Il paradosso dei gemelli - parte 2 Feed RSS dell'articolo Aggiungi questo articolo ai tuoi preferiti

a cura di Vincenzo Zappalà

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Il celebre paradosso dei gemelli chiarisce molto bene la differenza tra relatività ristretta e relatività generale. Spieghiamone la risoluzione!

La spiegazione

Rappresentazione dello spazio a tre dimensioni

Un punto P rappresentato nello

spazio cartesiano a 3 dimensioni

“Lo spazio che tutti conosciamo molto bene ha tre dimensioni: lunghezza, larghezza ed altezza. Ogni punto può quindi essere individuato nello spazio cartesiano, individuato dai tre assi x, y, z, dalle sue coordinate relative, come si vede bene nella figura a fianco.

Ma oggi sappiamo che lo spazio ed il tempo sono strettamente collegati ed è quindi essenziale rappresentare anche quest’ultima coordinata. Per far questo avremmo bisogno di quattro dimensioni e noi non siamo assolutamente capaci di disegnare niente di questo tipo. Possiamo però fare un’approssimazione. Immaginiamo che lo spazio abbia solo due dimensioni (un po’ come i dipinti degli antichi egizi) e diamo al tempo la terza dimensione. La figura rimane la stessa di prima, ma al posto della z inseriamo il tempo t. Adesso per un certo punto A (o evento) disegnamo la sua possibilità di interagire con il tempo: questa viene rappresentata da un cono, detto cono di luce. La superficie del cono rappresenta tutte le possibili posizioni future del punto A se si muovesse alla velocità della luce. All’interno del cono vi è il futuro possibile muovendosi a velocità inferiori. Al di fuori del cono è ovviamente impossibile andare (si supererebbe la velocità della luce). Il prolungamento del cono in direzione opposta rappresenta il passato dell’evento A, in cui non si potrà più tornare (vedi figura in basso). Se A non si muovesse mai, il suo futuro sarebbe ovviamente rappresentato dalla retta AA’.

Cono di luce

Sopra: il cono di luce del punto (o evento A). La sua superficie esterna è limitata dalla velocità della luce. Non si può quindi “uscire” dal cono, ma solo muoversi al suo interno. Il cono rappresenta quindi tutte le possibili azioni future di A. La parte grigia rappresenta il passato di A e non si può più raggiungerlo.

Adesso semplifichiamo ancora la figura ed immaginiamo che lo spazio sia rappresentato da una sola dimensione. La nostra Terra e l’astronave sranno inserite in questo semplice schema. Cominciamo con la Terra che si muove con velocità che si può considerare costante. Per lei lo spazio è la linea sT ed il tempo è la linea tT. Il gemello Carlo si muoverà quindi lungo la retta tT, perché in questo sistema di riferimento nessuno si muove (ricordate qual è il futuro di un punto immobile nel cono di luce?). Ossia Carlo ed i suoi simili viaggiano con la Terra e quindi stanno fermi nel suo sistema di riferimento (a parte i trascurabili movimenti lungo la superficie del pianeta). Ma l’astronave invece ha un diverso sistema di riferimento, in quanto si muove nello spazio. Non chiedete di più, perché le cose sarebbero molto complicate e bisognerebbe tenere conto che per raggiungere una certa velocità si deve applicare un’accelerazione e cose del genere (e questa è la vera differenza tra le due teorie). Ma vi assicuro che il suo sistema di riferimento si deforma in quello rappresentato da sA e tA (l’angolo tra di loro non è casuale, ma segue precise formule matematiche). L’astronave si muoverà lungo il “suo” tempo tA che forma ovviamente un angolo con l’asse del tempo della Terra (infatti si muove rispetto al sistema di riferimento della Terra). Ad un certo punto arriva alla sua meta , la stella B. In che momento? Beh, nel sistema di riferimento terrestre questo istante è rappresentato dal punto B’ (per trovarlo bisogna infatti muoversi parallelamente al “suo” spazio sA).

L’astronave però adesso inverte immediatamente la rotta e torna verso la Terra (decelerazione e poi accelerazione in senso inverso …). Facendo questa manovra però cambia nuovamente il sistema di riferimento che adesso è rappresentato da sR e tR. Accidenti! Allora dobbiamo subito segnare il tempo relativo al punto di “inizio ritorno” nel sistema terrestre. Questa volta, per farlo, dobbiamo muoverci parallelamente alla linea sR (anzi proprio lungo la linea) e non più lungo la “vecchia” linea sA. Troveremo il punto B” ben più avanti rispetto a B’. Sulla Terra c’è stato un salto temporale, ma, per l’astronave, B è un punto unico: è solo cambiato il sistema di riferimento e quindi la posizione relativa nel sistema terrestre. Finalmente la nave torna a casa (nel punto C, che essendo sulla Terra, dovrà essere ovviamente contenuto nella retta tT). A questo punto è facile calcolare il tempo passato sulla Terra e quindi anche per Carlo: il tratto completo AC. Per Gianni, il tempo passato sull’astronave sarà stato AB + BC. Ma quando torna a Terra, il tempo passato con il metro terrestre sarà stato solamente AB’ + B’’C.

