Il sottotitolo di questo racconto, o -meglio- di questa bozza di racconto, potrebbe essere: “L’inflazione dell’Universo”. Avrei voluto iniziare a parlare di inflazione e di come essa si leghi alla nascita dell’Universo e possa risolvere molti problemi collegati al Big Bang. Tuttavia, sta per iniziare agosto e il numero di lettori è destinato giocoforza a diminuire. Sarebbe un peccato che un argomento così interessante e -forse- poco conosciuto passasse inosservato o quasi. Ho deciso, quindi, di “rimandare a settembre” gli articoli relativi a questa problematica. Voglio però stuzzicare l’interesse dei lettori più costanti, regalandogli uno stimolo che sarà estremamente utile per ciò che cercherò di raccontare tra poco più di un mese. Magari invoglierà qualcuno a pensare anche sotto l’ombrellone o a scrivere un racconto vero e proprio: di materiale ce n’è e come!

Quella che sto per raccontarvi è un’avventura che sembrerebbe di fantascienza. Ma di fantascienza classica, con tanto di alieni e viaggi a velocità superiore a quella della luce. Il problema è che, invece, è solo un’allegoria di una verità che si mostra chiara e limpida tutte le volte che guardiamo le immagini ottenute dai più potenti telescopi costruiti dall’uomo. Ci siamo, però, abituati troppo bene e ormai nessuno ci fa caso. Vedere strutture cosmiche, in direzioni completamente diverse del cielo, che si assomigliano in modo eccezionale e che seguono le stesse leggi fisiche è considerata una verità ovvia e nessuno si accorge più di quanto sia, invece, assurda. Si cercano soluzioni fantastiche per fenomeni facilmente spiegabili con la Scienza e non ci si meraviglia di un mistero che necessiterebbe senza dubbio la presenza di almeno qualche astronave aliena, forse più fantastica dell’ Enterprise e del suo capitano Kirk.

Come in molti film d’avventura, iniziamo il racconto dalla fine e poi, a mano a mano, scopriremo i fatti che hanno portato a una situazione assolutamente inaspettata.

Siamo nel 7012 d.C. Finalmente l’uomo o meglio l’uomo 2.0, come è stato chiamato ufficialmente nei trattati di evoluzione genetica, è riuscito a realizzare un sogno nato almeno 5000 anni prima. Grazie alla nano-tecnologia sempre più raffinata, ma soprattutto alla mente eccezionale di Peter Creammessenger, le astronavi spaziali, limitate a girovagare all’interno del Sistema Solare, sono state finalmente munite di quel piccolissimo chip quantico, capace di riprodurre il vuoto perfetto e creare flussi antisimmetrici di fotoni dotati di massa considerevole (BFM, Bosoni Foto Massivi), stabili su un durata temporale superiore al secolo. Un tempo più che sufficiente, dato che l’energia liberata è immensa e la spinta ottenuta su una superficie di 10-13 m è in grado di spingere una massa di 10 ton fino ad alcuni miliardi di volte la velocità della luce. Un Big Bang in miniatura, controllato e controllabile.

In poche parole, i viaggi interstellari e intergalattici sono diventati quasi improvvisamente una realtà. Oltretutto, il prezzo del microchip è irrisorio e l’unico problema, di facile soluzione, è quello di irrobustire la struttura delle navi spaziali per resistere ad accelerazioni così impressionanti. Anche se l’uomo 2.0 ha ormai caratteristiche psico-fisico-chimiche diverse da quello primigenio (il 73% del suo corpo, organi compresi, è artificiale), non potrebbe sopportare questi viaggi dalle caratteristiche troppo lontane dal mondo reale in cui è nato e cresciuto. D’altra parte, erano ormai molti secoli che si era deciso di escludere per sempre i viaggi umani nello spazio. Bastava collegare il cervello direttamente ai computer di bordo per assistere e partecipare, ormai quasi in diretta, a tutte le fasi dell’impresa. Una via di mezzo tra realtà virtuale e realtà effettiva. 

