lato così rivoluzionario? Ho cercato sul web, ma non ho trovato niente. Vi chiedo quindi aiuto e/o condivisione per una scoperta che io reputo fantastica. Se poi non è una novità, va bene lo stesso: l’emozione rimane!
Il verso è quello che chiude Il Paradiso:
L’ amor che move il Sole e l’altre stelle.
E’ sicuramente un verso straordinario che racchiude una visione mistica stupefacente. Tuttavia, si sono consumati fiumi d’inchiostro sulla parola “amor” e sul suo significato più profondo. Si è forse tralasciato un po’ il fatto che la prima cosa che “l’amor move” è il Sole e non la Terra. In qualche modo un’ammissione che pone la nostra stella al centro. Ma, in questo, Dante non era stato il primo e i greci l’avevano già capito. Trovo invece stupefacente l’ultima parte del verso. La ripeto:
il Sole e l’altre stelle
Sì, avete capito bene, Dante dichiara apertamente che il Sole è una stella come le altre! E’ questa io la trovo una visione scientifica eccezionale, pensando in che secolo viveva il sommo poeta. I greci avevano cercato di misurare la distanza del Sole, ma nessuno aveva mai accostato quell’astro così vicino con i puntini lontani e immobili della sfera celeste. Bisognerà aspettare Galileo, la sua riflessione sulle macchie solari e la prima osservazione ravvicinata della Via Lattea, per ritrovare questo accostamento che cambia completamente la visione dell’Universo. Non più qualcosa che vediamo dall’“esterno”, ma qualcosa di cui facciamo parte integrante, essendo il Sole uguale a miliardi di altri oggetti. Mi torna in mente Giordano Bruno, i suoi mondi e il rogo. Eppure Dante era già stato molto esplicito, pur nella sua profonda fede in Dio. Aveva già capito tutto?
Non sono in grado di andare oltre, ma non può non tornarmi in mente che anche la teoria della relatività e la concezione dei sistemi di riferimento erano state enunciate benissimo da Dante (come riportato nell’introduzione del libro scritto con Francesca).
Forse ho scoperto l’acqua calda, poco male, però … l’importante è vedere come, ancora una volta, l’ascolto dei grandi italiani del passato ci insegna di più di quelli odierni, civili e tecnologicamente avanzati.
Mi piacerebbe sentire un po’ di vostri commenti. Anche questo è Universo…



Buongiorno Enzo.
Sì, è un verso magnifico. Me lo ricordo bene dalla prima volta che l'ho studiato al liceo.
Va letto insieme a quelli precedenti.
Al cospetto del Creatore la fantasia deve cedere il passo alla razionalità (A l'alta fantasia qui mancò possa). E questo forse non è un caso...
E' davvero straordinario quindi leggere questa affermazione di Dante e collegarla alla Tua considerazione sul "sole e le altre stelle". Dante immaginava che il sole fosse una stella come le altre? Sembrerebbe possibile...
Cercherò di documentarmi meglio su quale fosse specificamente la visione dell'autore sul punto, al di là dell'ovvio suo riferimento alla filosofia aristotelica e tolemaica. E soprattutto se altri commentatori si sono accorti e hanno approfondito l'argomento (ne sono sicuro...).
...ah tanto per la cronaca: anche l'Inferno si chiude con la visione delle stelle:
"E quindi uscimmo a riveder le stelle " . Domandina: chi oggi (ri)esce più a vedere le stelle???
... e, tenetevi forte: anche il Purgatorio finisce così:
"Io ritornai da la santissima onda
rifatto sì come piante novelle
rinnovellate di novella fronda,
puro e disposto a salire a le stelle".
E' proprio la parola "stelle" a chiudere le tre cantiche.
Gli italiani hanno sempre avuto un modo romantico e speciale di osservare, scrivere, cantare, parlare dell universo, sia in tempi antichi che in quelli odierni, credo che tra corruzione, debiti ecc sia una delle concezioni "dell oltre" di cui dobbiamo esserne veramente fieri!
Grazie anche ad Atreju, non ci avevo fatto caso che tutte e 3 le cantiche finissero con "stelle".
Bell articolo Vincenzo!