Il paradosso è risolto

Sopra: utilizzando il diagramma di Minkowski, le cose si semplificano molto e il tempo passato per i due gemelli si può calcolare facilmente sommando segmenti di tempo.

Niente da fare, nella relatività generale Gianni ha vissuto veramente meno di Carlo: il paradosso non esiste più!!” Carlo non capisce subito, ma riflettendoci sopra e vedendo gli stretti collegamenti con il cono di luce che varia, cambiando sistema di riferimento, alla fine si convince della validità della spiegazione. Il buon vecchietto ha proprio ragione: non è sicuramente uno stupidotto … Anzi! E gli stringe vigorosamente la mano ed è contento di aver capito, malgrado il fratello se la stia godendo con otto anni di meno. Lo scienziato lo saluta con una promessa eccitante: “la prossima volta ti farò vedere come si potrebbe viaggiare nel passato, utilizzando il cono di luce e le caratteristiche dei buchi neri … A presto!!”. E Carlo resta in trepida attesa della nuova avventura … teorica.

E magari anche voi, cari amici …

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72 Commenti a “Il paradosso dei gemelli - parte 2”

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Ricevuto, Uzzi.
La chiarezza del tuo commento, mi permette di aggiungere alcuni tasselli al mio arrancare per avvicinarmi alla comprensione di questo affascinante fenomeno.
Partire da presupposti sbagliati è il peggior nemico in queste cose, la mia scarsa formazione mi espone spesso a questo rischio.
Ne è esempio la mia errata concezione del rapporto energia/massa.
Potevo e dovevo arrivarci da solo, è evidente che pompando altra energia in un sistema, la si puo solo sommare e non sottrarre, in qualunque modo lo si faccia. Bastava solo pensarci.
Nel mio ambiente vengo deriso o tollerato se cerco di parlare di queste cose.
Ho capito piu cose in dieci giorni di frequentazione di questo sito che negli ultimi dieci anni passati.
Fortuna che non potete vedere il mio rossore nel constatare quanta distanza mi separa dalla maggior parte dei commentatori.
Continuerò comunque spudoratamente a fare commenti.
Giulio

Giulio scrive il 20 Marzo 2009 alle 09:46

caro nonno Giulio, posso chiamarti così?
devo chiedere scusa a te e a tutti gli amici del blog per il mio stile a volte un po’ da “saccente”; è che l’argomento mi affascina a tal punto che tendo a lasciarmi trasportare dall’entusiasmo. A parte la piccola precisazione che ti ho fatto su energia/massa, in realtà l’esempio che hai fatto credo sia molto acuto.
Ergo, non arrossire, sapessi quante volte è capitato anche a me di arrossire incrociando gli sguardi dei miei amici quando parlo di certi argomenti; continua pure spudoratamente.
Un abbraccio a te e a tutti i “relativisti” incalliti.
P.S.: non sono un professore, ma un modesto impiegato per cui siamo tutti alla pari, è questo il bello di un blog. Grazie ancora a chi lo ha ideato.

Uzzi scrive il 20 Marzo 2009 alle 10:01

A tutti,
Accelerando un corpo, avremo aumento di massa e riduzione di tempo.
Decelerando e riportandolo al punto di partenza, avremmo ancora aumentato la massa ma accelerato il tempo riportandolo ai valori iniziali.
Ripetendo continuamente questa operazione, avremo massa infinita senza alterare significativamente lo scorrere del tempo.
Non vi è nessun raporto massa/tempo ?
Nonno Giulio

Giulio scrive il 21 Marzo 2009 alle 09:15

accidenti ragazzi!!!
non avevo segnato di avvisarmi e mi sono perso un mucchio di domande…. Che figuraccia ho fatto. Cercherò di farmi perdonare. Se qualcuno è ancora attivo mi faccia le domande e vedrò di (cercare) di rispondere…
scusate ancora !!