Il 21 dicembre 7012, dalla base spaziale di Thule, nell’arido e assolato deserto sabbioso settentrionale della Groenlandia, partono contemporaneamente due moduli spaziali diretti verso due  pianeti di due galassie distanti tra loro parecchi miliardi di anni. Sono state scelte proprio perché ai limiti dell’orizzonte cosmico della Terra, ossia al limite del suo orizzonte osservabile. Oggetti distantissimi tra loro, tali che la luce di uno non abbia ancora potuto raggiungere l’altro. Due mondi veramente separati secondo le leggi fisiche normali. Ovviamente l’uomo 2.0 può raggiungerli perché riesce ormai a superare questi limiti “naturali”.

Pochi mesi di viaggio, sfruttando i BFM, e le due navicelle sbarcano sui due pianeti che possono essere considerati veramente alieni sia per i terrestri che per i loro rispettivi -possibili- abitanti. Uno  ruota attorno a una nana rossa e ha un’atmosfera densa e quasi impenetrabile. La temperatura è molto alta e la gravità è decisamente inferiore a quella terrestre. L’altro ha una stella poco più grande del Sole e rivolve a distanza considerevole, raggiungendo temperature decisamente basse rispetto al metro terrestre. Inoltre la sua gravità è decisamente maggiore.

Sì, sono proprio mondi diversi, con caratteristiche tali che se dovessero essere abitati dovrebbero aver sviluppato forme di vita con caratteristiche decisamente differenti. Non ci vuole molto ad appurarlo, dato che all’arrivo delle navicelle spaziali un folto gruppo di alieni assiste all’applanetaggio di entrambe.

La sorpresa è quasi insostenibile: i due gruppi hanno caratteristiche fisiche e psichiche praticamente uguali e parlano la nostra stessa lingua. Se non si sapesse che non possono mai avere avuto contatti tra di loro attraverso viaggi spaziali (entrambi i gruppi ammettono di avere una tecnologia molta scarsa) si dovrebbe pensare che la razza umana è l’unica che si possa formare nell’Universo, indipendentemente dalle condizioni di temperatura, di atmosfera, di gravità, ecc.

E’ la prima ipotesi che viene proposta, ma che si sgretola immediatamente. Non solo la lingua è la stessa, ma anche i ricordi che i due gruppi hanno del loro passato storico. Sulla Terra si è di fronte a un assurdità inspiegabile. Due gruppi che hanno chiaramente la stessa radice bio-psichica, lo stesso codice genetico, la stessa lingua, gli stessi ricordi ancestrali, si trovano su due luoghi che niente possono aver avuto in comune (non conoscono i viaggi spaziali e la luce di uno non può aver ancora raggiunto l’altro).

Il mistero è sufficiente per dare, a un bravo scrittore, materiale più che sufficiente per scrivere un complesso e  articolato romanzo di fantascienza. Ma la situazione diventa  ancora più intricata. Gli interrogatori e i confronti seguenti, svolti praticamente in diretta, delineano sempre meglio le versioni dei due gruppi di umani-alieni, relative ai ricordi del loro passato, riportandoli indietro di circa 5000 anni, al lontano 2012 e a alla Terra. Insomma, mistero su mistero.

Investigando ancora più a fondo, si scopre che i trisavoli degli attuali alieni dei due pianeti vivevano in un luogo terrestre e frequentavano scuole di villaggi di montagna. Un foto del custode della scuola, tramandata di generazione in generazione, conservata dagli abitanti del pianeta A,  assomiglia  molto a quella in possesso degli abitanti del pianeta B. Anzi, sono proprio due copie della stessa fotografia. Le scuole e il villaggio sono gli stessi. Gli antenati di entrambi i gruppi sono nati e hanno vissuto nello stesso villaggio di montagna terrestre e hanno studiato nella stessa identica scuola. Ciò spiega anche perché le spiegazioni dei fenomeni fisici più semplici sono date in modo praticamente identico. Gli insegnanti erano ovviamente gli stessi.

Potrei fermarmi qui, dato che la soluzione è ormai una e una sola. Il racconto la descrive nei minimi particolari. Durante una fredda giornata d’inverno un’astronave aliena era scesa nel villaggio terrestre e aveva rapito gli scolari non si sa per quale motivazione (ma lo scrittore la troverà sicuramente). Andando a spulciare nei giornali dell’epoca, si legge di una valanga che aveva travolto una scuola di montagna. Era stata talmente violenta che i corpi non erano mai stati trovati. Oggi sappiamo bene perché. L’astronave, già in grado di superare abbondantemente la velocità della luce, aveva separato gli scolari in due gruppi e li aveva lasciati agli antipodi dell’Universo, in due luoghi che mai avrebbero potuto avere contatti reciproci. Era così iniziata la vita indipendente dei due gruppi che mantenevano, però, le stesse nozioni fisiche di base, le stesse idee, la stessa lingua, gli stessi ricordi, la stessa foto del custode a tutti molto simpatico.

Il romanzo può andare avanti per pagine e pagine, studiando l’evoluzione dei due gruppi, le loro scoperte e -soprattutto- le ragioni degli alieni per avere compiuto un esperimento così estremo. A noi, però, interessa poco. Noi possiamo fermarci al concetto fondamentale che si evince dallo schema del racconto: “Come fanno due gruppi che si trovano in zone troppo lontane tra loro, a scambiarsi informazioni, ad avere nozioni e ricordi praticamente uguali?” Nel caso del racconto, è necessario introdurre dei veri alieni che hanno portato brutalmente due parti di un unico gruppo di terrestri in due zone per loro irraggiungibili. Un mistero che si svela solo con UFO e extraterrestri.

Prima di applicare lo stesso concetto alle origini dell’Universo, fatemi fare due disegni esplicativi della situazione in cui si è svolto il racconto precedente.

dimensioni universo

Fig.1. Come anche nella Fig. 2, i concetti relativi al “racconto” sono scritti in verde, mentre quelli relativi all’Universo in blu. Quelli in nero sono comuni. A e B non possono mai essersi incontrati e avere imparato le stesse leggi. Per adesso, sono riusciti solo a farsi vedere dalla Terra, ma per vedersi tra loro devono ancora aspettare molto tempo. Per semplificare le cose, non ho considerato l’espansione dell’Universo, come dimostrano le linee di Universo di A e B che sono parallele tra loro. Oltretutto, sapendo l’età dell’Universo, i coni di luce passati di A e B non si sono mai potuti incontrare. La luce viaggia sempre alla stessa velocità “limitata”. Solo lo spazio può espandersi a qualsiasi velocità. Ricordate?

Ciò che i terrestri vedono attraverso le loro osservazioni è che i pianeti A e B, appartenenti a due galassie poste a estremi diversi dell’orizzonte osservabile, hanno finalmente fatto giungere la loro luce (informazione) sulla Terra (i coni di luce di A e di B toccano entrambi il nostro pianeta), ma essa non è ancora giunta sui due pianeti (Fig. 1). In altre parole, gli abitanti di A NON possono conoscere gli abitanti di B e tanto meno avere le stessa lingua e lo stesso tipo di informazione. Il mistero sembra profondo e irrisolvibile. Solo la comparsa degli alieni e il loro rapimento risolve tutto.

Entrambi i gruppi erano sulla Terra, nella stello villaggio e nella stessa scuola (da cui le stesse nozioni). L’astronave aliena li ha prelevati nel 2012 e li ha portati immediatamente in A e B, andando contro una logica che ai terrestri sembrava assodata. Una volta in A e B i due gruppi sono apparsi completamente isolati e nessuno poteva immaginare che avessero un origine comune. Insomma, senza alieni non si sarebbe potuto dare una risposta al mistero sollevato nel racconto.