enzo scrive il 21 Marzo 2009 alle 11:37

Grazie vincenzo mi hai chiarito le idee con una spiegazione divertente ed esaudiente! sei quasi più bravo a spiegare del mio prof di fisica…COMPLIMENTI!:grin:

ale91 scrive il 14 Maggio 2009 alle 17:34

@Enzo
Grazie grazie grazie degli articoli come questo! Sono questi gli aspetti affascinanti della nostra esistenza che rendono i nostri problemi così insignificanti…tutto è relativo, tutto può essere visto in positivo o in negativo…Che meraviglia!
Scusami, ti faccio una domanda che già ti ha rivolto Lorenzo - spero di non aver perso per strada la risposta. Se abbiamo capito bene, il rallentamento del tempo per Gianni è dovuto solo all’accelerazione-decelerazione? Quindi se viaggiasse in moto rettilineo non ci sarebbero rallentamenti nel suo tempo?? Mi sconvolgi quel poco che credevo di sapere sulla relatività!
Se hai tempo ti chiedo anche un’altra cosa: nell’articolo dici che la Relatività Speciale causa il paradosso dei gemelli, non lo spiega, insomma. E’ perché secondo la Relatività Speciale non esiste un punto di osservazione privilegiato (per uno che si muove, chi sta fermo in realtà sembra in movimento?). Scusa, se è troppo lungo rispondermi ti assillerò domenica al raduno! :evil:
Grazie mille
Fra

Francesca Diodati scrive il 7 Giugno 2009 alle 15:43

@Francesca,
se non ci fosse cambiamento di sistema di riferimento ognuno andrebbe con il suo tempo e niente succederebbe. Il problema è che vogliamo che torni a casa… e quindi deve per forza cambiare sistema di riferimento e di conseguenza capita quanto descritto nella figura.
Il problema della relatività generale e ristretta in realtà è un falso problema un po’ più difficile. Per esattezza devo dire che la figura può essere applicata anche con la relatività ristretta in quanto spiega il paradosso utilizzando il cambiamento di riferimento e il diagramma di Minkowsky. Più difficile, anche se più esatto, sarebbe passare alla relatività generale dove si tengono in conto accelerazioni e decelerazioni. Ma nel secondo caso bisognerebbe utilizzare formule complicate… Io ho fatto un po’ un mix…. Diciamo in parole povere che il paradosso non esiste e si può dimostrare in entrambe le teorie. Forse dovevo essere un po’ più chiaro…

enzo scrive il 7 Giugno 2009 alle 19:30

@Francesca,
cerco di aggiunegere ancora qualcosa per chiarire….la figura che spiega SEMBRA svolgersi nella relatività ristretta e quindi basterebbe a spiegare…ma per applicare quei cambiamenti di riferimento fatti in un certo modo è necessario tenere in conto la relatività generale… Spero che basti…

enzo scrive il 7 Giugno 2009 alle 19:34

@Enzo
Carissimo, ti ringrazio per la spiegazione. Se ti dicessi che è mi è tutto chiaro mentirei….ma naturalmente non per colpa tua! :oops: Comunque ci siamo quasi…
Grazie!!

Fra

Francesca Diodati scrive il 8 Giugno 2009 alle 19:56

salve a tutti, sto scrivendo, o meglio tentando di scrivere una breve relazione sulla relatività (ho scelto un argomento complicatissimo ma non si può tornare indietro e solo ora mi accorgo veramente di come questa teoria all’apparenza innocua sia in realtà estremamente complessa nei suoi risvolti pratici…leggendo questo blog comunque ho ritrovato molti miei dubbi e mi sono confortata un pochino però qualche dubbio permane…) secondo gianni ,nella navicella spaziale, è la terra ad allontanarsi per poi cambiare rotta e tornare indietro sbaglio? in base a cosa dunque possiamo dire con sicurezza qual è il sistema di riferimento accelerato e quindi capire chi tra carlo e gianni debba essere invecchiato? ho pensato che se il cambiamento di rotta della navicella avvenisse nell’inconsapevolezza di gianni (magari la navicella è programmata) comunque egli dovrebbe sperimentare la forza centrifuga che ne deriva e che certo carlo non sperimenterebbe farsi venire qualche dubbio no? ho letto che gianni potrebbe anche trovare una spiegazione alternativa desumendo dalla forza che percepisce il transitorio passaggio di un campo gravitazionale e continuando così a credere nel proprio stato di quiete…se sia per gianni che per carlo è impossibile capire cosa realmente stia avvenendo perchè non dovrebbe essere impossibile allo stesso modo capire quale dei due gemelli sia invecchiato? incontrarsi alla fine del viaggio(non si sa di chi dei due) e scoprirsi di età differenti metterebbe in evidenza quale dei due sistemi era realmente quello inerziale ma la relatività generale non ha come obiettivo proprio quello di provare la sostanziale indifferenza di tutti i sistemi e di conseguenza la loro simmetria?cosa mi sfugge??:roll: necessito di una rapida chiarificazione aiuto!

aurora scrive il 21 Giugno 2009 alle 18:49

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