Una cosa molto simile, esprimibile con le stesse figure, è avvenuto nel nostro Universo. Dovunque si guardi lo vediamo quasi perfettamente omogeneo e le stesse leggi sono valide dappertutto. Non solo, però. La temperatura appena sopra lo zero assoluto è la stessa in ogni direzione. Tralascio il fatto che l’Universo risulti quasi “piatto” (ne parleremo a suo tempo). Tutte cose che sembrano assurde se ci riferiamo alla Fig. 1. A e B non possono essere stati in contatto, se avessero seguito il modello standard valido fino quasi alla fine del secolo scorso (inizio anni ’80).

Ma se fosse stato così e non ci fosse stato scambio di informazione tra A e B come mai sono così simili tra loro. Teniamo anche conto che l’età dell’Universo dice chiaramente che nemmeno i loro coni di luce passati potevano incontrarsi. Devono per forza essere andate alla stessa scuola ed avere avuto gli stessi insegnanti, ma questo è impossibile secondo il modello standard che mantiene l’espansione costante. Insomma, anche per l’Universo, subito dopo il Big Bang, ci sono voluti gli “alieni”. O -meglio- un qualcosa che abbia allontanato oggetti o particelle o addirittura qualcosa di più primitivo, improvvisamente, portandole a distanze reciproche incredibilmente grandi rispetto a quelle che avevano alla nascita. In altre parole, la scuola (il Big Bang) era una sola e talmente piccola che tutti hanno imparato le stesse leggi, ossia erano in stretto contatto tra loro.

inflazione

Fig.2. Per risolvere il mistero, nel racconto è necessario il rapimento alieno, nell’Universo un’espansione rapidissima ed enorme, ossia l’inflazione. In entrambi i casi, A e B hanno frequentato la stessa “scuola” per un certo periodo di tempo.

Poi, l’Universo si è espanso a velocità ben superiore a quella della luce (annullando quindi possibili scambi di informazione), come rappresentato in Fig. 2, e lo ha portato a una situazione misteriosa come quella di Fig. 1. Gli alieni che hanno compiuto questo rapimento hanno un nome ben conosciuto: INFLAZIONE. Però, a differenza degli alieni, l’inflazione, ossia l’espansione rapidissima del Cosmo appena creato e ancora, probabilmente, senza particelle , non è una “pezza” che si è introdotta per salvare una teoria che sembrava fare acqua. Ci sono molte prove che essa sia veramente avvenuta. Pensateci bene, riflettete e vedrete che i concetti del racconto sono molto semplici. Passata l’estate, se vi è ancora interesse, vedremo di scendere nei particolari (per quanto si possa fare con le attuali conoscenze).

Per adesso accontentatevi di un racconto di fantascienza di serie B e magari miglioratelo a piacere.

Buone vacanze a tutti coloro che stanno partendo!

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ha pubblicato 972 articoli

Professore ordinario di Astrofisica, oggi in pensione. La sua specializzazione è stata la Planetologia e, in particolare, i corpi minori del Sistema Solare. E' stato uno dei "pionieri" dello studio fisico degli asteroidi negli an ... pagina autore

  1. Il racconto , intanto, non è di serie B, è degno di Asimov (che sto ri-leggendo in questi giorni, chè mia figlia lo ha scoperto...)soprattutto nella parte che descrive il modo di viaggiare, il piccolissimo chip quantito perdipiù di costi contenuti (pare che nel futuro l'uomo sia così progredito da aver superato il concetto di speculazione economica a favore del concetto di ricerca), gli organi artificiali e, bellissimo, il cervello collegato al computer, senza dover fisicamente viaggiare. Ma è ancora più affascinante, è vero, il mistero dell'inflazione. Anche se ormai certi concetti li utilizziamo tutti i giorni, se ci si ferma a pensare al concetto in sè non si può non essere colti da reverente stupore da un lato per la stupefacente semplicità e nel contempo la perfetta efficacia delle regole cosmiche. Dico regole per citare anche quei concetti che ancora non si possono dire leggi, principalmente per la difficoltà tecnica di dimostrarli (al momento). Straordinario che nel cosmo si sia anche "mantenuta" nel tempo una certa omogeneità, come se gli oggetti, pur allontandosi tra loro fossero comunque mantenuti in contatto, evidentemente dal fatto di dover comunque sottostare alle stesse leggi regolatrici, sempre e in ogni luogo.
    Quando sono in vena di fantasie romantiche mi piace immaginare l'universo come un superorganismo che quindi, dovunque, è sempre sè stesso e non può non sentirsi sè stesso e non "pensare" con rispetto ad ogni parte di sè, anche la più piccola e semplice che dunque, non potrebbe mai essere insignificante.(ma sono solo fantasie romantiche,neh..)

  2. Citazione Originariamente Scritto da manuela Visualizza Messaggio
    Quando sono in vena di fantasie romantiche mi piace immaginare l'universo come un superorganismo che quindi, dovunque, è sempre sè stesso e non può non sentirsi sè stesso e non "pensare" con rispetto ad ogni parte di sè, anche la più piccola e semplice che dunque, non potrebbe mai essere insignificante.(ma sono solo fantasie romantiche,neh..)
    ti stupisci se dico di pensarla come te? Penso proprio di no...

  3. Citazione Originariamente Scritto da manuela Visualizza Messaggio
    Quando sono in vena di fantasie romantiche mi piace immaginare l'universo come un superorganismo che quindi, dovunque, è sempre sè stesso e non può non sentirsi sè stesso e non "pensare" con rispetto ad ogni parte di sè, anche la più piccola e semplice che dunque, non potrebbe mai essere insignificante.(ma sono solo fantasie romantiche,neh..)
    Veramente un bel promo!
    Cero che se vogliamo parlare di fantasie, il mio sogno (o desiderio) sarebbe quello di un universo che abbia in se una specie di forma di consapevolezza di se stesso (ovviamente ben diversa dalla coscienza umana) in cui la vita (umana e non) sarebbe una creazione dell’universo stesso (e quindi parte di esso) destinandola a conoscere e capire se stesso…
    Tornando alle cose serie invece, aspetto con ansia il vero e proprio articolo sull'inflazione anche perchè, leggendo qua e la, come al solito ne ho capito ben poco!
    Tra le tante sicuramente mi "imbarazza" anche il fatto che ad uno stesso fenomeno (accellerazione della velocità di espansione dell'universo) si dia due risposte diverse (inflazione subito dopo il big bang ed energia oscura adesso)
    Magari però ci sta anche visto le differenza di velocità in causa (la prima immensamente maggiore della seconda)...
    Chissà!

  4. Citazione Originariamente Scritto da alexander Visualizza Messaggio
    Veramente un bel promo!
    Cero che se vogliamo parlare di fantasie, il mio sogno (o desiderio) sarebbe quello di un universo che abbia in se una specie di forma di consapevolezza di se stesso (ovviamente ben diversa dalla coscienza umana) in cui la vita (umana e non) sarebbe una creazione dell’universo stesso (e quindi parte di esso) destinandola a conoscere e capire se stesso…
    Tornando alle cose serie invece.....
    Complimenti Alexander. Per il mio modesto parere le cose serie sono quello che hai detto sopra. Quando sento queste "voci" da altri come te e Manuela mi si riepie il cuore di gioia. So cosa significano nel profondo...
    Mi permetto di fare solo un piccolo appunto: l'universo ha consapevolezza, altrimenti noi non saremmo qui. E siamo parte di quella consapevolezza che è insita nel nostro DNA.

  5. sull'universo consapevole (e ti condivido) esiste diversa letteratura in vari settori ma soprattutto nella narrativa, anche in Asimov.(inutile dire che c'è anche chi ci specula per abbindolare tipo sette varie e complotti....). Purtroppo al momento non mi vengono in mente titoli (salvo, in piccolo, il pianeta Gaia di Asimov,nel ciclo della fondazione, che comunque poi nel libro finale amplia il concetto all'intero universo). Ma questo credo sia argomento da bar di Arturo